baratta barbera

PIÙ FIGA PER LE ''FIGARO'' - UNA LETTERA SUL QUOTIDIANO CHIEDE LE QUOTE ROSA AL FESTIVAL DI VENEZIA: ''17 REGISTE DONNA SU 70 È POCO. BARBERA, VOGLIAMO IL 50/50''. FORSE I FRANCESI DOPO LA MOSCIA EDIZIONE DI CANNES PROVANO A PIOMBARE IL CONCORSO RIVALE, CHE GIÀ SI ANNUNCIA COME BELLO RICCO - MASCHERONI: ''L'ARTE NON PUÒ SOTTOSTARE ALLE QUOTE. VENEZIA NON È UN CINEFORUM DI 'SE NON ORA QUANDO?'''

barbera baratta

 

 

1. RIVOLTA DELLE REGISTE: ALLA MOSTRA DEL CINEMA NON CI SONO AUTRICI

Cinzia Romani per ''il Giornale''

 

È la qualità dei film che conta. Non il sesso di chi li dirige.

Ma quando sul mercato girano parecchi prodotti firmati da donne, tutt' altro che spregevoli e selezionati dai vari festival internazionali, però non dalla Mostra del cinema di Venezia (dal 29 al 9 settembre), qualcosa non va. Sessismo? Discriminazione? La solita disuguaglianza tra uomo e donna?

 

Come che sia, è bufera sul Lido, dove ora plana una lettera aperta, pubblicata da Le Figaro e firmata dai più importanti network femminili del settore audiovisivo: da Women in Film&TV International a European Women' s Audiovisual Network; da WIFT Nordic a WIFT Sweden e Swiss Women' s Audiovisual Network, una filiera di prestigio e di qualità internazionali si fa avanti. Per protestare: Venezia, abbiamo già visto questo film.

barbera baratta mpn

 

Così, infatti, comincia la missiva di fuoco, che mette in discussione i criteri seguiti dal direttore della Mostra Alberto Barbera, notoriamente protettore del cinema di pregio, ma non del cinema al femminile, per le autrici di tale vibrato reclamo.

 

«Se m' impongono le quote rosa o l' uguaglianza di genere, me ne vado», aveva messo le mani avanti Barbera già l' anno scorso, quando Angels Wear White di Vivian Qu era l' unico film d' una regista in concorso a Venezia. E quest' anno la storia si ripete: sui 21 film in concorso, ecco un solo film di regia femminile: The Nightingale di Jennifer Kent. Eppure, pare che I villeggianti di Valeria Bruni Tedeschi (nella sezione Fuori Concorso), potesse ambire alla gara. Come High Life di Claire Denis, che ha preferito il festival di Toronto, meno chiuso sulle questioni di genere.

 

Per la precisione, quest' anno Cannes presentava 3 film su 17, diretti da registe, mentre Locarno 3 su 15: ogni grande festival oggi sa che il problema delle quote di genere esiste e infatti a Toronto c' è un' infornata di registe come Claire Denis, Sara Colangelo, Patricia Rozema, Nadine Labaki e Mia Hansen-Love.

SARA COLANGELO E MAGGIE GYLLENHALL

 

Tuttavia Mister Barbera (così nella lettera aperta, con un pizzico di antipatia), dopo aver visionato 1.500 submissions, tentativi d' iscrizione alla selezione, ha riconosciuto che le pellicole dirette da donne, nelle varie sezioni di Venezia 75 «sono decisamente una minoranza»: 15 su circa 70 titoli selezionati ufficialmente. Dal canto suo, il Presidente della Biennale di Venezia, Paolo Baratta, se la cava così: «Bisogna fare in modo che le donne abbiano gli strumenti e le opportunità per fare film».

