ludovica ripa di meana

“NON MI E’ MAI PIACIUTO IL SODALIZIO TRA CARLO E MARINA” – PARLA LA POETESSA E SCRITTRICE LUDOVICA RIPA DI MEANA: “SPESSO HO PENSATO CHE MARINA NON FOSSE MOLTO EQUILIBRATA MENTALMENTE, AVEVA DEGLI SBALZI UMORALI CICLOTIMICI, POCO COMPRENSIBILI E INSOPPORTABILI PER GLI ALTRI. LEI E CARLO ERANO ESIBIZIONISTI, TRASGRESSIVI, E AVEVANO SPESSO UN..." – L’AMORE PER VITTORIO SERMONTI E BENIGNI: "MI FA PENA. HA SACCHEGGIATO (PERSINO NELLA DEDICA!) LA GENIALE OPERA CHE VITTORIO HA FATTO SULLA "COMMEDIA" DI DANTE"

Francesco Melchionda per lintellettualedissidente.it

 

ludovica ripa di meana

Ludovica Ripa di Meana è una cantastorie che, per passione e curiosità, è entrata nella vita degli altri – Gadda, Contini, Zeri, tanto per dire – per raccontarceli e farceli conoscere da angolazioni diverse, sotto luci sfumate, poco patinate, più intime e vere. Senza diploma liceale, i libri sono stati la sua indiscussa e infallibile guida

marina carlo ripa di meana

(…)

Se non erro, eravate sette fratelli; a quale era legato, anche per affinità caratteriali e culturali, in modo particolare?

marina carlo ripa di meana lucrezia lante della rovere

In età adulta le affinità le ho avute, e le ho, con le mie sorelle. Da giovane, ero legata molto a Carlo, allora avevamo molte affinità e interessi comuni. Cesare Cases, che era un grande germanista, oltreché un amico comune, ci diceva che io e Carlo parlavamo il “meanico”, tanto era forte il nostro legame. Carlo è stato un fratello che ho molto amato, era molto intelligente con un vero talento politico di mediatore, ma nella seconda parte della sua vita non mi è piaciuto il suo sodalizio con Marina.

ludovica ripa di meana

 

Perché non le piaceva?

Non mi piaceva perché era un sodalizio che ha fondato e diffuso la sguaiataggine, l’incontinenza verbale, insomma, il trash prima in televisione poi nei social. Erano esibizionisti, trasgressivi, e avevano spesso un comportamento, anche eticamente, molto discutibile.

Marina Ripa di Meana è stata, nel nostro Paese, un’icona. Donna esuberante, intelligente, trasgressiva, vanitosa come pochi. Che rapporto avevate?

Marina Ripa di Meana, photo Franco Angeli

Intanto, mi lasci dire che Marina era una donna bellissima, e capivo perché Carlo si fosse innamorato di lei. E agli inizi i nostri rapporti erano anche buoni, perché Marina non era così volutamente estrema. Spesso ho pensato che Marina non fosse molto equilibrata mentalmente, aveva degli sbalzi umorali ciclotimici, poco comprensibili e insopportabili per gli altri.

 

ludovica ripa di meana

Da ragazzina, scoprì i libri. In ogni occasione, si è sempre definita un’accanita lettrice. Com’è nato il suo amore per i libri?

Fondamentali sono state le letture quando ero bambina. La governante mi leggeva le favole in tedesco, e io adoravo quelle dei Grimm soprattutto. E poi, crescendo, scoprivo nuovi mondi con i libri che avevamo in casa; penso, tanto per fare un esempio, all’enciclopedia per ragazzi, la biblioteca rosa e la biblioteca dei ragazzi.

 

marina ripa di meana e la pelliccia

Le letture, come spesso accade per chi ha interrotto gli studi, sono state irregolari. Come si orientava nella scelta degli autori?

Di solito, mi documentavo. Ma, spesso, sceglievo anche istintivamente. Per esempio, io ho letto Gadda e Joyce pur non avendo nessuna attrezzatura linguistica e filologica per leggerli e capirli. E invece io, che avevo solo la quinta ginnasio, li capivo e sentivo con naturalezza e li vivevo come se li conoscessi da sempre.

