PALLONE SEGRETO - IL FALLIMENTO DELLA FIORENTINA DI DELLA VALLE, COMPRATA PER UN PIATTO DI LENTICCHIE E CHE ADESSO NESSUNO VUOLE - THOMAS DI BENEDETTO, TROPPO GRASSO PER LO SPORT, SI DIEDE AI RAPPORTI CON LA CIA - LOTITO IL GIUSTIZIERE DIVINO - I GIOCHI DI ENRICO PREZIOSI: CONDANNATO A 23 MESI, “GRAZIE A BERLUSCONI” ORA È UNO DEI PIÙ RICCHI DEL CALCIO ITALIANO - L’ESOTERICO ZAMPARINI, CHE SOGNA LA GUERRA A EQUITALIA...

Malcom Pagani per "il Fatto quotidiano"

Promettono, comprano e vendono. Giurano, spergiurano e peccano. Vivono in un porto franco perenne, in un'isola di eterna adolescenza e giocano con i miliardi come se il Monòpoli fosse la realtà e il monopolio un diritto. Presidenti di calcio che usano il pallone per arrivare altrove e sventolano biglietti da visita davanti ai quali si apre ogni porta. Guardano alla politica e ricevono ascolto.

Altre volte la interpretano in prima persona trasformando per sempre il Paese e il suo indotto pseudofilosofico edificato su corna, insulti, esoneri e scaramanzia. Rilasciano interviste megalomani senza apparente imbarazzo. Fanno giri di campo e alzano le braccia al cielo. Poi, dietro la scrivania, sognano altre onorificenze, altre piscine in cui nuotare. Le vittorie rappresentano un trampolino, i proclami un salvagente e le sconfitte la dimostrazione divina di un complotto. Gianfrancesco Turano, giornalista dell'Espresso, scrittore e attaccante di risulta con rarefatta confidenza con il gol, nutre per il calcio una passione senza indulgenza.

Ne studia i macrofenomeni economici e le piccole storie ignobili. Ara le notizie minori e ne setaccia il senso per restituirlo oltre le formule rassicuranti. Persino ovvio che da un panorama emulativo, in cui i Benito Fornaciari e i Borgorosso Football club non sono l'eccezione ma la regola, nascesse un libro in bilico tra l'inchiesta e il trattato antropologico. "Fuorigioco" (Chiarelettere, 273 pg, euro 14,50) è la foto della nostra Serie A con vista sulle segrete stanze. Di Benedetto, Lotito, Della Valle, Moratti, Zamparini, Pozzo, il De Laurentiis innamorato del "Bingo" e gli altri latifondisti di un territorio in decadenza, persuasi di essere cigni bellissimi per dimostrare impressioni e autoscatti forse troppo benevoli.

1 - DIEGO DELLA VALLE
L'EQUIVOCO E LA MANIA PER L'ARTE

Con il ritratto di Kennedy sulla parete della sua azienda, e l'ironico astio dei toscani nella tasca "Andremo in B con ai piedi un paio di Tod's", il marchigiano Diego Della Valle da Casette D'Ete alla geografia preferì la smania di grandezza. Così lasciò l'Ancona ai suoi tormenti e acquistò la Fiorentina. Le cose non andarono come preventivato perché Della Valle, già annoiato consigliere dell'Inter di Moratti nel '95, preferisce spendere per il restauro del Colosseo o per il Polo museale fiorentino e all'orizzonte, in luogo dei Batistuta acquistati dal suo predecessore Cecchi Gori, brillano svendite e cessioni.

Diego non ne può più, ma, sfortunatamente, nessuno vuole rilevarne la creatura acquistata già agonizzante e per un piatto di lenticchie. In Curva Fiesole non si va in doppio petto e l'aria è meno lieve di certi consigli d'amministrazioni frequentati con gli amici Abete e Montezemolo. Della Valle è vittima di un equivoco, di un matrimonio forzato, di una sbandata senza correzione. Dall'alto guarda un'estranea in maglia viola perché disse un suo collega: "Nel calcio si entra in cinque minuti e poi non si esce più".

