carlo vanzina

NON C'È PIÙ LA NOSTALGIA DI UNA VOLTA - L'INTERVISTA DI DOTTO A VANZINA (2015): ''MI FA INNERVOSIRE QUANDO MI CHIAMANO 'MAESTRO'. MAESTRO DEI MIEI COGLIONI. MONICA BELLUCCI? L’HO LANCIATA IO IN UN FILM DI MARCO RISI. MAI AVREI PENSATO CHE SAREBBE DIVENTATA UNA STAR INTERNAZIONALE, NON È CERTO MERYL STREEP'' - ''SERVILLO? TEMO SIA UNO SNOBBONE E CI VEDA COME IL DIAVOLO'' - ''ECCO LA MIA CAZZATA PIÙ MEMORABILE''

Giancarlo Dotto per ''Diva & Donna'' (2015)

 

Figli di Steno, alias Stefano Vanzina, che vuol dire figli della commedia all’italiana. Tenuti in grembo da Totò e da Alberto Sordi, come dire tenuti in grembo dal destino, hanno inventato in quasi quarant’anni, tra gli altri, Diego Abatantuono e Jerry Calà e reinventato Gigi Proietti, miracolato Massimo Boldi e Christian De Sica, ma anche Raoul Bova, lanciato Claudio Amendola e Isabella Ferrari, Enrico Brignano e Vincenzo Salemme, scoperto Ricky Memphis e, questo lo sanno in pochi, Monica Bellucci.

 

UN GIORNO IN PRETURA STENO CON CARLO ED ENRICO VANZINA

In quanto a nazionalpopolarità, i fratelli Vanzina se la battono in Italia con i fratelli Abbagnale e i fratelli Bandiera. Come campioni di box office non hanno rivali. Che siano cineombrelloni o cinepanettoni, piacciono a tutti o quasi, agli spettatori che si sganasciano, agli attori che girano in fretta e ai produttori che con loro risparmiano. Non piacciono a certa forforosa saccenza. Carlo è il regista, Enrico lo sceneggiatore. Inchiodo l’iperattivo Carlo Vanzina a Porto Rotondo con la famiglia, la moglie Lisa e le figlie Isotta e Assia, in una pausa di lavoro. Sta ultimando il montaggio di “Torno indietro e cambio vita”, il suo ultimo film.

 

“E’ la storia di una coppia esemplare all’apparenza. Stanno insieme da quando erano ragazzi. Poi, un giorno, a letto, lei, Giulia Michelini, dice a lui, Raoul Bova: “Mi voglio separare”. Lui si confida con l’amico, Ricky Memphis: “Col cavolo che mi risposerei se tornassi indietro”. Mentre lo dice, viene investito da una macchina e si risveglia nel cortile della scuola. L’occasione di riscrivere la sua vita. Una storia all’americana”.

 

E’ grazie alla ditta Vanzina che Raoul Bova ha trovato la sua dimensione come attore.

de sica carlo vanzina

L’ho lanciato più di vent’anni fa con “Piccolo grande amore”. Quando era un ragazzo di bell’aspetto e poco più”.

 

Vent’anni dopo?

“Raoul è un ragazzo riflessivo e scrupoloso. Cosciente che questa sua popolarità va sfruttata in maniera professionale. Cerca personaggi positivi. Lui non si sente per niente un latin  lover. Ha trovato questa chiave di prendersi un po’ in giro”.

 

Ricky Memphis, un altro che si può definire tuo. Lui sì è una faccia.

sordi carlo enrico vanzina

“Ha iniziato con me. Protagonista con Amendola e la Bellucci de “I mitici”. Anche qui, roba di vent’anni fa. Ricky è fantastico. Lui, come attore, è il contrario del metodo. Ma ha questa faccia che dice tutto, questa sua malinconia di fondo”.

 

Come succede per molti attori importanti, faccia monouso. Faccia iconica e laconica.

“Ricky è così. Parla poco ma, quando, lo fa sono sentenze”.

 

I fratelli Vanzina. Carlo ed Enrico sono per l’Italia, insieme ai fratelli Taviani, quello che i fratelli Coen, ma direi soprattutto i fratelli Farrelly sono per l’America e i fratelli Ardenne per il Belgio.

