IL PETTEGOLEZZO DI OGGI E’ LA VERITA’ DI DOMANI – IL FILOSOFO PAOLO PEDOTE SCODELLA ‘’GOSSIP. DALLA MESOPOTAMIA A DAGOSPIA’’

Luigi Mascheroni per "Il Giornale"

C'è una celebre vignetta di un magazine americano degli anni Cinquanta in cui una donna sussurra all'amica: «No, no... This isnt't gossip. It's the truth».
Che cosa differenzia, se esiste una differenza, il gossip dalla verità? Non è anche il gossip una verità? Qual è il valore del gossip per la civiltà umana? E quanto, accanto o oltre la verità, ha inciso sul corso della Storia? Domande attorno alle quali si potrebbe scrivere un libro.

Che infatti è stato scritto, da Paolo Pedote, filosofo. È un saggio dalla bibliografia ricchissima, s'intitola ‘'Gossip. Dalla Mesopotamia a Dagospia'' (Odoya) e racconta, in un lungo bisbiglio che risuona fra le praterie dell'indiscrezione e le paludi della diffamazione - da Satana «il calunniatore» al voyeurismo del Grande Fratello - la straordinaria funzione sociale del pettegolezzo. Una pulsione umana, troppo umana. E il vizio più antico e diffuso del mondo.

Forma particolare di comunicazione in cui la notizia non è verificabile e la fonte è anonima, il gossip divulgando fatti privati ha rilevanti effetti pubblici: consolida le relazioni fra persone che vivono nello stesso gruppo, è un'efficacissima strategia di controllo del Potere, è l'origine di importanti mutamenti nei costumi delle civiltà, ed è anche uno strumento di contropotere messa a punto nei secoli dalle donne per contrastare l'egemonia maschile.

Dalla Eva biblica ai processi dell'Inquisizione, dalle polizie segrete al Watergate, la Storia, come è noto, è stata «fatta» più da segreti, insinuazioni, delazioni e gole profonde che dai documenti ufficiali.

Robin Dunbar, antropologo che ha studiato a lungo gli insediamenti ominidi di 250mila anni fa, sostiene che il pettegolezzo fin dalla notte dei tempi sia stato una manifestazione di coinvolgimento e contatto reciproco essenziale per la vita sociale dell'uomo. E questo perché assolve funzioni importanti per l'affermazione e la condivisione dei valori della comunità stessa, proprio come il grooming per le scimmie, ovvero l'attitudine dei primati a ripulire i propri simili dai parassiti.

Dall'Uomo di Neandertal a Fabrizio Corona, lo spulciarsi o il «fare le pulci» all'altro è un atto fondamentale per rafforzare la struttura sociale di un gruppo di esseri umani. In termini più darwiniani, il gossip è la soluzione attraverso cui l'uomo ha mantenuto il controllo su comunità, reali o virtuali, sempre più vaste.

La Bibbia avvertì l'uomo: la calunnia è figlia di Satana (mentre San Paolo insisteva sul fatto che il pettegolezzo è una pericolosa prerogativa femminile). E anche il Talmud mette in guardia sul fatto che «Lo spirito fidato nasconde ogni cosa». Ma l'uomo, al silenzio preferì la parola: detta a mezza voce, bisbigliata, accennata. Mezza verità e mezza falsità, insieme, fanno un'informazione micidiale.

Già i muri di Ercolano e Pompei, come i cessi degli autogrill ieri e alcune bacheche di Facebook oggi, riferivano di fatti di letto e di denaro altrimenti indicibili. «Gennaro lecca il membro», «Romula lo succhia al suo amato», «Hermeros scopò qui con Phileterus». La letteratura latina utilizzava voci di corridoio per intrecciare l'elemento politico a quello poetico, deridendo le alte cariche pubbliche.

I canti dei soldati di Cesare ci hanno tramandato la sua calvizie e la sua omosessualità. Gaio Svetonio, oltre che storico insegne, fu una «suocera» terribile, senza le malignità del quale ci saremmo persi molto della storia di Roma. Del resto, la Grecia inventò sì la democrazia, ma pure - con Diogene - la dossografia: e le opinioni, come si sa, tengono inevitabilmente conto di dicerie, affermazioni non verificate, aneddoti, «si dice»...

Si dice che la storia della Chiesa e del papato sia costellata di scandali di ogni tipo, riferiti da cronisti che raccoglievano voci e «confessioni». Si dice che i trovatori (da trobar, inventare...) componessero le loro opere ispirandosi ai pettegolezzi di corte e alle storie piccanti raccontate tra castelli e monasteri.

Si dice che Dante spettegolasse - con risonanza universale - sui gusti sessuali del suo maestro Brunetto Latini. E si dice che Machiavelli malignasse, con gli amici, sui nemici in lettere private piene di «maialate» (come le definì Giovanni Papini). Così come si dice che re e regine di Francia furono fatti e disfatti dalle chiacchiere di Versailles e dai pamphlet anonimi, e che veleni, venticelli e veline costellarono la nascita, la vita e il tramonto di tutte le dittature della storia, fino al Fascismo, alla Cina di Mao e alla Ddr. Tutti sono interessati alle vite degli altri.

Questo sul versante delle rivelazioni «private». A quelle pubbliche penseranno le gazzette, i magazine alla Vanity Fair, i tabloid scandalistici, i paparazzi della Dolce Vita e quelli che fotografarono Lady Diana, prima e dopo la morte. Scusaci, principessa. Senza citare Hollywood, la fabbrica dei sogni e del gossip.

Oltre c'è (solo) il web, regno di mezze verità e mezze menzogne, dove si trova tutto: calunnie che uccidono, il politainment che rende le vite dei potenti più importanti dei loro meriti, e la (contro)informazione alla Dagospia: una fortunata forma di grooming giornalistico che spulcia le miserie del potere e quelle umane.

 

 

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