2 - THOMAS DI BENEDETTO
L'UOMO CHE PARLAVA POCHISSIMO
L'uomo di cui non si sa nulla ha grandi anelli alle dita, ricchezze nascoste, povertà regresse e viaggia in economica. Thomas il bostoniano ha la biografia misteriosa e considera il silenzio un valore. Dalle ricostruzioni emerge che nell'età acerba giocò (col fisico pingue e le birre nel dopo-gara) a Basket e Football americano e una volta appese al muro ambizioni e ginocchiere, esplorò con profitto altri confini. In ottimi rapporti con la Cia, Di Benedetto frequentava l'Urss quando per gli occidentali ogni cortina a Est sapeva di ferro e guerra fredda e lavorava per la Jefferson Waterman International: "Una ditta che fornisce al governo federale, a governi stranieri e alle multinazionali rappresentanza e consulenza sia politica sia strategica».

In certi contesti, specie africani, la pietà è un lusso da silenziare in omaggio agli affari. Quelli di Thomas "the president" sbarcato a Roma per far sognare a stelle, strisce e nuovi Totti da plasmare a zero euro sembrano andare piuttosto bene. I tifosi dubitavano. Per alcuni non esisteva, per altri era un nome inventato, per i dietrologi un laziale mascherato. Per ora, nonostante un derby perso, Di Benedetto li ha smentiti. C'è sempre una partita di ritorno. Un progetto all'orizzonte. Anche se i soldi, magari, non sono proprio tutti suoi.

3 - CLAUDIO LOTITO
IO SONO (E SEMPRE SARÃ’) LA LEGGE

Inciampa nell'aggiotaggio, ma non si piega perché tutto ha un prezzo e una scadenza. Quella di Claudio Lotito, il presidente a lunga conservazione, si perde nella nebbia delle promesse. Un nuovo stadio all'orizzonte e un antico modo di raffrontarsi alla controparte: i calciatori. Per Lotito moralizzare significa ristabilire i ruoli. Decurtare gli stipendi, mettere in quarantena gli ammutinati, farli allenare a parte, inscenare siparietti con i tifosi (almeno con quelli che non lo insultano) e recuperare (non prima che si siano cosparsi il capo di cenere e solo se davvero si dia il caso) i reprobi.

Perché nella cosmogonia di Lotito è Claudio stesso a incarnare la giustizia divina. E se gli danno torto (come nel caso Pandev, con Lotito condannato a pagargli 160.000 euro dopo una lunga e forzata inattività) Claudio-faccio tutto io-preferisce l'attitudine da popolano a quella del signore. Deve pagare? Pagherà. Non prima però di aver decurtato dalla cifra due magliette e quattro biglietti omaggio dati a Pandev per una partita di Coppa Italia. A casa Lotito, c'è una sola tavola della Legge. La sua.

4 - ENRICO PREZIOSI
"TUTTO MERITO DI BERLUSCONI" IPSE DIXIT

Magazziniere, scaricatore, agente di commercio, impiegato. Poi presidente con la valigia, o con la valigetta. Sempre piena di denaro perché le partite durano sempre più di novanta minuti ed Enrico Preziosi, avellinese migrato in Brianza a metà dei '70, ha saputo come accumularlo. Commercia in giocattoli, Preziosi, come da azienda omonima e si è regalato il soprammobile più bello, la presidenza del Genoa, dopo aver girovagato da Saronno a Como. Non sempre è andata bene e sul manzoniano "ramo del lago" Il "Prez", a dire il vero, lasciò lacrime e bancarotte.

