RENZI PRONTO AL SALUTO ROMANO - IL PROSSIMO PRIMO INQUILINO DEL COLLE LO ELEGGERÀ QUESTO PARLAMENTO: ECCO PERCHÉ MATTEUCCIO VA A PALAZZO CHIGI E PRODI È RICICCIATO

Keyser Söze per "Panorama"

Nell'ultima riunione con i senatori del Pd una frase di Matteo Renzi, reduce da un colloquio al Quirinale, è rimasta impressa nella mente dei presenti: "Il successore di Napolitano sarà eletto da questo Parlamento". Parole che a molti sono tornate in mente leggendo l'intervista di Romano Prodi su Il Corriere qualche giorno dopo: una lunga "excusatio non petita" per assicurare che a lui il Quirinale non interessa, condita da un aiuto a Renzi nel dire che Enrico Letta deve darsi una mossa.

Se si traduce dal democristianese puro, è il segnale che il Professore è tornato a puntare sul Quirinale. Ma, soprattutto, è la conferma che dopo l'accordo Renzi-Berlusconi sulla legge elettorale si sono aperti ufficialmente i giochi di primavera. E come avviene sempre in questi casi c'è stata una rivoluzione nelle strategie dei duellanti: si sono scambiati i ruoli, ora le urne "presto" fanno gola al sindaco di Firenze, mentre Berlusconi frena.

Motivo? Il Cav punta a logorare Renzi, costringendolo a sostenere il governo più impopolare della storia Repubblicana, quello di Enrico Letta. Mentre il segretario del Pd vuole fare di tutto per togliersi di dosso questa zavorra.

Naturalmente la strada maestra per lui sarebbe quella di approvare la nuova legge elettorale e votare, specie ora che anche la Confindustria si è schierata per un'ipotesi di questo tipo. E i renziani non lo nascondono. "Noi ci proviamo - ammette Nicola Latorre - ma non so se ce la faremo...Certo l'intesa sulla legge elettorale ci favorisce, è una sorta di Renzellum". Cioè proprio la ragione per cui Berlusconi, invece, vuole prendere tempo.

"Noi - è il ragionamento che fa ai suoi - con la soglia del premio al 37% rischiamo di spiaggiarci, con i sondaggi di oggi il ballottaggio è quasi sicuro e per noi sarebbe la fine. La nostra speranza è far cuocere Renzi un altro anno nel brodo del governo Letta, in modo da farlo arrivare al voto bollito".

Ma quando cambiano gli scenari, le alleanze mutano come pure le intenzioni. Quelle dei grandi e dei piccoli. Per cui se il Cav non vuole più le elezioni presto, i centristi cominciano a farci un pensierino: Alfano, Casini e soci corrono lo stesso rischio di Renzi, arrivare tra un anno bolliti, vittime di un governo che non funziona, che si è trasformato in una sorta di "bad company" della politica italiana.

"Certo che Renzi punta al voto - osserva Casini - e a noi va anche bene. Meglio subito che una lenta agonia: tanto Letta non regge e Alfano è una delusione. Se andiamo avanti rischiamo di logorarci ancora.Visto che dobbiamo fare una cosa con Berlusconi, meglio farla ora che siamo più forti".

Quindi tra un Renzi che l'accarezza e un Casini che annuisce, l'idea di elezioni a primavera non tramonta mai. "Lasciate stare quello che dice Quagliarello , uno che non capisce una sega,- ironizza Paolo Naccarato, tremontiano prestato ad Alfano - qui finiremo per votare a giugno". Solo che chi persegue questo obiettivo, a cominciare da Renzi, sa che è difficile. Per cui il gioco si fa più complicato.

L'alternativa principe è quella di un trasloco di Renzi a Palazzo Chigi subito: centristi e montiani sono ben disposti e l'idea non dispiace neppure al Cavaliere. Ma il meno convinto è il sindaco di Firenze che vive una prospettiva del genere come un incubo: "D'Alema si è rovinato la carriera politica - ripete spesso - quando sostituì Prodi a Palazzo Chigi senza passare per il voto popolare. Un'impresa che a sinistra tutti considerarono una vigliaccata. Non voglio fare lo stesso sbaglio con Letta".

