valentino garavani

“NATO A VOGHERA, RINATO A ROMA” – VITA, FESTE, QUADRI E AMORI DI VALENTINO GARAVANI, FIGLIO DI VOGHERA COME ALBERTO ARBASINO E MARIA ANGIOLILLO – MASNERI: “NELLA SUA CITTA’ SI RICORDANO ANCORA DI ARRIVI IN ROLLS ROYCE CHE VAVÀ, COME LO CHIAMAVANO GLI AMICI, SFOGGIAVA ANCHE NEGLI ANNI DEL TERRORISMO. TIÈ” – IL ROSSO "VALENTINO" E LE DIFFERENZE CON IL "GREIGE" DI ARMANI "DA NORD PUNITIVO, MENTRE VALENTINO E GIAMMETTI, SMESSO IL LAVORO, SI DIVERTIVANO MOLTO” – LE SFURIATE IN FRANCESE (“DOPO LA CONFERENZA STAMPA IN CUI ANNUNCIANO DI VENDERE, VALENTINO CHIEDE: COME SONO ANDATO? GIAMMETTI RISPONDE: “TROP BRONZÉ”, TROPPO ABBRONZATO”) - IL DOCUMENTARIO (“GIAMMETTI MI RACCONTÒ CHE QUANDO IL REGISTA MOSTRÒ LORO LA PRIMA VERSIONE CHIAMARONO GLI AVVOCATI. POI ANDÒ MEGLIO: A PARTE L’IRA DI MARTA MARZOTTO, CHE SBROCCÒ PERCHÉ…) – VIDEO

 

Estratti dell’articolo di Michele Masneri per il Foglio

 

(…) Lo stilista Valentino Garavani, morto a Roma, era nato a Voghera, città che ha regalato alla capitale e alla Nazione tutta tre personaggioni mica male. Lui, e poi Alberto Arbasino, e Maria Girani poi mitica signora Angiolillo.

 

valentino garavani 1

Vivevano o operavano nel Dopoguerra in un raggio di duecento metri, Valentino nel favoloso palazzo Mignanelli a piazza di Spagna dove oggi c’è la sua fondazione d’arte PM 23, la Angiolillo attaccata alla scalinata, Arbasino di là da porta del Popolo. Angiolillo non so, ma Arbasino e Valentino si conoscevano: stessa generazione, uno del ’30 e uno del ’32, entrambi enfant prodige (igonigi!) scampati alla provincia e diventati very internazionali.

 

Oggi il Teatro Sociale di Voghera è stato ribattezzato proprio Valentino, grazie ai generosi restauri, ma a Voghera si ricordano ancora di arrivi in Rolls Royce blu (di ritorno da Cannes) di Valentino (mentre un’altra Rolls, rossa, Vavà, come lo chiamavano gli amici, la sfoggiava negli anni del terrorismo. Tiè).

VALENTINO GARAVANI NEL 1973

 

“Nato a Voghera, rinato a Roma”, teorizzava Arbasino. Same: Con Giancarlo Giammetti, romano, Valentino aveva creato una coppia e un mito italiani. I vestiti, certo, partiti da una sartoria in via Gregoriana, inquilini di una signora un po’ gattara. Prima apprendistato in Francia, poi il Pitti, le clienti celebri, Hollywood, i grandi “department store”, l’abito di nozze di Jackie Kennedy. Ma i vestiti erano parte di un “business model” e format forse più interessante nel suo insieme.

 

Come molte coppie stilistiche, c’era uno più creativo (Valentino, appunto) e uno più sui conti, che era Giammetti.

 

Si erano incontrati ancora ragazzini a via Veneto, uno appunto da Voghera con furore, l’altro figlio di un imprenditore di elettrodomestici romano che non aveva voglia di studiare architettura.

 

valentino garavani

Non si saprà mai in quale bar, uno sosteneva il Café de Paris e uno Doney, e questo era uno degli sketch più divertenti (e di nuovo, “igonigi”) di un film-documentario che in tanti sappiamo a memoria, “Valentino-The last emperor”, storia a sua volta di un mondo finito, quello del giornalismo (il regista, Matt Tyrnauer, era al suo primo film. Era destinato a diventare direttore di Vanity Fair America. Capì che l’epoca dei grandi giornali era finita, e si mise a fare altro. Valentino e Giammetti, due schegge, avevano capito, e accettarono).

 

Il documentario uscito nel 2008 aveva seguito i due per mesi se non anni, raccontandone chalet a Gstaad e penthouse a New York, e castello a Parigi, e un maggiordomo (Michael) che segue tutto, pronto a tagliare con un forbicione le tende di un costoso gazebo per far prendere aria agli ospiti e a rifornire di vodka la principessa del caso.

valentino garavani giancarlo giammetti

 

E poi l’addetto al lavaggio denti dei cani carlini sul jet privato. Il film si può guardare come sit-com esilarante, come documentario sull’alta società del Novecento, come viaggio tra i Maestri del colore. Comunque testimonianza di un mondo perduto in cui se eri stilista imparavi dalle tue clienti, che a loro volta avevano imparato da case reali, e alla fine di tutto questo indotto e di questa economia circolare qualcosa restava, ah se restava.

