“PETROLIO” PER “LA PAZZA” (SE CI SEI BETTI UN COLPO!) - EMANUELE TREVI RACCONTA LA TRAVOLGENTE PASSIONE DI LAURA BETTI PER PASOLINI, MENTRE LUI LE RIMASE STRANIERO E LONTANO - L´ICONA MONSTRE DELLA SMODATA SIGNORA, EROGATRICE DI VISIONI ESILARANTI. SI SA CHE I MATTI, BENCHÉ SOFFERENTI E DISPERATI, PROVOCANO SITUAZIONI BUFFE - UNA VOLTA FECE PIPÌ SULLA MOQUETTE IN UN HOTEL DI ATENE DOPO UN LITIGIO CON LA DIREZIONE DELL´ALBERGO...

Leonetta Bentivoglio per "la Repubblica"

Esiste un modo emozionante, e non solo intelligente, di esplorare un autore: una maniera organica e mimetica, "sporcata" dalla vita. Questa modalità determina l´effetto della lettura di Qualcosa di scritto, il nuovo libro di Emanuele Trevi (pagg. 248, euro 16, 80, esce il primo marzo per Ponte alle Grazie), che tocca il lettore in corde perturbanti, catturandolo in un contatto dall´interno con l´opera da affrontare, sondata con un´intimità quasi scabrosamente passionale. Attitudine distante mille miglia dagli sfoggi sapienziali dell´analisi letteraria corrente.

L´opera è Petrolio e l´autore è Pier Paolo Pasolini, inesauribile enigma della coscienza politico-culturale ed etico-sociale italiana. Risolvendosi a fronteggiarlo attraverso quell´ultimo lavoro incompiuto, Trevi agisce "di sponda", portandoci inizialmente a credere che sta esponendo un tracciato autobiografico, cioè la sua storia di giovane scrittore risucchiato, durante i primi anni Novanta, nelle spire del Fondo Pasolini affidato a Laura Betti.

È lei, la ferocissima Laura, che sembra dominare da protagonista una narrazione di cui in realtà (ci accorgeremo presto) il vero cuore è PPP: Laura è solo un tramite, uno strumento di conoscenza. Nel diario di quel tormentoso ingaggio presso il Fondo (Trevi all´epoca è inesperto e vulnerabile), spicca l´icona monstre della smodata signora, erogatrice di visioni esilaranti. Il fatto che sia una figura tragica (come ci farà scoprire Trevi) non ne contraddice la comicità. Si sa che i matti, benché sofferenti e disperati, provocano situazioni buffe.

Per i giovani che ignorano chi sia la Betti, riassumiamo: attrice e cantante, nata nel 1927 e morta nel 2004, contava su uno charme esistenzialista e su un´eccitante voce roca. Apparve in capolavori quali "La dolce vita" e "Novecento", oltre che nella maggior parte dei film girati da PPP. Emiliana bionda e felina, accolta in gioventù dai più sofisticati e viziosi salotti romani, nutrì un amore devastante per Pier Paolo, che plasmò la sua sorte. Alcuni individui, scrive Trevi, "svolgono nella vita dei loro simili un ruolo catastrofico".

Per Laura l´apocalisse fu l´incontro con quell´artista torvo, misterioso, disomogeneo, avido di purezza e circondato da "ragazzi di vita". Lo amò più di se stessa, mentre lui le rimase straniero e lontano, infossato nella sua creatività rabbiosa, nel nitore abbagliante dei suoi paradossi, nel bisogno instancabile di demistificare ogni ideologia, nel testimoniare le ferite sociali e spirituali dell´Italia del dopoguerra, già protesa verso un disumano consumismo.

Quando Pier Paolo, massacrato a Ostia, scompare nel ´75, Laura si vota alla cura del Fondo istituito in suo nome a Roma. Qui, mentre la cerchia degli intellettuali di sinistra che le gravita attorno assiste annichilita all´ascesa di Berlusconi, la folle erinni, ormai invecchiata e obesa, infligge a Emanuele le sue persecuzioni. Trevi, nel libro, la chiama sempre "la Pazza", e non esagera.

Laura era pazza come lo sono certi pazzi intellettualmente acuti e socialmente accetti grazie a un ruolo che li assolve. Portatrice di una delega significativa per l´intellighenzia, era l´eletta custode del messaggio del Poeta. Missione che la abitava con un convincimento tale da farsi onorare da chiunque, nonostante le collere funeste, la sconcia bulimia, i gesti da schizzata (irresistibile l´episodio in cui fa pipì sulla moquette dell´ascensore di un hotel di Atene dopo uno scontro con la direzione dell´albergo), e le crudeltà con cui infierisce sui suoi interlocutori, tra cui Emanuele, apostrofato quotidianamente come "Zoccoletta".

