massimo fini

L'ETERNO MASSIMO FINI: ''MI STO ALLONTANANDO LENTAMENTE DALLA VITA. LA PISTOLA LA TROVO, MI MANCA IL CORAGGIO'' - ''PER LEALTÀ HO SPRECATO IL MIO TALENTO E RIFIUTATO MILIARDI. MA NON MI VENDO, SONO UN BOMBAROLO COME QUELLO DI DE ANDRÉ'' - ''IL PIÙ GRANDE GIORNALISTA DEL DOPOGUERRA? GIORGIO BOCCA. ANCHE IO, COME BERLUSCONI AVREI CACCIATO MONTANELLI DAL ''GIORNALE'', PERCHÉ...'' - E POI SALLUSTI, TRAVAGLIO, LUTTAZZI, LA LEGA, I GRILLINI, LA LIBIA E LA FINANZA

 

 

Maurizio Caverzan per ''La Verità''

 

MASSIMO FINI

Massimo Fini gioca d' anticipo e come metto piede in salotto dice: «Prima d' iniziare devi firmare un impegno a farmi rileggere il testo. Non l' ho mai fatto, ma ho deciso di cambiare». Due anni fa Fini è già stato protagonista degli Irregolari, ma gli ultimi suoi scritti, sempre più radicali, giustificano un aggiornamento. In un lungo articolo sul Fatto quotidiano del 22 settembre ha invitato i ragazzi ad ascoltare Il bombarolo di Fabrizio De André e a ribellarsi.

 

In un secondo del 7 ottobre, intitolato «La lealtà presa a pesci in faccia», ha praticamente dichiarato guerra al mondo: «Per tutta la vita», ha scritto, «ho cercato di essere leale nei confronti del Paese in cui mi è toccato di nascere, non nascondendo mai le mie posizioni quando gli erano avverse.

 

Ma adesso mi sono stufato di fare "il bravo ragazzo". E questa è l' ultima dichiarazione leale che faccio. D' ora in poi, nemici o estimatori che siate, non potrete più fidarvi di me. E le forme della mia rivolta le sceglierò io». Dunque, eccoci qua. Firmato l' impegno scritto, chiedo: come dobbiamo considerare questa intervista, mi posso fidare delle risposte?

«No che non ti puoi fidare. È un controsenso che tu venga da Padova dopo il mio proclama di slealtà. Ti dirò una serie di menzogne o di mezze verità, che forse sono anche peggio».

 

Le sorprese, però, non sono finite: «Adesso devi ascoltare Il bombarolo, da cui tutto è cominciato». Si alza e accende l' impianto hi fi.

 

MASSIMO FINI

Perché tutto è cominciato da questa canzone del 1973?

«Perché mi riporta alle mie origini anarchiche. Ascoltandola, mi sono chiesto che cosa ho fatto. La risposta è: nulla. A parte i libri, che resteranno almeno per un po', tutto il mio lavoro molto doverista non ha avuto senso. Credo di aver sprecato il mio talento. Avrei dovuto venderlo al miglior offerente».

 

Al miglior offerente?

«Sì, come han fatto tutti. Anche uno come Alessandro Sallusti, che ritengo un ottimo professionista, si è messo al servizio di Berlusconi. Qualche tempo fa, a una cena nella terrazza di casa sua, mi presentò agli ospiti: "Massimo è uno che ha rinunciato a grandi quantità di denaro, a miliardi".

 

MASSIMO FINI

Le donne rizzarono le orecchie. "Si sa come funziona", continuò Sallusti, "si entra in un giro e poi le cose vanno di conseguenza". Apprezzai la schiettezza. Sallusti conserva una sua integrità. Salvo anche Maurizio Belpietro che ha una sua dignità. La stessa non vedo in Vittorio Feltri che, come ho già scritto, ha la moralità di una biscia. Questo mi spiace perché con lui ho condiviso esperienze professionali notevoli, però oggi questo è».

 

Tornando a te e al soldo del miglior offerente, quanto avresti retto?