E allora? Senza elezioni e con l'incubo di andare a Palazzo Chigi subito, Renzi rischia davvero di logorarsi se costretto a sostenere un governo che piace ad un italiano su cinque. È qui che entra in gioco il Quirinale e il solito rigore calciato a "cucchiaio", cioè la passione del sindaco di Firenze. Premessa: Napolitano è stanco e, sottoposto all'attacco concentrico dei Grillini e alla freddezza ostile del Cavaliere, non ne può più. La novità è che la maggioranza del Parlamento non si straccerebbe le vesti se si dimettesse.

Questo il sindaco di Firenze lo sa. Quindi, la partita è aperta. Se il prossimo anno servisse non solo ad abolire il Senato e a riformare il titolo quinto, ma anche ad assicurare il Quirinale ad un candidato amico prima di andare ad elezioni che sono tutte da giocare, a Renzi andrebbe più che bene.

Se poi in quel posto andasse Prodi, sarebbe un capolavoro. In un colpo solo il leader del Pd rimarginerebbe tre ferite profonde della sinistra: i siluramenti dei governi Prodi del '97 e del 2008, e l'agguato dei franchi tiratori di 8 mesi fa, che costò a Prodi il Quirinale. Dopo un'operazione del genere nessuno nel Pd potrebbe dire nulla al sindaco di Firenze, anche se decidesse di andare a Palazzo Chigi prima delle elezioni.

Un piano ardito e cinico. Appunto, alla Renzi. "Il Cavaliere - osserva Sandro Bondi - è contento perché Renzi lo ha rilegittimato. Ricordo, però, che lo aveva fatto anche Enrico Letta 8 mesi fa, ma non è servito a niente. E Renzi è 10 volte più cinico di Letta". Insomma, Berlusconi è avvertito: l'idea di logorare Renzi per un altro anno non è male, ma il costo potrebbe essere quello di dover regalare per altri 7 anni alla sinistra il Quirinale.

 

 

MATTEO RENZI ROMANO PRODIprodi dalema 2006 1 lapcam19 prodi applaudito dalema rutelliMASSIMO D'ALEMA ENRICO LETTA - copyright PizziNicola Latorre PAOLO NACCARATO ENZO CARRA SANDRO BONDI

Ultimi Dagoreport

attentato sigfrido ranucci bomba valter lavitola clesio gomes tavares pellegrino d’avino davino antonio passariello saverio mutone

DAGOREPORT- PECCATO CHE SIANO SCOMPARSI I POLIZIOTTESCHI DEGLI ANNI ’70, TIPO: “LA CAMORRA SFIDA, NAPOLI RISPONDE’’. DAVANTI AI COLPI DI SCENA DEL GASTRO-CRIMINAL-SHOW, STARRING LAVITOLA E RANUCCI, AVREBBERO SCODELLATO UN BEL FILMONE, INTITOLATO: “LA CAMORRA INDAGA, LA LEGGE RINGRAZIA” – QUANDO RANUCCI INDIRIZZA LE INDAGINI SULLA PISTA DELLA CAMORRA, IL CLAN CAVA, STORICA ORGANIZZAZIONE IRPINA DI QUINDICI, NON HA PRESO PER NIENTE BENE DI FINIRE SOTTO PRESSIONE PER IL LAVORO INVESTIGATIVO DEI CARABINIERI – INDAGANO E SCOPRONO CHE ANTONIO PASSARIELLO, L’UNICO LORO AFFILIATO DEL QUARTETTO BOMBAROLO (GLI ALTRI TRE NON ERANO ORGANICI AL CLAN), NON SI ERA PREOCCUPATO DI INFORMARE IL VERTICE DEL CLAN, NÉ DI RICEVERE IL VIA LIBERA PER COMPIERE L’ATTENTATO - I CAMORRISTI DECIDONO ALLORA DI INDIRIZZARE GLI INQUIRENTI SULLA PISTA GIUSTA, INVIANDO UNA MAIL AL PM: “SE CE LO AVREBBE DETTO NON GLIELO AVREMMO MAI PERMESSO PERCHÉ RANUCCI A NOI NON CI HA FATTO NIENTE E QUESTO SONO GUAI CHE NON VOGLIAMO, ALLORA PRIMA CHE SI MISCHIANO LE CARTE, LE COSE STANNO COSI…”. E GIÙ UN NUMERO DI TELEFONO INTESTATO A UN’ALTRA PERSONA MA UTILIZZATO DA PASSARIELLO, CHE GLI INVESTIGATORI NON AVEVANO ANCORA SCOPERTO. DA LÌ, INTERCETTANDO INTERCETTANDO, SI È FINITI A TAVARES E LAVITOLA… - VIDEO

