zagrebelsky

"IL MITE GUSTAVO ZAGREBELSKY HA LA PSICOSI DELLA TIRANNIA" – IL RITRATTONE DI GIANCARLO PERNA: L'APOCALITTICO PROFESSORE SENTE OVUNQUE L' OMBRA FREDDA DELLA DITTATURA: 10 ANNI FA IL FASCISTONE DI TURNO ERA BERLUSCONI, DUE ANNI FA RENZI, CHE LO DEFINÌ “GUFO PARRUCCONE”. ORA TOCCA AL GOVERNO GIALLOBLÙ - MA NON ERA LO STESSO CHE CELEBRAVA IL SUCCESSO DEL M5s? LE “COLPE” DI PAOLO MIELI E LA STRONCATURA DI GIULIANO FERRARA…

Giancarlo Perna per la Verità

gustavo zagrebelsky

 

Sempre apocalittico, il professor Gustavo Zagrebelsky si è appellato agli uomini liberi perché si oppongano al governo gialloblù. Per lui è l' anticamera del fascismo, drago proteiforme che oggi ha le fattezze di Luigi Di Maio e Matteo Salvini. Due anni fa, per il professore, era invece Matteo Renzi a minare la democrazia con la sua riforma costituzionale. Dieci anni fa, il fascistone di turno era Silvio Berlusconi. Insomma, ovunque si volti, questo mite studioso sente aleggiare l' ombra fredda della tirannia. È una psicosi, la sua, che si placa solo se alla guida del Paese c' è la sinistra tradizionale. Non, dunque, quella posticcia del giglio magico ma uomini come Romano Prodi, Giorgio Napolitano, Piero Fassino e pochi altri, poiché quelli di cui si fidava davvero sono tutti volati in cielo.

 

Zagrebelsky è un torinese allevato nell' azionismo che impregnò Torino nel dopoguerra. Oggi, è presidente onorario di Giustizia e libertà, di cui il concittadino, Carlo De Benedetti, è l' anfitrione. Troppo giovane - classe 1943- per militare nel Partito d' azione che operò durante il conflitto, il professore ne frequentò i reduci quando portava ancora i calzoni alla zuava. All' epoca, erano i pantaloni di passaggio, tra quelli corti del putto e i lunghi dell' adulto.

zagrebelsky

 

il senso di superiorità L' adolescente si affacciava timidamente all' Istituto Gioele Solari.

Era la grande biblioteca universitaria nella quale i soloni dell' epoca tenevano conferenze: Norberto Bobbio, Alessandro Galante Garrone, Alessandro Passerin d' Entreves, Franco Antonicelli e altri trapassati. Erano gli azionisti: antifascisti di gran lignaggio, ottimi studi, fattezze eleganti, moralità di ferro.

 

A costoro, il Nostro si è abbeverato, prendendone l' impronta. Di qui, il cipiglio, il senso di superiorità, la brillante carriera, il benessere materiale. Tutte cose che vedremo.

Essendo collaboratore di Repubblica, La Stampa, Fatto quotidiano, ogni esternazione di Zagrebelsky compare in una di queste testate.

 

L' ultima, già citata - «è arrivato il tempo della resistenza civile» - è stata pubblicata da Repubblica il 24 novembre. Come detto, è un appello a opporsi alle malefatte del governo Conte. Ma anziché esserne applaudito, Gustavo è stato sbeffeggiato dai renziani.

Renzi Zagrebelsky

Un passo indietro per capire. Nel 2016, durante la campagna per il referendum sul ridimensionamento del Senato, Zagrebelsky avversò la riforma voluta da Renzi. Fu il capofila del comitato per il No. Rifiutò però la parola «capo» che aveva un sapore parafascista e divenne perciò «il portabandiera». Incrociò le armi con Renzi in un epico dibattito tv. Trattandosi di diritto costituzionale di cui il Nostro è cultore - docente della materia ed ex presidente della Consulta -, pensava di mangiarsi il fiorentino in un boccone. Assunse subito il tono pacato e beffardo del professore al quale un bipede impertinente voleva tenere testa.

 

RENZI MENTANA ZAGREBELSKI

la débâcle in tvLa cosa però finì maluccio per lui.

Quasi subito si attorcigliò in astrattezze giuridiche che, unite al tono lento e compiaciuto, portarono lo share sotto i talloni. Renzi, cui non manca l' improntitudine, scattò come una molla parlando più chiaro e interessante. Trionfò quando ricordò al professore che due anni prima aveva optato lui stesso per il premio di maggioranza che ora contestava.

 

L' altro, preso in castagna, tacque e il bulletto sentenziò: «Lei deve fare pace con sé medesimo». Cappotto. Quando però perse il referendum, Renzi ruppe di brutto col docente che divenne, per lui e i suoi, «il gufo parruccone».