«Ho lavorato a Repubblica. Eugenio Scalfari mi mandò due telegrammi di complimenti, ma dopo tre mesi me ne andai. Il mondo radical chic non era il mio. Non erano loro a essere sbagliati, lo ero io per loro. Non era il mondo giusto neanche per il mio unico vero amico nel mestiere, Giorgio Bocca. Conservo ancora la sua recensione a Ragazzo. Storia di una vecchiaia: "Una lettura affascinante. Il ragazzo mi spiega con fraterna sincerità cosa sono oggi"».

 

Grandi amici, ma Bocca rimase a Repubblica.

«Manteniamo le misure: Giorgio era di una categoria superiore. Una delle critiche che mi si può muovere è di essere troppo tranchant».

 

MASSIMO FINI

Il fatto che lo consideri superiore è verità o mezza verità?

«Lo ritengo il più grande giornalista del dopoguerra».

 

Più di Montanelli?

«Sì. Ricordo un dialogo proprio con Giorgio, sempre più brontolone: "Non mi piace più niente e nessuno", diceva. "Neanche Marco Travaglio?". "Non si può scrivere un pezzo ogni giorno". Allora, cercando qualcuno che lo soddisfacesse citai Montanelli. Disse che venivano spesso accomunati e che, sebbene ne apprezzasse la scrittura elegante, pensava non fosse un uomo profondo. Aveva ragione Giorgio, lo dico con gran sofferenza».

 

FABRIZIO DE ANDRE

Immagino, anche perché Montanelli ha scritto: «Massimo Fini ha le mani pulite. Non rispetta le regole. Non sta al gioco. Ed è questo che dà tanta forza alla sua frusta».

«La sua prefazione a Il conformista me la tengo stretta anche più del premio alla carriera intitolato a lui che un gruppo di colleghi, tra cui Paolo Mieli, ha pensato di tributarmi. Indro è stato un gigante.Però fare il bastian contrario con i tolleranti democristiani non era così difficile. Quando è finito il suo mondo di comunisti e democristiani ha perso la presa. Non ha capito il fenomeno Lega e l' avvento di Berlusconi. La rapida fine della Voce lo dimostra. Berlusconi lo cacciò per le ragioni che conosciamo, ma in quel momento Il Giornale aveva come punto di riferimento Arnaldo Forlani. Da editore l' avrei cacciato anch' io».

 

SALLUSTI E FELTRI

Quello di Repubblica non era il tuo mondo, quale avrebbe potuto esserlo?

«Il mio mondo non c' è. I giornali della cosiddetta destra, Il Giornale, Libero, La Verità mi hanno sempre trattato con rispetto. Fosse stato per le testate della sinistra non sarei esistito culturalmente in questo Paese».

 

Avresti potuto resistere nella stampa moderata o conservatrice?

«Io non faccio la puttana. Credo che l' unico personaggio pubblico che si avvicina a me sia Daniele Luttazzi, l' unico uscito massacrato dal cosiddetto editto bulgaro. Anche Marco Travaglio e Carlo Freccero si sono ripresi».

 

Hanno pagato le loro posizioni, Freccero in particolare.

giorgio bocca montanelli1986 large

«Non ne sono convinto Lo vedi quel telone che copre la vista all' esterno?».

 

E cosa c' entra?

«È una questione di dignità. Noi, qui dentro, alle quattro del pomeriggio, teniamo le luci accese e non vediamo fuori a causa di quel pannello su impalcature. Al decimo piano si dovevano fare dei lavori di ristrutturazione e ci sarebbe stato un costo da suddividere tra condòmini. Ma siccome una società di affissioni pubblicitarie ha offerto mille euro al mese a inquilino ora il pannello toglie la vista a tutti. Qui ci abita gente benestante, non siamo a Quarto Oggiaro. Per mille euro non si vendono luce e aria e la propria dignità. Ne ho parlato con gli avvocati».

 

Bocca Giorgio Bocca

Che pubblicità c' è?

«Qualunque sia. All' inizio c' era Sky, adesso non so».

 

È l' inizio della tua rivolta?

«Ma che ne so, ho 74 anni...So che Travaglio è preoccupato perché teme la violenza. Qualcosa m' inventerò e non sarà politically correct».

 

La lealtà è un ideale dell' Ottocento romantico un po' superato?

