LA MAGIA NON RIESCE - APPENA USCITO Il NUOVO LIBRO DI JK ROWLING E’ GIÀ ERA IN TESTA ALLE CLASSIFICHE DEL SUCCESSO E DELLE STRONCATURE - “NEW YORK TIMES’’: “LA VITA REALE DESCRITTA IN QUESTE PAGINE È COSÌ OSTINATAMENTE BANALE, COSÌ DESOLATAMENTE STEREOTIPATA, CHE NON SOLO È DELUDENTE MA È NOIOSO” - “WASHINGTON POST”: “IL LIBRO SAREBBE STATO MIGLIORE SE QUALCUNO AVESSE AGITATO LA BACCHETTA MAGICA”…

1 - LA NUOVA ROWLING HA PERSO LA MAGIA...
Cristina Taglietti per il "Corriere della Sera"

Senza gli effetti speciali anche J. K. Rowling cade sul pianeta dei «babbani». Il suo primo libro non per ragazzi, «The Casual Vacancy», uscito ieri in Inghilterra con il solito spreco di segretezza, embargo, aspettative gonfiate, interviste centellinate, code davanti alle librerie eccezionalmente aperte fin dalle 8 del mattino (per Harry Potter venivano aperte a mezzanotte ed erano molto più lunghe), staff di comunicazione costretti al superlavoro e via dicendo, lascerà delusi parecchi lettori, anche se dopo poche ore il libro, che aveva venduto un milione di copie prima dell'uscita, era già al primo posto dei più scaricati nella classifica di Amazon (per le altre top ten, quelle di carta, ci vorrà qualche giorno ma l'esito sarà lo stesso). Com'era prevedibile, però, tutta questa aspettativa, creata da lei stessa e dal suo editore, Little Brown, non le ha reso un buon servizio.

Certo, non si dovrebbe leggere «The Casual Vacancy» pensando di trovarsi di fronte a un altro Harry Potter, ma il fatto è che senza la magia, senza l'invenzione, senza la creazione di un mondo parallelo dove la cura di ogni minimo dettaglio, dai luoghi agli oggetti, ai nomi, contribuivano a creare un meccanismo perfetto (per quanto debitore ai grandi predecessori, primo fra tutti Tolkien), la scrittura della Rowling si rivela nella sua nudità, diciamo pure in una generale inerzia, illuminata solo saltuariamente, soprattutto quando parla dei ragazzi, da una luce vivificante.

Certo, il meccanismo narrativo funziona, la Rowling lo sa padroneggiare bene altrimenti non avrebbe governato macchine complesse come i sette volumi della saga di Harry Potter, ma tutto il racconto ha qualcosa di schematico e artificioso, come se la scrittrice avesse voluto mettere insieme un po' di ingredienti e poi mescolarli senza però riuscire ad amalgamarli.

Così risulta fin troppo facile individuare le fonti di ispirazione, tutte riconducibili alla tradizione del romanzo inglese (quindi un po' di Charles Dickens riveduto e corretto nella contemporaneità, un po' di Thomas Hardy, la vita dei villaggi di campagna da Jane Austen a George Elliot a Barbara Pym), un po' di provincia nera americana (genere Peyton Place, Twin Peaks e derivati, aggiornati al tempo del gossip online), un pizzico del genere «young adult» più impegnato e coraggioso, quello che parla di droga, sesso, autolesionismo, bullismo e che Aidan Chambers e Melvin Burgess, per citare solo due esempi (inglesi), praticano con successo da molti anni.

«Barry Fairbrother did not want to go out to dinner» (Barry Fairbrother non voleva uscire a cena): l'incipit del romanzo fa capire fin dalla prima riga che qualcosa sta per succedere e anticipa uno dei punti deboli del romanzo e cioè una certa prevedibilità. Nella pagina successiva Barry, 44 anni, 4 figli, cattivo golfista, direttore della banca locale e membro del consiglio municipale nel villaggio di Pagford, nella West County inglese, crolla morto per un aneurisma in un parcheggio sotto gli occhi della moglie.

The «casual vacancy» del titolo è proprio l'espressione usata nei regolamenti per identificare la circostanza in cui un seggio nel consiglio si libera per motivi particolari, tra cui appunto le dimissioni o la morte. Barry è nato nei Fields, una sorta di ghetto rurale malvisto dalla middle class perché «inquina e corrompe» un luogo di pace e bellezza.