 

Baruffe di sinistra. Da un lato, il severo azionista compreso di sé, dall' altro gli sciammannati di Firenze. L' inimicizia aumentò quando nacque del tenero tra il professore e i grillini. Per il tramite di Stefano Rodotà - altro azionista, sia pure calabrese -, amato dai 5 stelle, Gustavo entrò nel Pantheon di costoro.

Il movimento mise pure lui nell' elenco dei 4 prescelti - Milena Gabanelli, Gino Strada e il citato Rodotà - per la corsa al Quirinale del 2015.

ZAGREBELSKY

 

Zagrebelsky ricambiò, dopo le elezioni politiche del 4 marzo di quest' anno, mostrandosi molto soddisfato del successo grillesco. «Una ribellione di massa contro l' autoreferenzialità del potere (del Pd e Renzi, ndr) incapace di avvertire le sofferenze della società», fu la sua analisi. E subito si dette da fare per favorire un' alleanza M5s-Pd. Quando però si intrufolò la Lega e nacque il governo Conte, il Nostro si adontò.

È stato zitto qualche mese, poi, giravoltando di 180 gradi, ha fatto il recente proclama sui pericoli che corre ora la democrazia. Così, i grillini - rei di non essersi accordati con la sinistra - sono diventati degli antemarcia.

 

le colpe di paolo mieli A questo punto - e con ciò torniamo da dove siamo partiti -, i vari Renzi, Maria Elena Boschi & co, hanno però rinfacciato a Zagrebelsky di essersi svegliato tardi, che la colpa era anche sua se i grillini erano dilagati e non bastava certo un proclama per lavarsi la coscienza. In effetti, che il professore sia ballerino nelle idee, non ci piove. Così, pure la stampa di sinistra si è divisa.

reichlin zagrebelsky

Giuliano Ferrara, fondatore del Foglio e renziano perso, ha dato addosso al professore dicendo che «pensa in modo abborracciato cose banalotte, non sa scrivere, è debole d' immaginazione e molto noioso».

 

Lo ha difeso invece Ezio Mauro, già direttore di Repubblica che lo lanciò come personaggio mediatico. Anche se la colpa primigenia dell' immotivata notorietà di Zagrebelsky risale a Paolo Mieli che, un quarto di secolo fa, da direttore della torinese Stampa, offrì una collaborazione a quello che era allora un costituzionalista tra i tanti. Non proprio oscuro ma nella media, con cattedra nella città sabauda dopo averla ricoperta all' università di Sassari.

 

conte salvini di maio

Pensione da 200.000 euro Fu così che il capo dello Stato, Oscar Luigi Scalfaro, piemontese pure lui, leggendone le quiete banalità sul giornale di casa, decise di nominarlo giudice costituzionale (1995-2004). Con tanto più piacere, sapendo che Berlusconi, da lui detestato, considerava il giustizialista Zagrebelsky nemico giurato del centrodestra (tuttora - visto da me in tv - se si nomina il Cav, Gustavo fa le smorfie). La nomina alla Corte, coronata dalla presidenza negli ultimi 7 mesi di mandato, trasformò il modesto docente in una personalità tra le più illustri. A questo si aggiunsero i vantaggi economici della carica, aumentati dal sovrappiù della breve presidenza. Locupletica è pure la pensione - sui 200.000 euro annui - che l' austero azionista gode nell' amena Savigliano (50 km da Torino) dove abita con la moglie, Cristina.

SALVINI CON IL PUPAZZO DI DI MAIO

 

severo e approssimativo Gustavo - come i fratelli maggiori, Vladimiro, magistrato, e Pierpaolo - sono italiani di prima generazione. Il padre era russo di Pietroburgo e crebbe in Italia per caso. Le cose andarono così. Il nonno, ufficiale dello zar, e la nonna si trovavano col figlio in vacanza a Nizza nel 1914. Scoppiò la guerra e furono chiuse le frontiere. Di seguito, arrivò la rivoluzione bolscevica. Così, la famiglia si stabilì a Sanremo. La nonna, illusa di avere trovato il logaritmo per sbancare il casinò, perse i suoi averi. Il padre, giovincello, sbarcò allora il lunario vendendo novelle che spacciava per racconti di Gogol da lui tradotti. Poi, sposò una severa valdese e mise la testa a posto. Da questo ibrido, è venuto Gustavo: sempre severo come mamma, a volte approssimativo come papà.

reichlin zagrebelsky boldrini tronti paggi

Ultimi Dagoreport

attentato sigfrido ranucci bomba valter lavitola clesio gomes tavares pellegrino d’avino davino antonio passariello saverio mutone