giorgia meloni sigfrido ranucci giampaolo rossi giovambattista fazzolari patrizia scurti antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI È IN MODALITÀ “CATTIVISSIMA ME”: DOPO QUATTRO ANNI DI LUNA DI MIELE, PER LA DUCETTA È ARRIVATA LA TEMPESTA PERFETTA: LO STOP AL PREMIERATO, LA BATOSTA AL REFERENDUM, LE RAFFICHE DI “VAFFA” DI TRUMP, L'ESPLOSIONE DEL FENOMENO VANNACCI, IL CROLLO DELLA LEGA, FORZA ITALIA ALLA BERLUSCONINA, IL CAOS INTORNO ALLA NUOVA LEGGE ELETTORALE, L'AUTOGOL SULLA SOSTITUZIONE DI RANUCCI - PIU' IRRIDUCIBILE DELLA MALASORTE, ANZICHE' ASCOLTARE I CO-FONDATORI DI FDI, LA RUSSA E CROSETTO, L'UNDERDOG PREFERISCE CIRCONDARSI DALL'AFFETTO DEL SUO CIRCOLETTO DELLA GARBATELLA - DOMANI DA BARI, DOVE FESTEGGIA IL RECORD DI DURATA DEL SUO GOVERNO, L'UNDERDOG LANCERÀ IL SUO GRIDO DI RISCOSSA ELETTORALE - SA CHE L'ARMATA BRANCA-MELONI NON PUO' REGGERE FINO A OTTOBRE 2027, OCCORRE ANTICIPARE IL VOTO AD APRILE, LASCIANDO LE COMUNALI A GIUGNO - MA MATTARELLA VUOLE L’ELECTION-DAY A CUI SI OPPONE LA MELONI, TERRORIZZATA DALL’EFFETTO TRAINO DI UN FILOTTO DEL CENTROSINISTRA: CHE DECIDERA' IL COLLE? AH, SAPERLO...

crosetto calenda vannacci monti de bortoli forum ambrosetti cernobbio

DAGOREPORT - MENTRE LA PROCURA MILITARE DI ROMA AVVIA UN’INDAGINE SUGLI UFFICIALI CHE HANNO ADERITO ALLA "SPORCA DOZZINA" DI ROBERTO VANNACCI, IL RE-DUX DI FUTURO NAZIONALE MARCIA SU CERNOBBIO: SABATO È ATTESO IN POMPA MAGNA AL FORUM AMBROSETTI PER DIBATTERE CON L’EX PREMIER MARIO MONTI - DALL'IDEOLOGO DEL POPULISMO GRILLINO, GIAN ROBERTO CASALEGGIO AL LEADER SOVRANISTA OLANDESE, IL RAZZISTA GEERT WILDERS, LE PRESENZE PROVOCATORIE E ACCHIAPPA-TITOLI NON SONO UNA NOVITA' A VILLA D'ESTE - SDEGNATI PER LA PRESENZA E "TRATTAMENTO PREFERENZIALE" DEDICATO ALL’EX PARÀ(CULO) DELLA FOLGORE, CARLO CALENDA E GUIDO CROSETTO NON METTERANNO PIEDE A CERNOBBIO – ANCHE FERRUCCIO DE BORTOLI RIFIUTA DI DUETTARE CON L’EX GENERALE NOSTALGICO DEL MANGANELLO E DELL’OLIO DI RICINO - NON SOLO: E' L’EX DIRETTORE DEL “CORRIERE” IL PRIMO CHE SPARA LA NOTIZIA: “PURTROPPO A CERNOBBIO CI SARÀ VANNACCI'' (IL CAUTO DIRETTORE FONTANA È STATO BEN ATTENTO A NON PUBBLICARLA SUBITO SUL CARTACEO)...

