MIA MARTINI RESTERÀ, GLI IDIOTI CHE L’HANNO UCCISA NO

Malcom Pagani per "Il Fatto Quotidiano"

Era di Maggio. La Citroën verde in giardino. Il rumore dei passi sulla ghiaia. I curiosi. La sorella. Il padre, figlio di un sarto "Geniale e violento". Renato in lacrime, senza più Zerofollie. Le sirene. L'ambulanza. I poliziotti. L'arresto cardiaco e la decenza in manette. Il fine pena mai di Mia Martini, l'untrice condannata dalle dicerie. Esposta all'ergastolo della superstizione: "Porta sfortuna, è una jettatrice".

Cancellata dai debiti. Lasciata sola a difendersi dall'emarginazione con un telefono in mano, una tuta, la postuma impudenza del magistrato di turno in sottofondo: "Aspettate l'autopsia, ci saranno sorprese" e un paio di cuffie sulle orecchie. La vera musica. L'ultimo appiglio. L'origine e la fine. Cronaca. Immeritata prosa. Smarrita poesia. "Adesso non c'è più" scrive Aldo Nove in coda al suo disperato Mi chiamo... e lo certifica quasi in versi, restituendo a Mia Martini la prima persona per raccontarsi.

Andando a cercare le note di Minuetto "complice il grande Califano" nel Penny's arancione della sua adolescenza e la lirica e il componimento nella biografia di Domenica Bertè. La ragazza che reagì in metrica finché ne ebbe la forza: "Perché parlate di me/ cosa c'entro io con voi?/ di sicuro non vorrei incontrarvi mai/ giocate pure con me senza problemi/ tanto non mi romperò/ sono di plastica infrangibile/modello scomponibile".

Quella che aveva preso in prestito il nome da Mia Farrow e il cognome da una gloria transnazionale: "Il Martini e la pizza li conoscono in tutto il pianeta" le suggerì Crocetta, il fondatore del Piper. Mia era nata in una Calabria di periferia e poi fuggita via in Lombardia, a 47 anni, in un satellite nei pressi di Malpensa, senza più voli da immaginare che non fossero di sola andata. "Ma come Amy Winehouse, Mia non si è uccisa. Ha preso farmaci e alcool, capito di star male, provato a chiedere aiuto", dice oggi Antonio Centanin in arte Nove, uno che con il mastice del pregiudizio e dell'inquadratura iniziale fa i conti fin dai tempi del suo Woobinda e dell'ultimo mondo cannibale in letteratura. "Una cosa da ridere di fronte a quel che ha subìto Mia".

Per pigrizia e semplificazione il recinto in cui rinchiuderlo era già delimitato. Ammaniti, Brizzi, Scarpa, Santa-croce e poi Nove, quello che profetico, prima di tutte le villette a schiera e i plastici di Vespa, si era presentato con un incipit: "Ho ammazzato i miei genitori perché usavano un bagnoschiuma assurdo, il ‘Pure and vegetal'". Il suo inno a Mia Martini è pubblicato da Skira (la casa editrice che divulga le opere di Francis Bacon) e non stupisce, perché per andare a fondo di una sofferenza, c'è bisogno di astrazioni e coincidenze. Bacon rimpiangeva il punto di vista: "Ho sempre sognato di dipingere il sorriso, ma non ci sono mai riuscito".

L'arte di Mia esplorava il dolore dell'amore. Nove si è calato nel meccanismo di un'esclusione sociale: "Ascoltando decine di testimoni ed evitando a riportare alcune storie troppo brutte. Le cose più vere spesso non sono verosimili, ma Mia è stata colpita da una stupidità così sorda che a ragionarci, spaventa".

Lei scrive: "Anche se tutti si toccavano le palle al mio passaggio, io ero lì". Sanremo, 1982. Una fotografia tra le tante.

Scrivo anche che per Mia gli anni 80 sono stati "Il luogo in cui prima c'era stato troppo". Credo sia vero. Era accompagnata da storie vergognose, fin dai 60.

L'arresto in Sardegna, fuori dal Pedro's, 4 mesi di carcere nel '69.

Per mezza canna, quando ancora non si chiamava Mia Martini. Sbattuta sui giornali, con il rimmel , le lacrime e il titolo: "Ecco la drogata". La sua esistenza è stata un'altalena. Rinunciava alla spazzatura commerciale, si impelagava in titaniche questioni di principio con le case discografiche e per coerenza, regolarmente, la pagava. "Sono un'artista pura" diceva. Lo era. Ma circondata da sciacalli e pescecani .