“Ce ne sono tanti altri nel cinema. Aggiungerei i fratelli Wachowski, quelli di “Matrix”. Andy e Larry. Solo che Larry nel frattempo è diventato donna e ora si chiama Lana”.  

in ricordo di carlo vanzina 6

 

Di questi tempi si è, cinematograficamente parlando, già a Natale.

“Produrremo insieme a Andrea Occhipinti un film scritto a sei mani con Neri Parenti che scombinerà gli equilibri classici del Natale, fondati sulla triade De Laurentiis, Medusa e Rai Cinema”.

 

Suona come una sfida temeraria.

“Una scommessa vera. Siamo partiti con i soldi nostri, senza finanziamenti. Potremmo scompaginare il mercato o prendere una batosta”.

 

Il futuro sta finalmente diventando presente? Si aprono nuove frontiere e nuovi mercati anche nel cinema.

“Sta cambiando tutto. La tecnologia è andata talmente avanti. La pay tv è la nuova frontiera. C’è un grande bisogno di contenuti. Purtroppo, noi autori commerciali siamo stati colpevolmente miopi”.

in ricordo di carlo vanzina 3

 

Sarebbe a dire?

“Cedere i diritti delle nostre opere ai vari De Laurentiis, Medusa e Rai. Oggi il mondo è globale, avere delle tue cose è decisivo. La gente pensa che noi Vanzina siamo miliardari...”.

 

Lo pensavo anch’io.

“Invece non lo siamo. Anzi, se me ne trovi tu uno che vuole investire nel cinema”.

 

Tempi di rievocazioni. Il remake del vostro celebre “Sapore di mare”.

“Più che un remake, abbiamo tentato un nuovo capitolo ambientato negli anni Ottanta. Un buon film che non ha avuto l’attenzione giusta. Ci sono rimasto male. Chissà, forse il titolo sbagliato, “Sapore di te”. Forse, non è scattata la nostalgia”.

 

carlo verdone e enrico vanzina

Non c’è più la nostalgia di una volta.

“Oggi la gente è tutta proiettata nel futuro, se ne frega del passato”.

 

Quanto sono importanti i titoli?

“Sono più importanti i trailer. I ragazzi li guardano e scelgono, anche se vanno sempre di meno al cinema. Le mie due figlie, di quindici e sedici anni, non ci vanno proprio”. 

 

Lavorate sempre con Enrico nello studio di papà Steno?

“Che poi era il salotto di casa. Scrivevano le sceneggiature e registravano con un vecchio Geloso a bobine. A quel tavolo si sono seduti Totò, Alberto Sordi, Aldo Fabrizi, Ettore Scola, Scarpelli. Tanti altri. Una factory continua”.

 

Enrico e tu. Quasi quarant’anni di cinema insieme.

verdone, cecchi gori, carlo e enrico vanzina foto andrea arriga

“Un giorno, mi chiama un giornalista e mi fa: “Sono trent’anni che stai facendo il regista”. Non me n’ero accorto. Mi sono sentito vecchio improvvisamente. Adesso, sono quasi quaranta. Una cosa che mi fa innervosire è quando mi chiamano “maestro”.

 

Perché?

“È brutto. Maestro dei miei coglioni”.

 

A quale sei più affezionato, tra i personaggi inventati?

“Penso a Donato, il tifoso milanista di Diego Abatantuono. Un personaggio di culto. Come il Mandrake di Gigi Proietti in “Febbre da cavallo”, inventato da mio padre e riproposto da noi”.

 

Un Gigi Proietti meraviglioso nella parte del cialtrone che s’inventa la vita.

carlo vanzina

“La cosa meravigliosa di Gigi è che, dopo Gassman e Bene, è il nostro attore teatrale più completo. Passa da Shakespeare alle barzellette. Un grande attore che non disdegna il basso”.

 

C’è chi lo considera il suo limite.

“Per me è il suo più ammirevole talento”

 

È l’ultimo dei mohicani. Non così capito dal cinema.