 

Ma se non sta ai festival risolvere il problema, bensì all' industria, le firmatarie della lettera aperta ribadiscono con forza: «Le autrici di tutto il mondo chiedono una riforma genuina. Vogliamo cambiamenti a ogni livello della nostra industria. Vogliamo creare la differenza negli spazi che occupiamo come produttrici, registe, selezionatrici. Il 50% degli studenti di cinema è donna» e quando Alberto Barbera minaccia di abbandonare il suo incarico «egli perpetua il concetto che selezionare film di donne comporti l' abbassamento dello standard», si legge nella lettera pubblicata da Le Figaro.

 

«La qualità sarebbe compromessa e LUI SE NE ANDREBBE (i caratteri cubitali sono nella missiva, ndr). Ci dispiace, ma non ce la beviamo un' altra volta. È provato che target e quote aiutano a promuovere il cinema, ampliando la platea dei candidati.

la giuria del festival di venezia

I team dei programmatori, i critici e i revisori sono maschi. Vogliamo farla finita con la diceria per cui le quote impediscono ai selezionatori di svolgere il loro lavoro in modo adeguato. Le donne sono oltre la metà della popolazione. Allora, Barbera, vuoi provvedere al 50/50 per le registe?». La domanda è diretta. Si attendono risposte.

 

 

2. MA L' ARTE NON RISPONDE ALLE QUOTE ROSA

Luigi Mascheroni per ''il Giornale''

 

Le quote rosa, accettabili (già qui con riserva) nei consigli di amministrazione e nella politica, sono quanto di più lontano possa esistere dal riconoscimento del talento artistico. Una inclinazione naturale che - grazie a Dio e nonostante le femministe - non passa dall' appartenenza di genere. Arte e sessismo (o per lo meno: l' accusa di sessismo quando si parta di arte) non hanno nulla a che fare.

 

Natalia Aspesi e Lietta Tornabuoni al Festival di Venezia del 73

Ecco perché la lettera pubblicata ieri da Le Figaro in cui alcune associazioni di categoria si lamentano della scarsa presenza di registe in concorso alla Mostra del cinema di Venezia è comprensibile se segnala un problema generale (quello di incentivare le opportunità delle donne nel mondo del cinema, compito che comunque non compete a un evento come quello di Venezia) ma diventa ambigua quando vuole «suggerire» ai direttori dei festival di scegliere le opere anche in base al sesso del regista invece che esclusivamente della qualità del prodotto.

 

Quella di Venezia è una mostra di arte cinematografica, non un cineforum di Se Non ora Quando, e il direttore assieme alla sua squadra di fidati selezionatori (su sette tre sono donne, peraltro) ha il dovere, di fronte al pubblico, di fronte alla critica e di fronte ai cineasti di tutto il mondo, di scegliere come meglio crede i film da portare al Lido. Senza distinzioni o condizionamenti di sesso, di razza o di religione degli autori.

 

jennifer lawrence mother madre

Anche perché, se così fosse, Venezia non sarebbe - come invece è - l' appuntamento più importante al mondo per l' arte cinematografica. Se accettiamo, come si sostiene da più parti, che la Mostra di Venezia sia da anni a livelli di eccellenza per la qualità del suo concorso, allora si deve riconoscere il fatto che Barbera e i suoi collaboratori abbiano raggiunto l' obiettivo proprio perché non si sono mai fatti influenzare dai generi, sia cinematografici sia sessuali (nota a margine: forse le femministe non hanno notato che le sezioni più attente alle nuove tendenze estetiche ed espressive come Orizzonti/Cortometraggi siano strapiene di donne).