DAGOREPORT- PECCATO CHE SIANO SCOMPARSI I POLIZIOTTESCHI DEGLI ANNI ’70, TIPO: “LA CAMORRA SFIDA, NAPOLI RISPONDE’’. DAVANTI AI COLPI DI SCENA DEL GASTRO-CRIMINAL-SHOW, STARRING LAVITOLA E RANUCCI, AVREBBERO SCODELLATO UN BEL FILMONE, INTITOLATO: “LA CAMORRA INDAGA, LA LEGGE RINGRAZIA” – QUANDO RANUCCI INDIRIZZA LE INDAGINI SULLA PISTA DELLA CAMORRA, IL CLAN CAVA, STORICA ORGANIZZAZIONE IRPINA DI QUINDICI, NON HA PRESO PER NIENTE BENE DI FINIRE SOTTO PRESSIONE PER IL LAVORO INVESTIGATIVO DEI CARABINIERI – INDAGANO E SCOPRONO CHE ANTONIO PASSARIELLO, L’UNICO LORO AFFILIATO DEL QUARTETTO BOMBAROLO (GLI ALTRI TRE NON ERANO ORGANICI AL CLAN), NON SI ERA PREOCCUPATO DI INFORMARE IL VERTICE DEL CLAN, NÉ DI RICEVERE IL VIA LIBERA PER COMPIERE L’ATTENTATO - I CAMORRISTI DECIDONO ALLORA DI INDIRIZZARE GLI INQUIRENTI SULLA PISTA GIUSTA, INVIANDO UNA MAIL AL PM: “SE CE LO AVREBBE DETTO NON GLIELO AVREMMO MAI PERMESSO PERCHÉ RANUCCI A NOI NON CI HA FATTO NIENTE E QUESTO SONO GUAI CHE NON VOGLIAMO, ALLORA PRIMA CHE SI MISCHIANO LE CARTE, LE COSE STANNO COSI…”. E GIÙ UN NUMERO DI TELEFONO INTESTATO A UN’ALTRA PERSONA MA UTILIZZATO DA PASSARIELLO, CHE GLI INVESTIGATORI NON AVEVANO ANCORA SCOPERTO. DA LÌ, INTERCETTANDO INTERCETTANDO, SI È FINITI A TAVARES E LAVITOLA… - VIDEO

giorgia meloni sigfrido ranucci giampaolo rossi giovambattista fazzolari patrizia scurti antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI È IN MODALITÀ “CATTIVISSIMA ME”: DOPO QUATTRO ANNI DI LUNA DI MIELE, PER LA DUCETTA È ARRIVATA LA TEMPESTA PERFETTA: LO STOP AL PREMIERATO, LA BATOSTA AL REFERENDUM, LE RAFFICHE DI “VAFFA” DI TRUMP, L'ESPLOSIONE DEL FENOMENO VANNACCI, IL CROLLO DELLA LEGA, FORZA ITALIA ALLA BERLUSCONINA, IL CAOS INTORNO ALLA NUOVA LEGGE ELETTORALE, L'AUTOGOL SULLA SOSTITUZIONE DI RANUCCI - PIU' IRRIDUCIBILE DELLA MALASORTE, ANZICHE' ASCOLTARE I CO-FONDATORI DI FDI, LA RUSSA E CROSETTO, L'UNDERDOG PREFERISCE CIRCONDARSI DALL'AFFETTO DEL SUO CIRCOLETTO DELLA GARBATELLA - DOMANI DA BARI, DOVE FESTEGGIA IL RECORD DI DURATA DEL SUO GOVERNO, L'UNDERDOG LANCERÀ IL SUO GRIDO DI RISCOSSA ELETTORALE - SA CHE L'ARMATA BRANCA-MELONI NON PUO' REGGERE FINO A OTTOBRE 2027, OCCORRE ANTICIPARE IL VOTO AD APRILE, LASCIANDO LE COMUNALI A GIUGNO - MA MATTARELLA VUOLE L’ELECTION-DAY A CUI SI OPPONE LA MELONI, TERRORIZZATA DALL’EFFETTO TRAINO DI UN FILOTTO DEL CENTROSINISTRA: CHE DECIDERA' IL COLLE? AH, SAPERLO...

