lina sotis

AMORI, BOLLORI E DOLORI DI QUELLA "BORGHESONA" DI LINA SOTIS – “PERSI LA TESTA PER GIAN MARCO MORATTI. RIMASI INCINTA DI LUI A 18 ANNI SU UNA LANCIA FLAVIA. POI LO TRADII CON UN MILANISTA. LA VITA DELLA MILIARDARIA ERA NOIOSA” – CRAXI (“GLI PIACEVANO UN PO' TROPPO LE DONNE: SI FECE TUTTE LE MIE AMICHE”), L’AMORE CON CALASSO (“SPOSATISSIMO. MI RIEMPÌ DI LIBRI DI SARTRE, IN MODO CHE IMPARASSI CHE SI PUÒ CONDIVIDERE UN UOMO”) E I SALOTTI: “UNO DIVERTENTE È QUELLO DELL'IMPRENDITORE E FINANZIERE FRANCESCO MICHELI. SI POTEVA INCONTRARE DI TUTTO, DA DAGO AL NUOVO RICCO. UNA BUONA REGOLA È...”

Filippo Maria Battaglia per la Stampa - Estratti

lina sotis 3

 

Del salotto (e delle sue regole) è da decenni il riferimento. Per questo, varcare la soglia di quello di Lina Sotis, a Brera, fa un certo effetto. «Sono una borghesona, di quelle un po' solide», si schermisce mentre siede su uno dei divani. Alle sue spalle, centinaia di libri riempiono una parete.

 

Tutti Adelphi, dalle tinte pastello. «Me li regalò negli anni Roberto», spiega. «Roberto», ovviamente, è Calasso, che di Adelphi è stato per decenni il nume, oltre che uno degli uomini della sua vita. La donna per lei più importante, invece, Sotis non l'ha mai conosciuta.

lina sotis gian marco moratti

«Sono nata a Roma da una mamma morta», racconta.

«Durante il parto perse troppo sangue. Era il tempo della guerra, e una cosa che oggi si sarebbe curata facilmente divenne incurabile».

 

Poco dopo, suo padre Gino, un noto avvocato, si risposò con Maria Bassino, la prima penalista d'Italia.

lina sotis gian marco moratti angelo moratti massimo moratti

«Lesbica dichiarata: fu lei che mi insegnò a vivere modernamente. Papà, che nel Ventennio aveva fatto ottenere dalla Sacra Rota l'annullamento del matrimonio per Claretta Petacci, l'amante di Mussolini, intanto aveva ricominciato a lavorare con tutt'altro genere di clienti».

 

Ad esempio?

«Registi come Vittorio De Sica, artisti come Renato Guttuso. Signori che stavano sempre da lui perché volevano che diventasse l'avvocato annullatore dei loro matrimoni».

 

 

Conobbe così il suo primo marito, Gian Marco Moratti. Le piacque subito?

lina sotis

«Mi piacque da morire che piacevo tanto a lui. Quando tornavo a Roma, mi chiamava al telefono tutte le sere. Persi la testa».

E rimase incinta a 18 anni.

«Su una macchina, una Lancia Flavia, in viale Pinturicchio, a Roma».

 

Si ricorda addirittura il luogo esatto?

«Certo: non era una cosa che si faceva con facilità, allora».

Vi sposaste a Milano.

«Indossavo un vestito di Forquet. L'unica frase che pronunciò mia zia, Lidia Storoni Mazzolani, quando mi vide fu: "Insopportabili quei brillanti di mattina, anche se veri". Me li aveva regalati mia suocera».

 

Come venne accolta in casa Moratti?

«Benissimo. Erano freschi freschi di danaro. Mia suocera, che ho sempre chiamato mamma, quando vide questa stronzetta che camminava dritta e baciava le mani, disse: "Sembri una delle mie amiche contesse". Furono tutti meravigliosi».

 

lina sotis cover

Anche suo cognato Massimo?

«Era due anni più piccolo di me, imitava benissimo Celentano. Ancora oggi, a Pasqua, mi manda l'uovo. Ci vogliamo bene, la mia famiglia è rimasta quella».

 

Ma è vero che le chiesero di vestirsi solo di nerazzurro?

«Erano i tempi della "Grande Inter", e poi per fortuna l'azzurro mi stava bene. Quando battezzammo mio figlio Angelo, come secondo nome volevo mettergli "Pinturicchio", in ricordo della via dove fu concepito, invece gli misero "dello scudetto"».

 

(...)

 

Il matrimonio con Moratti finì per un suo tradimento: con un milanista, peraltro.

«Feci una scemenza, ma lei non sa quanto fosse noiosa la vita della miliardaria: ci si poteva comprare solo vestiti. E io non sapevo che Gian Marco mi faceva fotografare quando uscivo».