Dei 23 mesi di condanna penale in primo grado e dei cinque anni di squalifica sportiva non rimangono che flebili memorie. Il futuro è oggi almeno da quando Preziosi ebbe l'intuizione di una vita. Commercializzare creature di plastica alte tre centimetri, i Gormiti, in grado di fargli scalare l'Everest del guadagno. Preziosi, inquietante somiglianza con il Joker di Robinson, è tra i più ricchi Batman appollaiati sul calcio italiano. Venti miliardi di ricavi nel 1986, diventati 430 nove anni dopo. Tutto o quasi, giura Preziosi, "per merito di Berlusconi". L'amico di una vita, il modello unico per una generazione che faticava a compilare un 740.

5 - MAURIZIO ZAMPARINI
L'EMIGRANTE CHE COMBATTE EQUITALIA

Dei problemi con la giustizia Maurizio Zamparini, romanamente, se ne frega. Il rinvio a giudizio, come il giudizio collettivo è solo una parte del tutto. Così Zampa compra e vende, esonera e caccia (decine di allenatori, 38 amministratori delegati delle sue aziende), straparla, emigra e assume, al ritmo compulsivo di un ex povero a disagio nella nuova dimensione. La nuova frontiera è la politica dove Zampa sogna di entrare per far la guerra ad Equitalia, meglio se munito di forcone.

La vecchia il pallone. In entrambe le zone, alla stregua dei ragazzini che portavano via il pallone alla prima contrarietà, decide lui. L'impresa è sua e Zamparini ci fa quel che più gli pare e piace. Amante dell'esoterismo, Zampa ogni tanto emigra. Da Palermo all'Egitto, dove per far felice la seconda moglie Laura Giordani, convinta di poter entrare in agevole contatto con l'occulto, Zampa ha comprato una casa. In fondo, Zamparini è un pezzo di preistoria. Più vicino ai cupi vaticini e ai tavoli a tre zampe della moglie dell'interista Fraizzoli e alle zampe di gallina di Liedholm che al futuro. In fondo non esiste nulla di più superato della modernità.

 

DIEGO DELLA VALLE E FRATELLO ANDREA FUORI GIOCO DI GIANFRANCESCO TURANOdibenedetto foto mezzelani gmt CLAUDIO LOTITO 2mar20 Enrico Preziosi

Ultimi Dagoreport

isola di kharg trump netanyahu hegseth rubio vance

DAGOREPORT – IL MONDO È SULL'ORLO DEL PRECIPIZIO: QUEI DUE GENI DEL MALE NETANYAHU E PETE HEGSETH VOGLIONO SPINGERE TRUMP A BOMBARDARE L'ISOLOTTO DI KHARG, NELLO STRETTO DI HORMUZ, DOVE PASSA IL 90% DEL PETROLIO IRANIANO – SAREBBE UN COLPO FATALE PER L'ECONOMIA DELLA CINA, PRINCIPALE ACQUIRENTE DEL GREGGIO DEGLI AYATOLLAH: IN CASO DI ATTACCO, PECHINO NON POTREBBE NON REAGIRE, SCHIERANDO IL SUO ENORME ARSENALE A FIANCO DI TEHERAN (FINORA XI JINPING HA FORNITO COMPONENTI PER MISSILI, SOLDI E INTELLIGENCE) – SPACCATURA TOTALE ALLA CASA BIANCA SULL'ATTACCO: TRUMP È IN STATO CONFUSIONALE SULLA POSSIBILE OFFENSIVA SULLO STRETTO DI HORMUZ, IL SEGRETARIO DI STATO, MARCO RUBIO, FA LA SOLITA COLOMBA, MENTRE JD VANCE E' AFFETTO DA MUTISMO, IN QUANTO VOLTO DELL’ISOLAZIONISMO “MAGA”, IL VICEPRESIDENTE È CONTRARIO ALLE GUERRE TRUMPIANE - NUOVO ATTACCO DEI PASDARAN IN IRAQ: COLPITA UNA BASE BRITANNICA CON UNO SCIAME DI DRONI...