crosetto calenda vannacci monti de bortoli forum ambrosetti cernobbio

DAGOREPORT - MENTRE LA PROCURA MILITARE DI ROMA AVVIA UN’INDAGINE SUGLI UFFICIALI CHE HANNO ADERITO ALLA "SPORCA DOZZINA" DI ROBERTO VANNACCI, IL RE-DUX DI FUTURO NAZIONALE MARCIA SU CERNOBBIO: SABATO È ATTESO IN POMPA MAGNA AL FORUM AMBROSETTI PER DIBATTERE CON L’EX PREMIER MARIO MONTI - DALL'IDEOLOGO DEL POPULISMO GRILLINO, GIAN ROBERTO CASALEGGIO AL LEADER SOVRANISTA OLANDESE, IL RAZZISTA GEERT WILDERS, LE PRESENZE PROVOCATORIE E ACCHIAPPA-TITOLI NON SONO UNA NOVITA' A VILLA D'ESTE - SDEGNATI PER LA PRESENZA E "TRATTAMENTO PREFERENZIALE" DEDICATO ALL’EX PARÀ(CULO) DELLA FOLGORE, CARLO CALENDA E GUIDO CROSETTO NON METTERANNO PIEDE A CERNOBBIO – ANCHE FERRUCCIO DE BORTOLI RIFIUTA DI DUETTARE CON L’EX GENERALE NOSTALGICO DEL MANGANELLO E DELL’OLIO DI RICINO - NON SOLO: E' L’EX DIRETTORE DEL “CORRIERE” IL PRIMO CHE SPARA LA NOTIZIA: “PURTROPPO A CERNOBBIO CI SARÀ VANNACCI'' (IL CAUTO DIRETTORE FONTANA È STATO BEN ATTENTO A NON PUBBLICARLA SUBITO SUL CARTACEO)...

rai via teulada paolo corsini giulia innocenzi presutti daniele piervincenzi danilo procaccianti report sigfrido ranucci

DAGOREPORT – RIUNIONE INTERLOCUTORIA MA CON QUALCHE PICCOLA APERTURA TRA IL DIRETTORE DELL'APPROFONDIMENTO RAI, PAOLO CORSINI, E I MEMBRI DELLA SQUADRA DI “REPORT”: I GIORNALISTI HANNO RIBADITO IL “NO” ALLA CONDUZIONE DI GIULIA PRESUTTI E DANIELE PIERVINCENZI, MA SU QUEST’ULTIMO LA POSIZIONE SAREBBE PIÙ MORBIDA: POTREBBE AVERE UN VIA LIBERA MAGARI COME CONDUTTORE DEL “REPORT LAB”, CON LA CONDUZIONE VERA E PROPRIA DA AFFIDARE A DUE “STORICI” (CHE DIVENTEREBBERO TRE NEL CASO DI UN REINTEGRO DI RANUCCI DA PARTE DEL TRIBUNALE).  SULLA PRESUTTI IL MURO RESTA GRANITICO – PALAZZO CHIGI, INVECE, SAREBBE IRREMOVIBILE SUI DUE NOMI – EPISODIO PITTORESCO NEL MEZZO DELLA RIUNIONE: UN GIORNALISTA DI UNA PRESTIGIOSA TESTATA DELLA RAI SAREBBE STATO BECCATO A ORIGLIARE DA UN BAGNO VICINO ALLA SALA…

trump modi xi jinping putin

DAGOREPORT – GRAZIE A TRUMP, IL DOLLARO RISCHIA DI DIVENTARE CARTA STRACCIA – IL PIATTO FORTE AL SUMMIT IN KIRGHIZISTAN DI XI JINPING, VLADIMIR PUTIN E NARENDRA MODI, HA FATTO STRA-INCAZZARE IL CALIGOLA DELLA CASA BIANCA: SUL TAVOLO, IL PROGETTO DEI ''BRICS'' (BRASILE, RUSSIA, INDIA, CINA, SUDAFRICA) DI DAR VITA A UNA “MONETA UNICA'', PER FAR FUORI IL DOLLARO NEGLI SCAMBI INTERNAZIONALI - CON UN DEBITO PUBBLICO MONSTRE DI 40MILA MILIARDI, LA DE-DOLLARIZZAZIONE SAREBBE LA FINE DELL'IMPERO AMERICANO: IL VERDONE" VIENE UTILIZZATO IN OLTRE L'80% DELLE TRANSAZIONI COMMERCIALI E IN PIÙ DELLA METÀ DEI PAGAMENTI INTERNAZIONALI DELLE MATERIE PRIME, COME IL PETROLIO - LA DECISIONE E' NELLE MANI DELLA CINA: RINUNCERA' ALLO MONETA NAZIONALE, LO YUAN, PER DIVENTARE LA LOCOMOTIVA DEI ''BRICS''? - SUL MAGGIORE IMPEGNO A FAVORE DELL’IRAN, PESANO I DUBBI DI MODI (GLI USA SONO IL PRIMO PARTNER COMMERCIALE DELL’INDIA) - PROSSIMO ROUND: IL VERTICE DI XI JIN PING DEL 24 SETTEMBRE CON IL "DERAGLIATO MENTALE" DELLA CASA BIANCA...