Ma è proprio con questo trait d´union che Trevi accede al più elusivo degli artisti. Avventura rischiosa, come lo è "Petrolio", al tempo stesso romanzo, saggio, poema mitologico, libro di viaggi e di racconti... "Qualcosa di scritto", secondo la formula affiorante a più riprese in un testo che, come una collosa secrezione, sembra non staccarsi dalla sua origine: "Io vivo", afferma Pasolini, "la genesi del mio libro". Non è semplicemente il narratore, ma parla al lettore in quanto se stesso, come confessa a Moravia, spiegandogli la sua peccaminosa presa di possesso della realtà per mezzo della scrittura.

Nucleo oscuro di "Petrolio", uscito postumo nel ´92 da Einaudi, è il tema del doppio: Carlo, ingegnere dell´Eni e cattolico comunista, è diviso in un Carlo angelico e sociale e in un Carlo decadente e satanico. La sua molteplicità identitaria (e sessuale) si espande a un tratto nell´evento sconvolgente del suo divenire donna, trasformazione che gli permette di assaporare incesti e amplessi a catena.

E dalle pagine, via via, emerge un intero continente di strutture mitiche e antropologiche, prodotte da uno scavo nelle ombre più remote dell´inconscio umano. Trevi si lancia a capofitto in questa materia, sbrogliando il senso di un atto testamentario lasciato da PPP, una sorta di chiave iniziatica ai più profondi segreti dell´esistenza.

La strategia si muove su vari fronti: Trevi compie viaggi fisici e mentali nella cultura greca (recandosi due volte alla sacra Eleusi), si confronta con le immagini di dissipazione del film "Salò" (´75), indaga sulla sintonia che certi "pasoliniani" (Pazza compresa) coltivano alacremente con la ritualità sadomasochistica, un tipo di violenza pulsante in "Petrolio" e molto familiare a PPP, indefesso sperimentatore dell´eros.

È in tale mosaico di suggestioni che Trevi approda al suo agognato incontro con lo scrittore-regista. Azzarda un estremo gesto di crescita sul piano della prosa e si contagia con l´oggetto incandescente della sua ricerca, dal quale mutua l´intensità e il coraggio del rapporto con la vita e il vorticoso innesto degli stili. Romanzo, saggio, diario di viaggio... Come "Petrolio", anche il bel libro di Trevi è "qualcosa di scritto": un ibrido ardente, e non etichettabile, di possibili scritture.

 

PASOLINI E LAURA BETTI NEL 1 elk14 laura bettibetti laura 001betti lauraPIER PAOLO PASOLINI q pasolini lapclm08 emanuele treviq pasolini4 lapPier Paolo Pasoliniq pasolini5 lap

Ultimi Dagoreport

sara soldati leonardo maria del vecchio

DAGOREPORT - A LEONARDINO DEL VECCHIO NON BASTAVANO GLI INFINITI SCAZZI FAMILIARI, NÉ IL RINVIO A GIUDIZIO PER IL DOSSIERAGGIO DEI CYBER-SPIONI DI ‘’EQUALIZE’’. ORA, PER LA SERIE “ANCHE I RICCHI PIANGONO”, SI RITROVA SULLA CAPOCCIA UNA QUERELA PER ‘’VIOLENZA PRIVATA’’ E UNA DENUNCIA PER ‘’SOTTRAZIONE DI MINORE’’, PRESENTATA DALLA MODELLA E INFLUENCER SARA SOLDATI, MADRE DI BIANCA, LA BAMBINA DI UN ANNO NATA DALLA LORO RELAZIONE - MALGRADO UN DOVIZIOSO ASSEGNO MENSILE (50MILA EURO?) ALLA SOLDATI, CHE LA TRISTE ISTORIA SAREBBE FINITA A PESCI IN FACCIA ERA FACILMENTE PREVEDIBILE, ALMENO DA UN MESE, DA QUANDO LEONARDINO GLI AVEVA BLOCCATO LE CARTE DI CREDITO - ESSENDO LE DISGRAZIE COME LE CILIEGIE, UNA TIRA L’ALTRA, IL LEGALE DELLA MODELLA E’ L’IMMANCABILE ANNAMARIA BERNARDINI DE PACE, UN “MASTINO CON LA TOGA” CHE DI SICURO FARÀ VEDERE I SORCI VERDI A LEONARDINO…

roberto vannacci giorgia meloni

DAGOREPORT - L’ESPLOSIVA DISCESA IN CAMPO DI ROBERTO VANNACCI STA FOTTENDO L’ARMATA BRANCA-MELONI – SENZA FUTURO NAZIONALE, IL CENTRODESTRA NON SOLO RISCHIA DI PERDERE PALAZZO CHIGI MA DEVE DIRE ADDIO AL SOGNO DI ESPUGNARE ROMA E MILANO ALLE COMUNALI DELLA PRIMAVERA 2027 - I DATI DEGLI ULTIMI SONDAGGI RISERVATI REGISTRANO QUANTO VANNACCI STIA PRENDENDO PIEDE, A SPESE DI FDI, A MILANO (7/8%) E A ROMA (6,8%) – SENTITA PUZZA DI SCONFITTA, LA RUSSA, DA QUEL POLITICO SCALTRO ED ESPERTO CHE È, HA SCARICATO LUPI E BALILLA, MOLLANDO LA PATATA BOLLENTE DELLA SCELTA DEL CANDIDATO NELLE MANINE DELLE SORELLE MELONI – A ROMA LA SCELTA DELLO SFIDANTE DI GUALTIERI SARÀ SVELATA SOLO ALL’INDOMANI DEL RITIRO DELL’INDIGESTA AUTO-CANDIDATURA DI FABIO RAMPELLI. L’ARDUO INCARICO DI FAR TORNARE SUI SUOI PASSI L’INGOMBRANTE EX TUTOR DI GRAN PARTE DEI MELONIANI OGGI AL POTERE, È STATO AFFIDATO A FRANCESCO LOLLOBRIGIDA, TORNATO IN GRAN SPOLVERO…

