alessandro greco con la moglie beatrice bocci

ALTRO CHE “FURORE”, SOTTO LE LENZUOLA ALESSANDRO GRECO NON BATTE CHIODO – IL CONDUTTORE TV PARLA DEL VOTO DI CASTITÀ FATTO CON LA MOGLIE, CHE DURA DA QUATTRO ANNI: “È IL FRUTTO DEL NOSTRO CAMMINO DI FEDE. ABBIAMO ACCOLTO LA CASTITÀ DOPO ANNI DI RELAZIONE E DUE FIGLI, COSÌ CHE I SACERDOTI POTESSERO OFFRIRCI I SACRAMENTI E PER POTERCI SPOSARE ANCHE IN CHIESA” – IL SUCCESSO AI TEMPI DEL PROGRAMMA “FURORE”: “PER ENTRARE E USCIRE DAL CENTRO DI PRODUZIONE DI NAPOLI DOVEVO ESSERE SCORTATO, ERA IL FINIMONDO” – QUANDO JOVANOTTI LA PRESE MALE PER UNA SUA IMITAZIONE… – VIDEO

Estratto dell’articolo di Chiara Maffioletti per il “Corriere della Sera”

 

ALESSANDRO GRECO CON LA MOGLIE BEATRICE BOCCI

«Non è che sognassi di fare questo mestiere. All’inizio la mia era più che altro una ricerca di attenzione, ma non nel senso di egocentrismo, quanto di affettività». È un percorso che parte da lontano, fatto di tanti passaggi, di svolte e di incontri quello di Alessandro Greco, oggi volto di Unomattina estate, su Rai 1.

 

In una manciata d’anni è passato dalle feste di piazza al successo totale di un programma come Furore, per poi proseguire su quella montagna russa che è il mestiere dello spettacolo, tra momenti bellissimi e grosse ingiustizie, che però lui, da credente, ripercorre cercando di mantenere «un senso di gratitudine».

 

Diceva della sua ricerca di affettività.

ALESSANDRO GRECO CON LA MOGLIE BEATRICE BOCCI E I FIGLI

«Vengo da una famiglia segnata in negativo dalla mancanza di affettività e comunicazione. C’era una certa rigidità, un clima austero che ho vissuto quasi come fossi un figlio unico, avendo una sorella e un fratello più grandi di me di dieci anni: loro si sono sostenuti a vicenda, io ho respirato da solo quell’atmosfera da film western, con la pistola sempre fumante e in ogni momento il rischio che si potessero generare tensioni, anche forti.

 

Per questo, quando ho capito che con le mie attitudini artistiche divertivo le persone e mi davano affetto, non ho più voluto rinunciare a questo scambio».

 

Ha iniziato a fare serate di piazza che ancora non era maggiorenne.

«Presentavo ma avevo anche delle mie performance: imitavo Lucio Dalla, Celentano, Pizzul. Ero entrato così nel giro degli spettacoli itineranti, in contatto con quei comitati di cui Michele Guardì (storico autore tv, ideatore de I fatti vostri, ndr) ha fatto una religione. In una di quelle serate, in provincia di Bari, mi dissero che sarebbe intervenuto un pianista: iniziò a suonare ed era bravissimo. Aveva anche dei momenti parlati e ci fece sbellicare: era Checco Zalone».

 

Ha tenuto a battesimo Checco Zalone?

ALESSANDRO GRECO CON LA MOGLIE BEATRICE BOCCI

«Posso dirlo. Era ai suoi inizi, ed era veramente un personaggio stranissimo, pieno di insicurezze nel suo essere geniale. Non sapevi mai dove sarebbe andato a parare, bellissimo».

 

La sua prima apparizione in tv?

«A 17 anni. Avevo vinto la sezione volti nuovi a Castrocaro, me lo fecero sapere tramite telegramma. Andai al concorso e mi trovai di fronte una dea di nome Clarissa Burt. All’epoca stava con Troisi e dopo avermi sentito mentre lo imitavo, mi chiese di farla a lui al telefono. Imbarazzatissimo obbedii. Lui diceva: “Ma io non parlo accussì (e imitava la sua voce)”. “No, no, tu parli proprio accussì ”, ribattevo io».

 

[...]

 

sergio japino raffaella carrà alessandro greco

Chi è stato il suo Pippo Baudo?

«Raffaella Carrà, ma prima di lei devo citare anche Lino Banfi che, nel 1994, mi aveva voluto nel suo programma di Radio 2: imitavo i cantanti. Erano gli anni in cui Pino Daniele, Jovanotti e Eros Ramazzotti facevano concerti trionfali insieme, i fan si aspettavano un loro disco, che però non arrivava...».

 

Ci pensò lei.

