franceschini

MAI DIRE RAI? MAI DIRE NETFLIX! - LA ''NETFLIX DELLA CULTURA'' VOLUTA DA FRANCESCHINI, DOPO ''SOLI'' SEI MESI FORSE VEDRÀ LA LUCE CON LA CHILI DI STEFANO PARISI E LA CDP. OVVIAMENTE IN RAI SI LAGNANO CHE A TRASMETTERE GLI EVENTI CULTURALI (TEATRO, MOSTRE, CONCERTI) NON SIA LA TV PUBBLICA. MA IL PROBLEMA NON È CHI TRASMETTE, BENSÌ LA MISERA DOTAZIONE ECONOMICA: 28 MILIONI DI EURO. QUANTO SPENDE NETFLIX PER PRODURRE 5 EPISODI DI ''HOUSE OF CARDS''…

Andrea Parrella per www.fanpage.it

 

dario franceschini con la mascherina 2

Una "Netflix della cultura". È stato uno dei refrain che hanno accompagnato la prima ondata di pandemia, quando il ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini, aveva avviato il dibattito sulla volontà di dare vita a una piattaforma video per sostenere il mondo dello spettacolo messo in ginocchio dall'impossibilità di partecipare a spettacoli e concerti dal vivo, o visitare musei.

 

Se in termini di informazioni fornite dal governo sull'evoluzione del progetto siamo rimasti all'idea di base di cui sopra, la seconda ondata ha accelerato i tempi per una definizione di chi parteciperà alla realizzazione del progetto, con la concreta possibilità del coinvolgimento di un attore privato. Non la Rai, a dispetto del fatto che erano stati in molti a sostenere come il ministero la sua Netflix della cultura ce l'avesse già , pronta all'uso, con sede a viale Mazzini.

 

L'operazione da 28 milioni

Emerge invece che sarà Chili Tv la piattaforma deputata a prendere parte alla Newco che dovrebbe dare vita al progetto. L'operazione, di cui il Messaggero ha descritto le caratteristiche giorni fa, vedrebbe la partecipazione di Cassa Depositi e Prestiti al 51% con un investimento di 9 milioni di euro, pari a quello di Chili, partner al 49% con 9 milioni investiti tra know how e cash, oltre a una partecipazione del MiBACT con il versamento di 10 milioni provenienti dal Recovery Fund.  La trattativa sarebbe attualmente in corso, ma resta in forse, Chili ne sta valutando la fattibilità.

 

stefano parisi

Chili Tv, la piattaforma di Stefano Parisi

Ma perché Chili? Di certo la scelta del ministero per l'individuazione di un partner è andata nella direzione di un'azienda italiana, che opera nella distribuzione via internet di film e di serie TV (video on demand), fondata a Milano nel giugno del 2012 da Stefano Parisi (ex candidato sindaco a Milano con il centrodestra, sconfitto da Giuseppe Sala nel 2016) insieme a Giorgio Tacchia, Alessandro Schintu, Giano Biagini e Stefano Flamia.

 

Negli anni il gruppo si è strutturato anche con l'ingresso di attori internazionali, da Paramount-Viacom a Warner Bros e Sony Pictures nel 2016 oltre a 20th Century Fox che nel 2018 aveva acquisito quote tra il 3% e il 4% e ancora Vudu, servizio streaming video americano di proprietà del gruppo Fandango Media. Risale al 2019, inoltre, la partnership di Chili Tv con TIM per ampliare il suo pubblico.

 

Come funziona Chili

STEFANO PARISI CHILI

Se Chili può essere inclusa in un generico raggruppamento di piattaforme streaming, paragonarla a competitor internazionali come Netflix, Amazon Prime e Disney + è quantomeno improprio per modello di business. Chili non prevede alcun abbonamento mensile, bensì il noleggio o l'acquisto di contenuti il cui prezzo varia in base alla freschezza del prodotto stesso.

 

Come dovrebbe essere la Netflix della cultura italiana?

Il meccanismo di Chili fa emergere qualche dubbio proprio in relazione a quello che dovrebbe essere il modello dell'iniziativa tanto voluta dal ministero di Franceschini e al momento si sa molto di più su chi ne potrebbe far parte che su come sarà. I contenuti si pagheranno singolarmente? Si potranno sia acquistare che noleggiare? Oppure ci sarà un forfait mensile, modello in quel caso diametralmente opposto all'esperienza di Chili?

 

Nell'idea di Franceschini la nuova piattaforma dovrebbe fornire agli utenti abbonati la possibilità di partecipare “virtualmente” e da qualsiasi parte del mondo a eventi dell’arte e della cultura italiani, da spettacoli teatrali a concerti, mostre e fiere, con l'implementazione di contenuti sul patrimonio artistico italiano al fine di diffonderne la cultura. Ma in che modo questo avverrebbe sulla nuova piattaforma? Al momento non ci sono dettagli utili a comprendere la sostanziale differenza tra la Netflix della cultura italiana e, banalmente, ciò che è in grado di offrire la Rai con gli spettacoli teatrali che già vanno in onda su Rai5 e che sono disponibili sulla piattaforma RaiPlay.