giorgia meloni marina berlusconi antonio tajani

DAGOREPORT – A PALAZZO CHIGI ALEGGIA DAVVERO UN CLIMA DA FINE IMPERO - AL VERTICE DI MARTEDÌ SCORSO IL NERVOSISMO DI GIORGIA MELONI HA SUPERATO LA SOGLIA DI GUARDIA, ACCUSANDO PESANTEMENTE SALVINI E TAJANI DI “TRADIMENTO” SULLE PREFERENZE (SE L’EMENDAMENTO VENISSE BOCCIATO ANCHE AL SENATO, LA “SFI-DUCETTA” DELLA CAMERA DIVENTEREBBE UNA CATASTROFICA "SFI-DUCIONA") - IL LEGHISTA HA SUBITO SMOLLATO LA PATATONA BOLLENTE SU FORZA ITALIA. L’EX MONARCHICO DI FERENTINO, FINO A IERI FEDELE ‘’CAMERIERE’’ DELLA DUCETTA, HA RIFILATO IL SOLITO BLA BLA DI SUPERCAZZOLE CON SCAPPELLAMENTO AI “VALORI DEL BERLUSCONISMO DA DIFENDERE'' – LA VERITÀ È CHE NÉ SALVINI NÉ TAJANI RIESCONO A CONTROLLARE I LORO PARLAMENTARI, AL PUNTO CHE LA MELONI, DISPERATA, AVREBBE CHIAMATO MARINA BERLUSCONI - LIQUIDATA DALLA ''CAVALIERA'' CON “NON HO AUTORITÀ SULLE SCELTE DEL PARTITO”, “IO SO’ GIORGIA” AVREBBE CHIUSO CON UN MINACCIOSO: “ME LO RICORDERÒ…”

ministero della giustizia giusi bartolozzi

FLASH – LA “ZARINA” È SEMPRE DI CASA A VIA ARENULA! PARE CHE QUESTA MATTINA GIUSI BARTOLOZZI, EX CAPO DI GABINETTO DI CARLO NORDIO, GIUBILATA DA MELONI DOPO LA SCONFITTA AL REFERENDUM, SIA TORNATA A FAR VISITA AI SUOI EX COLLEGHI AL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA. E NON SAREBBE LA PRIMA VOLTA, NELLE ULTIME SETTIMANE – LA BARTOLOZZI, A QUANTO SPIFFERANO GLI “ADDETTI AI LIVORI”, SI SAREBBE INTRATTENUTA CON IL VICE-CAPO DI GABINETTO DEL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, VITTORINO CORASANITI, E CON LA RESPONSABILE DEL DIPARTIMENTO DELL’ORGANIZZAZIONE GIUDIZIARIA, LINA DI DOMENICO. DI COSA DOVEVANO PARLARE I DUE FUNZIONARI CON L'EX CAPETTA DI VIA ARENULA?

guido crosetto giorgia meloni roberto vannacci marina berlusconi

DAGOREPORT - L’IRRESISTIBILE ASCESA DEL FENOMENO VANNACCI SARÀ LA PIETRA TOMBALE DEL MELONISMO? IMBARCARE LA “FECCIA” DI FUTURO NAZIONALE AVREBBE CONSEGUENZE CATASTROFICHE PER MELONI & CAMERATI – FORZA ITALIA, PER LA VOCE DI FRANCESCO PAOLO SISTO, GIÀ AVVOCATO DI SILVIO BERLUSCONI E ATTUALE VICEMINISTRO DELLA GIUSTIZIA, HA GIÀ INVITATO I DEPUTATI AZZURRI CHE SI SENTONO ATTRATTI DALLE POSIZIONI DI VANNACCI, A "PASSARE IL RUBICONE". CIOÈ A TOGLIERSI DAI PIEDI E ACCOMODARSI ALTROVE - ALLO STESSO TEMPO LA PRESENZA DEL GENERALISSIMO RISCHIA DI TRAFIGGERE IL VERTICE DI FRATELLI D’ITALIA. IL PRIMO AD ALZARE I TACCHI SAREBBE DI CERTO IL CO-FONDATORE DEL PARTITO E MINISTRO DELLA DIFESA, GUIDO CROSETTO…