“I MIEI SOGNI SVANISCONO COME LA PANNA MONTATA SPRAY QUANDO TE LA SPRUZZI IN BOCCA” 1- EPPURE L’INCREDIBILE AUTOBIOGRAFIA DI SERENA DANDINI, “GRAZIE PER QUELLA VOLTA - CONFESSIONI DI UNA DONNA DIFETTOSA”, PARTE CON UN SAPIENTE IMPERATIVO CATEGORICO: “MAGNA!”. “E IO HO MAGNATO. FICHI MATURI DIRETTAMENTE DAGLI ALBERI. BOMBOLONI CON LA CREMA SPARATI SU UN TAPPETO DI ZUCCHERO DA UN RAZZO TIPO SPUTNIK” 2- GASTRO DANDINIK: “NON C’È MEDICINA MIGLIORE DI UN CERTO SUGO DI CASA O DI QUELLA TORTA DI MELE CALDA CON LA CREMA DELLA RICETTA TRAMANDATA IN FAMIGLIA” 3- DIMENTICATE VOLO E BARICCO: “NON SIETE VOI CHE AVETE LA TESTA TRA LE NUVOLE, SONO I VOSTRI OGGETTI CHE HANNO FINALMENTE TROVATO UN EXIT STRATEGY” (SUBLIME!)

1- DAGOREPORT
La notizia è arrivata come un lampo. Gli alieni scrivevano e comunicavano. Dividevano in capitoli l'esistenza e sapevano trarne una morale da piegare agli usi e agli ostacoli sul terreno. Intitolavano ogni tavola della legge per poterla meglio interpretare. Affidavano la sapienza a imperativi categorici come quello: "Magna!" che a pagina nove apre "Grazie per quella volta-confessioni di una donna difettosa" attribuito a Dandini Serena. Dagospia è in grado di riportare dei passi scelti e secretati della perizia Nasa sul reperto sottoscritta dal professor Carlos Lucarellen, iniziando proprio da "Magna!", struggente racconto in prima persona di una solitudine aliena.

2- VIAGGIO NEL PIANETA DANDINIK: "MAGNA!" (pg 9-pg 20)
Nel pianeta Dandinik si muovono un padre e una figlia. Lui le intima "Magna che è bona". Lei riflette pensosa: «E io ho magnato. Fichi maturi direttamente dagli alberi. Bomboloni con la crema sparati su un tappeto di zucchero da un razzo tipo Sputnik». Qui notiamo un'ipotesi di presenza russa, probabilmente un depistaggio. Il racconto prosegue, con una conoscenza approfondita delle dinamiche romane e di certe sottomarche di «mazzancolle saporitissime ma irte d'aculei» che la presunta protagonista del libro riesce a deglutire in attesa che l'alieno padre (pg. 11) ricominci il suo pianto greco: «Magna! Che fai? Lasci quello? È la parte più bona! Devi imparà cos'è il meglio nella vita!»

Oltre all'uso ossessivo-compulsivo di strumenti come il punto esclamativo o l'interrogativo è utile rilevare come all'interno di un testo divulgativo si annidino delle massime che sembrano codici misteriosi e messaggi in vista di infiltrazioni aliene tra gli esseri umani. «Di solito mangiare di gusto al primo incontro mette di buon umore l'eventuale partner». O anche «C'è un esercito di ricordi piacevoli...»- notare il ricorso alla metafora bellica- "...che ci vengono incontro per sostenere il partito del cibo, meno raffinati delle madeleine ma non per questo meno intensi».

Senza dimenticare, dopo aver citato un certo Proust per 15 righe, (un amante alieno? Una possibile preda?) quello che sotto mentite spoglie, appare come un prontuario medico in vista di scontri o agguati nello spazio: «Non c'è medicina migliore di un certo sugo di casa o di quella torta di mele calda con la crema della ricetta tramandata in famiglia» L'esclamazione finale poi: «E ora siamo fritti» suona chiaramente come una chiamata alle armi.

