NAPUL’è... FUORI - CI VOLEVA UN ITALIANO PER ELIMINARE LA SQUADRA DI DE LAURENTIIS - L’EX LAZIALE ROBERTO DI MATTEO è LA RISPOSTA AI GRANDI ALLENATORI-PRODIGIO: IN DUE SETTIMANE HA TRASFORMATO IL CHELSEA - IL DIVARIO RESTA IMMENSO: 3 GOL DI SCARTO SONO LA DIMOSTRAZIONE DELLA SCARSA RESISTENZA DELLA SQUADRA DI MAZZARRI CHE E' IL MEGLIO DEL CALCIO ALL'ITALIANA, MA NON HA ANCORA L'ESPERIENZA - RESTA SOLO IL MILAN…

1- DI MATTEO EROE PER CASO, L'INGHILTERRA SALVATA DA UN ITALIANO DI RISERVA
Andrea Malaguti per "la Stampa"

Così il miracolo lo deve fare uno svizzero di origine abruzzese. Un signore schivo di 41 anni chiamato a tenere ancorato alla Champions l'ultimo pezzo di Gran Bretagna, il Chelsea sbagliato di Roman Abramovich, che dopo aver cacciato il Bimbo Poco Prodigio André Villas Boas è costretto ad affidarsi a Roberto Di Matteo.

«Sono contento per il club, per i giocatori, io cerco solo di dare il meglio di me stesso», dirà a notte inoltrata. E' lui che guida il gruppo. Ma preferisce rimanere in coda. Pochi mesi al timone, prima di lasciare il posto al prossimo profeta di rango. Guardiola, oppure di nuovo Mourinho.

Intanto tocca a lui, che dalla sorte ha sempre avuto meno di quello che avrebbe meritato. «Provaci tu, piccolo». Lo Schivo, ex calciatore della Lazio e dei Blues - una carriera stroncata da un infortunio feroce nel Duemila - per rimettere assieme i cocci ha fatto quello che fanno gli artigiani, si è seduto e ha cominciato a lavorare dai fondamentali, come si fa con i piccoli progetti. Ha convocato la sua banda di senatori aggressivi - Terry, Lampard e Drogba - e ha detto una cosa semplice: «Dobbiamo tornare a divertirci».

Così, come se dovessero giocare in giardino. I tre si aspettavano un discorso sui contratti in scadenza e su una generazione - la loro - che è arrivata a fine corsa, che se non salta l'ostacolo adesso non lo farà mai più. Lui ha dato per scontato che lo sapessero già. «La classe non vi è mai mancata, tornate a darvi una mano». Saggezza di provincia, dunque universale. Ha funzionato.

Due gare in Premier, due vittorie. Cole sulla fascia, Lampard in mezzo e il totem ivoriano davanti a scassare le difese. Lo ha fatto anche col Napoli. Premio partita consegnato dall'antico tris Drogba-Terry-Lampard snobbati al San Paolo da Villas Boas - con match point di Ivanovic. E' un caso se il pesce d'oro l'hanno pescato loro? «Lo spirito è decisivo. Ho lavorato su quello. Volevo che il Chelsea tornasse a essere una squadra». Semplice no?

L'ivoriano ha scherzato con Aronica. Lo ha anticipato con una naturalezza da superman, mentre quello scivolava in modo ridicolo, come se stesse pattinando su un marciapiede ghiacciato. Anche Terry ha approfittato della debolezza difensiva napoletana per restituire al padrone Abramovich i sogni di grandezza. Lampard poi ha rimesso le cose a posto su rigore. A quel punto Di Matteo si è infilato le mani in tasca, sollevato per un istante da questa brezza cortese e probabilmente fugace. Ha raddrizzato qualcosa che era evidentemente storto. Sembrava impossibile. Sembrava.

Lo spettacolo di Stamford Bridge era cominciato con gli inglesi a fare il gioco delle tre carte. Non c'era niente di vero nella coreografia dello stadio. Teatro purissimo. Il miliardario Roman Abramovich si era inventato striscioni di club inesistenti sparsi per il mondo, aveva portato sbandieratori professionisti e li aveva confusi con la folla. Per completare lo show di plastica aveva affidato a un cantante di seconda fila il compito di infiammare il catino con l'inno del 1971, quando il Chelsea vinse la Coppa delle Coppe.