 

Le proteste della Rai

RICCARDO LAGANA'

E veniamo proprio alla Rai. La notizia del connubio Cdp/Chili ha generato sconcerto a Viale Mazzini, ma sono in pochi ad esporsi. "Sarebbe assurdo rimanere indietro rispetto a questa operazione, posta l'utilità della stessa", dice a Fanpage.it il membro del CdA Rai Riccardo Laganà, eletto dai dipendenti. Ricordando il lavoro importante fatto con Rai Scuola, il consigliere auspica inoltre "che questa idea venga ricondotta anche nel prossimo CdA del 14 dicembre, considerando il valore di RaiPlay come piattaforma nella quale si potrebbero destinare i contenuti veicolati dal ministero".

 

Anche il segretario nazionale dell'Usigrai Vittorio Di Trapani interviene sulla questione via Twitter: "Il governo sembra intenzionato a creare la piattaforma della #cultura con una alleanza tra Cdp (Cassa depositi e prestiti) e una piattaforma privata (scelta poi come?). Perché non con RaiPlay?". Due prese di posizione chiare, provenienti da volti sganciati da appartenenza politica ai partiti. A dire la sua sulla vicenda c'è anche Michele Anzaldi, membro della commissione di vigilanza in quota Italia Viva, che manifesta la sua contrarietà alla Newco ma ripropone l'idea già espressa in passato di un bando aperto anche ai privati per un progetto di questo tipo: "Solo così la Rai potrebbe essere stimolata a partecipare e si eviterebbero gli sprechi che caratterizzano l'azienda". Anzaldi cita i casi del canale istituzionale Rai e quello di lingua inglese denunciando il pericolo che un progetto del genere, affidato a prescindere al servizio pubblico, finirebbe per non vedere mai la luce.

raiplay

 

Il silenzio bipartisan e quello di Foa

Apparente silenzio bipartisan sul tema, invece, da parte di tutti gli altri componenti del CdA scelti dai partiti. Non si registra nemmeno una reazione del presidente della Rai Marcello Foa, che pure nel 2018 aveva detto di sognare "una Rai in stile Netflix", coniando l'azzardato naming Raiflix. Lo stesso amministratore delegato Fabrizio Salini, di recente "blindato" dal premier Conte ma costantemente al centro di voci su un sollevamento dall'incarico, non ha sommessamente fatto notare che Rai e cultura sono due parole che dovrebbero andare a braccetto. Come mai a viale Mazzini sono in pochi a far sentire la propria voce mentre il ministro Franceschini definisce silentemente la Rai un soggetto inadeguato allo sviluppo un ambizioso progetto video nazionale al quale si affianca la parola cultura?

 

Ultimi Dagoreport

giuseppe conte elly schlein franceschini bonaccini nardella

DAGOREPORT - ELLY, ASCOLTA GLI AMICI! I CAPOCCIONI E LE MEZZECALZE DEL PD, CHE SONO SCESI COSÌ PESANTEMENTE IN CAMPO PER SCONGIURARE LA JATTURA DELLE PRIMARIE, NON CE L'HANNO CON TE, LO FANNO PER SOLO PER IL TUO BENE - CERTO, TEMONO (A RAGIONE) ANCHE PER LA LORO SOPRAVVIVENZA PARLAMENTARE: SE ELLY, COME PROBABILE, PERDESSE AI GAZEBO IL DUELLO CON CONTE, TRASCINEREBBE IL PARTITO NEL BARATRO - È PER QUESTO CHE DA QUALCHE SETTIMANA SONO PARTITI GLI AVVERTIMENTI VIA STAMPA, ANCHE DI ESPONENTI PD NON OSTILI ALLA SCHLEIN COME DARIO NARDELLA, DI FARE UN PASSO INDIETRO – LA TRAGEDIA È CHE L’AMBIZIOSA DUCETTA DEL NAZARENO, NONOSTANTE I SONDAGGI HORROR, SI VEDE GIÀ A PALAZZO CHIGI, VALUTANDOLI COME ATTACCHI ALLA SUA LEADERSHIP: “LE INTERVISTE SULLE PRIMARIE? SONO SOLO ESERCIZI INTELLETTUALI, ALLA FESTA DELL’UNITA’ PARLO IO” - SE ELLY CONTINUA COSÌ, RISCHIA CHE LA SUA PROSSIMA OCCUPAZIONE SARA' DI BALLARE SUI CARRI DEL GAY PRIDE...