La morte di Barry, eroe positivo lontano dal gretto snobismo dei suoi compaesani (solo la moglie Mary ce l'ha un po' con lui perché si dedica agli altri più che alla famiglia), è il detonatore che fa scoppiare anche online segreti che coinvolgono tutti, la casalinga in Doctor Scholl, la prostituta eroinomane che va avanti a metadone e cerca di non farsi portare via i figli dagli assistenti sociali, il panettiere obeso che dietro il bancone cerca di fare le sue oscure manovre e approfittare del «casual vacancy» per piazzare il figlio avvocato, l'infermiera e il marito violento, il ragazzo che odia il padre e trama per fargliela pagare.

Il racconto della Rowling, che certamente mette a frutto la sua esperienza di vita in un luogo che assomiglia molto a questo, porta a galla rancori, frustrazioni, il razzismo strisciante e l'incapacità dei politici di soddisfare le esigenze dei cittadini. Il dichiarato intento didascalico e morale - la responsabilità che ciascuno ha verso i più svantaggiati - è troppo scoperto e appesantisce la narrazione facendo del romanzo quasi un manifesto sullo stato della nazione. Lei d'altronde l'ha definito un libro che «aveva bisogno» di scrivere. David Cameron se ne farà una ragione.


2 - IN INGHILTERRA PROMOSSA CON RISERVA «SONO SUPERIORE AI GIOCHETTI DEI CRITICI»...
Fabio Cavalera per il "Corriere della Sera"

Il mondo magico di Harry Potter è alle spalle. Adesso si fanno i conti con le pagelle dei critici più severi. «Il mio nuovo libro? Sono sicura che qualcuno lo odierà. Un giorno sei in paradiso, il giorno dopo all'inferno».

J.K. Rowling sfoglia le recensioni e affida ancora alla Bbc (in versione scozzese, Edimburgo è la sua casa) una buona razione di fatalismo. «Io ne sono orgogliosa e se puoi dire una cosa del genere allora sei di gran lunga superiore ai giochi che ti avvengono attorno». Di finire sulla graticola, J.K. Rowling se lo aspettava. Del resto se passi dalle fortune (meritatissime) di Harry Potter e dei romanzi per ragazzi alle altrettanto difficili ma diverse note della narrativa per adulti devi mettere in conto che i fucili delle recensioni ti siano puntati addosso. I cecchini ti aspettano al varco. E il primo dei cecchini, il «New York Times» per la penna di Michiko Kakutani, ha cominciato subito a tirare al bersaglio di The Casual Vacancy.

Che Michiko Kakutani, premio Pulitzer per la critica, sia una tipina di gusti difficilissimi è evidente: Norman Mailer la definì «una donna kamikaze» per i suoi commenti distruttivi. Ma passare sotto gli occhi di questa «strega», con master in letteratura inglese a Yale, è una promozione: significa essere nell'Olimpo coi grandi.

J.K. Rowling se l'è trovata sulla sua strada. Prima una carezza: «È da ammirare il buon senso con cui l'autrice ha affrontato le travolgenti attese create dal fenomeno globale che è stato Harry Potter». Poi il morso del serpente velenoso: «Sfortunatamente la vita reale che ha descritto in queste pagine è così ostinatamente banale, così desolatamente stereotipato, che The Casual Vacancy non solo è deludente ma è noioso».

Insufficienza e c'era da aspettarselo. È talmente «cattiva» Michiko Kakutani che il «New York Times» spesso corre ai ripari con recensioni meno imbarazzanti sullo stesso libro. Vedremo se alla «mamma» di Harry Potter capiterà la stessa sorte.

J.K. Rowling si imbatte nell'imboscata del «New York Times» e nell'inatteso fuoco amico del «Washington Post» («il libro sarebbe stato migliore se qualcuno avesse agitato la bacchetta magica»). In casa, nel Regno Unito, conquista la promozione, comunque non a pieni voti. «Non è da lasciare nelle mani dei ragazzi» ammonisce il «Daily Telegraph», colpito dalla «scioccante violenza» della storia. «Pieno di sesso, droga e violenza: c'è qualcosa di magico?», si chiede l'«Independent». «È intelligente», sentenzia il «Guardian», che però aggiunge: «Non merita la frenesia dei media che lo circonda». La pubblicità è stata da Oscar. Il libro sfonda. Con buona pace di tutti i cecchini.

 

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