Si è chiesto perché non sia ancora qui?

Forse perché non le è bastato l'affetto. Quando sento dire: "È stata debole" mi indigno. Provate voi a convivere con 20 anni di solitudine e cattiveria. Crollerebbe chiunque.

Per scrivere ha parlato anche con Loredana?

No, ma ho parlato con il padre e con Gianna Bigazzi, la moglie di Gian Carlo che a Mia era stata molto vicina. Era timida, Mia. Non le piaceva apparire, covava un'indole visceralmente femminista e se voleva presentarsi con i bigodini in testa o con uno scialle viola, pur sapendo che nessuno voleva vedere l'artista per ciò che era realmente nella vita, lo faceva.

Come Califano, che per Mia scrisse due capolavori.

Non era nella squadra dei cattivi, il fantastico Califfo. Uno che nonostante le avventure che aveva affrontato, nei confronti di Mimì era stato sempre vero, sincero, affettuoso. Si volevano bene.

Aznavour era incredulo: "In Italia avete un simile miracolo e non ve ne siete accorti?". Oltre Ventimiglia era difficile invitarla anche nei tanti simil Castrocaro nazionali.

La chiamavano a suonare in alcune serate tv per poi tagliarla in sede di montaggio. Nel libro ci sono autisti che dopo averne intravisto la sagoma dal finestrino, la abbandonano sotto la pioggia nelle stazioni di provincia, gente che la scorge e urla: "cambiate canale!", ristoratori che si rifiutano di servirla e colleghi che al suo nome rinunciano all'ingaggio.

"Sono solo un essere umano" dice inseguito nei cessi della metropolitana prima di raggiungere la pace definitiva il protagonista dell'Elephant man di David Lynch. Era inseguita anche Mia Martini?

Per anni fu l'innominabile. L'irrazionale è più efficace di qualunque considerazione.

Mia Martini lo sapeva: "Meglio essere sospettati di avere l'Aids. Si può sempre fare un test per smentire la voce. Ma per la sfiga cosa fai? Una radiografia?".

Un meccanismo diffuso, allucinante, non nuovo alle accolite artistiche, agli ambienti relativamente piccoli e dominati da cattiva coscienza. Mario Praz, il nostro anglista più meritevole, ha vissuto in maniera infernale. Per anni fu l'innominabile.

Mia Martini lo è ancora?

Fino a quando non scomparirà quella generazione che in modo diretto o indiretto ha contribuito alla sua esclusione, non se ne verrà a capo. Di inviti in tv ne ho ricevuti pochi. Ho avuto l'impressione che ci fosse imbarazzo, che affrontare il tema disturbasse. Se avessi le prove, non foss'altro che per illuminismo etico, farei i nomi. Non importa. Io so che Mia Martini resterà. Idiozie e idioti, no.

 

ALDO NOVE MI CHIAMO IL LIBRO DEDICATO A MIA MARTINI Aldo NoveMIA MARTINIMIA MARTINI Loredana BerteZero e Berte negli anni renato zeroCalifano

Ultimi Dagoreport

procuratore milano viola procura milano luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - SDENG! ANCHE IL ‘’SOVRANISMO BANCARIO’’ È FINITO NEL CESTINO DELLE CAZZATE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI – A CANCELLARE IL DISEGNO DEL ‘GRANDE POLO DEL RISPARMIO TRICOLORE', A CAVALLO DI CALTAGIRONE & C., OBIETTIVO GLI 800 MILIARDI DI GENERALI, CI HANNO PENSATO IN TANTI: DALLE PERPLESSITÀ DI BCE ALLA CONTRARIETÀ DEI FONDI INTERNAZIONALI PER LA LEGGE CAPITALI (RIVELATASI UN BOOMERANG PER CALTA CHE L’AVEVA ISPIRATA) - MA IL RIBALTONE NON SAREBBE AVVENUTO SENZA L’ENTRATA IN CAMPO DELLA PROCURA DI MILANO - L’ISCRIZIONE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO PER PRESUNTO “CONCERTO OCCULTO” SULLA SCALATA DI MEDIOBANCA, IN DUPLEX CON LA BIZZARRA VENDITA “OVERNIGHT” DEL 15% DI MPS DA PARTE DEL TESORO DI GIORGETTI, E' STATO IL PRIMO SEGNALE DI ALLARME PER I GENI DI PALAZZO CHIGI PER I POSSIBILI (E AMARI) STRASCICHI GIUDIZIARI - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO INFINE TRABOCCARE IL VASO, SPINGENDO MELONI, DELFIN E BPM AD ABBANDONARE AL SUO DESTINO L’EX ALLEATO CALTARICCONE, È STATA LA VITTORIA DEL “NO” AL REFERENDUM, SENZA LA QUALE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO CHISSA' IN QUALE CASSETTO SAREBBE FINITA...