“Sembrava sempre che dovesse esplodere, ma non ce la faceva e allora si rifugiava nel teatro. Gigi è sempre stato schivo con il cinema. Aveva una faccia, come dire, “facciosa”. Una faccia troppo importante. Talmente bravo che non risultava credibile”.

 

torno indietro e cambio vita di carlo vanzina indietro cambio vita

Percorsi stupefacenti tra gli attori da te lanciati.

“Diego Abatantuono. Da macchietta da cabaret è diventato un attore importante. Ha dimostrato uno spessore che neanche immaginavo. Diego ha una presenza scenica dominante. È un affabulatore. Ma, anche un accentratore. Gli piace comandare tutto”.

 

Altre storie sorprendenti.

“Monica Bellucci. L’ho lanciata io in un film di Marco Risi. Lei, devo dire, me l’ha riconosciuto pubblicamente e gliene sono grato. Mai mi sarei aspettato che sarebbe diventata una star internazionale. È una brava attrice, ma non è Meryl Streep”.

 

Un grandissimo attore che ha non ha avuto la storia che meritava.

“Maurizio Micheli. Attore meraviglioso che, non so perché, non è mai riuscito a fare la carriera che gli spettava”.

 

carol alt carlo vanzina renee simonsen

Ritorni, dopo tanti anni, a lavorare con Massimo Boldi.

“Massimo ha tentato la strada di una sua casa di produzione. E’ andata male. Potevamo fare ancora tante cose insieme. Succede solo da noi che gli attori, a un certo punto, s’inventano di voler fare tutto, gli agenti, i registi, i produttori. Fai l’attore? Basta e avanza”.

 

Sono noiosi i comici?

“Sono per lo più malinconici e invidiosi. Fanno eccezione, tra quelli che conosco, Christian De Sica e Carlo Verdone”.

 

Roberto Benigni resta il nostro unico attore esportabile?

“Da quando l’ho detto, però non ha fatto più niente. Mi ha sconfessato. Come se gli fosse venuta l’angoscia da Oscar, di non essere più all’altezza di quel film”.

 

Il film di Paolo Sorrentino ti è piaciuto?

“Molto. Con qualche lungaggine, ma mi è rimasto dentro. La scena sulla terrazza, il ballo, la faccia di Toni Servillo”.

 

Un matrimonio da favola di Carlo Vanzina

Toni Servillo con i Vanzina. Questa sì, sarebbe un’accoppiata sorprendente.

“Mi piacerebbe tanto averlo con me. Potrebbe fare il comico benissimo”.

 

L’ho visto a teatro in uno spettacolo goldoniano. Bravissimo.

“Non lo conosco di persona. Mi sembra uno snobbone. Mi sa che i Vanzina per lui sono come il diavolo. Troppo commerciali”.

 

Assegna i tuoi Oscar alla commedia italiana.

“Monicelli, Risi, Age e Scarpelli, Ettore Scola. Per il film scelgo “I soliti ignoti”.  L’Oscar per l’attore lo spartisco ex-aequo tra Sordi, Gassman e Totò”.

 

Ti rumina l’idea di suggellare una storia importante con un capolavoro, tipo “C’era una volta il West” di Sergio Leone, anche lui fin lì considerato un regista di genere?

SAPORE DI TE DI CARLO VANZINA

“Ti confesso, è proprio quello che c’è nella mia testa. Ci ho anche provato in passato. Un film con Gian Maria Volontè, quando era già un mostro sacro. Ma, in Italia l’etichetta ti condanna. Ho idee importanti, ma mi autocensuro. Dovrei trovare uno pseudonimo per fare un film fuori dal cliché dei Vanzina”.

 

I Vanzina. Siete, nel bene e nel male, un marchio.

“Ci vorrebbero un’idea internazionale, finanziamenti stranieri. Il vero guaio è che il nostro cinema è molto piccolo. Qui da noi è una palude, tutto stagnante, fermo”.

 

Checco Zalone ti piace?

“Tantissimo. Mi diverte. E’ un comicone”.

 

Diversi film con Enrico Brignano. Poi, più nulla.

S.P.Q.R. DE SICA VANZINA

“Aspirava a fare l’assolo. Anche lui, questa ambizione di voler fare tutto. Faccia pure. E’ cambiato. Non è più allegro, né pacioccone. E’ diventato cicciotto. Del resto, ognuno ha la faccia che ha. Certo, Brignano non può fare Mastroianni”.

