ernesto galli della loggia merlo

FRANCESCO MERLO E GALLI DELLA LOGGIA, I PROFETI DEL GIORNO DOPO - IL CALCIO DELL'ASINO A RENZI ECCITA MARIO GIORDANO: “LEGGI E CAPISCI CHE I NOSTRI INTELLETTUALI FANNO A GARA PER DIRE CHE UNO È DEFICIENTE QUANDO CAPISCONO CHE NON È PIÙ IN GRADO DI DAR LORO INCARICHI. ANCHE SE FINO A IERI AVEVANO DETTO CHE ERA UN GENIO O, SEMPLICEMENTE, AVEVANO TACIUTO SULLE SUE DEFICIENZE"

RENZI E LA SCONFITTA NEL REFERENDUMRENZI E LA SCONFITTA NEL REFERENDUM

Mario Giordano per “La Verità”

 

“Roba da supermercati». Il volo di Stato per andare a sciare? «Privilegio da nomenclatura». L' ottimismo? «Una beffa». I bonus? «Una mancia umiliante». I collaboratori? «Consorteria toscana». Il fotografo personale? Dà l'«immagine di un bullo bellimbusto». Il gusto per le battute? «Ne hanno diminuito la statura politica». I tweet? «Pacchianeria». Ma come? Renzi non era simpatico, trendy, storytelling, duepuntozero, moderno, intrigante?

RENZI E LA SCONFITTA NEL REFERENDUMRENZI E LA SCONFITTA NEL REFERENDUM

 

Macché: il giorno dopo la sconfitta elettorale è solo «un potente spavaldo che si è gonfiato di boria », come scrive Francesco Merlo su Repubblica . O più semplicemente: «insopportabilmente antipatico», come scrive il professor Galli della Loggia sul Corriere della Sera, nella sua dotta disquisizione politologica che si può riassumere così: chi vince è sempre simpatico, chi perde mi sta subito sui marroni.

 

Dev’essere il titolo del suo corso accademico. Primo anno di studio alla Paracul University. Poi dicono che i nostri intellettuali non sono pronti. Balle. Sono lesti come dei leprotti, svegli come dei canarini dopati: appena fiutano che uno non ha più potere, per dire, appena capiscono che uno non è più in grado di dar loro prebende, incarichi o manciate di denari, ecco, subito fanno a gara per dire che è un deficiente. Anche se fino a ieri avevano detto che era un genio o, semplicemente, avevano taciuto sulle sue deficienze.

matteo renzi dopo il referendum matteo renzi dopo il referendum

 

Ma guardate: sono proprio velocissimi, eh? Non aspettano nemmeno il terzo giorno che, si sa mai, in passato qualcuno riuscì persino a resuscitare. Niente: loro sono fulminei. Un lampo. Veloci di pensiero e di tastiera. Subito pronti a stendere fiumi di letame dove prima volavano solo profumi d’incenso. Riservandosi, ovviamente, di dedicare quest’ultimo, cioè l’incenso, al nuovo potente, chiunque esso sarà.

 

matteo renzi dopo il referendummatteo renzi dopo il referendum

E se sarà lo stesso, cioè caso mai Renzi dovesse tornare in auge, a loro che importa? Una doppia giravolta e via: sempre pronti all’uso, come dei veri intellettuali che una volta sognavano la rottura. E adesso sono arrivati alla cottura. Prendete Francesco Merlo. Fino all’altro giorno se ne stava in Rai, assunto nella nuova era renziana, 240.000 euro l’anno per fare non si sa che.

 

Si è dimesso il 2 dicembre. Il 6 dicembre, cioè ieri, ha scritto un articolo dal sapore kafkiano (La metamorfosi ), per dire che il premier «ha perso simpatia», che è diventato un «boiardo di Stato », innamorato del «vezzoso involucro del potere», uno che voleva solo «nastri da tagliare » e «viadotti riedificati a tempo di record e subito richiusi dopo la sua visita», uno che è passato «dalla Smart all’aereo di Stato, dal selfie al fotografo personale, dalla pizza con Blair al bollito non bollito di Bottura con Hollande e la Merkel».

