vito crimi

''PER BERLUSCONI È FINITA LA PACCHIA'' - VITO CRIMI ANNUNCIA TETTI ALLA PUBBLICITÀ TELEVISIVA, DA RIDISTRIBUIRE AI GIORNALI: CIOÈ DA UNA PARTE DICE DI VOLER TOGLIERE (UNA PARTE) I FONDI PUBBLICI ALL'EDITORIA, DALL'ALTRA COSTRINGE GLI INSERZIONISTI PER LEGGE A VERSARE LORO DEI SOLDI. ALLA FACCIA DEL MERCATO DI CUI SI PROFESSA ALFIERE: ''SE GLI EDITORI FANNO UTILI BENE, SENNÒ VUOL DIRE CHE HANNO GIORNALI SOLO PER IL TORNACONTO ALLA PROPRIA AZIENDA''

 

1. EDITORIA: CRIMI,FINITA LA 'PACCHIA',TETTI A PUBBLICITÀ TV

VITO CRIMI

 (ANSA) - "Non è il mio linguaggio, ma si può anche dire che è finita la pacchia. Il punto vero è che occorre ridistribuire la pubblicità tra tv e carta stampata", afferma il sottosegretario con delega all'Editoria, Vito Crimi, intervistato dal Fatto Quotidiano sui suoi prossimi provvedimenti.

 

Spiega che il Fondo per il pluralismo dell'editoria istituito da Lotti, con il quale "era previsto un contributo di solidarietà dello 0,1% sui redditi delle concessionarie di pubblicità" non ha trovato attuazione: "Il decreto che avrebbe dovuto fissare i criteri per questo contributo non è stato mai varato" e "quella 'dimenticanza' è stata l'ennesimo favore del Pd a Berlusconi e questi regali devono finire". Ora "riapriamo subito i termini".

 

Aggiunge poi che intende affrontare il tema dei fondi diretti all'editoria: "sono stanziati circa 200 milioni tra contributi diretti, alle radio e alle tv, senza contare l'agevolazione delle tariffe telefoniche che può essere stimata in 60 milioni", "vanno aggiustate le distorsioni, visto che circa il 30 per cento dei fondi va a 4-5 testate". Paragona questi interventi a "quanto fatto con l'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti".

VITO CRIMI E ROBERTA LOMBARDI

 

"Ci sono modi per affrontare le ricadute occupazionali", ad esempio "penso che si possano introdurre dei tetti pubblicitari per aiutare dal lato degli introiti i giornali". Tetti alle tv: "un meccanismo di redistribuzione delle risorse all'interno del sistema". Si possono inoltre prevedere "incentivi pubblici alla domanda, ad esempio, sostenendo gli abbonamenti oppure nuove idee innovative" come "una 'Netflix dell'editoria'".

 

 

 

 

Estratti dall'intervista di Salvatore Cannavò per ''il Fatto Quotidiano''

 

Appena entriamo nella sua stanza di sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all' Editoria, Vito Crimi ci dà subito una notizia: "Si ricorda il Fondo per il pluralismo dell' editoria istituito da Luca Lotti? Bene, in quel fondo era previsto un contributo di solidarietà dello 0,1% sui redditi delle concessionarie di pubblicità compresi i Centri Media. Il decreto che avrebbe dovuto fissare i criteri per questo contributo non è stato mai varato. Di fatto, un regalo alle grandi concessionarie, a Berlusconi in primis".

berlusconi giacomini confalonieri valentini

 

La discussione sul finanziamento pubblico all' editoria, quindi, inizia da qui, da come sono ripartite le risorse, da chi le ha sul serio e chi invece è in crisi. Il Fondo pubblico eroga contributi alla stampa, per circa 114 milioni (ma 27,8 vanno alla convenzione con Rai International), e si finanzia con risorse pubbliche e solo teoricamente, apprendiamo oggi, con l' extra-gettito del canone Rai e la quota dello 0,1% sui ricavi pubblicitari.

 

Applicherete quindi quella norma prevista dal provvedimento che porta la firma di Lotti?

Sì, riapriamo subito i termini e già in legge di Bilancio procederemo a determinare le nuove tempistiche.

 

 

Però volete tagliare i fondi diretti all' editoria.

CONFALONIERI PIERSILVIO BERLUSCONI

Sì, attualmente sono stanziati circa 200 milioni tra contributi diretti, alle radio e alle tv, senza contare l' agevolazione delle tariffe telefoniche che può essere stimata in 60 milioni e che andrà rivista da subito.

 

 

(…) Penso che si possano introdurre dei tetti pubblicitari per aiutare dal lato degli introiti i giornali.

 

Tetti pubblicitari alla Tv?

Sì, un meccanismo di redistribuzione delle risorse all' interno del sistema.

 

(…)

 

Ma senza azionisti come Caltagirone o De Benedetti alcuni giornali potrebbero chiudere.

FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE CARLO DE BENEDETTI

Se quei soggetti ricavano un utile dalle loro partecipazioni altri soggetti potrebbero facilmente subentrare. Se invece non ricavano un utile vuol dire che non si comportano da editori ma da sponsor, finanziano un giornale solo per il tornaconto alla propria azienda e non per fare informazione.

 

 

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