 

 

lo yacht di valentino 1

“I Valentini”, come qualcuno li chiamava, per dire Valentino e Giancarlo, sempre insieme, avevano fatto un carotaggio come nessun italiano prima (forse a parte gli Agnelli, e Sophia) al centro della terra di un universo post proustiano fatto di Marelle e viscontesse de Ribes e Truman Capote e Studi 54.

 

Quando ci parlavi, con loro, sembrava che gli fosse rimasto addosso qualcosa, una patina, una polvere di stelle novecentesca (...)

 

Ed è curioso che dalla comune provenienza da quello strano territorio tra Pavia e Piacenza, da quel territorio in apparenza anonimo e nebbioso, provenissero Valentino e Armani, i due più grandi divi della moda italiana, adesso entrambi scomparsi, generando palette tutte diverse, il famoso greige armaniano che era anche greige forse esistenziale, da nord punitivo, mentre i Valentini, smesso il lavoro, si divertivano molto. Erano più romani. E poi c'era l’America, fondamentale. Il gran salto, Armani e Valentino e tutti, l’avevano fatto lì.

 

valentino garavani

Era un’epoca in cui vestire la first lady degli Stati Uniti era il non plus ultra, in cui un presidente americano era “il capo del mondo libero”, summa anche di eleganza morale, kalos kai agathos, insomma ci siamo capiti. Negli ultimi tempi, che pure Saks è fallito, per non parlare del mondo libero, Valentino e Giammetti avevano rallentato la loro fiesta mobile tra New York Gstaad Parigi per tornare a Roma: Valentino da tempo stava male, e dunque back dove tutto era cominciato, nella villa sull’Appia Antica, regina viarum, dove tra i ciottoli assassini cominciano e finiscono le vere leggende romane-internazionali (Loren, Lollobrigida, ecc. ecc).

 

lo chalet a gstaad di valentino

 (…) Giammetti mi raccontò che quando il regista mostrò loro la prima versione chiamarono gli avvocati. Poi andò meglio: a parte l’ira di Marta Marzotto, che sbroccò perché il figlio Matteo all’epoca nuovo padrone della Valentino non era stato proprio trattato benissimo.

 

 

Certo a pensarci oggi quel film era anche un grande funeralone della moda del tempo perduto, della grandeur dei marchi ancora in mano ai fondatori e non diventati colossi industriali con stilisti che vanno e vengono come ragionieri, ma anche di stilisti che sembravano avere un interesse anche per altro che non fosse “la moda!” (è stato l’ultimo momento anche in cui li potevi chiamare così, oggi sono tutti “direttori creativi” e devono sempre essere almeno “visionari”, oltre che “iconici”, altrimenti ti tolgono la pubblicità). Ma il film era anche assai divertente con le litigate rigorosamente in francese tra i due, i frequenti sbuffi di impazienza di Valentino, i botta e risposta nei momenti tragici.

villa valentino sull appia pignatelli a roma 1

 

 Dopo la conferenza stampa in cui annunciano di vendere, Valentino chiede: come sono andato? Giammetti risponde: “trop bronzé”. Dopo l’ultima sfilata, dove Valentino ha messo in croce il povero Giammetti per trovare l’ennesima idea di allestimento, e lui fa un deserto, “troppa sabbia, mancano solo la paletta e il secchiello”.

 

A proposito di sabbia, parte fondamentale del mondo Valentino era lo yacht, il TM Blue One, dalle iniziali dei genitori vogheresi, Teresa e Mauro, e Giammetti mi raccontò della suocera che era famosa perché la sera nell’atelier raccoglieva le spillette cadute alle sarte con una calamita.

 

Sullo yacht andavano in scena da anni crociere con tutta la corte di amici romani-internazionali, una gran famiglia di fatto che comprendeva Carlos Souza, figlioccio della coppia, bel brasiliano, e i di lui due figli Sean e Anthony, che dovrebbero essere gli eredi, oltre naturalmente Giammetti, più fidanzati attuali e passati, più qualche altezza almeno serenissima spagnola o francese, e Gwyneth Paltrow.

lo yacht di valentino 2

 

 

Una gran famigliona d’anima (altro che Michela Murgia!) che si spostava per festeggiamenti colossali in una fiesta mobile tra Lisbona e Portofino e Capri con case sempre aperte e fiori che dovevano sempre esser freschi pena memorabili cazziatoni

 

(...) In mezzo, c’era sempre Giammetti: che negli ultimi anni si dotava di uno yacht più piccolo, sempre un passo indietro, ma di vedetta. Ha fatto della protezione di Valentino la missione della sua vita. Mica debole, per niente. Anzi, gli piace avere l’aria del duro, a Giammetti, forse più di quello che è veramente.

 

Quando ero andato a intervistarlo qualche mese fa per questo giornale aveva le mie domande che aveva preteso prima, stampate, e dopo avermi introdotto tra i quadri inestimabili che ama, per prima cosa li strappò tutti, i fogli, davanti a me, lentamente, in piccole striscioline, stringendo gli occhietti, come un cattivo Disney, per vedere l’effetto che fa. Poi però quando gli chiedevi di Valentino cambiava tutto.

 

valentino copialo yacht di valentino 1valentino a caprirosso valentino 16valentinovalentino garavani con alcune delle sue modelle nel 1995 (tra le altre, carla bruni, naomi campbell e claudia schiffer)valentino garavani nel 1959rosso valentino 8castello di wideville di valentino 2rosso valentino 9castello di wideville di valentino 1lo yacht di valentino 3

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