leonardo maria del vecchio milleri marisa del vecchio

DAGOREPORT - MENTRE LEONARDINO VA OLTRE LUXOTTICA E LANCIA IL GIN SHIRABI (IN MEMORIA DELLA ''GINTONERIA'' DI LACERENZA?), SI ACCAVALLANO LE VOCI SU FRANCESCO MILLERI – IL SISTEMA NERVOSO DEL CEO DI DELFIN PARE CHE NON ABBIA PER NULLA GRADITO DI ESSERE ISCRITTO NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI IN COMPAGNIA DI CALTAGIRONE E LOVAGLIO PER “CONCERTO OCCULTO” PER LA SCALATA DI MPS A MEDIOBANCA - E SI RACCONTA CHE CON GLI AMICI FIDATI SI SFOGHI DICENDO CHE ASPETTERÀ ANCORA UN ANNO: O LEONARDINO PORTERÀ A CASA LE QUOTE DEI FRATELLI LUCA E PAOLA E ARRIVARE A QUEL 37,5% CHE GLI PERMETTERÀ DI GESTIRE L’HOLDING (E FINALMENTE INTASCARE LA SUA QUOTA DI TESTAMENTO), OPPURE MOLLERÀ GLI OTTO LITIGIOSI EREDI AL LORO DESTINO E IMBOCCHERÀ LA PORTA DI USCITA…

iran donald trump benjamin netanyahu petrolio

DAGOREPORT – LA NOTIZIA PIÙ IMPORTANTE DELLE ULTIME ORE È QUELLA PUBBLICATA DA “CNBC”: L’IRAN, ALLA FACCIA DI TRUMP E NETANYAHU, STA CONTINUANDO A ESPORTARE PETROLIO TRAMITE LO STRETTO DI HORMUZ, CHE HA MINATO E BLOCCATO ALLE NAVI STRANIERE. TEHERAN HA VENDUTO 11,7 MILIONI DI BARILI DI GREGGIO ALLA CINA DALL’INIZIO DEL CONFLITTO – L’EUROPA VALUTA DI ALLEGGERIRE LE REGOLE CONTRO IL GAS RUSSO: PER GARANTIRE SCORTE SUFFICIENTI E SICUREZZA ENERGETICA PER L’INVERNO, L’UNIONE EUROPEA NON VERIFICHERÀ SE IL GAS NATURALE LIQUIDO VENDUTO DA TERZI PROVENGA DA MOSCA….

matteo salvini giorgia meloni antonio tajani

DAGOREPORT – ALL'ARMI, SIAM GIUSTIZIALISTI! - OGGI ALLE 18, ANNUNCIATA DAI GORGHEGGI DI SAL DA VINCI, GIORGIA MELONI SALIRA' SUL PALCO MILANESE DEL TEATRO PARENTI PER METTERE LA FACCIA A UN REFERENDUM CHE E' SEMPRE STATO MALDIGERITO (EUFEMISMO) DA GRAN PARTE DEI FRATELLI D’ITALIA, FEDELI ALLA VECCHIA LINEA MISSINA PRO-MAGISTRATI E PRO-BORSELLINO – LO SCARSO IMPEGNO DEI MELONIANI STA FACENDO GIRARE I COJONI A FORZA ITALIA, PER CUI LA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE (E DEL CSM) È LA “MADRE DI TUTTE LE RIFORME” – SALVINI FA LO STRUZZO: LA LEGA, CHE HA VISTO SFUMARE L’AUTONOMIA, HA CHIESTO UN “MAGGIOR COINVOLGIMENTO DELLA MELONI”, MA SENZA TROPPA CONVINZIONE - LA GOCCIA CHE HA FATTO TRABOCCARE L'IRA FUNESTA DELLA MELONA CONTRO LE TOGHE E' STATO IL FALLIMENTO DEI CENTRO MIGRANTI IN ALBANIA, BOCCIATI DAI TRIBUNALI ITALIANI ED EUROPEI - VIDEO: QUANDO AD ATREJU L'UNDERDOG SI STROZZO' URLANDO: "FUNZIONERANNO! FUNZIONERANNO! DOVESSI PASSARCI OGNI NOTTE DA QUI ALLA FINE DEL GOVERNO" (SONO ANCORA VUOTI...)