«Con lo pseudonimo Idem, cantai una serie di brani scritti dagli autori di Perdere l’amore imitando le loro tre voci che si intrecciavano. La canzone di punta, Evviva la musica (Uè guagliò) fece il finimondo, vendendo oltre 80 mila copie: era trasmessa da tutte le radio».

 

Come la presero loro tre?

«Non lo so. Mi risulta però che Jovanotti non ci rimase proprio bene, anche perché aveva un disco in uscita... Quindi, legittimamente, si arrabbiò. Però in quegli anni anche Fiorello aveva fatto cover di brani famosi nel suo disco Veramente falso , non era nulla di truffaldino. Anche lui, inoltre, è una persona a cui devo qualcosa».

 

In che senso?

alessandro greco

«Mi ha sempre sostenuto, e si è sempre ricordato di me. Mi ha coinvolto anche a Viva Rai 2 , per vendere il glass, visto che dal 2015 sono testimonial di una azienda per cui faccio il venditore in tv. Nel primo Sanremo condotto con Amadeus, mi ha anche citato, dicendogli: “Non ti gasare, stai calmo, ci vuole un attimo a fare flop e poi dicono via Amadeus, arriva Alessandro Greco”. Molti ci hanno visto del male dove non c’è: è stato l’ennesimo pensiero di Rosario per me».

 

Pensa che avrebbe potuto avere di più dalla sua carriera?

«Il libero professionismo è fatto di alti e bassi. Spesso sono stato chiamato per togliere delle castagne dal fuoco, come quando mi sono ritrovato a condurre la finale di Castrocaro, qualche anno fa, su Rai 1: un concorso che inevitabilmente è calato negli anni, eppure abbiamo vinto la serata.

 

alessandro greco beatrice bocci

Lo stesso è successo quando ho presentato gli 80 anni di Miss Italia: oltre quattro ore nell’era del politically correct. Se sei un conduttore la continuità conta, un utilizzo a macchia di leopardo è difficile da gestire. Cerco però di lasciare il segno ogni volta. Ma per rispondere alla domanda, sì, penso che avrei potuto dare di più e anche che ho subito alcune ingiustizie».

 

Ad esempio?

«Ci sono stati dei programmi che mi sono stati spiegati, proposti e che poi o non si sono fatti o sono andati in onda condotti da altri».

 

Perché?

«A volte ci sono delle relazioni che vanno oltre quello che dovrebbe essere il normale andamento della meritocrazia».

 

alessandro greco

Capitolo «Furore»: una rivoluzione.

«Era la discoteca degli italiani. Nel 1998 vinse il Telegatto battendo proprio Sanremo, che era nella stessa categoria. Alla conduzione mi volle Raffaella Carrà, appunto. Avevo solo 25 anni e c’erano già pronti personaggi molto famosi che volevano quel posto. Io avevo fatto un provino che aveva convinto tutti e lo dissero a Raffaella, che era la capoprogetto. Mi volle incontrare e, guardandomi dritto negli occhi, mi disse: ma tu da dove vieni? Le raccontai praticamente quello di cui stiamo parlando in questa intervista e lei rispose solo: “Adesso ho capito”».

 

In quegli anni ha pensato di essere arrivato?

ALESSANDRO GRECO E BEATRICE BOCCI

«Per entrare e uscire dal centro di produzione di Napoli dovevo essere scortato, era successo il finimondo. Non ho pensato di essere arrivato, ma mi sono reso conto che la mia gavetta aveva avuto un valore, che artisticamente non ero più uno sconosciuto».

 

[...]

 

Tornando alla voce ingiustizie, pare che a un certo punto abbia dato fastidio anche il rapporto con sua moglie, Beatrice Bocci. È stato così?

«Assolutamente sì. Quando ci siamo innamorati certi valori non erano stati ancora riscoperti e noi siamo stati descritti come due integralisti, scontati, noiosi... Ma eravamo semplicemente due ragazzi innamorati che avevano deciso di mettere su famiglia.

 

ALESSANDRO GRECO E BEATRICE BOCCI

Quando ho conosciuto Beatrice, Alessandra, nostra figlia, aveva già 5 anni: io ho deciso di esserci anche per lei. “Povero Greco, è rimbambito”, mi dicevano. Ma io ero innamorato e se ami abbracci tutto il mondo dell’altro, anche le difficoltà di dover fare il padre nel rispetto di un padre esistente.

 

Ho avuto tutti gli oneri ma poco onore. Ma alla fine l’amore ha prevalso, il bene vince sempre (insieme hanno avuto anche un secondo figlio, ndr ) e mia figlia da tempo mi chiama babbo. Agli inizi della nostra storia, però, sono state inventate anche leggende metropolitane per screditarci».

 

Quali ricorda?

«Si parlava di una reciproca gelosia spropositata. Bugia. Così come il fatto che io ponessi come condizione il dover lavorare con lei. Semplicemente, facevamo lo stesso mestiere ed eravamo entrambi disponibili a fare anche cose insieme, ma mai come imposizione».