giorgia meloni trump viviana mazza netanyahu

DAGOREPORT – PERCHÈ È PIÙ FACILE PARLARE CON L’UOMO PIÙ POTENTE (E DEMENTE) DEL MONDO CHE CON GIORGIA MELONI? - PORRE UNA DOMANDINA ALLA "PONTIERA IMMAGINARIA" DEI DUE MONDI È PRATICAMENTE IMPOSSIBILE, MENTRE CON TRUMP BASTA UNO SQUILLO O UN WHATSAPP E QUELLO…RISPONDE – L'INTERVISTA-SCOOP AL DEMENTE-IN-CAPO, CHE LIQUIDA COME UNA SGUATTERA DEL GUATEMALA LA PREMIER DELLA GARBATELLA, REA DI AVER RESPINTO L'INAUDITO ATTACCO A PAPA LEONE, NON E' FRUTTO DI CHISSA' QUALE STRATEGIA DI COMUNICAZIONE DELLA CASA BIANCA, MA SOLO DELLA DETERMINAZIONE GIORNALISTICA DELL'INVIATA DEL "CORRIERE", VIVIANA MAZZA, CHE L'HA TAMPINATO E SOLLECITATO AD APRIRE LE VALVOLE – E' PASSATO INVECE QUASI INOSSERVATO IL SILENZIO SPREZZANTE DI NETANYAHU VERSO MELONI CHE HA FINALMENTE TROVATO IL CORAGGIO DI SOSPENDERE IL PATTO DI DIFESA ITALIA-ISRAELE - TRA UN BOMBARDAMENTO E L'ALTRO DEL LIBANO, IL GOVERNO DI TEL AVIV HA DELEGATO UN FUNZIONARIO DI TERZO LIVELLO PER AVVERTIRE CHE “L’ITALIA HA MOLTO PIÙ BISOGNO DI NOI DI QUANTO NOI ABBIAMO BISOGNO DI LORO''...

marina berlusconi antonio tajani giorgia meloni pier silvio nicola porro paolo del debbio tommaso cerno

DAGOREPORT - MARINA BERLUSCONI NON È MICA SODDISFATTA: AVREBBE VOLUTO I SUOI FEDELISSIMI BERGAMINI E ROSSELLO COME CAPOGRUPPO, MA HA DOVUTO ACCETTARE UNA MEDIAZIONE CON IL LEADER DI FORZA ITALIA, NONCHE' MINISTRO DEGLI ESTERI E VICE PREMIER, ANTONIO TAJANI - LA CACCIATA DEL CONSUOCERO BARELLI, L'AMEBA CIOCIARO NON L'HA PRESA PER NIENTE BENE: AVREBBE INFATTI MINACCIATO ADDIRITTURA LE DIMISSIONI E CONSEGUENTE CADUTA DEL GOVERNO MELONI – AL CENTRO DELLA PARTITA TRA LA FAMIGLIA BERLUSCONI E QUELLO CHE RESTA DI TAJANI, C’È IL SACRO POTERE DI METTERE MANO ALLE LISTE DEI CANDIDATI ALLE POLITICHE 2027 – PIER SILVIO SUPPORTA LA SORELLA E CERCA DI “BONIFICARE” LA RETE(4) DEI MELONIANI DI MEDIASET GUIDATA DA MAURO CRIPPA (IN VIA DI USCITA), CHE HA IN PRIMA FILA PAOLO DEL DEBBIO E SOPRATTUTTO NICOLA PORRO (SALLUSTI SI E' INVECE RIAVVICINATO ALLA "FAMIGLIA") – RACCONTANO CHE IL VOLUBILE TOMMASINO CERNO-BYL SI E' COSI' BEN ACCLIMATATO A MILANO, ALLA DIREZIONE DE "IL GIORNALE", CHE PREFERISCA PIU' INTRATTENERSI CON I “DIAVOLETTI” DELLA BOLLENTE NIGHTLIFE ''A MISURA DUOMO'' CHE CON GLI EDITORI ANGELUCCI…