 

Tra te e tuo fratello chi affronta meglio il tempo che passa?

“Non ce la siamo mai detta questa cosa. Forse io. Sai, l’idea che potrò sopravvivere nella mia famiglia, che qualcosa di me resterà, un piccolo seme”.

 

La famiglia. Il tuo ancoraggio.

“Che poi non è solo la mia, ma quella molto estesa della tribù Melidoni. In questi giorni è il compleanno di Gianni, famoso giornalista e padre di Lisa. In queste occasioni ci riuniamo tutti. Un esercito. Posti in piedi”.

lisa melidoni e carlo vanzina

 

Il tuo spazio sacro. Dove ci sei solo tu. Niente mogli, figli, fratelli.

“La fedeltà a me stesso. Del successo non me ne frega niente. M’importa solo essere quello che i miei genitori si aspettavano da me. Una persona rispettosa, educata, perbene. Questo non me lo può togliere nessuno”.

 

Una cazzata memorabile, da inserire nell’enciclopedia delle umane cazzate.

“Tante. Come l’imbarcata che presi a diciotto anni per una svedese conosciuta in Sardegna. Una ragazza da sogno. Partii come un pazzo per la Svezia in macchina e scoprii che era fidanzata. Una batosta, ma quel viaggio mi servì a farmi sentire un po’ Kerouac”.

zalone

 

Il tuo cast ideale pensando al futuro.

“Un sogno mai realizzato. Lavorare un giorno con Carlo Verdone. Mi dispiace l’idea di chiudere la mia storia senza poterlo fare. Mi troverei bene, sono sicuro, anche con Checco Zalone”.

 

Il tuo cast ideale pensando al passato.

“Ho un grande rammarico. Mi farebbe piacere, prima di andare all’ospizio, fare di nuovo un film con Boldi e De Sica insieme”.

 

 

brignano

 

 

Ultimi Dagoreport

trump netanyahu bin salman

DAGOREPORT – TRUMP IN CUL DE SAC: A UN MESE E MEZZO DALLE ELEZIONI DI MIDTERM, IN CUI RISCHIA DI PERDERE OLTRE ALLA CAMERA ANCHE IL SENATO, IL DISTURBATO DELLA CASA BIANCA E' POSSEDUTO DALL'URGENTE BISOGNO DI USCIRE DAL PANTANO IN CUI SI È INFILATO NEL GOLFO - PER RISOLLEVARE I SUOI CONSENSI AGONIZZANTI, HA DAVANTI TRE GLI SCENARI POSSIBILI: PER DIMOSTRARE CHE IL CIUFFO CE L'HA ANCORA DURO, CONTRO IL PARERE DEI SUOI GENERALI, TRUMP ORDINA UN NUOVO MASSICCIO BOMBARDAMENTO DELL’IRAN – SECONDO IPOTESI: IL TYCOON ABBASSA LA CRESTA E RAGGIUNGE UN COMPROMESSO CON IL REGIME DI TEHERAN (PASDARAN E CIA TRATTANO DA TEMPO SOTTOTRACCIA), USCENDONE DI FATTO CON L'IMMAGINE DELLO SCONFITTO – LA TERZA STRADA VEDE I PAESI DEL GOLFO, LE CUI ECONOMIE STANNO PAGANDO UN PREZZO ALTISSIMO PER LA SCELLERATA GUERRA TRUMPIANA, TENTARE UN ACCORDO DIRETTO CON IRAN E HOUTHI PER RIPRENDERE A MACINARE PETRODOLLARI – TRA LO STALLO IRANIANO, IL CONFLITTO CHE CONTINUA IN UCRAINA, NETANYAHU SCARICATO E MELANIA INVEPERITA DI PORTARE LE CORNA, “THE DONALD” E' UN ANIMALE FERITO, QUINDI PERICOLOSO...