«Per me no. Io sono legato a questo principio ottocentesco, mio padre mi ha educato a questi ideali, io ho fatto lo stesso con mio figlio. Faremo tutti una brutta fine. Spero non mio figlio. Non l' ho mai aiutato, però ha già subito tutti i danni del fatto di essere mio figlio. È docente di matematica, nulla che c' entri con me. Si è presentato al concorso per diventare associato, ma hanno promosso la moglie del suo professore».

 

maurizio belpietro sulla terrazza dell atlante star hotel (2)

Lo stato d' animo del bombarolo è la solitudine o l' isolamento?

«Direi l' isolamento. Rischiando di persona, fa esplodere un chiosco di giornali esponendosi al ridicolo che è la cosa peggiore. Qualcun altro sfrutta la situazione e finisce in prima pagina».

 

Il contrario della lealtà è l' ipocrisia cioè il politicamente corretto?

«Diciamo che è la mezza menzogna, che è peggiore della menzogna pura e semplice.

Ne sono pieni i nostri giornali, perciò non li leggo più».

 

Neanche nello sport si predica più lealtà.

«A cominciare dal calcio, dominio del business. Ne parlerò nel libro che sto scrivendo per Marsilio con Giancarlo Padovan. S' intitolerà Storia reazionaria del calcio italiano, racconterò la bellezza perduta degli ultimi anni. Non a caso i ragazzi si indirizzano alla pallavolo, al basket, all' hockey».

 

In politica c' è posto per la lealtà?

SATYRICON RAI LUTTAZZI TRAVAGLIO

«In genere finisce male. Nutro una certa simpatia per i 5 stelle, ma non è un caso che Alessandro Di Battista se ne sia andato in Guatemala. Dopo anni in cui vedi che non cambia niente ti rassegni. Non voglio togliere la speranza ai giovani, ma io non ce l' ho».

 

Che cosa t' ispira dei grillini? Sono forse un po' ingenui?

«Conosco Beppe Grillo da più di trent' anni, e anche Luigi Di Maio e Di Battista. Sono puliti. Ci chiediamo se sono anche capaci. La risposta è nel mantra di Travaglio: i capaci cos' hanno fatto finora?».

 

Che cosa pensi di Matteo Salvini?

MARCO TRAVAGLIO DANIELE LUTTAZZI

«Che ha ragione quando dice che sarà difficile reggere alle pressioni della finanza internazionale, in gran parte ebraica. Sta crescendo un movimento di populismi che mira a disarticolare il sistema che si è affermato dopo la fine della Seconda guerra mondiale».

 

Un movimento che parte dall' America dell' impresentabile Donald Trump.

«Quando i cittadini americani hanno visto che le grandi società della finanza, i media e Hollywood stavano tutti con Hillary Clinton, dopo essersi chiesti se quel mondo li rappresentava, hanno votato Trump. Questo movimento parte da lì, attraversa l' Europa e arriva al candidato brasiliano Jair Bolsonaro».

 

Il politicamente corretto vuol trasformare le istituzioni in luoghi di bontà?

«Fino al 1960 l' Africa sub sahariana era alimentarmente autosufficiente. È stato il modello occidentale a produrre l' immigrazione e non basteranno i cannoni di Salvini a fermarla. Abbiamo bombardato la Libia, ma si dice che non siamo stati capaci di controllare il dopo Gheddafi. In realtà, la Libia era riconosciuta dall' Onu e l' intervento francese, americano e italiano era fuori dalle leggi internazionali. Il problema non è quello che abbiamo fatto dopo, ma quello che abbiamo fatto prima».

bolsonaro trump

 

Il caso del sindaco di Riace dimostra che per perseguire una missione le istituzioni possono scavalcare la legge?

«Il re Caronte si oppose alla sepoltura del fratello di Antigone perché aveva violato la legge. Il dilemma tra regole e umanità è uno dei tanti, irrisolvibili, a cui è posto di fronte quest' essere tragico che è l' uomo».

 

Hai risposto a tutto senza bluffare, solo non mi è chiaro come e quando inizierà la rivolta.

«Smetterò di scrivere, sono stanco».

 

L' hai annunciato altre volte.

«Mi sto allontanando lentamente dalla vita. La pistola la trovo, mi manca il coraggio».

 

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