milena gabanelli piatto gourmet

''RISTORANTI PER MASOCHISTI'' - MI-JENA GABANELLI SCHERZA SUL PIATTO DI UNA CUOCA STELLATA A BOLOGNA: ''NON SO COSA HO MANGIATO, PERCHÉ NON SONO RIUSCITA A SENTIRE IL SAPORE. MA QUESTI CHEF?'', E ARRIVA LA RISPOSTA PICCATISSIMA DEL 'GAMBERO ROSSO': ''NON ERA UN ANTIPASTO, MA IL PRIMO DI UNA SERIE DI 4 STUZZICHINI OFFERTI GRATUITAMENTE (A DISPETTO DEI MILLE COMMENTI SULLA ''CACATINA DI PICCIONE CHE COSTERÀ UNA FORTUNA"). GABANELLI DOVREBBE SAPERLO CHE...''

 

1. IL COMMENTO DI MILENA GABANELLI E LE RISPOSTE:

 

Dataroom di Milena Gabanelli

milena gabanelli nel ristorante di aurora mazzucchelli

NULLA DI PESANTE Questo è un antipasto. Non so cosa ho mangiato perché non sono riuscita a sentire il sapore (merluzzo mantecato c'era scritto). Ma questi chef...?! Milena Gabanelli

 

Dataroom di Milena Gabanelli

ero ospite. Comunque il ristorante è piuttosto caro ed i tavoli tutti occupati.

Significa che le persone gradiscono questa lieve forma di masochismo...:)

milena

 

Paolo Dallosta

chissà dove vuole andare a parare la Gabanelli questa volta...

 

Dataroom di Milena Gabanelli

Non volevo andare a parare da nessuna parte... solo farmi due risate...(per una volta)

Milena

 

Maurizio Supino

Interessante sarebbe sapere il costo di quest'opera d'arte. Lo scopo è stato raggiunto: ti ha fatto pensare, comunicare, insomma, è stata un'esperienza non un pasto

 

Dataroom di Milena Gabanelli

Esatto!

 

 

2. LA REAZIONE DEL GAMBERO ROSSO

Massimiliano Tonelli per www.gamberorosso.it

 

milena gabanelli

Qualcuno potrebbe obiettare che trattasi di mera boutade agostana e come tale dovrebbe essere considerata, qualcun altro potrebbe segnalare che a dar corda alle polemiche - replicando seriosi come stiamo per fare - si rischia solo di fare il gioco di chi la polemica l'ha generata e cavalcata. Tuttavia questa volta abbiamo optato per dire la nostra sulla spiacevole faccenda del post Facebook di Milena Gabanelli contro gli chef. In primis perché abbiamo stima di Gabanelli e di tutti i giornalisti importanti come lei: siamo convinti che debbano comportarsi con la consapevolezza di essere spina dorsale civile ed esempio per il Paese e quindi quando dicono una sciocchezza riteniamo che sia il caso di rimarcarlo.

 

 

Un post assurdo

Ma insomma cos'è successo giusto al debutto della settimana di questo Ferragosto 2018? La giornalista Milena Gabanelli -  già a Rai Tre oggi al Corriere della Sera  -  è ospite in un ristorante gastronomico, il Marconi di chef Aurora Mazzucchelli in provincia di Bologna. Le arriva quello che lei crede essere l'antipasto, lo fotografa e lo pubblica su Facebook aggiungendo un commento sarcastico, alludendo alla scarsezza della porzione e riferendosi agli chef con un tono di scherzoso rimbrotto, come a chiedere consenso ai suoi fan. Fin qui poteva essere un contenuto leggero, buttato lì per divertirsi e vedere l'effetto che fa, ma la storia ha qualche dettaglio in più.

aurora mazzucchelli

 

Il primo dettaglio è che la Gabanelli non è una giornalista qualsiasi. È considerata una delle più grandi e autorevoli giornaliste italiane. Ha un seguito notevole, le persone si fidano di lei, molti tendono a dare per oro colato ciò che dice, prima a Report, su Rai Tre, oggi nella sua nuova rubrica per il Corriere della Sera. Proprio per questo già sarebbe stato discutibile un post sarcastico, buttato lì senza minimamente pensare alle conseguenze, col rischio - poi verificatosi - di infangare tutta una categoria.

