IL PICCIONE RESTA SUL RAMO - A CHE SERVE LA MOSTRA DI VENEZIA SE I FILM IN CONCORSO NON ARRIVANO IN SALA? - IL LEONE D’ORO A VENEZIA NON HA NEANCHE UN DISTRIBUTORE

Fulvia Caprara per “La Stampa

 

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All’imbarcadero del Casinò, proprio dietro il Palazzo del Cinema dove ieri ha vissuto il suo trionfo, il regista svedese Roy Andersson, vincitore del Leone d’oro di Venezia 71 con Un piccione seduto sul ramo riflette sull’esistenza, scruta l’orizzonte e nervosamente digita numeri sul cellulare nella vana attesa dei suo bagagli. Se non arriveranno in tempo, perderà l’aereo. A osservarlo meglio, uno svedese accaldato, sui bordi in rivadella Laguna perlustrata da eserciti di zanzare, sembra uno dei personaggi del suo film.

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Peccato che, almeno per il momento, il pubblico italiano non potrà dire se quel Leone che Andersson sta cercando di portare a casa, è meritato o no. Stessa sorte attende Le notti bianche del postino di Andrej Konchalovskij, Tales dell’iraniana Rakhshan Banietemad, premiato per la sceneggiatura, Sivas del turco Kaan Mujdeci, Le dernier coup de marteau di Alix Delaporte e tanti altri, nelle diverse sezioni. Bisogna aspettare l’effetto premio, ma finora nessun distributore si è fatto avanti e questo vuol dire che i film non hanno modo di incontrare i loro spettatori.

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La Mostra d’arte ha il compito di scoprire talenti e promuovere opere con maggiori difficoltà di circolazione, ma se il circolo virtuoso non si mette in moto, il teorema si smentisce: «E’ un po’ come per le poesie - osserva il presidente della Biennale Paolo Baratta -, i libri che le contengono si stampano, ma quelli che li leggono sono pochi. E l’editoria è un’industria, proprio come il cinema».

 

carlo verdone giurato a veneziacarlo verdone giurato a venezia

Eppure, ricorda il direttore Barbera, qualche volta il miracolo si realizza: «Il pubblico per i film d’autore c’è, eccome. Lo scorso anno il Leone d’oro era andato al documentario Sacro G.R.A. che, contro tutte le previsioni, in sala ha incassato oltre 1 milione 300mila euro. Il punto è un altro, e riguarda il grande cambiamento che il mercato sta subendo in questa fase. Il pubblico consuma in modo diverso da prima, la pirateria copre il 50%, i giovani, nati e cresciuti davanti al pc, non sono abituati ad andare in sala. Siamo in mezzo al guado, tutti riconoscono che c’è un’inadeguatezza, ma l’industria audiovisiva è una delle più grandi del mondo, alla fine si troverà un modo per andare avanti».

luisa ranieri, alberto barberaluisa ranieri, alberto barbera

 

Restano, nel day after della Mostra che l’anno prossimo aprirà i battenti il 2 settembre, alcuni dispiaceri. Quello per Birdman, amato da tutti (gli accreditati alla kermesse sono stati 7300), già lanciato sulla strada degli Oscar, ma ignorato al Lido. Per una presenza molto scarsa, tra i titoli in gara, di ruoli femminili importanti. E per Elio Germano, favoloso Leopardi nel film di Martone, scartato per far posto a Adam Driver: «Se Birdman avesse vinto, la nostra funzione sarebbe diventata inutile».

paolo barattapaolo baratta

 

 Ma un premio a un film che in sala va bene, potrebbe dare più lustro alla Mostra: «E’ chiaro - risponde Barbera - che, sul piano dell’impatto mediatico, al festival farebbe comodo se vincesse un film hollywoodiano, ma i verdetti si accettano, le giurie sono autonome». Discorso che vale anche per le altre scelte: «I premi non sono stati decisi con il manuale Cencelli alla mano, sono però il frutto di decisioni condivise».

elio germanoelio germano

 

Magari fino a un certo punto, si è capito che Carlo Verdone non deve avere avuto vita facile nella sua funzione di «giurato italiano» (dal palco dei premi il presidente Desplat lo ha definito proprio così, con una punta di polemica), ma su questo il direttore Barbera è ovviamente obbligato a fare un passo indietro: «Sono dinamiche imprevedibili, e comunque non ne parlerei mai. Se dicessi che sono felicissimo del verdetto, mancherei di rispetto ai film non premiati, e viceversa».

Alba Rohrwacher con la Coppa Volpi Alba Rohrwacher con la Coppa Volpi

 

Alla fine, ricorda il presidente Baratta, contano i numeri «molto soddisfacenti», le 128mila presenze reali, l’incasso totale di 1,3 milioni di euro, e l’aumentata platea virtuale. Adesso tocca al Piccione, se troverà il cielo per volare verso il pubblico, la Mostra avrà raggiunto il suo scopo.

 

 

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