 

matteo renzi dopo il referendum   matteo renzi dopo il referendum

Un esponente della nomenclatura, insomma, anzi di più: «l’uomo che non può che farsi scarafaggio». Ecco la metamorfosi completata: Renzi è diventato uno scarafaggio per l’autore dell’articolo. Il quale, al contrario, è sempre rimasto un Merlo.

 

RIFLESSIONI

francesco merlofrancesco merlo

Il prestigioso giornalista, appena dimessosi da consigliere della Rai, e soprattutto appena saputo che Renzi era stato bastonato nelle urne, ha scoperto un sacco di cose interessanti. Per esempio: ha scoperto che non è opportuno che un premier vada nelle scuole a farsi cantare le canzoncine in stile Balilla dai bambini («presidente Renzi/da oggi in poi/ ovunque vai/ non scordarti di noi»). L’episodio risale al 5 marzo 2014, ma Merlo si accorge di quanto sia spiacevole soltanto oggi. Che cosa ci volete fare?

 

Gli intellettuali sono lesti, ma a volte hanno bisogno di una spinta elettorale. Anche su Banca Etruria, per dire: Merlo adesso ha capito che il 28 novembre 2015, quando il pensionato Luigino D’Angelo si tolse la vita perché era stato truffato, beh forse Renzi avrebbe dovuto andare a stringere la mano alla moglie. Forse doveva dire una parola, forse doveva chiedere chiarezza nel feudo della sua Principessa azzurra Maria Elena Boschi. Invece non fece nulla. E sapeste come gliele canta chiare Merlo, un anno dopo.

 

francesco merlo mario calabresifrancesco merlo mario calabresi

Ma proprio con convinzione. Roba che anche lui potrebbe essere preso in considerazione da Bottura per il bollito non bollito. Certo, si capisce: non è che si possa far tutto di fretta. Un anno fa c’erano tante altre cose di cui occuparsi. C’era persino un posto di in Rai da andarsi a prendere. Ci si poteva indignare per Luigino e il suo suicidio? Si poteva chiedere conto a Renzi quando il suo regno sembrava infinito? Ci si poteva accorgere del suo essere «scarafaggio »? Macché. Si aspetta che cada e zac: gli si presenta il conto di tutto. È così che si fa. Anche Galli della Loggia, per dire, non se le tiene mica. Proprio no.

 

PROFESSORI

FRANCESCO MERLOFRANCESCO MERLO

Gliele canta chiare, ora che Renzi ha perso, gli dice tutto quello che non è riuscito a dirgli in questi 1.000 giorni in cui lui stava al potere e i giornaloni gli leccavano le terga come da copione. «Le cinque ragioni della sconfitta », s’intitola la sua dotta analisi del giorno dopo. Ed elenca tutto quello che Renzi ha sbagliato, che è esattamente tutto quello per cui, fino al giorno primo, sulle medesime colonne Renzi veniva ampiamente elogiato: l’ottimismo del «ce la stiamo facendo»; il suo modo di comunicare; la consorteria toscana; la politica dei bonus e (udite udite) la «mancanza di posizioni critiche verso le élite del potere». Giuro: l’ha scritto davvero.

 

GALLI DELLA LOGGIAGALLI DELLA LOGGIA

Ernesto Galli della Loggia sul Corriere della Sera ha accusato Renzi di non aver criticato abbastanza le elite del potere. Al confronto il bue che dà del cornuto all’asino è un esempio di limpida coerenza. Il professore della Paracul University, Ernesto Sparalesto, il politologo improvvisamente convertitosi all’anti - renzismo militante, scopre infatti che al capo del governo non è «mai uscita di bocca un’espressione di censura verso i dirigenti dell’inefficiente e per più versi marcio mondo bancario» (ma no? Dice davvero?) e nemmeno «verso la Consob» che pure, insieme, «sono responsabili della rovina di decine di migliaia di cittadini italiani».