 

E se si analizzano i commenti dei lettori, con le relative risposte di Gabanelli stessa, ci si accorge che di sarcastico non c'è poi granché. In un commento, sempre tra il serio e il faceto, Gabanelli arriva a definire "masochismo" il sedersi a un ristorante di alta cucina sorprendendosi del fatto che, nonostante i prezzi non contenuti, i tavoli siano tutti pieni di malcapitati avventori. Dunque, seppur su un registro faceto, un vero attacco gratuito a una categoria e a una professione, oltre che a un complesso sistema economico.

un piatto di aurora mazzucchelli

 

 

Un prevedibile sfogatoio contro gli chef

Milena Gabanelli sa perfettamente quale è il suo target di pubblico, conosce la sensibilità dei suoi follower, è escluso che non sappia quale impatto un contenuto populista come quello del post in questione possa avere sulla propria fan base. E infatti il post fa il suo lavoro: quasi 400 condivisioni e centinaia di commenti tutti in rapido aumento. In un attimo il contenuto si trasforma nello sfogatoio e nello sciocchezzaio digitale di tutti i luoghi comuni  e i pregiudizi possibili e immaginabili contro gli chef, contro la cucina di ricerca, contro i ristoranti gastronomici.

 

Le migliaia di persone che seguono il profilo di Dataroom (questo il nome della rubrica di Gabanelli che piace a circa 130mila fan) hanno visto confermate, in qualche maniera validate, le loro superstizioni, le loro paure, i loro preconcetti rispetto alle tavole gourmet dove "si mangia poco e si spende troppo". Invece di fare il suo mestiere di smontatrice di fake news insomma (il ruolo per cui ha iniziato la collaborazione con il Corriere della Sera), Gabanelli si è trasformata in questo specifico caso in autrice di autentiche falsità date in pasto al pubblico felicissimo di sbranare la preda di turno come usa sempre di più sui social.

 

 

 

Dataroom del Corriere ora parli di gastronomia

aurora mazzucchelli

È infatti una fake news che gli chef facciano mangiare poco i loro clienti facendoli spendere troppo, è una fake news che sedersi ai ristoranti di alto livello sia una tortura, è una fake news che assaggiando un piatto di una grande chef come Aurora Mazzucchelli non si riesca a sentire il sapore a causa della scarsa quantità di cibo. E il fatto che si tratti di fake news è dimostrato dalle circostanze: Gabanelli non dà nessun elemento, non sappiamo se il piatto è il primo di una lunga serie di piatti, non sappiamo quanto lungo sarà il menu degustazione (altro che uscire affamati), non sappiamo ovviamente neppure dove si trovi la giornalista.

 

Tutto vago, tutto difficile da misurare per chi legge, tutto perfetto invece per gettare fango nel ventilatore contro tutta un'intera categoria: "Ma questi chef!?" chiosa nel post la Gabanelli facendoci venire voglia di replicare "Ma questi giornalisti!?". E se, visto il ruolo pubblico del personaggio (candidata alla Presidenza della Repubblica per il M5S nel 2013), sarebbe stato piuttosto assurdo uscirsene così anche solo su un profilo privato, diventa davvero paradossale il fatto che tutto ciò sia avvenuto proprio sul profilo di Dataroom, la rubrica di Rcs nata esattamente per smontare le notizie false utilizzando la freddezza dei numeri.

milena gabanelli dataroom rai 9

 

Utilizzando i numeri la Gabanelli avrebbe potuto raccontare quale è la crescita in termini di economia, addetti (posti di lavoro!), indotto, fatturato, impatto di immagine su tutto il paese dell'alta cucina italiana negli ultimi anni. Avrebbe potuto spiegare quanto è ancora difficile questo mondo per le cuoche donne, invece di metterne alla berlina una delle poche che ce l'ha fatta.

 

Avrebbe potuto illustrare, con i dati, quanto in questo preciso momento storico nel nostro Paese la gastronomia (più del design, dell'arte, della musica, del cinema, dell'architettura) sia il settore che sta tenendo botta rispetto alle grandi sfide creative internazionali, tenendo non alto, ma altissimo il nome dell'Italia ormai considerata leader in questo comparto perfino rispetto agli storici "rivali" Francia e Spagna.

 

Gabanelli con una specifica "puntata" di Dataroom avrebbe potuto - e potrebbe - illustrare ai suoi lettori quale è il contributo al turismo di alto livello, e dunque in definitiva al benessere di tutto il Paese, che viene grazie all'impegno dei cuochi che meriterebbero massimo sostegno anche e soprattutto da parte del sistema dell'informazione e non prese in giro, banalità e pregiudizi reduci dagli anni Ottanta.

