IL MORETTI CHE NON TI ASPETTI: “LA POLITICA E’ ENTRATA NEI MIEI FILM MENO DI QUANTO SI PENSI” – NANNI INNAMORATO: “STO SCRIVENDO UN FILM, PROTAGONISTA UNA DONNA, LO GIRERO’ L’ANNO PROSSIMO” – GIROTONDI ADDIO: IL REGISTA NON HA VOGLIA DI PARLARE DI BERLUSCONI, E A DOMANDA SUL CAINANO RISPONDE “NE PARLIAMO DOPO AL BAR” – UNGHIATA AI CRITICI: “NON SVELATE I FINALI SE NO AL CINEMA NON CI SI DIVERTE PIU’…”- E A CANNES? “UN PO’ DELUDENTE LA SELEZIONE AMERICANA…”

1 - NANNI MORETTI "I MIEI FILM NON SONO COSÌ POLITICI"...
S. N. per "la Stampa" - «La politica è entrata nei miei film meno di quanto si pensi». Parola di Nanni Moretti, spesso considerato il più politico dei grandi registi italiani, che si è raccontato al pubblico del Pesaro Film Festival. «In due film, Il Caimano e Aprile , è entrata direttamente, ma già in Palombella Rossa ci entra in modo poco realistico». Poi qualche piccola anticipazione sul suo prossimo film, che sta scrivendo: «La protagonista è una donna e lo girerò il prossimo anno». Quanto alla sua esperienza di presidente di giuria a Cannes «c'erano 22 film e ce ne poteva essere qualcuno di meno. Nessun premio è stato all'unanimità».

2 - BAGNO DI FOLLA PER NANNI MORETTI...
Michele Anselmi per "il Secolo XIX"


Bagno di folla per Nanni Moretti, "evento speciale" della 48ª Mostra del nuovo cinema di Pesaro. Spintoni alle quattro del pomeriggio, sotto un sole che cuoce le uova, per entrare allo Sperimentale, dove sabato l'attore-regista ha incontrato il pubblico per un'ora e mezza, senza risparmiarsi, ma più rilassato del solito nel rispondere alle domande di Vito Zagarrio e Bruno Torri. Subito dopo corsa in libreria per leggere alcuni brani di Goffredo Parise, in serata apoteosi in piazza del Popolo, gremita, per "Il caimano" proiettato sullo schermone. Arrivato a Pesaro senza la giovane fidanzata di cui tanto si parla, Moretti è reduce da un piccolo incidente stradale che ha un po' acciaccato la mitica Vespa blu.

Ma è parso in ottima forma, pure disponibile nei confronti dei suoi estimatori, tanto da azzannare un panino con la Nutella confessando: «È la maledizione della mia vita».
Camicia azzurra su pantaloni marroni e mocassini senza calze, il cineasta è stato omaggiato con un denso volume critico il cui titolo recita "Lo sguardo morale". Subito diventato, per scherzo, sguardo umorale.

Perché si sa: nel regista 59enne convivono l'una e l'altra, moralità e umoralità, spesso con esiti fecondi. A Zagarrio che gli chiedeva di raccontarsi sul tema "Moretti e le donne", ha risposto morettianamente così: «Ma fatti gli affari tuoi!». Offrendo una notizia, però: «Sto scrivendo un film che avrà per protagonista una donna. Lo girerò l'anno prossimo. Ma non fatemi dire di più: se ne parlo mi pare già di consumare l'idea».

Inutile sfruculiarlo sull'argomento. Meglio buttarla in politica, anche se il Moretti del blitz-shock a piazza Navona che tanto fece arrabbiare Rutelli e Fassino, dei "girotondi" attorno alla Rai e al ministero della Pubblica istruzione, dell'adunata oceanica a piazza San Giovanni, sembra un ricordo lontano. «Non ho fatto altro che prendere in giro la sinistra. Nei miei film, e anche nella realtà. Qualcuno magari ricorderà. In "Io sono un autarchico" provavo a leggere un libro di Marx. Finiva che balbettavo, non capivo nulla e mi domandavo: "Avrò sbagliato ideologia?"».