Quali autori, nella sua vita, considera imprescindibili, vitali? E perché?

ludovica ripa di meana

Alla fine della vita, nello stadio in cui mi trovo, sicuramente Dante (anche per la consuetudine che ne ho avuto con Vittorio), Shakespeare, Simone Weil, Gadda, Paul Celan, Rilke, Proust, Puskin, la Bibbia e i Vangeli. Sono testi e autori che reputo assoluti.

(..)

Oltre ai giornali cartacei, le capita di curiosare e informarsi anche su Dagospia?

marina ripa di meana alberto moravia

Ho conosciuto Roberto D’Agostino da ragazzo quando lui lavorava in banca e io all’Europeo, e voleva collaborare tenendo una rubrica di musica leggera sul settimanale. Mi sembrava intelligente e simpatico, quindi perorai la sua causa e riuscii a convincere, credo Valerio Riva, a affidargliela.  No, di solito non pratico Dagospia anche perché non frequento molto i social, forse son troppo vecchia per apprezzare la liquidità del web. Capisco di non essere gentile dicendo questo, dato che questa intervista, che sono contentissima di fare, uscirà proprio sul web.

marina ripa di meana

 

Pensa anche lei, come Roberto D’Agostino, che il pettegolezzo non sia affatto da criticare, ma che nella diceria, ci sia, piuttosto, la vita vera delle persone?

Ma credo che la vita vera è dappertutto, basta aver voglia di cercarla.

(…)

L’incontro con Vittorio Sermonti le ha cambiato la vita. Un amore adulto, maturo, avvenuto quando lei aveva cinquant’anni. Aspettare Sermonti ne valeva la pena, tutte le pene, ha detto lei. Perché?

Era l’amore che cercavo fin dall’inizio della vita. Vittorio e io ci siamo incontrati e siamo diventati un ermafrodito. Sentivamo le stesse cose, pensavamo allo stesso modo, e poi avevamo delle affinità anche in relazione ai nostri talenti.

vittorio sermonti ludovica ripa di meana

 

Nell’amore per Sermonti ha mai provato un senso di debolezza, di fragilità, sensazioni dettate quando ci si concede all’altro?

Io sentivo, capivo le sue, di debolezze: le donne, forse perché partoriscono, sono più coraggiose, temerarie dei maschi, anche nell’indagine di sé.  

 

i cappelli di marina ripa di meana 3

Si, ho capito, ma quali sono state le debolezze o fragilità di suo marito?

Beh, quando l’ho incontrato, ad esempio, l’attività editoriale ed intellettuale di Vittorio non era riconosciuta e apprezzata per quel che valeva. Ricordo che quando faceva delle traduzioni per la Rai, veniva pagato una miseria.

 

marina ripa di meana 1974

Pochi, all’inizio soprattutto, avevano capito la grandezza e bravura di Vittorio; anche se uno di questi fu Roberto Longhi. Gli Agnelli, con i quali era imparentato per via del suo primo matrimonio con la figlia di Suni, lo trattarono quasi come un paria. Che vergogna! La mancanza di riconoscimento lo frustrava, per certi versi l’aveva indebolito, fiaccato. Sono stata io, avendo capito il suo talento, a sobillarlo e stimolarlo a non arrendersi, a insistere.

 

Cesare Segre, sempre nella sua autobiografia, ha detto che il plagio, tra gli scrittori, è una cosa indegna. Come ha vissuto il “furto” di Benigni che, in occasione di uno spettacolo su Dante, fece una dedica alla moglie Nicoletta, rubando, letteralmente, le parole che Vittorio, invece, aveva dedicato a lei, e senza citarlo?

roberto benigni 4

Benigni, per promuoversi, ha saccheggiato (persino nella dedica!) la geniale opera che Vittorio ha fatto sulla Commedia di Dante, facendola passare per farina del suo sacco: mi fa pena.

marina ripa di meana marina ripa di meana 3

 

carlo ripa di meana raffaella chiariellomarina ripa di meanamarina ripa di meana carlo ripa di meana con la moglie marinakhashoggi con marina ripa di meanamarina ripa di meana (2)marina ripa di meana 1

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