 

Era da poco nata Francesca, la vostra secondogenita.

«Un giorno mio marito mi chiamò e mi disse: "Andiamo a Roma, porta tutti i gioielli perché avremo molti incontri". Arrivati, mi fece trovare due avvocati. Mi mostrarono le foto e mi vietarono di tornare a Milano».

gian marco moratti lina sotis

E lei?

«Oltre ai gioielli, resi a Gian Marco l'anello di fidanzamento dicendogli: "Non mi vuoi bene. Altrimenti, avresti avuto il coraggio di chiedermi "Lina, perché mi fai le corna?", non mi avresti fatto scattare le foto».

 

Quanto tempo rimase lontano da Milano?

«Tre anni, per le adultere la legge così prevedeva. Poi tornai, ma come Lina Sotis: mai sopportato quelle che continuano a portare il nome dell'ex».

 

Chi la aiutò?

«Più di tutti Gioia Falck. Appena seppe che quando ero autorizzata a tornare a Milano dormivo in albergo, disse: "Lina dorme qui, vedrà i suoi figli a casa Falck"».

 

Nessun aiuto dal suo ex marito?

«Quando, a 34 anni, scoprii di avere un tumore al cervello, furono lui e mio suocero, che io continuavo a chiamare papà, a organizzare tutto per farmi operare da un luminare. Mi fecero venire a prendere con il loro aereo. Mi salvai, Gian Marco venne a trovarmi coi bambini. Fu meraviglioso».

LINA SOTIS

 

Tornata a Milano, intanto, aveva già iniziato a lavorare nei giornali.

«Per Vogue, ma nella pubblicità. I più bravi a vendere eravamo io e Urbano Cairo, allora in Fininvest. Fino a quando andai ad Amica, grazie alla sua proprietaria, Giulia Maria Crespi».

Il suo salotto è stato uno dei più ambiti del dopoguerra.

«Sì, e peraltro era anche il più vario, ci trovavi la nobiltà milanese e il '68».

 

Un salotto divertente invece?

«Uno più recente: dell'imprenditore e finanziere Francesco Micheli. Si poteva incontrare di tutto, da Roberto D'Agostino al nuovo ricco. Una buona regola è mischiare, sempre».

 

Non ha citato un altro salotto: quello dell'architetta Gae Aulenti.

«Beh, lì entravano solo geni ormai quasi consacrati. Gae è stata una mia grande amica, terribilmente sensibile e anche terribilmente dura. Fu lei a farmi comprare questo appartamento, accanto al suo».

 

SILVANA GIACOBINI - LINA SOTIS - ROBERTO DAGOSTINO - CHIARA BONI

Con lei frequentò anche casa Craxi.

«Soprattutto negli anni '70, quando non era così famoso. Fu proprio Gae ad arredargli l'appartamento. Bettino era simpatico, anche se gli piacevano un po' troppo le donne: si fece tutte le mie amiche».

 

Sui salotti e le buone maniere lei ha fatto scuola: sia con Bagatelle, la rubrica del Corriere, sia con un libro, Bon Ton, che negli anni '80 fu un successo.

«Del tutto inaspettato. Qui però bisogna parlare d'amore».

Prego.

LINA SOTIS CON I FIGLI ANGELO E FRANCESCA MORATTI

«Tutto ciò fu possibile perché incontrai Roberto Calasso. Fu lui che mi insegnò l'importanza della brevità nella scrittura. E fu lui che si inventò quei due titoli».

 

Quando lo conobbe, negli anni '70, era sposato?

«Sposatissimo. E infatti mi riempì di libri di Sartre, in modo che imparassi che si può condividere un uomo».

 

Vive a Milano ormai da sessant'anni. Com'è cambiata la città?

«Un tempo essere milanesi significava camminare diritti, essere gentili e seri. Adesso vedi questi uomini che ti vengono addosso perché stanno sempre chini sul telefono».

 

CHIARA BERIA DI ARGENTINE FRANCESCO MICHELI LINA SOTIS INAUGURAZIONE MITO ALLA SCALA FOTO FRANCO CORTELLINO

E il modo di stare in società?

«Oggi?».

Sì.

«Oggi francamente non lo so, perché non esiste più una società».