pietrangelo buttafuoco giorgia meloni alessandro giuli padiglione russia

DAGOREPORT - FINIRÀ COSÌ: IL MUSULMANO SCIITA GIAFAR AL-SIQILLI, ALIAS PIETRANGELO BUTTAFUOCO, PUÒ RIVENDICARE QUANTO VUOLE L'INDIPENDENZA E L'AUTONOMIA DELLA BIENNALE CHE LASCIA "CHIUSURA E CENSURA FUORI DALL'INGRESSO", MA IL PADIGLIONE RUSSO RESTERÀ SBARRATO - PUR COSTRETTO A RINCULARE, BUTTAFUOCO NON SI DIMETTERÀ. DEL RESTO, DELLA DECISIONE DI RIAPRIRE I BATTENTI AL PADIGLIONE RUSSO, NE AVEVA INFORMATO NON SOLO AMICI E CAMERATI VICINI MA ANCHE, DICONO, GIORGIA MELONI, DA SEMPRE SUA GRANDE SUPPORTER - AMMESSO CHE SIA AVVENUTO IL COLLOQUIO E ABBIA OTTENUTO IL SEMAFORO VERDE ALLA PRESENZA DEL PADIGLIONE RUSSO, VA ANCHE IMMAGINATO LO STATO DEGLI OTOLITI DELLA MELONA PER STAR LÌ A SBROGLIARE I PERIODI E LE SUBORDINATE DELL’ELOQUIO BAROCCO-SICULO DI BUTTAFUOCO - COMUNQUE VADA, A DIECI GIORNI DAL TERRIBILE VOTO SUL REFERENDUM DELLA GIUSTIZIA, CON UNA GUERRA CHE TIRA L’ALTRA E L’ECONOMIA CHE VA A PUTTANE, DI DIMISSIONI NON SE NE PARLA ASSOLUTAMENTE. BASTA UN NIENTE PER FAR CROLLARE IL CASTELLO DI CARTE…

marco bucci silvia salis il secolo xix gianluigi aponte

DAGOREPORT – LA ‘’SCOMPARSA DELLE NOTIZIE’’ NON BASTA PIÙ AL MINCULPOP DELL’ERA MELONONIANA - ECCO LE ASSURDE PRETESE E LE SFACCIATE PROPOSTE DEL PRESIDENTE DELLA REGIONE LIGURIA, MARCO BUCCI, ALL’EDITORE DEL ‘’SECOLO XIX’’, IL GRUPPO APONTE, PER OSTACOLARE LA CORSA DEL CANDIDATO DEL CENTROSINISTRA A SINDACO DI GENOVA, SILVIA SALIS, CONTRO LO SFIDANTE DEL CENTRODESTRA, PIETRO PICIOCCHI – DAGOSPIA SVELA LA “NOTA” DEL GOVERNATORE BUCCI DA SOTTOPORRE AL DIRETTORE, MICHELE BRAMBILLA: “IL CONTESTO È LA CAMPAGNA ELETTORALE ED IL BILANCINO POLITICO DEL SECOLO, COME È FACILE DA CAPIRE ANCHE PER IL LETTORE, PENDE CON STRATEGICA EVIDENZA DALLA PARTE DELLA SALIS - POCHI GIORNI PRIMA, VISITA DEL MINISTRO E VICEPREMIER SALVINI A GENOVA, MENZIONATO ALLA PARI DELLA SALIS. OPPURE NELL’INTERVISTA PERSONALE AL GOVERNATORE BUCCI, SI TROVA IL MODO DI INFILARE LA SALIS NEL TITOLO DELLA STESSA INTERVISTA…”