 

ERNESTO GALLI DELLA LOGGIAERNESTO GALLI DELLA LOGGIA

Oh poffarbacco, che bella scoperta che abbiamo fatto, professore. Dobbiamo essere sinceri: ci sarebbe piaciuto sentire parole simili nei mesi scorsi, ci sarebbe piaciuto vederla in prima linea contro Renzi quando le schifezze le stava facendo, non ora che non può più farle, ma capiamo che non si può avere tutto dalla vita. Lei per accorgersi degli errori del premier ha dovuto aspettare che andasse sul Colle a dimettersi.

 

È chiaro: proprio in quel momento lì, tac, le è arrivata l’illuminazione. Del resto che ci vuol fare? Alle illuminazioni non si comanda. Per fortuna, però, gli italiani avevano capito tutto (errori, schifezze, bonus, banche, finto ottimismo, consorterie varie, etc) assai prima e anche senza il bisogno delle sue dotte analisi. Ed è per questo che, con permesso, noi preferiamo andare a lezione da loro anziché da lei.

Ultimi Dagoreport

vecchione renzi ranucci sgrena mancini draghi conte gabrielli carlo parolisi

TRA LE PIEGHE DELL’AFFAIRE LAVITOLA-RANUCCI, RICICCIA UNO DEI TANTI MISTERI ALL’ITALIANA: IL FAMOSO SERVIZIO DI ‘’REPORT’’ DEL MAGGIO 2021 SULL’INCONTRO IN AUTOGRILL TRA MATTEO RENZI E MARCO MANCINI, UNO DELLE FIGURE PIÙ CONTROVERSE DELL’INTELLIGENCE ITALIANA - ALL’ORIGINE DEL RENDEZ-VOUS AUTOSTRADALE, FORSE C’ENTRA DI PIÙ IL FATTO CHE STAVA CADENDO IL SECONDO GOVERNO CONTE, A CAUSA DEL RITIRO DALL'ESECUTIVO DI ITALIA VIVA. QUALCUNO DEVE AVER SCOMMESSO SULLE DOTI AFFABULATORIE DI NEGOZIATORE DI MANCINI PER CONVINCERE RENZI A TROVARE UNA QUADRA PER MANTENERE IN PIEDI CONTE – UNA VOLTA CHE LA MISSIONE E' ANDATA A VUOTO, PERCHE' RANUCCI MANDO' IN ONDA IL SERVIZIO RENZI-MANCINI BEN CINQUE MESI DOPO LA SEPOLTURA DEL GOVERNO CONTE II? A CHI GIOVAVA? - BEN SAPENDO DI QUANTO MANCINI SIA DETESTATO DAI SUOI COLLEGHI, RENZI DEFINI' LO SCOOP UN "REGOLAMENTO DI CONTI INTERNO AI SERVIZI SEGRETI" – GLI ''ADDETTI AI LIVORI'' AGGIUNGONO ALTRE DUE IPOTESI: CHI PARTENDO DAL BURRASCOSO RAPPORTO TRA RENZI E RANUCCI, CHI CONSIDERANDO LA VOGLIA DI CONTE DI REGOLARE I CONTI CON COLUI CHE SI VANTA DI AVERLO SLOGGIATO DA PALAZZO CHIGI E DI AVER CONVINTO DRAGHI A PRENDERE IL SUO POSTO… 