 

MASSIMILIANO TONELLI

In definitiva a una giornalista del calibro di Milena Gabanelli si dovrebbe richiedere di fare quadrato per raccontare in maniera appropriata una delle eccellenze assolute del sistema paese, non un contributo alla sua facilonesca messa in cattiva luce. Del resto è proprio quello che fanno i grandi giornalisti in Spagna, nel Regno Unito, nei Paesi Nordici. Se non ci credete provate per un istante a immaginare un siparietto simile in Francia. Quale grande giornalista si permetterebbe? Quale?

 

 

 

La cucina è forma di creatività (e l'antipasto non è un antipasto)

Ma, mutatis mutandis, quale grande giornalista non sapendo nulla di arte contemporanea metterebbe sul suo Facebook (anzi sul suo profilo Facebook aziendale!) la foto di un quadro o di una scultura sghignazzando e dando di gomito ai propri fan? E una performance di teatro contemporaneo? E un film di un giovane regista? A prescindere che si guardi, che si ascolti, che si tocchi o che si mangi, la produzione creativa dovrebbe meritare un briciolo di rispetto da parte di chi ha in mano da decenni le redini dell'opinione pubblica.

 

Così come il rispetto si dovrebbe ai lettori, specie quando si è ben consci di quanto siano facilmente suggestionabili su alcuni temi facili da cavalcare. Ad esempio Gabanelli avrebbe potuto spiegare ai propri fan, da giornalista accurata e meticolosa quale è, che quel piatto non era altro che uno dei quattro piccoli benvenuti da parte della chef prima di iniziare il percorso di degustazione.

GAMBERO ROSSO

 

Chiaro? Non un antipasto come scritto nel post dunque, ma il primo di una serie di 4 stuzzichini offerti gratuitamente (a dispetto dei mille commenti che insultano "la cacatina di piccione che costerà una fortuna") prima di iniziare la serie degli antipasti, poi i primi, poi i vari secondi, poi il pre-dessert, poi il dessert, poi gli stuzzichini dolci finali. Ma davvero avete ancora fame dopo?

 

Ma davvero pensate che 70 o 90 euro (tanto costano i menu al Marconi, ristorante che la Gabanelli definisce "caro" fino a sorprendersi della presenza di clienti masochisti) per tre, quattro, talvolta cinque ore di autentico intrattenimento culturale, di alto artigianato in presa diretta siano un prezzo inaccettabile? Se poi però portate la vostra vettura dall'elettrauto 200 euro se ne vanno senza fiatare. Siamo alla famosa filastrocca degli italiani che pur producendo il migliore extravergine del mondo, pagano di più l'olio che mettono nel motore della macchina di quello che metto nello stomaco. Una filastrocca che racconta una china triste, rispetto alla quale i grandi giornalisti dovrebbero mettere in guardia...

 

Insomma, tornando al piatto incriminato, non solo la quantità oggetto delle canzonature della Gabanelli era quella corretta, ma sarebbe stato proprio un errore tecnico proporre quantità maggiori in sede di snack di inizio pasto. Uno stuzzichino pre-antipasto troppo sostanzioso, troppo abbondante, capace di appesantire e di soddisfarre l'appetito prima del dovuto, quello forse, per assurdo, avrebbe meritato una annotazione negativa. Non certo uno snack delle idonee dimensioni di  uno snack.

 

 

URBANO CAIRO CON CORRIERE DELLA SERA

 

Ma il Corriere non puntava tutto sul cibo?

In chiusura, sarebbe interessante sapere cosa pensi l'azienda di Urbano Cairo dei commenti con la bava alla bocca verso chef e alta gastronomia italiana che a centinaia si snocciolano sotto al post della Gabanelli nel profilo di Dataroom. Perché quei commenti rappresentano la readership del Corriere. Lo stesso Corriere che sta puntando moltissimo sui contenuti a tema food.

 

Lo stesso Corriere che inaugura sezioni, rubriche, numeri speciali e addirittura un vasto palinsesto di eventi in tutt'Italia attorno alle figure dei grandi cuochi. Lo stesso Corriere che dopo l'estate uscirà con una nuova rivista gastronomica. Proprio quel Corriere che da ieri, su un suo profilo ufficiale, percula in maniera sciatta e superficiale una eccellente cuoca-imprenditrice che prova a gestire il suo ristorante (la sua azienda!) nel bel mezzo dell'Appennino emiliano,  e con lei tutti gli chef suoi colleghi.

 

 

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