 

il baciamano di bruno vespa a lina sotis LINA SOTIS INAUGURAZIONE MITO ALLA SCALA FOTO FRANCO CORTELLINO LINA SOTIS - GIAN MARCO MORATTI - ANGELO MORATTI - MASSIMO MORATTILINA SOTIS FRANCESCA COLOMBO INAUGURAZIONE MITO ALLA SCALA FOTO FRANCO CORTELLINO LINA SOTISlina sotislina sotis michela proietti

Ultimi Dagoreport

bettini ruffini gabrielli schlein renzi conte onorato

DAGOREPORT – CON SALVINI ALLE CORDE, TAJANI ALLO SBANDO, VANNACCI IN AGGUATO, BASTEREBBE UNA SPINTARELLA TUTTI INSIEME E, PLUF!, L'ARMATA BRANCA-MELONI NON CI SAREBBE PIU' - INVECE, IL CAMPO LARGO E' SEMPRE AL PUNTO ZERO DEL "VAFFA": PRIMARIE SÌ O NO? SCHLEIN O CONTE? E COME TENERE INSIEME I GRILLINI CON L'INFIDO RENZI? - QUALCOSA NEI PROSSIMI GIORNI POTREBBE MUOVERSI: ERNESTO MARIA RUFFINI DOVREBBE FORMALIZZARE LA TRASFORMAZIONE DEL SUO MOVIMENTO “PIÙ UNO”, FORMATO DA UNA RETE DI GRUPPI CATTOLICI, IN UN PARTITO - AD AFFIANCARE RUFFINI, SAREBBE PRONTO FRANCO GABRIELLI, GIOVANILE DEMOCRISTIANA, COMPAGNO DI SCUOLA DI ENRICO LETTA, EX CAPO DELLA POLIZIA E DEI SERVIZI, GIA' SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DRAGHI - L’OBIETTIVO? DIVENTARE I FRONTMAN “ISTITUZIONALI” DI CASA RIFORMISTA, CON RENZI DEFILATO E IL VOLTO AUTOREVOLE E SECURITARIO DI GABRIELLI A GUIDARE IL CENTRONE - COME LA PRENDERA' IL ''CONTE TRAVAGLIO'' LA PRESENZA DEL DRAGHIANO GABRIELLI? E COME REAGIRA' LA DUCETTA DEL NAZARENO ALL'ANNUNCIO DELL'"ONORATO BETTINI DI PRESENTARSI ALLE PRIMARIE? AH, SAPERLO...

conservative political action conference cpac donald trump giorgia meloni arianna francesco giubilei emanuele merlino sara kelany susanna ceccardi

AMERICÀ, FACCE TARZAN! – IL CONSERVATORISMO YANKEE A ROMA DIVENTA SUBITO ROBA DA NANDO MERICONI INTERPRETATO DA SORDI – NEMMENO IL TEMPO DI APPARECCHIARE I TAVOLI DELLA CENA DELLA “CONSERVATIVE POLITICAL ACTION CONFERENCE”, IL “MAGA”-FONO IN ARRIVO IN ITALIA NEL 2027, CHE SUBITO DEFLAGRANO GLI SCAZZI NELLA DESTRA CACIO E PEPE – CI SONO ARIANNA MELONI, SARA KELANY, LA LEGHISTA SUSANNA CECCARDI E IL PREZZEMOLINO FRANCESCO GIUBILEI. MA NON LUCA CIRIANI, ITALO BOCCHINO ED EMANUELE MERLINO – IL CLIMA È TESO E SULLE TESTE DEI MAL-DESTRI DE ROMA ALEGGIANO NUVOLONI NERI. IL MOTIVO? TRUMP È CONSIDERATO POLITICAMENTE TOSSICO E IL CPAC “ITALIANO” DEL 2027 VIENE CONSIDERATO UN POTENZIALE INTRALCIO, FONTE DI POLEMICHE E IMBARAZZI NELL’ANNO DELLE ELEZIONI…

fagnani mentana corsini cairo

DAGOREPORT - DUE PERSONAGGI IN CERCA DI EDITORE. POTREBBERO ANCHE ESSERE SEI, PER CITARE PIRANDELLO, VISTO L'EGO TARANTOLATO DI CHICCO MENTANA, IL 71ENNE PENSIONATO MA CON NESSUNISSIMA VOGLIA DI RESTARE ‘’PRIGIONIERO DEI COMUNISTI DE LA7'', E DELLA 48ENNE “BELVA” FRANCESCA FAGNANI, IN ROTTA CON LA RAI – SE IL PROGETTO DEL MAGNATE GRECO KYRIAKOU A CUI LAVORAVA IL CHICCO MACINATO PER LA NASCITA DELLA "CNN ITALIANA" NON SI SA BENE DOVE SIA FINITO, HA PERSO QUOTA L'IPOTESI DI UN RITORNO A MEDIASET AL POSTO DEL CAPO SUPREMO DELL’INFORMAZIONE, MAURO CRIPPA. L’ULTIMA INDISCREZIONE È SKY ITALIA – SE MENTANA VUOL CHIUDERE CON CAIRO, LA FAGNANI VUOLE CHIUDERE "BELVE" PER MANCANZA DI “BELVE”: GLI OSPITI DI RICHIAMO SONO FINITI O PRETENDONO UNA MONTAGNA DI SOLDI - SI SONO ACCAVALLATE VOCI DI UNO SBARCO DELLA FAGNANI A MEDIASET, TIRANDO IN BALLO IL SUO BUON RAPPORTO CON MARIA DE FILIPPI. MA FINCHÉ LA DISCOLA DEL GOSSIP HA UN CONTRATTO CHE LA LEGA ALLA RAI FINO AL 2027, BUSSA ALLA PORTA LA MESSA IN ONDA DELLA NUOVA STAGIONE DI “BELVE”, IL 20 OTTOBRE - QUELLO CHE È CERTO È CHE SIA IL CHICCO CHE LA CHICCA SONO IN UN LIMBO, CON UN MERCATO SULLA CARTA ESISTENTE MA CON MILLE INCOGNITE REALI...