meloni salvini tajani

DAGOREPORT – CON UN PARTITO IN DISCESA LIBERA E SEMPRE PIU' SPAPPOLATO DAI "LEGHISTI DEL NORD", NESSUNO, NEMMENO IL SUO "IDEOLOGO" E FUTURO SUOCERO DENIS VERDINI, RIESCE A FAR RAGIONARE MATTEO SALVINI - L’ULTIMA DELLE TANTE USCITE FUORI DI SINAPSI DEL "BOLLITO LOMBARDO'' SAREBBE AVVENUTA NEI GIORNI SCORSI, L'IPOTESI DI FDI DI VOTO CON BALLOTTAGGIO, L'AVREBBE TALMENTE "ALTERATO" DA CHIAMARE GIORGIA MELONI, SBRAITANDO: “TOLGO LA FIDUCIA AL GOVERNO!” - E DOMENICA 20 SETTEMBRE, A PONTIDA, POTREBBE SUCCEDERE DI TUTTO, SE SALVINI NON TROVA UN ACCORDO CON LA FRONDA CAPEGGIATA DA FONTANA E ROMEO – ALLA LEGA DEL CAOS, LA ''PREMIER DURACELL'' DEVE AGGIUNGERE LO STATO DI GUERRIGLIA IN FORZA ITALIA, DOVE IL “MAGGIORDOMO DI CASA MELONI", ANTONIO TAJANI , GIACE NEL TRITACARNE DEGLI OCCHIUTO, ZANGRILLO, MULÈ, ETC. – MA SE LA DUCETTA RICOMPATTA GLI ALLEATI E SFANGA LA LEGGE ELETTORALE, POTREBBE ARRIVARE LA DISCESA: L’ITALIA HA OTTIME PROBABILITÀ DI USCIRE DALLO STATO DI INFRAZIONE DEL 3%. E CON UNO SPOSTAMENTO DI BILANCIO NELLA FINANZIARIA, GIORGIA SI TRAVESTIRÀ DA BEFANA E CI INONDERÀ DI BALOCCHI E PROFUMI...

mattarella renzi conte schlein bonelli fratoianni

DAGOREPORT - DAJE E RIDAJE, I GALLETTI DEL CAMPOLARGO HANNO FINALMENTE DECISO DI SMETTERE DI BECCARSI MASOCHISTICAMENTE TRA LORO E DI FARE SQUADRA CONTRO L'ARMATA BRANCA-MELONI - IL NODO POLITICO PIÙ DIFFICILE DA SCIOGLIERE, LA PRESENZA DELL'INFIDO RENZI NELLA ALLEANZA, SI E' DISSOLTO IN UN INCONTRO A QUATTR'OCCHI SCHLEIN-CONTE: LA DUCETTA DEL NAZARENO, CHE HA UN PATTO CON MATTEONZO CHE SI CHIAMA CASA RIFORMISTA, HA TIRATO FUORI GLI ATTRIBUTI E A CONTE NON E' RIMASTO CHE SIBILARE: ELLY LO VUOLE ED IO NON POSSO FARCI NIENTE... (SEMPRE CHE RENZI RIESCA A MANTENERE LA PROMESSA DI FARE UN PASSO INDIETRO) – LA PIPPA DELLE PRIMARIE SI FARA', MA COME L'INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER SUL PROGRAMMA ELETTORALE, NON SERVIRA' A UN CAZZO: A DECIDERE IL PREMIER SARÀ, COME SEMPRE, SERGIO MATTARELLA – PER RISOLVERE L'ETERNO SCAZZO SULLA POLITICA ESTERA, E SULL'UCRAINA IN PARTICOLARE, A ELLY E CONTE BASTA UNA SUPERCAZZOLA LINGUISTICA, CHE SI PUÒ RIASSUMERE CON LO SLOGAN: "NO AL RIARMO NAZIONALE, SÌ ALLA DIFESA EUROPEA"...

leonardo del vecchio giorno

FLASH! - COSA FRULLA NELLA TESTA DI LEONARDINO? - DEL VECCHIO JR HA CAPITO CHE, ALL'OMBRA DELLA MADUNINA, IL MERCATO EDITORIALE È SATURO: POSSEDERE DUE TESTATE MILANESI, COME "IL GIORNALE" (DI CUI HA IL 30%) E "IL GIORNO" NON SERVE GRANCHÈ - PER DIVERSIFICARE, LEONARDINO HA INTENZIONE DI TRASFORMARE "IL GIORNO" IN UN QUOTIDIANO FINANZIARIO, MOLTO PIÙ UTILE PER I SUOI AFFARI, IN GRADO DI FARE CONCORRENZA A "SOLE 24 ORE" E "MILANO FINANZA" - DEL VECCHIO, CHE HA RIANIMATO IL MERCATO DEI GIORNALISTI, UN SETTORE CHE SEMBRAVA ORMAI MORTO E SEPOLTO, DOVREBBE CONFERMARE AGNESE PINI ALLA DIREZIONE DI "QUOTIDIANO NAZIONALE" (LA TESTATA CHE RIUNISCE "LA NAZIONE", "IL RESTO DEL CARLINO" E "IL GIORNO")