 

Di recente avete parlato della vostra castità. È vero che dura da quasi quattro anni?

ALESSANDRO GRECO CON LA MOGLIE BEATRICE BOCCI

«Sul web ci si ferma ai titoli che non possono spiegare quello che in realtà è il frutto del nostro cammino di fede. È stata una decisione sponsale rimettere al centro della nostra vita personale e di coppia i sacramenti, così da poterci sposare anche in Chiesa, come è successo nel 2014, dopo che ci eravamo uniti civilmente nel 2008.

 

Noi abbiamo accolto la castità dopo anni di relazione e due figli così che i sacerdoti potessero offrirci i sacramenti, che sono il livello massimo di unione con Dio. Nessuno ci ha prescritto di farlo, non ci hanno dato una ricetta con scritto di rimanere casti. È stata una nostra libera scelta».

 

Parlando di titoli, oggi è in gran forma, ma in passato si è molto parlato anche del suo peso.

«Oggi lo chiamerebbero bodyshaming. A un certo punto è stato detto anche che non ero più presentabile, che ero sfatto. Faceva male. La verità è che devo stare attento, perché sono cintura nera di enogastronomia e quindi, se esagero, poi devo anche espiare, cosa che ora faccio». [...]

alessandro grecoalessandro greco BEATRICE BOCCI E ALESSANDRO GRECOALESSANDRO GRECO CON LA MOGLIE BEATRICE BOCCI

Ultimi Dagoreport

zampolli corona trump meloni salvini

DAGOREPORT - L’IRRESISTIBILE ASCESA E LA PRECIPITOSA CADUTA DI PAOLO ZAMPOLLI: DA TRUMP A CORONA... - LA FORTUNA DEL MASCELLUTO IMMOBILIARISTA ITALOAMERICANO SAREBBE FINITA IL GIORNO IN CUI È SBARCATO A VILLA TAVERNA IL RUDE TILMAN FERTITTA. IL MILIONARIO INCORONATO AMBASCIATORE HA FATTO SUBITO PRESENTE ALL’EX MANAGER DI MODELLE CHI ERA IL SOLO PLENIPOTENZIARIO DI TRUMP IN ITALIA – SE SALVINI HA VOLUTO INCONTRARLO, LA ‘GIORGIA DEI DUE MONDI’ NON HA DI CERTO BISOGNO DI RICORRERE ALLE ARTI DIPLOMATICHE DI ZAMPOLLI: A MELONI BASTA ALZARE LA CORNETTA DEL TELEFONO E CHIAMARE DIRETTAMENTE IL TRUMPONE – PER FORTUNA CHE C’È FABRIZIO CORONA  ANCORA IN CIRCOLAZIONE A SPARAR CAZZATE: ZAMPOLLI LO AVREBBE CHIAMATO DALLA CASA BIANCA DURANTE L’INTERROGATORIO SU SIGNORINI IN PROCURA: "MI CERCA TRUMP, A GENNAIO CE NE ANDIAMO LÌ E LA MELONI MUTA". PER AGGIUNGERE POI, IN MANIERA ALLUSIVA: "LA MOGLIE DI TRUMP, MELANIA, MI CONOSCE MOLTO BENE..."

giorgia meloni giovanbattista fazzolari sergio mattarella

DAGOREPORT – COME MAI NEGLI ULTIMI TEMPI È DIVAMPATO UN AMOUR FOU DI MELONI E FAZZOLARI PER MATTARELLA? LE LODI DELLA STATISTA DELLA SGARBATELLA PER IL DISCORSO DI FINE ANNO VENGONO INFIOCCHETTATE (“UN GRANDE CHE CI UNIFICA”) DAL “GENIO” DI PALAZZO CHIGI – DAL PREMIERATO ALLA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE, NON SI CONTANO I MOTIVI DI ASPRO ATTRITO TRA L'ARMATA BRANCA-MELONI E IL COLLE. MA, ALLA FINE, MELONI E FAZZOLARI SI SONO RESI CONTO CHE LA POPOLARITÀ CHE INCONTRA SERGIONE È TALE CHE È MASOCHISTICO SCHIERARSI CONTRO – ESSI’: LA GIORGIA E IL GIOVANBATTISTA SONO SCALTRI NELLA GESTIONE DEL POTERE. QUANDO SI TROVANO DAVANTI A UN OSTACOLO DURO DA SUPERARE, RICORRONO AL SAGGIO DEMOCRISTIANESIMO ANDREOTTIANO: IL NEMICO NON SI COMBATTE MA SI COMPRA O SI SEDUCE...