In sala un ex "girotondino" vorrebbe farlo parlare di Berlusconi, del berlusconismo, delle leggi ad personam, eccetera. Lui si prende la pausa sorniona: «Ti rispondo al bar più tardi. Le cose vengono equivocate, vedo qualche giornalista in sala».

Poi però precisa serio: «Ho cercato di tenere distinte le due sfere. Infatti non ho girato nulla sulla stagione dei "girotondi". In quegli anni abbiamo semplicemente provato a fare politica in modo diverso: criticando la destra al governo, per la sua arroganza, e la sinistra all'opposizione, per la sua inadeguatezza. Detto questo, le volte, rare, in cui la politica è entrata nei miei film, penso ad "Aprile", al "Caimano" e solo in parte a "Palombella rossa", l'ho fatto perché avevo semplicemente voglia di raccontare quelle storie. Non per dovere. Tanto meno perché volessi cambiare la testa degli spettatori, ci mancherebbe».

Ormai la chiacchiera ha preso il verso giusto, oscillando tra aneddoti, ricordi e battutine, come quella rivolta al direttore del festival, Giovanni Spagnoletti, che lo vorrebbe spingere a diffondere via web, nel cosiddetto spazio virtuale, un eventuale documentario sul modello della "Cosa", girato sul finire del 1989.

«E su cosa lo faccio oggi? Era una situazione unica: la fine del Pci, quell'insieme di gioia e dolore, la discussione appassionata nelle sezioni sulla proposta di Occhetto. Nei vertici del partiti si consumavano personalismi accesi e scontri di potere; nella base, che pure non mitizzavo, si svolgeva un confronto autentico, sofferto, anche sorprendente, a causa del persistere tra i giovani di un forte cordone ombelicale con i Paesi dell'Est». E quindi? «No, la risposta è no. Non ho capito bene la domanda, ma dico no, caro Spagnoletti».

Gli chiedono se è difficile conciliare sul set i compiti di regista e di attore protagonista. Moretti ammette: «È un pochino difficile, ma non mi lamento. E poi nei miei due ultimi film mi sono un po' fatto da parte, lasciando i ruoli principali a Silvio Orlando e Michel Piccoli. Però è vero. In genere mi piace raccontare il mio ambiente, sociale, politico, culturale, anche un po' me stesso, con ironia se mi riesce».

Sceglie il basso profilo, Moretti a Pesaro, ma poi ecco l'unghiata nei confronti dei critici, ai quali raccomanda di non svelare i finali nelle recensioni, perché è meglio andare al cinema sapendo poco o nulla della storia. «Ci si diverte di più» sostiene giustamente Anche per questo, tranne fughe di notizie, tiene gelosamente segrete le trame dei suoi film, come Amelio e Tornatore del resto.

Quanto alle critiche, buone o cattive che siano, Moretti la pensa così: «All'inizio leggevo tutto e conservavo tutto. Poi leggevo meno e conservavo tutto. Oggi leggo poco e conservo qualcosa». Non ha conservato invece le sontuose scenografie di "Habemus Papam", distrutte, sorride, «a morsi e testate», per evitare che qualcun altro le riutilizzasse.

Resta tempo per una domanda sul festival di Cannes, dove era presidente di giuria. «Vedo che si sono arrabbiati in Francia perché non abbiamo premiato film francesi. Ma anche americani e di altri Paesi. Che vi devo dire? Per quanto mi riguarda è stata un'esperienza bellissima. Abbiamo discusso molto, ci siamo riuniti otto volte in dodici giorni. Ci siamo confrontati e poi s'è votato». Un rilievo da fare alla selezione? «Forse 22 film in concorso erano troppi. Personalmente ho trovato un po' deludente la selezione americana, non rappresentativa di quel cinema». Alè!

 

NANNI MORETTI A CANNES ARRIVA ALLE PROVE GENERALI NANNI MORETTI E CHIARA PALMIERImoretti caimanoSILVIO ORLANDO MORETTI- HABEMUS PAPAMPalombella Rossa di Nanni Moretti

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