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MESSICO E NUVOLE PARLANTI - IL GENIO A FUMETTI DI RODRIGUEZ TORNA COL SEQUEL DI “SIN CITY” - REGISTA, MONTATORE, MUSICISTA, DISEGNATORE, DIRETTORE TV - “MOLTI INTERESSI MA FACCIO UNA COSA SOLA: IL CREATIVO”

Silvia Bizio per “la Repubblica

 

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Regista e montatore, musicista e produttore, scrive, disegna e cura gli effetti speciali. È anche direttore del suo network tv, El Rey. «Ho molti interessi ma faccio una cosa sola, il creativo». Robert Rodriguez, 46 anni, autore di cult come “Dal tramonto all’alba” e “Machete”, secondo solo all’amico Quentin Tarantino per originalità e libertà stilistica, torna al cinema (negli Usa il 22, in Italia a inizio ottobre) con “Sin City - Una donna per cui uccidere”, sequel del film del 2005 ispirato alla graphic novel di Frank Miller che con Rodriguez firma regia e sceneggiatura.

 

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Anche in tv Rodriguez strizza l’occhio al genere “grindhouse”: film “exploitation” e produzioni originali come “From dusk till dawn: the series” di cui è autore (e regista di alcuni episodi), dalla saga di “Dal tramonto all’alba”, della quale riprende alcuni personaggi. “O Matador”, prodotta sempre da lui, storia di Antonio Bravo, calciatore e spia della Cia. In “stile Rodriguez” anche la rubrica sportiva sulla lucha libre, il wrestling messicano. Il canale è per il pubblico latinoamericano di lingua inglese con l’intento di colmare un vuoto di rappresentanza - da parte del media per eccellenza - nei confronti di questa minoranza.

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Il sequel di Sin City fa felice un’ampia schiera di cultori.
«Il sogno è di nuovo realtà. Fu così per il primo. Il fumetto che avevo letto e amato vent’anni prima ha preso vita sullo schermo. In tanti mi chiedevano un sequel. Sono passati quasi dieci anni ma è rimasto nel cuore del pubblico».


Il nuovo ha un valore aggiunto, il 3D.
«Si sposa bene con lo stile di Frank Miller, così asciutto, con i contrasti del bianco e nero, grafico fino all’astrazione. Il 3D ci ha dato la possibilità di valorizzare ancora di più la sua arte».
 

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La fedeltà del pubblico e quella degli attori: il cast è praticamente lo stesso.
«Tutti i grandi attori che avevano lavorato In Sin City hanno accettato di tornare nonostante un budget limitato. Jessica Alba, Bruce Willis, Clive Owen, Mickey Rourke, Rosario Dawson... Ci sono anche molte new entry, Lady Gaga e Cristopher Lloyd, Joseph Gordon-Levitt, Josh Brolin e altri. Sarà un film strano, più strano del primo».
 

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Sul set ha fatto in modo che, nelle pause di lavoro, anche gli attori potessero dare sfogo alla loro creatività.
«Quando giro non metto pressione su cosa fare e come, cerco di mantenere un mood creativo. Nel caso di Una donna per cui uccidere ho aperto uno spazio per dipingere. Quando dicevo “stop”, invece che chiudersi nelle roulotte attori e tecnici potevano sfogarsi con tele e colori. Ora ho un sacco di quadri di artisti d’eccezione, Lady Gaga, Bruce Willis, Jessica Alba...”.


Perché ha voluto creare un canale tv come El Rey?
«C’è poco, nel mainstream, che rappresenti gli ispanici, il 17% della popolazione. In tv e a Hollywood lavora solo un misero 2%. Voglio dare voce a chi non ce l’ha. Ed ero stufo di combattere con i network per riuscire a fare quel che mi piace. Ora posso sperimentare. Siamo partner con Time Warner, vuol dire quaranta milioni di case, certo non tutti ci guardano ma è una distribuzione capillare. Tra i fan c’è Tarantino, dice che è il suo canale preferito».
 

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I vostri gusti si sposano alla perfezione.
«”From dusk till dawn: the series” la dovevo fare per Quentin: nella sua sceneggiatura c’era più di quello che misi nel film, parlava di mitologia Maya e Atzeca, io lasciai solo qualcosa, tipo il serpente di Salma Hayek. Qui ho dato sfogo a tutta la sua follia. Con Matador torno all’amore per le spie ispaniche, già dichiarato in Spy Kids, per riproporle in altro modo. Ci ho messo pure il calcio. Tutto si tiene, lo sceneggiatore Roberto Orci ha una cifra visionaria».
 

Lei è un appassionato di calcio?
«Sono un patito del basket, mi sono avvicinato al calcio con Matador. Ma a quanto pare non abbastanza: durante i Mondiali non ho tifato per nessuno».

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