KRISTEN IN CROCE – E JODIE FOSTER CORRE IN AIUTO DELLA STAR FEDIFRAGA DI “TWILIGHTS” CHE HA CONOSCIUTO SUL SET DI ‘’PANIC ROOM’’ QUANDO LA STEWART AVEVA 11 ANNI – PROPRIO COME LEI, CHE DIVENNE STAR DA BAMBINA: “NON HO MEMORIA DI UN’INFANZIA LONTANO DAGLI OCCHI DEL PUBBLICO” – E’ LA PRIMA VOLTA CHE LA FOSTER VA SUL PERSONALE. AD ESEMPIO NON MAI DICHIARATO LA SUA OMOSESSUALITA’ IN MANIERA ESPLICITA…

Elena Tebano per Corriere.it

Non è un gesto frequente in un luogo ricco di moralismi e avaro di solidarietà femminile come Hollywood. E invece Jodie Foster ha sorpreso tutti e ha scritto un'appassionata difesa di una collega più giovane, la «fedifraga» Kristen Stewart. Lo ha fatto firmando un articolo sul sito The Daily Beast che è anche un'auto-confessione, una breccia in quella corazza di riservatezza che la star 49enne ha costruito faticosamente in 46 anni di carriera. Dice di lei molto più di quanto dica dell'amica Kristen.

La Stewart, 22 anni, è nell'occhio del ciclone mediatico per la fine della relazione con Robert Pattinson, suo co-protagonista nella saga di Twilight: non solo lo ha tradito, ma anche ammesso pubblicamente di averlo fatto. Una mossa che i media americani hanno definito un «suicidio professionale». La previsione ha già trovato le prime conferme: dopo aver deciso di non comparire in Cali, il prossimo film di Nick Cassavetes che pure ha contribuito a produrre, Kristen ha anche perso il ruolo da protagonista nella saga di Biancaneve.

La Foster - lo racconta oggi Michele Farina sul Corriere - non entra nel caso, a lei interessano le conseguenze: «È una storia vecchia come il mondo, non è un delitto interessarsi alle lenzuola altrui. Belli, giovani: prima li mettiamo sul trono, poi li facciamo cadere e li guardiamo sanguinare. "Vedi, sono come noi". Ma raramente ci fermiamo a pensare alle adolescenze che distruggiamo in questo processo», scrive.

Oggi la pressione mediatica è fortissima, anche grazie ai social media, e per questo, spiega, «se fossi una giovane attrice mollerei prima di iniziare. Spererei che qualcuno che mi ama veramente mi abbracci e mi porti via, al sicuro». Ammette - è un'ammissione scioccante - di aver cercato di farlo con Kristen, quando lei aveva 11 anni e hanno lavorato insieme per 5 mesi sul set di Panic Room: ha chiesto alla madre di convincerla a cambiare lavoro.

Lei sa cosa significa, spiega, perché ha cominciato a recitare quando aveva tre anni. E qui il discorso si fa personale: «Non ho memoria di un'infanzia lontano dagli occhi del pubblico. Mi dicono che la mia è considerata una storia positiva. Spesso mi avvicinano dei perfetti estranei e mi chiedono: Come hai fatto a rimanere così normale, così equilibrata, così riservata?

Di solito mento e rispondo: immagino di essere semplicemente noiosa. La verità è che come una specie di curioso mutante radioattivo mi sono inventata i miei strumenti di sopravvivenza, mi sono costruita delle regole per tenere fuori gli sguardi invadenti - rivela - Probabilmente ho anche modificato le mie scelte professionali per garantire a me e alle persone che amo la maggiore dignità possibile. E sì, mi sono adattata in modo nevrotico a fare la gladiatrice, a una vita vissuta come bersaglio in movimento, braccata dai mostri della celebrity culture».

In questo strano caso di confessioni non richieste, anche la Foster ha ammesso l'inammissibile per Hollywood: di aver mentito di fronte a una domanda che le è stata ripetuta innumerevoli volte anche nelle interviste.

Nessuna star americana ha difeso la propria vita privata con altrettanta ferocia di lei. E nessuna è stata altrettanto criticata per la sua riservatezza. Il perché ha a che vedere con il suo (presunto?) orientamento sessuale: per decenni si sono rincorse le voci sulla sua omosessualità.

La Foster si è sempre rifiutata di rispondere a domande in proposito. E non ha mai detto chi fosse il padre dei suoi due figli: Charlie, nato nel 1998 e Kit, nato nel 2001. Per questo è stata duramente criticata dalle associazione gay, convinte che un suo coming out avrebbe aiutato a combattere i pregiudizi contro le donne lesbiche.

Poi, 5 anni fa, ricevendo un premio, Jodie ha ringraziato «la mia bella Cydney, che sta con me nella buona e nella cattiva sorte». Si tratta della produttrice Cydney Bernard. I figli della Foster portano anche il suo cognome: si chiamano Charlie e Kit Bernard Foster. E i giornali hanno titolato: «Jodie fa coming out». L'attrice in seguito ha sempre evitato di tornare sull'argomento.

È giusto? Ha ragione lei? Oppure accettare di sottoporsi allo sguardo del pubblico fa parte del «lavoro» dei personaggi famosi? Nel bene e nel male: accettando di essere giudicati per il modo in cui si vivono le proprie relazioni, ma anche sapendo di poter essere un modello positivo? La fama porta o no delle responsabilità pubbliche? Un pubblico coming out della Foster sarebbe stato d'aiuto contro i pregiudizi o avrebbe solo danneggiato la sua carriera?

C'è una cosa che nella sua difesa della Stewart Jodie Foster ancora non riesce a dire. Nel 1981, quando lei aveva 19 anni, un uomo ha sparato al presidente degli Stati Uniti solo per attirare la sua attenzione. John Hinckley Jr. ha imbucato una lettera in cui le annunciava le sue intenzioni e poi ha mancato il cuore di Ronald Reagan per 2 centimetri: avesse avuto più mira ora la storia sarebbe diversa. Non è difficile immaginare l'effetto che una cosa simile può aver avuto su una ragazzina 19enne.

È un bene che Jodie Foster, dopo quell'esperienza, non abbia smesso di recitare: ci ha regalato delle interpretazioni magnifiche. Personalmente spero che anche Kristen Stewart non rinunci al suo talento. Se non per il cinema, per una questione di giustizia. L'uomo con cui la giovane attrice ha tradito Pattinson è Rupert Sanders, il regista di Biancaneve e i cacciatori. È sposato e ha due figli. Lui però, a differenza della Stewart, non è stato cacciato dal sequel del film.

 

 

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