LE COSE (Pg. 20-pg. 35)
In quindici pagine colme di concetti sempre uguali ripetuti senza sosta, il manoscritto firmato "Serena Dandini" si sofferma su come in una navicella aliena gli oggetti si spostino autonomamente: «Non è colpa nostra se non ritroviamo le cose (...) è chiaro, sono le cose che non si fanno trovare! Ormai è certo, gli oggetti si spostano da soli!». Anche qui due punti esclamativi. Nei successivi paragrafi "Grazie per quella volta" riporta esempi in carta carbone: «Non siete voi che avete la testa tra le nuvole, sono i vostri oggetti che hanno finalmente trovato un exit strategy» tra calzini e scontrini «persi nel cestino della carta straccia». Una sconfortante miseria di informazioni, forse una ripetizione voluta o addirittura-non si può escludere nulla-apocrifa.

L'INTERPRETAZIONE DEI SOGNI DI FREUD (PG. 37-PG. 44)
Un immaginario ambiguo apre il capitolo. La frase completa del primo periodo è criptica: «I miei sogni svaniscono come la panna montata spray quando te la spruzzi in bocca». Una foto che confonde sul vero obiettivo del capitolo. Seguono interpolazioni successive, nomi a caso (Shakespeare), una sospetta confidenza con Freud chiamato amichevolmente "Sigmund" e una perla che disvela la mancanza di fantasia aliena almeno a livello onirico. Per un alieno, un'ammissione sorprendente: «Mi succede di sognare che sto davanti alla tv o che sto tornando a casa in macchina, situazioni di nessun interesse nella vita quotidiana, figuriamoci in quella immaginaria. Infatti, quando mi capitano questi inutili sogni mi risveglio più stanca di prima...» e ancora: «O possiedo un super-io severissimo che mi censura ogni impulso o il mio inconscio è completamente piatto come un mare in bonaccia».

IO PIANGO. (PG 45-PG 51)
Può essere considerato speculare al primo capitolo "Magna!" e consiste in una serie di confessioni intimistiche che ammesso che non occultino altro, definire eccezionali è riduttivo. Qui l'alieno si spoglia a nudo, non nega di piangere per ogni cosa e fa sapere di aver collezionata l'intera serie di Vhs dell'Unità e conoscere il cinema del futuro e del passato. Nel pianeta Dandinik e nei dischi volanti si lacrima a dirotto. Per "Dumbo". Per "Come eravamo". Per "Toy Story 3". E poi, per nascite, matrimoni, premiazioni, estati che tramontano.

A pagina 50 proseguendo nell'elenco si scorge la prosa fluida nella lingua di Dante: «Esagero, vado oltre, e arrivo a commuovermi per cose ridicole, senza senso: per esempio mi si spezza il cuore per la polvere che viene cacciata di casa nella pubblicità dello straccio per i mobili». Qui l'autrice si rivolge alla comunità aliena: «Avete presente quell'enorme batuffolo di zozzeria che esce tristemente dalla sua abitazione?» ma nella conclusione del passo, in un improvviso scatto di perfidia e di immotivata violenza, spaventa : «Invece, stranamente, non sopporto i cuccioli di peluche. Fanno tenerezza a tutti ma non a me. Non so perché ma mi danno ai nervi, e con loro tutte le persone che se li tengono in macchina (...) mi verrebbe voglia di sbudellarli con un cacciavite come in un film horror. E poi ridere di loro».


TEMPO SOSPESO (PG. 53-PG 63)

In "Tempo sospeso" si parla dello spazio di noia e vuoto tra una missione e l'altra. L'alieno Dandini racconta delle lunghe pause tra la partenza di una navicella e l'altra nell'hangar di Fiumigiove. Se un'azione viene rimandata o un aereo cancellato, mentre gli altri extraterrestri si incazzano come bisce, è felice. Quando ci sono ore da trascorrere in un "tempo sospeso" in «un liquido amniotico senza preoccupazioni» o fermi per cause di forza maggiore: «Io adoro le cause di forza maggiore», tranquilla.