 

In Italia quest' anno abbiamo già rischiato una cinquina dello Strega tutta al femminile, e soltanto per questioni di #metoo e non di qualità. Vedere Venezia inabissarsi nella retorica delle quote rosa al cinema - #MaAncheNo - sarebbe davvero troppo.

tre manifesti a ebbing missouriammore e malavita

 

festival di venezia 74 2017

Ultimi Dagoreport

elly schlein giuseppe conte matteo renzi alessandro onorato silvia salis

DAGOREPORT – CON L'ARMATA BRANCA-MELONI TRAVOLTA DAL BOMBASTICO VANNACCI E DA MILLE PROBLEMI IRRISOLTI, CONTINUA L'IRRESPONSABILE TAFAZZISMO DELL'OPPOSIZIONE - LA DISFIDA TRA SCHLEIN E CONTE PER CHI SARÀ IL CANDIDATO PREMIER ALLE POLITICHE 2027: CHE FARE? PRIMARIE ''SECCHE'' O CON BALLOTTAGGIO? - RIPIENA COME UN BIGNÉ DI AMBIZIONE, ELLY SA BENISSIMO CHE SOLO VINCENDO LE PRIMARIE HA LA GARANZIA DI POTER UN DÌ TRASLOCARE A PALAZZO CHIGI. ALTRIMENTI, UNA VOLTA APERTO IL TAVOLO CON I LEADER DEL CAMPOLARGO, FINIREBBE SUBITO MESSA DA PARTE COME PREMIER, A FAVORE DI UNA PERSONALITÀ CON CAPACITÀ DI GOVERNO - RINGALLUZZITA DA FRANCESCO BOCCIA E DAL SUO CIRCOLETTO DEL NAZARENO (I VARI BONAFONI, TARUFFI, BRAGA, FURFARO), ELLY NON SI RENDE CONTO DI POTER VANTARE, COME SUA UNICA ESPERIENZA POLITICA, IL RUOLO DI ‘’ASSESSORE CON DELEGHE AL WELFARE E AL COORDINAMENTO DI UN NUOVO PATTO PER IL CLIMA’’ DELLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA: UN PO' POCO PER OCCUPARSI DELLA GOVERNANCE DI UN PAESE ALLA FRUTTA - A FAVORE DI ELLY: L'ALLEANZA CON M5S E LA NECESSITA' DI DAR VITA ALLA ''TERZA GAMBA'' CENTRISTA - IL CASO SALIS - RENZI, "IL MALE NECESSARIO" PER MANDARE A CASA I MELONI MARCI...

legge elettorale giorgia meloni roberto zaccaria vannacci

DAGOREPORT – SALVATE IL SOLDATO MELONI DAL PANTANO DELLA LEGGE ELETTORALE! - SE VUOLE DAVVERO ANDARE AL VOTO NELL’APRILE 2027, MELONI HA UN’UNICA OPZIONE: AFFOSSARE IL SUO MELONELLUM – ANCHE SE VENISSE APPROVATO A FINE LUGLIO, CON IL CONSEGUENTE RICORSO ALLA CORTE COSTITUZIONALE,  I TEMPI TECNICI PER ANDARE ALLE URNE IN PRIMAVERA SONO UN SOGNO – IN PIU’ IL FATTORE VANNACCI HA FATTO SALTARE I PIANI DELLA DUCETTA SUL PREMIO DI MAGGIORANZA - CHE FARE? NIENT'ALTRO CHE ASPETTARE I TEMPI BIBLICI DELLA CONSULTA E VOTARE A OTTOBRE - ALTRIMENTI, TENERSI L'ATTUALE SISTEMA ELETTORALE VUOL DIRE PER GIORGIA E CAMERATI RITORNARE A LEGGERE TOLKIEN A COLLE OPPIO.....

