sanremo plagio 9

QUEL MOTIVETTO CHE MI PIACE TANTO - SANREMO DEI RECORD: IN 65 ANNI CIRCA 200 VERTENZE PER PLAGIO - GIANNI BELLA CONTRO NEK PER “LAURA NON C’E” - LA BARUFFA SULLA CANZONE “ROMANTICA” DI RASCEL: ILDEBRANDI PIZZETTI, IL PADRE RIFORMATORE DEL MELODRAMMA ITALIANO, SFIDO’ STRAVINSKY E PERSE

RASCEL- ROMANTICA

 

Dal sito del giornalista Michele Bovi  www.michelebovi.it

 

RASCELRASCEL

Sanremo dei record. I melomani che accusano il Festival di essere  da sempre “merce per canzonettari” sicuramente ignorano – come quasi tutti - che Ildebrando Pizzetti e Igor Stravinsky, ovvero i due più innovativi compositori classici del Novecento, si sfidarono in tribunale , l’un contro l’altro armato, proprio per un brano di Sanremo. Accadde nel 1960 per la canzone Romantica, scritta e interpretata da Renato Rascel. “Ci fu una denuncia per plagio:

 

il dottor Nicola Festa, veterinario e musicista per diletto, accusò Renato di aver copiato Romantica da un suo brano intitolato Angiulella – racconta Giuditta Saltarini, vedova di Rascel – In tribunale il querelante si presentò con Ildebrando Pizzetti, il padre riformatore del melodramma italiano, in veste di perito di parte.

 

Renato volle rispondere con un colpo di teatro altrettanto clamoroso e schierò a difesa della sua composizione quell’autentica superstar del neoclassicismo che era e sarà sempre considerato Igor Stravinsky”. Il quale fu evidentemente più convincente del collega visto che il giudice riabilitò totalmente Romantica mandando assolto il popolare artista romano.

Renato RascelRenato Rascel

 

E’ soltanto una delle circa duecento vertenze per plagio che finora hanno fatto da consueto strascico giudiziario alle sessantacinque edizioni della kermesse canora: in media, dal 1951 ad oggi,  3 denunce per edizione.

 

“Un tempo gli esposti erano più numerosi perché gli interessi erano più consistenti: la canzone che vinceva a Sanremo vendeva milioni di dischi – ricorda Vince Tempera, decano dei direttori d’orchestra del Festival - e siccome la denuncia per plagio congelava l’allora enorme flusso degli introiti SIAE, agli editori conveniva comunque sborsare qualche milione per tacitare il querelante  anche se l’accusa era palesemente infondata”.

Giuditta Rascel Saltarini Giuditta Rascel Saltarini

 

Negli anni d’oro le denunce non risparmiarono nessuno: plagio delle musiche, plagio dei testi, plagio dei titoli, gli autori delle canzoni che si piazzavano nella terna vincente dovevano puntualmente dimostrare di non aver copiato.

 

Così Tony Renis nel 1963 dovette difendere la sua Uno per tutte, prima classificata, dalle accuse di ben quattro noti autori di altrettante famose melodie: Quelli dello sci-sci composta dal maestro Pasquale Frustaci per la rivista Gran Baraonda di Garinei e Giovannini, Silenzioso Slow ovvero “Abbassa la tua radio per favor” celeberrimo brano scritto dal maestro Giovanni D’Anzi negli anni Quaranta per Alberto Rabagliati, Ritorna lo Shimmy firmata dal maestro Pino Massara per la coppia Adriano Celentano-Anita Traversi e persino un brano americano: Ya-Ya composto e interpretato nel 1961 da Lee Dorsey.

 

Così le due canzoni di Domenico Modugno che sbancarono le edizioni 1958 e 1959, Nel blu dipinto di blu e Piove, furono bersaglio di accuse di plagio: la prima venne denunciata dal maestro Antonio De Marco sia per la musica che per il testo di Franco Migliacci; la seconda per il titolo scelto dal paroliere Dino Verde: il cantautore napoletano Enzo Aita aveva scritto e interpretato nel 1936 un’altra Piove e chiese il risarcimento.