urbano cairo enrico mentana

DAGOREPORT - VUOI VEDERE CHE ALLA FINE TRA URBANO CAIRO ED ENRICO MENTANA FINIRÀ A TARALLUCCI E VINO, INTONANDO: CHI HA AVUTO, HA AVUTO, CHI HA DATO, HA DATO, SCURDAMMOCE 'O PASSATO? - SE CHICCO NON HA ANCORA TROVATO UNA ALTERNATIVA AL SINISTRISMO DE LA7 (CHE FINE HANNO FATTO LA ''CNN ITALIANA'' DI KYRIAKOU, IL RITORNO A MEDIASET O LE VOCI SU SKY?), DA PARTE SUA URBANETTO NON HA ANCORA SCOVATO CON CHI SOSTITUIRLO AL TG E LASCIA LA PORTA APERTA AL RINNOVO DEL CONTRATTO IN SCADENZA IL 31 DICEMBRE PROSSIMO: "LA MIA STIMA PER MENTANA E' INTATTA..."

giorgia meloni ignazio la russa antonio tajani fabio rampelli roberto occhiuto marina berlusconi cirielli

DAGOREPORT – IN QUELLA POLVERIERA CHE E' DIVENTATA L'ARMATA BRANCA-MELONI, LA MICCIA E' COLLEGATA A DUE EVENTI: L’ELEZIONE SUPPLETTIVA IN CALABRIA E IL VOTO A SCRUTINIO SEGRETO ALLA CAMERA SULLA LEGGE ELETTORALE (SPUNTERANNO FRANCO-TIRATORI TRA COLORO CHE SANNO DI NON ESSERE RICANDIDATI NEL 2027? CHE DECIDERANNO LE DONNE DI FORZA ITALIA INVEPERITE PER LA MANCATA ALTERNANZA DI GENERE?) – IL CASO CALABRESE, CON IL CANDIDATO DI VANNACCI CHE RUBA VOTI A FORZA ITALIA E RISCHIA DI FAR VINCERE IL PD, PUO’ ESSERE L’OCCASIONE CHE TAJANI ASPETTAVA DA TEMPO: REGOLARE I CONTI CON IL GOVERNATORE OCCHIUTO, SUO NEMICO INTERNO, SU CUI RICADREBBE LA COLPA DELLA SCONFITTA DI FABIO ROSCIOLI, TESORIERE DI LADY BERLUSCONI – SE LA FAIDA TRA GLI AZZURRI È PALESE, IN FDI DEVONO GESTIRE I MALUMORI DEI “RAS” LOCALI. A MILANO LA RUSSA NON DIGERISCE LA PROPOSTA DI CANDIDARE A SINDACO L’AZZURRO PEREGO, NOME NON SGRADITO A VIA DELLA SCROFA - IN CAMPANIA C’È LA ROGNA DEL VISPO CIRIELLI, L'EX COLONNELLO DI GIORGIA CHE INVOCA DI IMBARCARE VANNACCI NELLA COALIZIONE - NEL LAZIO IL MENTORE DELLE SORELLE MELONI, FABIO RAMPELLI, NON SOLO SI E' AUTOCANDIDATO A SINDACO DI ROMA IN BARBA AL PARTITO, MA SCALPITA PER PIAZZARE I SUOI "GABBIANI" NELLE PROSSIME LISTE ELETTORALI - STENDIAMO UN "PELO PIETOSO" SUL'ALTRO ALLEATO, LA LEGA SPROFONDATA AL 4,5% CON SALVINI APPESO A CIO' CHE POTRA' SUCCEDERE DOMENICA PROSSIMA SUL PRATONE DI PONTIDA...