guerra russia ucraina vladimir putin volodymyr zelensky donald trump

DAGOREPORT – NON FATE LEGGERE A TRUMP L’ANALISI DELL’EX DIRETTORE DEI SERVIZI BRITANNICI, JOHN SAWERS, CHE SUL “FINANCIAL TIMES” SENTENZIA: “NON CI SARÀ NESSUNA TREGUA TRA MOSCA E KIEV FINO AL 2027”. IL TYCOON HA LE ORE CONTATE: DEVE TROVARE UN ACCORDO PURCHÉSSIA ENTRO NOVEMBRE, QUANDO I CITTADINI AMERICANI SARANNO CHIAMATI A VOTARE PER LE ELEZIONI DI METÀ MANDATO - UNA SCONFITTA DEL “DERAGLIATO MENTALE” DELLA CASA BIANCA È PRATICAMENTE CERTA. A MENO CHE NON RIESCA A CHIUDERE LA GUERRA IN EUROPA E FAR DIMENTICARE IL DISASTRO MILITARE AMERICANO IN IRAN – PUTIN NON CEDE AD ALCUN COMPROMESSO, E ZELENSKY LA VEDE “NERA” PER IL FUTURO…

attentato sigfrido ranucci bomba valter lavitola clesio gomes tavares pellegrino d’avino davino antonio passariello saverio mutone

DAGOREPORT- PECCATO CHE SIANO SCOMPARSI I POLIZIOTTESCHI DEGLI ANNI ’70, TIPO: “LA CAMORRA SFIDA, NAPOLI RISPONDE’’. DAVANTI AI COLPI DI SCENA DEL GASTRO-CRIMINAL-SHOW, STARRING LAVITOLA E RANUCCI, AVREBBERO SCODELLATO UN BEL FILMONE, INTITOLATO: “LA CAMORRA INDAGA, LA LEGGE RINGRAZIA” – QUANDO RANUCCI INDIRIZZA LE INDAGINI SULLA PISTA DELLA CAMORRA, IL CLAN CAVA, STORICA ORGANIZZAZIONE IRPINA DI QUINDICI, NON HA PRESO PER NIENTE BENE DI FINIRE SOTTO PRESSIONE PER IL LAVORO INVESTIGATIVO DEI CARABINIERI – INDAGANO E SCOPRONO CHE ANTONIO PASSARIELLO, L’UNICO LORO AFFILIATO DEL QUARTETTO BOMBAROLO (GLI ALTRI TRE NON ERANO ORGANICI AL CLAN), NON SI ERA PREOCCUPATO DI INFORMARE IL VERTICE DEL CLAN, NÉ DI RICEVERE IL VIA LIBERA PER COMPIERE L’ATTENTATO - I CAMORRISTI DECIDONO ALLORA DI INDIRIZZARE GLI INQUIRENTI SULLA PISTA GIUSTA, INVIANDO UNA MAIL AL PM: “SE CE LO AVREBBE DETTO NON GLIELO AVREMMO MAI PERMESSO PERCHÉ RANUCCI A NOI NON CI HA FATTO NIENTE E QUESTO SONO GUAI CHE NON VOGLIAMO, ALLORA PRIMA CHE SI MISCHIANO LE CARTE, LE COSE STANNO COSI…”. E GIÙ UN NUMERO DI TELEFONO INTESTATO A UN’ALTRA PERSONA MA UTILIZZATO DA PASSARIELLO, CHE GLI INVESTIGATORI NON AVEVANO ANCORA SCOPERTO. DA LÌ, INTERCETTANDO INTERCETTANDO, SI È FINITI A TAVARES E LAVITOLA… - VIDEO