fedorov musk thiel zelensky crosetto

DAGOREPORT - A QUALCUNO NON PIACE 'STO FEDOROV - PIU' CHE A INDIGNARE I NEURONI ALLA VODKA DI VANNACCI E DI TRAVAGLIO, L’INGAGGIO DEL GOVERNO ITALIANO DELL'EX MINISTRO DELLA DIFESA UCRAINO FA INCAZZARE ZELENSKY E METTE IN ALLARME LE AGENZIE DI INTELLIGENCE EUROPEE - IL DINAMISMO DEL NOVELLO CONSULENTE DEL MINISTRO CROSETTO NON POTEVA NON FINIRE "ATTENZIONATO", VISTO E CONFERMATO IL RAPPORTO STRETTISSIMO CON L'EMINENZA GRIGIA DELLA TECNO-DESTRA PETER THIEL E CON IL CAVALIERE NERO DELLA GALASSIA MAGA, ELON MUSK - È STATO FEDOROV A OTTENERE LO SBLOCCO DEL SISTEMA STARLINK E A COLTIVARE RAPPORTI CON PALANTIR, CHE FORNISCE A KIEV I SOFTWARE PER LA DIFESA - CHE STA COMBINANDO IN QUESTI GIORNI FEDOROV NEGLI STATI UNITI? COSA VOGLIONO MUSK E THIEL DA LUI? LE ELEZIONI A KIEV, MAGARI PER SOSTITUIRE ZELENSKY E ARRIVARE A QUALUNQUE ‘PACE’”?

ranucci presutti cianfoni floridia

DAGOREPORT - MA QUALE "EPISODIO"! GIULIA PRESUTTI ERA UN HABITUÈ DEL “CEFALÙ BISTRÒ” DOVE PIÙ VOLTE È STATA VISTA INSIEME ALL’AMICA LAURA CIANFONI, CHE A SUA VOLTA È LEGATISSIMA A RANUCCI E CARISSIMA A LAVITOLA (COME È TESTIMONIATO DALLE FOTO DI DAGOSPIA IN OCCASIONE DEL PREMIO COLALUCCI, SETTEMBRE 2020) - NELLA DECISIONE DI SCEGLIERE GIULIA PRESUTTI, ACCREDITATA COME ESPRESSIONE DI M5S E AVS, PER DARE UN CONTENTINO ALL’OPPOSIZIONE, SAREBBE AVVENUTA UNA INTERLOCUZIONE TRA L’AD RAI, GIAMPAOLO ROSSI, E L’EX PRESIDENTE DELLA VIGILANZA RAI, LA GRILLINA BARBARA FLORIDIA, CHE AVREBBE DATO IL SUO PLACET - ANCHE SULLA SCELTA DI PIERVINCENZI ALLA CONDUZIONE DI "REPORT", CHE VA A BILANCIARE LA PRESUTTI DI SINISTRA, SI ADDENSANO ALCUNE DOMANDINE: A PARTIRE DALLA PASSIONE PER IL RUGBY…

generali philippe donnet luigi lovaglio carlo messina

DAGOREPORT - IL RISIKO S'INGROSSA! L’APERTURA DI ASSICURAZIONI GENERALI A VALUTARE L'OFFERTA” DI MPS PER L’ACQUISIZIONE DI BANCA GENERALI, È UN GRAN PASSO AVANTI PER IL PIANO DI LOVAGLIO PER DISINNESCARE L’OPAS SUL “MONTE” DI BANCA INTESA - SECONDO PIAZZA AFFARI, L’OPERAZIONE TRIESTE-SIENA POTREBBE AVERE DALLA SUA L’APPOGGIO DEI POTENTISSIMI FONDI DI INVESTIMENTO INTERNAZIONALI, TRA CUI BLACKROCK, CHE HA PERALTRO IMPORTANTI INTERESSI NELLE BANCHE ITALIANE, TRA CUI INTESA - ORA INIZIA UNA PARTITA APERTISSIMA DAL PUNTO DI VISTA FINANZIARIO, MA ANCHE DA QUELLO POLITICO: IL 26 OTTOBRE  L’ASSEMBLEA STRAORDINARIA DI MPS SARA' CHIAMATA AD APPROVARE L'ACQUISIZIONE E TUTTO PUO' SUCCEDERE...

mark zuckerberg proteste

HAI VOLUTO TRUMP? E ORA T’ATTACCHI ALLA SCORTA! – I LEADER DELLA SILICON VALLEY SONO OSSESSIONATI DALLA LORO SICUREZZA, E SPENDONO VAGONATE DI DOLLARI IN PROTEZIONE, GUARDIE DEL CORPO, BUNKER. COLPA DELLA SVOLTA TRUMPIANA E DELLA RIVOLUZIONE DELL’ACCELERAZIONE INCONTROLLABILE DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE, CHE RISCHIA DI PRODURRE FOLLE DI DISOCCUPATI INCAZZATI PRONTI AD ASSALTARE, OLTRE AI DATA CENTER, I VILLONI DEI PAPERONI – IL PIÙ PARANOICO DI TUTTI? MARK ZUCKERBERG! META SPENDE OLTRE 25 MILIONI DI DOLLARI ALL’ANNO ESCLUSIVAMENTE PER LA PROTEZIONE DEL SUO FONDATORE – L’OSSESSIONE DEI MILIARDARI PER BUNKER DI LUSSO, FORTEZZE SOTTERRANEE, RIFUGI IN NUOVA ZELANDA E HAWAII, CON INVESTIMENTI CHE OSCILLAVANO TRA I DIECI E I CINQUANTA MILIONI DI DOLLARI CIASCUNO...