bettini ruffini gabrielli schlein renzi conte onorato

DAGOREPORT – CON SALVINI ALLE CORDE, TAJANI ALLO SBANDO, VANNACCI IN AGGUATO, BASTEREBBE UNA SPINTARELLA TUTTI INSIEME E, PLUF!, L'ARMATA BRANCA-MELONI NON CI SAREBBE PIU' - INVECE, IL CAMPO LARGO E' SEMPRE AL PUNTO ZERO DEL "VAFFA": PRIMARIE SÌ O NO? SCHLEIN O CONTE? E COME TENERE INSIEME I GRILLINI CON L'INFIDO RENZI? - QUALCOSA NEI PROSSIMI GIORNI POTREBBE MUOVERSI: ERNESTO MARIA RUFFINI DOVREBBE FORMALIZZARE LA TRASFORMAZIONE DEL SUO MOVIMENTO “PIÙ UNO”, FORMATO DA UNA RETE DI GRUPPI CATTOLICI, IN UN PARTITO - AD AFFIANCARE RUFFINI, SAREBBE PRONTO FRANCO GABRIELLI, GIOVANILE DEMOCRISTIANA, COMPAGNO DI SCUOLA DI ENRICO LETTA, EX CAPO DELLA POLIZIA E DEI SERVIZI, GIA' SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DRAGHI - L’OBIETTIVO? DIVENTARE I FRONTMAN “ISTITUZIONALI” DI CASA RIFORMISTA, CON RENZI DEFILATO E IL VOLTO AUTOREVOLE E SECURITARIO DI GABRIELLI A GUIDARE IL CENTRONE - COME LA PRENDERA' IL ''CONTE TRAVAGLIO'' LA PRESENZA DEL DRAGHIANO GABRIELLI? E COME REAGIRA' LA DUCETTA DEL NAZARENO ALL'ANNUNCIO DELL'"ONORATO BETTINI DI PRESENTARSI ALLE PRIMARIE? AH, SAPERLO...

conservative political action conference cpac donald trump giorgia meloni arianna francesco giubilei emanuele merlino sara kelany susanna ceccardi

AMERICÀ, FACCE TARZAN! – IL CONSERVATORISMO TRUMPIANO SBARCA A ROMA E DIVENTA SUBITO ROBA DA NANDO MERICONI INTERPRETATO DA SORDI – NEMMENO IL TEMPO DI APPARECCHIARE I TAVOLI DELLA CENA DELLA “CONSERVATIVE POLITICAL ACTION CONFERENCE” (CPAC), CHE SUBITO DEFLAGRANO GLI SCAZZI NELLA DESTRA CACIO E PEPE – CI SONO ARIANNA MELONI, SARA KELANY, LA LEGHISTA SUSANNA CECCARDI E IL PREZZEMOLINO FRANCESCO GIUBILEI. MA NON GLI ATTESI LUCA CIRIANI, ITALO BOCCHINO ED EMANUELE MERLINO – IL CLIMA È TESO SULLE TESTE DEI MAL-DESTRI DE' NOANTRI: TRUMP È CONSIDERATO POLITICAMENTE TOSSICO E IL CPAC “ITALIANO” DEL 2027 VIENE CONSIDERATO UN POTENZIALE INTRALCIO, FONTE DI POLEMICHE E IMBARAZZI NELL’ANNO DELLE ELEZIONI…