
C’ERA UNA VOLTA IL PUNK ALL’ITALIANA – SETTANT’ANNI FA NASCEVA STEFANO TAMBURINI, DISEGNATORE, GRAFICO, FUMETTISTA, CREATORE DI RIVISTE COME “CANNIBALE”, CRITICO MUSICALE SPIETATO, MORTO NEL 1986 PER UN’OVERDOSE DI EROINA – IL VOLUME ANTOLOGICO “XEROCOMMIX” RIPERCORRE LE OPERE DI UN GENIO CHE HA SAPUTO INTERPRETARE IL PASSAGGIO VIOLENTO E CREATIVO DAGLI ANNI ’70 AGLI ’80 – NEL 1980 INVENTÒ GRAFICA, NOME E LOGO DI “FRIGIDAIRE”, CHE MISE INSIEME ANDREA PAZIENZA, FILIPPO SCOZZARI, MASSIMO MATTIOLI E VINCENZO SPARAGNA…
Estratto dell’articolo di Franco Giubilei per www.lastampa.it
Steve Tamburo, Strèkeno, Red Vinyle, Ned Viryle. L’elenco dei nom de plume di Stefano Tamburini è ampio e variegato quanto lo erano le sue virtù di artista sfuggente a ogni catalogazione: creatore di riviste, grafico geniale, sceneggiatore di fumetti, autore e prima ancora disegnatore, anche se matite e pennarelli non erano esattamente il suo forte.
E poi critico musicale o, meglio, implacabile stroncatore di mezze tacche se non, a suo insindacabile arbitrio, di musicisti o generi che semplicemente non gli andavano a genio. Un esempio? Muore Bob Marley e Tamburini, sulla sua rubrica a firma Red Vinyle su Frigidaire, impugna la penna come una spranga, neanche tanto metaforica, e pesta duro: «Con lui muore l’uomo, non il reggae: peccato».
Xerocommix di Michele Mordente - volume antologico su Stefano Tamburini
A settant’anni dalla nascita e a quasi quaranta dalla morte - Tamburo se ne andò appena trentenne per un’overdose di eroina nell’aprile del 1986 - il volume antologico di Michele Mordente Xerocommix ripercorre le opere di un creativo multiforme che ha saputo interpretare come pochi il trapasso violento dagli Anni Settanta al decennio successivo.
Un punk all’italiana, che della nuova ondata inglese seppe fare propria fino in fondo la parola d’ordine: “do it youself”, fallo tu stesso, che significa immagina e agisci dal basso, occupa uno spazio e riempilo in autonomia senza aspettare che ti sia concesso da altri [...]
Per dire: mentre fra Bologna e Milano si tenevano estenuanti riunioni di fumettari che si perdevano in chiacchiere su come creare un giornale che ne ospitasse le opere senza sottostare a un padrone, Tamburini semplicemente lo realizzò, un giornale dove sfogare l’ansia creativa di una generazione. Ed ecco Cannibale, anno domini 1977.
ANDREA PAZIENZA VINCENZO SPARAGNA E STEFANO TAMBURINI
Insieme a lui, di lì a un annetto, una truppa di fuoriclasse del fumetto imbarcati dapprima sul suo foglio underground, per poi essere traghettati, dopo l’esperienza del Male, nella creatura tamburiniana meglio riuscita, Frigidaire, di cui Tamburini, nel 1980, si inventò grafica, nome e logo.
Parliamo della serie A dei nuovi disegnatori italiani di quel periodo tumultuoso: Andrea Pazienza, Filippo Scozzari, Tanino Liberatore, Massimo Mattioli e Vincenzo Sparagna (l’unico non fumettista del gruppo), direttore del mensile nonché profeta dell’“Arte maivista”, un’altra trovata a cavallo fra situazionismo e non sense.
È oggettivamente complicato inquadrare la figura di Tamburini: figlio di ferroviere, studente irrequieto e curioso, viene ben presto risucchiato dal movimento romano del Settantasette nella sua componente più creativa, sempre in bilico fra ironia e crudo antagonismo.
Stefano Tamburini - Tano Liberatore - Filippo Scozzari - Andrea Pazienza
Gli inizi, puntualmente documentati in Xerocommix, lo vedono collaborare con Stampa Alternativa come fumettista: suo il personaggio di Fuzzyrat, ispido musicista fricchettone e tossico dalla fisionomia ispirata a Frank Zappa, una delle passioni di Tamburini [...]
Nel 1977 dà vita a Cannibale con Mattioli e abbozza una versione primitiva e ancora molto rozza di una figura destinata a entrare nella storia del fumetto italiano: è un coatto di periferia con i capelli lunghi e una proboscide al posto del naso.
Di lì a poco, complici le matite di Pazienza e Liberatore, il teppista originario muta in una figura violentissima: chioma e proboscide scompaiono e nasce Ranxerox, anzi, secondo la prima versione, Rank Xerox, proprio come la marca della fotocopiatrice fatta a pezzi durante un’occupazione dell’università di Roma che uno “studelinquente” (copyright Tamburini) rimette insieme:
«C’era questa fotocopiatrice, usata, presa a calci da vari studenti dell’università e mi è venuto in mente che poteva essere trasformata da semplice fotocopiatrice in una cosa più attiva e più bellica - racconta l’autore - e quindi che potesse essere trasformata da uno studente di bioelettronica in un robot».
L’azienda mandò una lettera di diffida, che non si azzardassero ad accostare il buon nome della ditta a un personaggio del genere, di qui la decisione di contrarlo in Ranxerox per evitare guai legali.
[...]
Stefano Tamburini e Vincenzo Sparagna
Oggi lo si definirebbe distopico, allora era il lucido delirio di Tamburini che anticipava la disperazione di un futuro prossimo venturo. Non lo avrebbe mai visto quel futuro, Stefano Tamburini: morì da solo - anche se sembra ci fosse qualcuno con lui quando le cose precipitarono - nell’appartamento della periferia romana dove viveva, in una data imprecisata dell’aprile 1986.
A dare una mano al padre a ripulire la casa andarono Scozzari e il suo grande amico, Pazienza, che in capo a due anni lo avrebbe seguito nello stesso viaggio.
STEFANO TAMBURINI
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STEFANO TAMBURINI