STRAVINSKYSTRAVINSKY

 

Per la popolarissima Volare il tribunale dette ragione a Modugno e Migliacci, per Piove l’editore fu costretto a una salata transazione. Non che Modugno e i suoi brani fossero i primi a finire in Tribunale per Sanremo. Le accuse di plagio alle canzoni in gara erano partire già con l’esordio del Festival, edizione 1951. Il brano che aveva conquistato il secondo posto s’intitolava La luna si veste d’argento, nell’esecuzione di Nilla Pizzi e Achille Togliani.

PIZZETTIPIZZETTI

 

E fu subito scandalo: l’autrice del testo, Ornella Ferrari in arte Biri, la più prolifica paroliera del secondo dopoguerra, fu incolpata di aver copiato una poesia di Guido Gozzano “L’amica di nonna Speranza” che recita “I monti s’abbrunano in coro / il sole si sveste dell’oro / la luna si veste d’argento” . Altri tempi, se consideriamo che nell’edizione che sta per cominciare gareggiano numerose canzoni con titoli ripetutamente depositati in passato nel registro della Società italiana degli autori ed editori: il primato è del brano di Rocco Hunt  Wake Up  con 943 precedenti.

 

Sta di fatto che in sessantacinque anni nessuno degli autori di punta della musica leggera italiana si è salvato dall’insinuazione di essere un ladro di note o di parole. Ma che fine hanno fatto tutte le vertenze del passato? Nella stragrande maggioranza le parti hanno trovato un accordo, con gli avvocati più abili dei musicisti, anche nell’attutire il clamore attorno all’iter giuridico.

 

Domenico ModugnoDomenico Modugno

Ad esempio fece solo inizialmente scalpore l’esposto per plagio che Gianni Bella presentò contro Nek a Sanremo 1997. La canzone incriminata era Laura non c’è che secondo il querelante nasceva da una costola della sua Più ci penso incisa nel 1974. Non se n’è più saputo niente. “Hanno fatto pace” ha rivelato al settimanale Chi Marcella Bella, sorella di Gianni che pure non si esime dal descrivere pubblicamente Nek come “uno che ama ascoltare cose fatte da altri e poi farle sue”. La pace spesso è costata cara agli accusati: denaro e talvolta nuovi bollettini con l’aggiunta di ulteriori crediti autoriali da depositare alla SIAE.   “Io riuscii a farla franca – confessa Lorenzo Pilat, autore con Pace e Panzeri di Nessuno mi può giudicare, il brano che lanciò Caterina Caselli nel Festival del 1966 –

GIANNI BELLAGIANNI BELLA

 

Avevo copiato l’attacco da Fenesta ca lucive, una canzone napoletana  di metà Ottocento ormai di pubblico dominio. Comunque nessuno se ne accorse”. Daniele Pace e Mario Panzeri vennero castigati però nell’edizione del 1970:  la canzone scritta dalla coppia di autori per Antoine e Anna Identici, intitolata Taxi, rappresenta a tutt’oggi l’unica denuncia sanremese per plagio punzonata con una sentenza definitiva di condanna.

 

nek intervistato da ernesto assantenek intervistato da ernesto assante

La querelante, la musicista dilettante Maria Pia Donati Minelli, non volle saperne di transazioni: affrontò 14 anni di cause, tra pretura, tribunale e Corte d’Appello e nel 1984 venne risarcita con 110 milioni di lire, più le spese di quel lungo procedimento. Così Taxi fu riconosciuta plagio di Valzer brillante, da lei composta nel 1948.

SANREMO PLAGIO 9SANREMO PLAGIO 9

 

CATERINA CASELLI CATERINA CASELLI

Pace e Panzeri se ne fecero una ragione. D’altronde fu proprio Igor Stravinsky a sancire che “Gli artisti mediocri prendono in prestito, quelli grandi rubano”. 

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