1- SONO IN TANTI, A SINISTRA, CHE NON SANNO TIRARE AVANTI SENZA IL CAVALIER PATONZA 2- COSÌ, TUTTI ANCORA INTORNO AL CAV., COME SE IL CAV. FOSSE ANCORA DOV’ERA – UN VERO INCUBO, LA SUA FINE. COME BENIGNI, MOSCIO DA MORIRE SENZA IL SOLITO REPERTORIO SULLA GNOCCA DI HARDCORE (BONCOMPAGNI: “DAVANTI ALLA LEGGEREZZA DI FIORELLO, BENIGNI, MI HA FATTO PENSARE A UN BOMBOLO ACCANTO A WOODY ALLEN”) 3- LO STRAZIO INTERIORE È MULTIPLO: PER I COMICI CON INTERE SCENEGGIATURE DA RISCRIVERE, PER I LIBRI-INCHIESTA CHE RISCHIANO IL MACERO, PER I GIORNALI CHE NON NE POSSONO PIÙ DI TIRARE AVANTI CON LA SBRODOLATA “LODE AL LODEN” 4- “A SINISTRA, SPARITO IL BANANA, CI VORREBBE UN NEMICO, O ALMENO UN PROGETTO”

1 - VENDITTI INCONSOLABILE SENZA IL BANANA...
Marco Damilano per "l'Espresso"

Il cantautore dà voce alla travolgente nostalgia che si sta diffondendo in alcune redazioni e tra i conduttori dei talk show: "Silvio/ Che farò senza di te...". Se lo chiedono in tanti anche a sinistra dove, dice Venditti, "Berlusconi è stato vissuto come un alibi". E ora che B. (forse) non c'è più ci vorrebbe un amico. O un nemico. O almeno un progetto.

2 - QUEL DEMONIO DEL CAV. AGITA ANCORA IL SONNO DEI SINCERAMENTE DEMOCRATICI...
Stefano Di Michele per "Il Foglio"

Come il codone di Godzilla, che nel film strisciava minaccioso tra i grattacieli, così la codina (democraticamente demoniaca) del Cav. toglie ancora il sonno e genera tuttora allarme. Ieri, a scorrere la prima pagina del Fatto parevano i giorni d'oro, satolli di escort e intercettazioni. Grido d'apertura: "Il ritorno del Caimano" - così che il giornale di Padellaro si fa morettiano, dal titolo del film, piuttosto che travagliano, che ha sempre optato per il più riduttivo Cainano. Il quale Travaglio, però, ha l'editoriale lì a fianco intitolato: "Loro piangono, lui fotte" (e si capisce al volo chi con fervore nell'attività è intento).

Vignetta a centro pagina: "Il Caimano 2", ridotto a mostro verde e ben artigliato. E' che il Cav. non passa, e senza il Cav. non si sa come tirare avanti. Pure l'infiacchimento televisivo di Benigni - che gira e rigira, dal corpo sciolto a Monti, sempre lì tornava: non sta lontano dal cuore, il Cav.; pure quando è lontano dagli occhi. Così che sull'Unità on line, essendo i lettori della stessa persino più convintamente seguaci del comico che di Bersani, il dibattito si fa mesto e crudele.

"Benigni, il pubblico lo stronca. Senza Berlusconi non ‘buca'", per il giornale di Sardo - e lo stesso molti si schierano risentiti in difesa del premio Oscar, "Benigni è un grande artista, al di là del Caimano", casomai puntano il dito contro la presunta desacralizzazione, "l'Unità potrebbe impegnarsi un po' di più... eddai, basta Benigni... attivatevi per riprorre ‘Max e Tux'...". C'è in giro aria di grande nostalgia: non c'è un vero accanito nemico del Cav. che, al contrario dei suoi amici, non preveda un rapido e vorace ritorno. Appena un paio di settimane e Berlusconi già manca più agli antiberlusconiani che ai berlusconiani stessi.

E nei più si avverte questo strazio interiore - comici con intere sceneggiature da riscrivere, libri che rischiano il macero, giornali che non ne possono più di tirare avanti con la "Lode al loden", meglio e più martellante di quella di Brecht al Partito. Pure Aldo Grasso, sulla prima pagina del Corriere, annota l'identica sensazione riportata dall'Unità: "E Benigni restò orfano di Berlusconi", definendolo "un po' spento", mentre Marco Giusti (su Dagospia, please! ndD) spiega: "Questi ultimi diciotto anni berlusconiani ci hanno profondamente cambiati, logorati e invecchiati. In qualche modo l'invecchiamento di Benigni ieri sera, la sua stanchezza (...) erano il nostro invecchiamento e la nostra stanchezza".

Ecco, l'ultima beffa del Cav. - ai suoi profondi detrattori, e quindi ai suoi amatori più carnali: trasformarsi in una sorta di Dorian Gray che uscendo di scena porta sotto le luci, al proprio posto, il ritratto terribilmente invecchiato di quelli che negli ultimi due decenni delle sue azioni (e, si capisce, delle sua cattive azioni) si sono nutriti.

E tutti a domandarsi cosa mai il Cav. stia tramando (secondo il Sole 24 Ore pare che nientemeno "il Cavaliere stia lavorando a un patto con Mario Monti e soprattutto con Corrado Passera"). Così, tutti ancora intorno al Cav., come se il Cav. fosse ancora dov'era - un vero incubo, la sua fine. Nel parapiglia, pareva persino che lo stesso commento sull'Unità ("Mai più senza le donne") fosse suo: il tema c'era tutto, ma l'azzardo era davvero esagerato.