xi jinping donald trump iran cina

DAGOREPORT – LA CINA ENTRA IN GUERRA? L’ORDINE DI TRUMP DI BLOCCARE "QUALSIASI NAVE CHE TENTI DI ENTRARE O USCIRE DALLO STRETTO DI HORMUZ E DAI PORTI IRANIANI" NON POTEVA NON FAR INCAZZARE IL DRAGONE, PRINCIPALE ACQUIRENTE DI GREGGIO IRANIANO – SE NON VIENE REVOCATO IL BLOCCO, PECHINO MINACCIA DI FAR SALTARE L’ATTESO INCONTRO AL VERTICE CON XI JINPING, IN AGENDA A MAGGIO A PECHINO - DI PIU': IL DRAGONE SI SENTIRÀ AUTORIZZATO A RIBATTERE CON RAPPRESAGLIE POLITICHE CHE POTREBBERO TRASFORMARSI IN RITORSIONI MILITARI - L'ARABIA SAUDITA IMPLORA TRUMP DI FINIRLA DI FARE IL VASSALLO DI ISRAELE E DI TORNARE AL TAVOLO DEI NEGOZIATI CON L'IRAN. RIAD TEME CHE TEHERAN POSSA SCHIERARE I SUOI ALLEATI HOUTHI IN YEMEN PER BLOCCARE LO STRETTO DI BAB AL-MANDEB, UN'ARTERIA VITALE CHE TRASPORTA IL 10% DEL COMMERCIO GLOBALE TRA L'ASIA E I MERCATI EUROPEI ATTRAVERSO IL CANALE DI SUEZ, DETTA "PORTA DELLE LACRIME"…

meloni orban trump netanyahu papa leone

DAGOREPORT - REFERENDUM, GUERRA DEL GOLFO, ORBAN, PAPA LEONE: UNA BATOSTA DOPO L'ALTRA. IL BLUFF DEL CAMALEONTE DELLA GARBATELLA È GIUNTO AL CAPOLINEA: MEJO PRENDERE LE DISTANZE DA TRUMP E NETANYAHU, DUE TIPINI CON GROSSI PROBLEMI DI SALUTE MENTALE, PRIMA DI ANDARE A FAR COMPAGNIA AI GIARDINETTI AL SUO AMICO ORBAN - SOLO L'EROSIONE DEI CONSENSI LE HA FATTO TROVARE IL CORAGGIO DI CONDANNARE,  DOPO UN TRAVAGLIO DI SETTE ORE, IL BLASFEMO ATTACCO DEL SUO "AMICO" DI WASHINGTON AL PONTIFICATO DI PAPA PREVOST (SUBITO BASTONATA DA TRUMP: "SU DI LEI MI SBAGLIAVO") - OGGI E' STATA COSTRETTA A PRENDERE LE DISTANZE DAL "BOMBARDIERE" NETANYAHU, ANNUNCIANDO LA SOSPENSIONE DEL RINNOVO DEL PATTO DI DIFESA CON ISRAELE (ARMI, TECNOLOGIA, INTELLIGENCE) – CHISSÀ SE IL RINCULO INTERNAZIONALE DELLA DUCETTA AZZOPPATA RIUSCIRA' ANCORA AD ABBINDOLARE GLI ITALIANI….

donald trump papa leone xiv marco rubio jd vance andrea riccardi

DAGOREPORT - È FINITA LA PRESIDENZA TRUMP, È INIZIATO IL PONTIFICATO DI LEONE! SI MUOVE LA “RETE” VATICANA LEGATA ALL’AMERICA LATINA PER “NEUTRALIZZARE” IL BIS-UNTO DEL SIGNORE - IL RUOLO DI MARCO RUBIO, CATTOLICO E FIGLIO DI ESULI CUBANI CHE, A DIFFERENZA DEL NEO-CONVERTITO JD VANCE CHE HA AGGIUNTO BENZINA AL DELIRIO BLASFEMO DI TRUMP ("IL PAPA SI ATTENGA AI VALORI MORALI"), È RIMASTO IN SILENZIO, IN ATTESA SULLA RIVA DEL FIUME DI VEDERE GALLEGGIARE A NOVEMBRE, ALLE ELEZIONI DI MIDTERM, IL CIUFFO DEL TRUMPONE - IN CAMPO LA COMUNITA' DI SANT’EGIDIO CON LA SUA POTENTE RETE DI WELFARE E DIPLOMAZIA - IL PROSSIMO SCHIAFFO DI LEONE AL TRUMPISMO CRIMINALE: DOPO AVER DECLINATO L'INVITO A CELEBRARE IL 250° ANNIVERSARIO DELL'INDIPENDENZA AMERICANA ALLA CASA BIANCA, IL 4 LUGLIO DEL 2026 PREVOST VISITERÀ LAMPEDUSA. UN POSTO E UNA DATA DI SICURO NON SCELTI PER CASO...