Ma se la coreografia inglese è di cartapesta tutto il resto è verissimo. A cominciare dai 5 mila tifosi del Napoli in curva sud. Un esercito di fedeli che cantano come se volessero dare ragione a Pino Daniele. «Napule è a voce de' criature che saglie chianu chianu e tu sai ca nun si sulo». Per Mazzarri le grida diventano ovazione. E' un dio col cappotto nero. E' lui che ha ribaltato il mondo, facendo credere che Napoli fosse meglio di Londra. Non era vero. La stoffa è diversa.

La difesa del Napoli inadatta a questo livello, l'attacco incapace di reggere la pressione. Talento insufficiente e inesperienza. Così è Di Matteo che si porta via questa sfida che fa saltare le coronarie. Con calma. «Sarà Abramovich a decidere il mio futuro. Intanto è bello essere qui». Stamford Bridge si svuota, lo svizzero abruzzese è di nuovo solo. Ma stavolta addosso gli resta il silenzio vasto e buono delle cose fatte nel modo giusto.


2- STRAORDINARIA OCCASIONE PERSA. CHE TEMPESTA: RESTA SOLO IL MILAN
Mario Sconcerti per il "Corriere della Sera"

Finisce in una disfatta una partita che il Napoli per 60 minuti meritava di vincere. Poi c'è stato un resto dove tutto si è confuso e il calcio semplice degli inglesi ha portato gol abbastanza casuali. Non si può parlare di equilibrio in una gara che finisce 4-1, ma una gara del genere, se non fosse equilibrata, non finirebbe nemmeno ai supplementari. Il Napoli non ha avuto fortuna, sullo 0-0 ha giocato nettamente meglio, poi si è spaventato, è stato spinto fisicamente nella propria area e lì ha proseguito con urgenza la sua partita.

L'impressione è che sia stata persa una straordinaria occasione, non in generale, ma proprio in questa singola partita. Il risultato è pesante per quello che si è visto sul campo, troppe tre reti di differenza. Ma sono tre reti arrivate a distanza di mezzora l'una dall'altra, dentro il solco della partita, segno che la qualità di resistenza del Napoli si è andata fiaccando minuto dopo minuto.

Mazzarri ha perso quando gli spazi lasciati dal Chelsea nel primo tempo sono stati sfruttati dai suoi in modo accademico. C'è stata un po' di leggerezza, un piccolo abbandono davanti allo specchio. Ma il Chelsea non sapeva ripartire mentre il Napoli viaggiava in leggerezza. Il gol di Drogba, bellissimo, estremamente fisico, ha mescolato le carte mandando in confusione la sicurezza del Napoli. Il resto è stato tutto un inseguire. E bravissimo è stato il Chelsea a rimediare al gol di Inler.

Dispiace perché c'è stato gioco. Il Napoli poteva passare o non passare, non era un problema di merito, era l'umore di una moneta lanciata in aria. Molto ha pesato l'infortunio di Maggio che nel Napoli è come il vecchio Maicon nell'Inter campione di tutto. È mancata la spinta che tirasse fuori la squadra dall'aggressività del Chelsea. In sostanza non c'è stata chiarezza tecnica, solo una serie di opportunità, una specie di sfinimento che alla fine ha prodotto una superiorità apparentemente indebita. Ma quando si segna tanto, si ha anche molti diritti.

È stato forse questo l'angolo più incerto e più bello degli ottavi di Champions ma sempre ottavi erano. Fra le prime otto resta adesso una sola squadra italiana rimasta peraltro attaccata al torneo quasi per i capelli. L'idea è che il Napoli abbia portato qualcosa di diverso in una Champions piena di 7-0, cioè di risultati improponibili.

Mazzarri è il meglio del calcio all'italiana rivisitato nel tempo, ma non ha ancora l'esperienza. Quando rigiocherà questa partita non la perderà più, ma non so quando sarà. Resta il Milan, la sua vecchia tradizione di lusso e di forza, tramonta il vecchio e il nuovo (Inter e Napoli) del nostro calcio. Ma non dobbiamo rifondarci solo noi. La tempesta è di tutti.

 

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