MINZO FOREVER! - I RUMORS VORREBBERO IL DIRETTORISSIMO DEL TG1 IN USCITA, MA LUI CONTA DI RESISTERE FINO ALLE ELEZIONI - SE IL GIUDICE DOVESSE DECIDERE IL RINVIO A GIUDIZIO PER LE SPESE DELLA CARTA DI CREDITO, IL GRAN NEMICO GARIMBA POTREBBE COSTRINGERE LADY LEI A SFIDUCIARLO - MULÉ DOPO LO SGARBO A BOSSI SI AVVICINA AL CANALE ALL NEWS DI MEDIASET, E MINZO POTREBBE DECOLLARE A “PANORAMA” - AL TG1 GARA TRA PREZIOSI E MACCARI…

Tommaso Labate per "Il Riformista"

Retroscena. Il gioco dell'oca che sta per anticipare la fine della legislatura. Minzolini resiste, ma potrebbe dover cedere il passo a un direttore di transizione (Preziosi o un traghettatore «alla Albino Longhi»). Comunque, ha un contratto che lo blinda dentro l'ammiraglia. Cambio della guardia anche a Panorama. Il direttore Mulè verso Mediaset.


Ancora qualche settimana e, stando al tam-tam di viale Mazzini, Augusto Minzolini abbandonerà la direzione del Tg1.

Quella che per settimane è stata una semplice "voce", adesso è qualcosa di più. Al punto che tanto nei corridoi del settimo piano della Rai quanto nella commissione di Vigilanza, l'addio di Minzolini alla poltrona di direttore del Tg1 viene addirittura associato all'aggettivo «imminente».

Sia chiaro, l'ex editorialista della Stampa non ha alcuna intenzione di lasciare la guida dell'ammiraglia dell'informazione pubblica. Di certo non dopo le polemiche dell'opposizione sul sorpasso subito ieri l'altro da parte dell'edizione serale del Tg5. E che non sia questione di ascolti, soprattutto all'interno di un giornale che adesso subisce anche la concorrenza del Tg de La7 di Enrico Mentana, lo testimonia anche la pila di foglietti che il certosino Minzolini conserva gelosamente nel primo cassetto della sua scrivania. Una specie di dossier pronto per qualsiasi uso, che il direttore del Tg1 oppone a chiunque lo attacchi sui dati Auditel.

Pezzi di carta con grafici e numeri, sulla base dei quali «Minzo» sostiene che «l'anno scorso il mio Tg1 è stato sorpassato dal Tg5 soltanto una volta». E soltanto «perché la direzione della Rete, in occasione della festa delle Forze Armate, aveva deciso di sostituire il pre-serale con un concerto di Biagio Antonacci». A poco serve, come sanno bene i suoi amici e colleghi, fargli notare che nel 2011 quei "sorpassi" della concorrenza sono diventati da uno a quattro, l'ultimo dei quali martedì. "Minzo" prende la pila di foglietti e corre alle pagine relative al 2002, quando il Tg1 di Mimun era finito dietro il Tg5 «per ben centoventi volte».

Ma tabelle, schemini e cifre di ascolti hanno poco a che vedere con un cambio della guardia che Minzolini continua a considerare destituito di ogni fondamento. Nel momento in cui è chiaro che Silvio Berlusconi provocherà anzitempo lo showdown che trascinerà tutti alle urne in primavera, il direttore che più di ogni altro ha contrassegnato il lato catodico dell'ultimo berlusconismo è destinato a cedere il passo anzitempo. Perché la Rai, come sussurra uno dei componenti del cda, «dipende dalla politica» e quindi sa «sintonizzarsi col vento nuovo anche prima che inizi a soffiare». Un modo come un altro per dire che «Berlusconi cadrà, ma Minzolini andrà giù prima di lui».

Infatti il pressing sul direttore del Tg1 s'è fatto ormai asfissiante. E l'uscita di scena potrebbe anche anticipare la decisione del gip che dovrà pronunciarsi sulla richiesta di rinvio a giudizio per peculato nei suoi confronti, messa nero su bianco dai pm di Roma che indagano sulle spese fatte da Minzolini con la carta di credito aziendale. «Soldi poi restituiti, spese di rappresentanza», s'è sempre difeso il diretto interessato. Se ci sarà il rinvio a giudizio, ha chiarito il dg di viale Mazzini Lorenza Lei, «mi riservo di valutare tutto quello che è necessario, anche perché non ci sono casi analoghi ma solo similari». Ma se il direttore del Tg1 fosse costretto ad andare via prima, almeno "quel" rebus sarebbe risolto.

Se il divorzio tra Minzolini e il tiggì della prima rete si materializzasse a stretto giro, il grande risiko editoriale con cui si chiuderà il 2011 avrà ufficialmente inizio. Come? Negli ultimi giorni, "Minzo" viene dato in corsa per la guida di Panorama, che Giorgio Mulè - finito nel mirino dei leghisti per il ben noto articolo sulla moglie di Bossi - sta per liberare. All'attuale direttore del settimanale del gruppo di Segrate è già stato garantito uno "scivolo" verso Cologno Monzese. A Mediaset, insomma. Al posto di Emilio Fede, che però non vuole lasciare il Tg4. O, ipotesi più concreta, nella tolda di comando dell'all news del Biscione, che a breve potrebbe prendere (finalmente) il largo.

Ma attenzione. Come nel più classico dei giri di Monopoli, basta un lancio di dadi per tornare immediatamente al via. Perché? Semplice. Minzolini ha tutte le carte in regola per rimanere al Tg1 anche senza i galloni di direttore. Infatti, spiegano fonti interne al giornale, ha un contratto a tempo indeterminato come caporedattore. E nessuno - di conseguenza - può allontanarlo facilmente. Potrebbe fare il corrispondente dagli Stati Uniti, un'esperienza in cui s'è già cimentato alla Stampa.

E continuare, insomma, a "resistere". Lasciando la scrivania a un direttore di transizione (Antonio Preziosi dal Gr oppure un traghettatore old style, come fu nel 2002 Albino Longhi). E aspettando che dalle urne primaverili, e quindi dai posteri, arrivi l'ardua sentenza.

 

 

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