rai via teulada paolo corsini giulia innocenzi presutti daniele piervincenzi danilo procaccianti report sigfrido ranucci

DAGOREPORT – RIUNIONE INTERLOCUTORIA MA CON QUALCHE PICCOLA APERTURA TRA IL DIRETTORE DELL'APPROFONDIMENTO RAI, PAOLO CORSINI, E I MEMBRI DELLA SQUADRA DI “REPORT”: I GIORNALISTI HANNO RIBADITO IL “NO” ALLA CONDUZIONE DI GIULIA PRESUTTI E DANIELE PIERVINCENZI, MA SU QUEST’ULTIMO LA POSIZIONE SAREBBE PIÙ MORBIDA: POTREBBE AVERE UN VIA LIBERA MAGARI COME CONDUTTORE DEL “REPORT LAB”, CON LA CONDUZIONE VERA E PROPRIA DA AFFIDARE A DUE “STORICI” (CHE DIVENTEREBBERO TRE NEL CASO DI UN REINTEGRO DI RANUCCI DA PARTE DEL TRIBUNALE).  SULLA PRESUTTI IL MURO RESTA GRANITICO – PALAZZO CHIGI, INVECE, SAREBBE IRREMOVIBILE SUI DUE NOMI – EPISODIO PITTORESCO NEL MEZZO DELLA RIUNIONE: UN GIORNALISTA DI UNA PRESTIGIOSA TESTATA DELLA RAI SAREBBE STATO BECCATO A ORIGLIARE DA UN BAGNO VICINO ALLA SALA…

trump modi xi jinping putin

DAGOREPORT – GRAZIE A TRUMP, IL DOLLARO RISCHIA DI DIVENTARE CARTA STRACCIA – IL PIATTO FORTE AL SUMMIT IN KIRGHIZISTAN DI XI JINPING, VLADIMIR PUTIN E NARENDRA MODI, HA FATTO STRA-INCAZZARE IL CALIGOLA DELLA CASA BIANCA: SUL TAVOLO, IL PROGETTO DEI ''BRICS'' (BRASILE, RUSSIA, INDIA, CINA, SUDAFRICA) DI DAR VITA A UNA “MONETA UNICA'', PER FAR FUORI IL DOLLARO NEGLI SCAMBI INTERNAZIONALI - CON UN DEBITO PUBBLICO MONSTRE DI 40MILA MILIARDI, LA DE-DOLLARIZZAZIONE SAREBBE LA FINE DELL'IMPERO AMERICANO: IL VERDONE" VIENE UTILIZZATO IN OLTRE L'80% DELLE TRANSAZIONI COMMERCIALI E IN PIÙ DELLA METÀ DEI PAGAMENTI INTERNAZIONALI DELLE MATERIE PRIME, COME IL PETROLIO - LA DECISIONE E' NELLE MANI DELLA CINA: RINUNCERA' ALLO MONETA NAZIONALE, LO YUAN, PER DIVENTARE LA LOCOMOTIVA DEI ''BRICS''? - SUL MAGGIORE IMPEGNO A FAVORE DELL’IRAN, PESANO I DUBBI DI MODI (GLI USA SONO IL PRIMO PARTNER COMMERCIALE DELL’INDIA) - PROSSIMO ROUND: IL VERTICE DI XI JIN PING DEL 24 SETTEMBRE CON IL "DERAGLIATO MENTALE" DELLA CASA BIANCA...