roberto vannacci elly schlein giorgia meloni legge elettorale ballottaggio

DAGOREPORT! LA NUOVA LEGGE ELETTORALE È INCOSTITUZIONALE? MONTA IL DIBATTITO CON 160 COSTITUZIONALISTI CHE ANDRANNO AVANTI CON I RICORSI ALLA CORTE COSTITUZIONALE - LA SCOMMESSA DELLA MELONI: UNA VOLTA APPROVATA LA LEGGE, ANDARE AL VOTO A MAGGIO PER EVITARE IL GIUDIZIO DI INCOSTITUZIONALITA' DELLA CONSULTA – LA PROTESTA DEL CIVICO ONORATO SULLE FIRME RICHIESTE PER PRESENTARE LE LISTE (6MILA PER OGNI COLLEGIO): UNA NORMA CHE IN REALTA’ FA COMODO A FORZA ITALIA E NOI MODERATI IN FUNZIONE ANTI-ONORATO MA ANCHE ALLA SINISTRA, CHE SI METTEREBBE AL RIPARO DALLE NUOVE CREATURE POLITICHE (TIPO GRILLO) – VANNACCI AL 99% NON DOVREBBE AVER BISOGNO DI RACCOGLIERE LE 6MILA FIRME - L’ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA PER CHI ARRIVA AL 42%: NON NE PARLA NESSUNO NEL PD PERCHE’ FA COMODO ANCHE A SCHLEIN…

elly schlein giuseppe conte dario franceschini

DAGOREPORT - CONTRORDINE, COMPAGNI, LE PRIMARIE SI FARANNO INDIPENDENTEMENTE DALLA LEGGE ELETTORALE! CONTE HA DATO UN AUT AUT AGLI ALLEATI DEL CAMPO LARGO METTENDO I GAZEBO COME “CONDICIO SINE QUA NON” PER ESSERE NELL'ALLEANZA CON IL PD – MA LE PRIMARIE, OLTRE A ESSERE DIVISIVE, SONO UN GRAN CASINO SUL FRONTE REGOLAMENTARE: SARANNO APERTE O CHIUSE? CI SARA’ IL VOTO ONLINE? E PREVEDERANNO UN BALLOTTAGGIO? - PER ELLY, CHE TREMA PERCHÉ CONTE CON LA POSIZIONE SULL’UCRAINA DRENA VOTI AL PD SCESO AL 20%, I GAZEBO SONO DIVENTATI UN PROBLEMA ANCHE ALL’INTERNO DEL PARTITO (AL PUNTO CHE NON HA POTUTO CONCEDERE L’ENDORSEMENT A MARIO CALABRESI, CANDIDATOSI A SINDACO DI MILANO, PERCHÉ HA PAURA DI PERDERE I VOTI DI PIERFRANCESCO MAJORINO). COSI’ PER BLINDARSI E’ COSTRETTA A STRINGERE ACCORDI CON RENZI, FRANCESCHINI E ALTRI CAPATAZ DEM. MA NON ERA LEI CHE DICEVA “NON VOGLIAMO PIÙ CAPIBASTONE E CACICCHI?”

giorgia meloni tommaso longobardi giovanbattista fazzolari gian marco chiocci filini

DAGOREPORT - COME MAI GIORGIA MELONI HA FATTO “ROTOLARE LA TESTA” DEL SUO STRATEGA SOCIAL, TOMMASO LONGOBARDI? A POCHI MESI DALLE ELEZIONI, CON I SONDAGGI CHE DANNO IL CAMPO LARGO IN VANTAGGIO E VANNACCI CHE SCIPPA CONSENSI A DESTRA, LA DUCETTA SI È ACCORTA CHE LA PROPAGANDA DI PALAZZO CHIGI NON FUNZIONA PIÙ – LONGOBARDI ERA GIÀ FINITO NEL MIRINO DEL “CERCHIO TRAGICO” DELLA SORA GIORGIA DOPO LA DISFATTA AL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, DOVE ERANO STATI DECISIVI I VOTI DEGLI ELETTORI PIÙ GIOVANI PER IL “NO” – ORA LA DUCETTA VUOLE UNA SVOLTA NELLA COMUNICAZIONE DEL GOVERNO E RICICCIA L’IDEA DI ASSOLDARE COME PORTAVOCE IL DIRETTORE DEL TG1, GIAN MARCO CHIOCCI. PICCOLO PARTICOLARE: CHIOCCI, FIN TROPPO AUTONOMO ED ESPERTO, SAREBBE UN “ACQUISTO” INDIGESTO PER FAZZOLARI E FILINI, IL DUO CHE GESTISCE LA MACCHINA COMUNICATIVA DI FDI – SI VOCIFERA CHE PALAZZO CHIGI PENSI A GINO ZAVALANI, VOLTO DI ESPERIA, PER RILANCIARE I SOCIAL – LA PRECISAZIONE DI ZAVALANI