dagospia 25 anni

DAGOSPIA, 25 ANNI A FIL DI RETE - “UNA MATTINA DEL 22 MAGGIO 2000, ALL’ALBA DEL NUOVO SECOLO, SI È AFFACCIATO SUI COMPUTER QUESTO SITO SANTO E DANNATO - FINALMENTE LIBERO DA PADRONI E PADRINI, TRA MASSACRO E PROFANO, SENZA OGNI CONFORMISMO, HAI POTUTO RAGGIUNGERE IL NIRVANA DIGITALE CON LA TITOLAZIONE, BEFFARDA, IRRIDENTE A VOLTE SFACCIATA AL LIMITE DELLA TRASH. ADDIO AL “POLITICHESE”, ALLA RETORICA DEL PALAZZO VOLUTAMENTE INCOMPRENSIBILE MA ANCORA DI MODA NEGLI EX GIORNALONI - “ET VOILÀ”, OSSERVAVA IL VENERATO MAESTRO, EDMONDO BERSELLI: “IL SITO SI TRASFORMA IN UN NETWORK DOVE NEL GIOCO DURO FINISCONO MANAGER, BANCHIERI, DIRETTORI DI GIORNALI. SBOCCIANO I POTERI MARCI. D’INCANTO TUTTI I PROTAGONISTI DELLA NOSTRA SOCIETÀ CONTEMPORANEA ESISTONO IN QUANTO FIGURINE DI DAGOSPIA. UN GIOCO DI PRESTIGIO…”

nando pagnoncelli elly schlein giorgia meloni

DAGOREPORT - SE GIORGIA MELONI  HA UN GRADIMENTO COSÌ STABILE, DOPO TRE ANNI DI GOVERNO, NONOSTANTE L'INFLAZIONE E LE MOLTE PROMESSE NON MANTENUTE, È TUTTO MERITO DELLO SCARSISSIMO APPEAL DI ELLY SCHLEIN - IL SONDAGGIONE DI PAGNONCELLI CERTIFICA: MENTRE FRATELLI D'ITALIA TIENE, IL PD, PRINCIPALE PARTITO DI OPPOSIZIONE, CALA AL 21,3% - CON I SUOI BALLI SUL CARRO DEL GAYPRIDE E GLI SCIOPERI A TRAINO DELLA CGIL PER LA PALESTINA, LA MIRACOLATA CON TRE PASSAPORTI E UNA FIDANZATA FA SCAPPARE L'ELETTORATO MODERATO (IL 28,4% DI ITALIANI CHE VOTA FRATELLI D'ITALIA NON È FATTO SOLO DI NOSTALGICI DELLA FIAMMA COME LA RUSSA) - IN UN MONDO DOMINATO DALLA COMUNICAZIONE, "IO SO' GIORGIA", CHE CITA IL MERCANTE IN FIERA E INDOSSA MAGLIONI SIMPATICI PER NATALE, SEMBRA UNA "DER POPOLO", MENTRE ELLY RISULTA INDIGESTA COME UNA PEPERONATA - A PROPOSITO DI POPOLO: IL 41,8% DI CITTADINI CHE NON VA A VOTARE, COME SI COMPORTEREBBE CON UN LEADER DIVERSO ALL'OPPOSIZIONE?

giorgia meloni ignazio la russa

DAGOREPORT - LA RISSA CONTINUA DI LA RUSSA - L’ORGOGLIOSA  CELEBRAZIONE DELL’ANNIVERSARIO DELLA FONDAZIONE DEL MOVIMENTO SOCIALE, NUME TUTELARE DEI DELLE RADICI POST-FASCISTE DEI FRATELLINI D'ITALIA, DI SICURO NON AVRÀ FATTO UN GRANCHÉ PIACERE A SUA ALTEZZA, LA REGINA GIORGIA, CHE SI SBATTE COME UN MOULINEX IN EUROPA PER ENTRARE UN SANTO GIORNO NELLE GRAZIE DEMOCRISTIANE DI MERZ E URSULA VON DER LEYEN - DA MESI 'GNAZIO INTIGNA A FAR DISPETTI ALLE SORELLE MELONI CHE NON VOGLIONO METTERSI IN TESTA CHE A MILANO NON COMANDANO I FRATELLI D'ITALIA BENSI' I FRATELLI ROMANO E IGNAZIO LA RUSSA – DALLA SCALATA A MEDIOBANCA ALLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA, DAL CASO GAROFANI-QUIRINALE ALLO SVUOTA-CARCERI NATALIZIO, FINO A PROPORSI COME INTERMEDIARIO TRA I GIORNALISTI DI ‘’REPUBBLICA’’ E ‘’STAMPA’’ E IL MAGNATE GRECO IN NOME DELLA LIBERTÀ D’INFORMAZIONE – L’ULTIMO DISPETTUCCIO DI ‘GNAZIO-STRAZIO ALLA LADY MACBETH DEL COLLE OPPIO… - VIDEO