antonio marano simona agnes roberto sergio giampaolo rossi rai meloni

DAGOREPORT – RAI, CHE BORDELLO! COME SI E' ARRIVATI ALLE DIMISSIONI IN BLOCCO DEI COMPONENTI DELLA COMMISSIONE VIGILANZA? - È STATO SOLO L’ULTIMO TASSELLO DI UN DOMINO CHE NASCE CON IL PENSIONAMENTO, PREVISTO A NOVEMBRE, DEL DIRETTORE GENERALE ROBERTO SERGIO - LA DESTRA AVEVA CONVINTO LA GIANNILETTA-DIPENDENTE SIMONA AGNES A PRENDERE IL SUO POSTO, DIMETTENDOSI DAL CDA RAI - MOSSA CHE AVREBBE PERMESSO A TELEMELONI DI POTER FARE BINGO PRENDENDO, DOPO L'AD ROSSI, ANCHE IL PRESIDENTE - FIUTATA L’ARIA DI FREGATURA, I PARLAMENTARI DELLA VIGILANZA HANNO RIMESSO IL LORO MANDATO – PALINSESTI THRILLER: DOMANI SARANNO PRESENTATI I PROGRAMMI DELLA NUOVA STAGIONE, MA MOLTI CONTRATTI ANCORA NON SONO STATI NEMMENO FIRMATI…

giorgia meloni carabinieri

FLASH – I MARANZA SCATENANO IL PANICO NELLE STRADE DI ROMA, GLI APPARTAMENTI VENGONO SVALIGIATI E LE STAZIONI SONO UN SUK DOVE NON SI PUÒ GIRARE DA SOLI. E IL GOVERNO TUTTO LEGGE E SICUREZZA CHE FA? A FEBBRAIO IL COMANDANTE GENERALE DEI CARABINIERI, SALVATORE LUONGO, LANCIÒ L’ALLARME: “C’È UNA CARENZA DI QUASI 10.200 UNITÀ, CORRISPONDENTE ALL'8,5% DELLA FORZA PREVISTA DALLA LEGGE”. SONO PASSATI 5 MESI: COSA HA FATTO GIORGIA MELONI? AVRÀ ASSUNTO I MILITARI CHE SERVONO A CONTRASTARE L’EMERGENZA SICUREZZA? L’HA CAPITO CHE LE PROSSIME ELEZIONI SI GIOCANO SU QUESTO TEMA?

friedrich merz afd cdu

FLASH – COSA SUCCEDERÀ IN GERMANIA, ORA CHE LA LOCOMITIVA TEDESCA È DERAGLIATA? CI SONO I 100MILA LICENZIAMENTI DI VOLKSWAGEN, SIEMENS TAGLIERÀ ALMENO 6MILA POSTI DI LAVORO E IL GOVERNO DI QUELLO STOCCAFISSO DI FRIEDRICH MERZ È IN BAMBOLA. LA POPOLARITÀ DEL CANCELLIERE È IN CADUTA LIBERA E I POST-NAZISTI DI AFD SONO ORMAI IL PRIMO PARTITO – AD ANGOSCIARE IL GOVERNO DI BERLINO C’È ANCHE IL DOSSIER COMMERZBANK: VISTA L’ARIA CHE TIRA, SI TEME CHE LO SFORBICIATORE ANDREA ORCEL, ORA CHE UNICREDIT HA IL CONTROLLO DELLA BANCA TEDESCA, MANDI A CASA MIGLIAIA DI PERSONE…

donald trump benjamin netanyahu

FLASH – LA STRATEGIA ELETTORALE DI NETANYAHU? BOMBARDARE! “BIBI” CONTINUA A MARTELLARE IL LIBANO PER RISALIRE NEI SONDAGGI, IN VISTA DELLE ELEZIONI DI OTTOBRE, MA ORMAI IL SUO DESTINO SEMBRA SEGNATO – ANCHE DONALD TRUMP GLI HA CONSEGNATO UN BEL “VAFFA”: IL TYCOON HA CAPITO CHE DEVE PUNTARE LE SUE FICHES SU UN GOVERNO DI CENTRODESTRA CHE ABBIA UN PREMIER MENO COMPROMESSO DI “BIBI”. LO SPARTIACQUE CHE HA PORTATO TRUMP A SCARICARE NETANYAHU È STATO IL NO ALLA GRAZIA DA PARTE DEL PRESIDENTE ISAAC HERZOG…