L'aggiunta a bordo di ogni pagina della volgare interezione «E sti cazzi» sembra successiva e non ascrivibile all'autrice. Anche nei passi apparentemente autentici di "Tempo sospeso" l'uso di parole equivoche come dirottare : «Dirottare la giornata mi procura una gioia segreta» non consente per il momento di analizzare a fondo il reale indirizzo dello scritto.


TRISTESA. (PG. 65-PG.80)
Con una s, segno di probabili esplorazioni segrete in territorio portoghese ai tempi di Salazàr e non diversamente da "Io piango" altri segnali sull'elegiaca debolezza aliena. A Serena Dandini (ripetiamo, la sigla di un'entità non riconducibile a un solo mutante) alcune cose mettono malinconia. E con spietata precisione le elenca. Gli ipocriti saluti ai colleghi di missione nei camerini di Alien-theatre: "Mi fanno tristesa. È un momento lungo e difficile, non si vede l'ora di tornare a casa o di fuggire al ristorante prima che chiuda la cucina".

La fame è un tema ricorrente. Al pari dell'ipocrisia. Per l'alieno Dandini, certi complimenti sono più obbligati della consecutio: "Eppure bisogna fare questi complimenti sennò chi vi ha invitato potrebbe pensare che lo spettacolo non vi sia piaciuto o che siete scappati per l'imbarazzo. Allora vi mettete in fila tra ammiratori, amici e conoscenti per queste benedette congratulazioni". Parole scolpite: "Anche se lo spettacolo vi è piaciuto (ed è raro) è sempre una circostanza imbarazzante e di grande tristesa".

Infine, sotto il titolo "Un po' di alegresa" un autoinvito a tacere che viste le successive 150 pagine non sembra essere stato sfiorato dalla profezia: «Imparare a star zitti è la più grande soddisfazione, una vera conquista per una chiacchierona come me».


DAGOREPORT
Fin qui le notizie ufficiali. All'appello mancano due terzi del memoriale alieno in parte rovinato che gli esperti del settore stanno ricomponendo. Dagospia è in grado di annunciare le tracce su cui si lavora a luci spente. Sono titoli di capitoli ancora allo studio che fanno pensare a sconvolgenti e prossime scoperte. "Figlie di un Woodstock minore", "I vecchi", "Vita d'albergo", "la morte" "Coppie contro single (e viceversa)", "La noia", "Black is black", "Un pesante fardello", "pigrizia", "zia". Solo di "Black is black" è stata diramata una nota che racconta molto sulla consistenza del resto: "La prima maglietta dark l'ho indossata a tredici anni per andare al Cantagiro con mia cugina più grande".

«Altre rivelazioni sul misterioso manoscritto attribuito a Serena Dandini ritrovato a Roswell. Sembra infatti che scavando nelle vicinanze del rinvenimento di "Grazie per quella volta -confessioni di una donna difettosa" siano emersi altri volumi con sigle composte da un nome e da un cognome. "Fabio Volo". "Alessandro Baricco". "Chiara Gamberale". "Luciana Littizzetto".

Firme che allo stato non significano né dicono nulla ma fanno ipotizzare emuli della scrittrice aliena nell'ambito del mondo extraterrestre. "Indagheremo ancora" ha affermato con gli occhi lucidi il professor Fabian Fazius dell'Università di Dallas, primario in "Riesumazioni&reliquie". "Nessun reperto sarà lasciato sottoterra. Porteremo tutto in tv, in prima serata, state tranquilli. Se il motto dell'aliena Dandini come pare abbiano decifrato a pagina 195 è "io sono veramente pigra", il nostro è lavorare. Lavorare per un'unica verità condivisa. Non c'è tempo che ci spaventi"». Ansia, 25 aprile, ore 13.40.

 

 

 

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