3- BENIGNI E LA SATIRA SU BERLUSCONI DISSENSI SUL WEB: «GAG VECCHIE»
Paolo Conti per il "Corriere della Sera"

Roberto Benigni è sempre Roberto Benigni. Lo ha confermato lunedì sera da Fiorello: picco degli ascolti per numero di spettatori con 16 milioni e 60 mila alle 23.10 quando è partito l' «Inno del corpo sciolto», picco di share addirittura al 61.55% alle 23.17, quando Benigni stava per chiudere. Numeri clamorosi. Eppure, per la prima volta nella sua storia personale di partecipazioni straordinarie a show di prima serata, Roberto Benigni deve fare i conti con le contestazioni di una parte di pubblico.

Se ne accorge «l'Unità» che sul suo sito www.unita.it, sotto «culture», titola: «Benigni, il pubblico lo stronca/Senza Berlusconi non "buca"». Basta poi dare un'occhiata al blog di Rai.Tv (https://rumors.blog.rai.it) per scoprire, accanto alle lodi («Trovo vergognoso che il pubblico presente in sala si sia alzato davanti a un Pippo Baudo e sia rimasto seduto davanti ad un maestro come Roberto Benigni!») anche molte contestazioni, legate soprattutto ai suoi richiami a Berlusconi, considerati «vecchi» e superati:

«Benigni (visto che non cambia repertorio e non ha più idee per mantenere il palco) poteva essere lasciato a casa! Siamo stanchi di un uomo che vive solo sull'Oscar che ha vinto», «Ma pensasse a rinnovarsi e ad essere meno presuntuoso e spocchioso», «BENIGNI ... che grande delusione! patetico e volgare»). Stessa musica su www.tvblog.it: «Un Benigni un po' fiacco... battute che ormai sembrano amarcord su Silvio Berlusconi (e profetici vaticini sull'eterno ritorno dell'ex premier)»

Ma perché Benigni è accusato di stanchezza se attacca adesso Berlusconi? Lo scrittore Sandro Veronesi (premio Strega 2006 con «Caos calmo», è appena uscito il suo «Baci scagliati altrove», Fandango) si è ritrovato a dover rispondere a questa domanda ieri a pranzo: «Me lo ha chiesto mio figlio di 17 anni, che seguiva il dibattito su Twitter. Chi contesta Benigni, chi lo difende...»

E lei, Veronesi, che ne pensa? «Prima di tutto penso che Benigni sia un grande artista e un grande comico. A maggio ragione è libero di parlare di ciò che vuole. Questa è stata la sua prima apparizione in tv dopo la fine del governo Berlusconi, ed era impensabile che non ne parlasse. Detto questo, ritengo anche che viviamo in una palude in cui era prevedibilissimo lo stanco e logoro dibattito di Benigni in tv che parla di Berlusconi. Una sceneggiatura che gira in folle, la coda di quel berlusconismo-antiberlusconismo responsabile, appunto, della stagnazione in cui viviamo. Ho apprezzato Benigni quando, scherzando con Mauro Mazza che stava al gioco, satireggiava sui potenti che si stanno smarcando da Berlusconi... Ecco la questione vera dell'immediato futuro».

Analisi necessariamente diversa da quella di un homo televisivus come Gianni Boncompagni, autore di innumerevoli trasmissioni: «Benigni ride su Berlusconi? Scontato, troppo scontato. Se avesse parlato delle Guerre Puniche sarebbe stato molto più originale. Insomma, da Benigni si può e si deve pretendere qualcosa di diverso, di nuovo. Berlusconi? Ma sì, grazie, abbiamo capito... da quasi vent'anni, adesso basta». E lo show nel suo complesso? «Bello, indubbiamente, forse un po' lungo. Fiorello in grande forma. E proprio l'ironia di Fiorello, accanto a quella di Benigni, lunedì sera mi ha fatto pensare a un Woody Allen accanto a Bombolo...»

Più affettuoso e sfumato Renzo Arbore: «Non solo Roberto ma tutti gli intrattenitori e i comici si sono nutriti per anni di quella manna che è stata Berlusconi. Benigni ha fatto sorridere su un argomento ancora caldo: diciamo che non era ancora fuori tempo massimo. Ma d'ora in poi no, basta. Sarà bene cercare altri argomenti per fare satira. Suggerirei anche di allontanarsi in generale dalla politica e rivolgersi al costume italiano...»

Mezza solidarietà a Benigni arriva da Stefano Disegni, impegnato sullo stesso fronte della satira ma sul terreno delle vignette: «Secondo me Benigni non ha più bisogno di Berlusconi per far ridere. Ma parliamo di un'icona nazionale, una specie di madonna laica dalla quale accetti qualsiasi cosa, anche i suoi film con Nicoletta Braschi. Però siamo tutti in una fase di transizione, noi della satira. Viviamo di personaggi forti. Monti è gelido. E stiamo tutti ancora cercando un gancio al quale attaccare il nostro lavoro...»

 

 

fiorello e benigni VIDEO DI VENDITTI E VERDONE PER "SERVIZIO PUBBLICO" DI SANTOROBENIGNI E FIORELLO FIORELLA CECCACCI RUBINO SILVIO BERLUSCONI ALDO GRASSO PIPPO BAUDO BENIGNI E FIORELLO MARCO GIUSTI COMPAGNEROS E ALESSANDRA MAMMI stre01 rutelli sandro veronesi alain elkannGIANNI BONCOMPAGNI CON ELENA PAPPALARDO stre33 sandro veronesi alain elkann rosi grecoIl PapOcchio Benigni Arbore 5 arbore benigni leone mastelloniSTEFANO DISEGNIROBERTO BENIGNI NICOLETTA BRASCHI

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