kazuo ishiguro (1)

QUEL CHE RESTA DEL NOBEL! - IL PREMIO PER LA LETTERATURA A KAZUO ISHIGURO, AUTORE DI ‘QUEL CHE RESTA DEL GIORNO’, ‘IL GIGANTE SEPOLTO’ E ‘NON LASCIARMI’ - PECCATO PER ROBERTO VECCHIONI, CHE SECONDO IL ‘CORRIERE’ ERA STATO ‘ATTENZIONATO’ DALL’ACCADEMIA SVEDESE. MA IL PRESIDENTE DEL PEN CLUB ITALIA DICE CHE E' UNA BUFALA E SPIEGA COME FUNZIONA IL SISTEMA DEI CANDIDATI AL NOBEL

 

1. NOBEL LETTERATURA A ISHIGURO PER GRANDE FORZA EMOZIONALE

kazuo ishiguro

 (ANSA) Il Premio Nobel per la Letteratura 2017 è stato assegnato a Kazuo Ishiguro perchè nelle sue "novelle di grande forza emozionale ha scoperto l'abisso sotto il nostro illusorio senso di connessione con il mondo". Lo spiega la motivazione ufficiale.

 

 

2. NOBEL A VECCHIONI? - IL PRESIDENTE DEL PEN CLUB ITALIA CI SPIEGA CHE IN REALTÀ CHIUNQUE PUÒ DIRE DI ESSERE STATO IN LIZZA PER IL PREMIO E RIMANERE COPERTO PER 50 ANNI

Stefano Ciavatta per www.rivistastudio.com del 21 settembre 2017

 

Un cantautore italiano, nonché poeta e scrittore, persino vincitore di Sanremo, e ora candidato a premio Nobel per la Letteratura. Chi lo avrebbe mai detto? La notizia è stata data sul Corriere della Sera da Enrico Tiozzo: «L’Accademia di Stoccolma ha preso attentamente in considerazione (con particolare interesse per il recente libro Scacco a Dio) sia l’intera ed ampia opera letteraria di Vecchioni, scandita da riconoscimenti prestigiosi, contrassegnata da temi filosofici profondi e da una inesausta ricerca sul significato dell’esistenza, sia la forza lirica e musicale delle sue canzoni, capace, nello stesso tempo, di far arrivare questi temi, con forza immutata, agli strati più vasti del pubblico».

kazuo ishiguro non lasciarmi

 

Reazioni di incredulità miste a pronto entusiasmo nei commenti; poi ecco le dichiarazioni del cantautore che si è detto subito «felice che la canzone d’autore italiana sia riconosciuta finalmente come una forma d’arte». Neanche un dubbio per Vecchioni.

 

Ma chi è che candida gli autori italiani al Nobel? «Tiozzo ogni anno fa sempre lo stesso pezzo, la maggior parte dei nomi se li inventa, tanto nessuno può smentire, neanche l’Accademia di Svezia» dice al telefono Sebastiano Grasso, giornalista del Corriere della Sera, da sette anni presidente del Pen Club Italia. «Tutti i Pen Club del mondo ricevono l’invito dell’Accademia e segnalano la persona.  Così fa l’Accademia dei Lincei, i nobel italiani ancora vivi, alcuni illustri professori ordinari di letteratura, il Gabinetto Vieusseux e altre istituzioni, siamo in pochi. Noi due anni fa suggerimmo Umberto Eco, quest’anno Arbasino. Il nome lo decido io».

 

roberto vecchioni

Quindi chiunque può far circolare una candidatura? «Certo, nessuno si mette a smentire e tutti possono scrivere di tutto. Quando uscì la notizia di Tabucchi candidato dal Pen Club telefonai ai miei colleghi francesi e portoghesi, a nessuno risultava. Il gioco è possibile perché l’Accademia di Svezia ha la regola di tenere segreti per 50 anni i nomi dei candidati e non interviene mai per smentire perché  violerebbe il segreto». Chiunque insomma può dichiarare candidature al Nobel senza timore di essere smentito per 50 anni. L’unica certezza è proprio un libro scritto da Enrico Tiozzo La letteratura italiana e il premio Nobel. Storia critica e documenti (Olschki, 2009) che raccoglie il dietro le quinte del totonobel dal 1901 al 1959.

 

Ci sono solo due possibilità per uscire da questa nebulosa fatta di gloria, ambizione e qualche provocazione. «La persona autorizzata ad avanzare la candidatura la fa trapelare. Nel caso della candidatura di Carlo Bo per Quasimodo l’indiscrezione era nota da decenni in Italia ed era stata addirittura pubblicata con l’autorizzazione dello stesso Bo, mentre ufficialmente sarebbe stata accessibile solo dal 31 dicembre 2009. Oppure si possono formare dei comitati pubblici, come per Alda Merini».

kazuo ishiguro giovane

 

Su un vecchio numero del trimestrale del Pen Club si allude a un autore prestigioso che avrebbe eliminato dal suo biglietto da visita i precedenti titoli per sostituirli con «Candidato al premio Nobel». Quindi chi fa sul serio c’è. Quali sono i nomi? «Busi, Eco, Magris, in passato anche Bevilacqua. Non vedo poeti italiani validi in giro, gli ultimi potevano essere Luzi e Zanzotto. Poi la presunzione regola la vita di molte persone e ognuno può pensare di ambire al premio. Resta il fatto che quelli italiani sono nomi di speranza più che di candidature vere, si fanno dei nomi, tutto qui».

 

 

kazuo ishiguro quel che resta del giorno

Che peso ha l’Italia nei confronti dell’Accademia? «Non ascoltano nessuno, sono dodici, nominati a vita, non si possono dimettere, solo quando muore uno di loro muore viene sostituito. Hanno tutto numerato: sedie, bicchieri, posate. Nessuno ha influenza su di loro. Il Nobel era nato per aiutare economicamente delle persone, ora è diventato un premio alla carriera ma non ci sono regole. Il Nobel a Fo, quello a Vargas Llosa sono inaspettati. A volte subentra una valutazione politica, come quando volevano premiare la Turchia e hanno scelto Pamuk».

 

Neanche gli americani riescono a scalfire il muro svedese, non vincono dai tempi di Toni Morrison (1993). «Ma loro fanno il pieno di Nobel altrove» spiega Grasso. Nel 2009 il segretario del premio definì l’America «un paese troppo ignorante e insulare per sfidare l’Europa come il centro del mondo letterario». Per Grasso «non sono stati presi in considerazione per la spocchia, cioè per la pretesa che il Nobel dovesse andare a loro. Non parlo di posizioni di singoli scrittori ma dell’ambiente, alla fine questa pretesa non ha incoraggiato i giurati di Stoccolma, anzi li ha fatti arrabbiare».

roberto vecchioni

 

Adesso però bisogna aspettare fino al dieci dicembre, oppure altri cinquant’anni per sapere se la candidatura di Vecchioni è autentica. Chissà il professore di “Luci a San Siro” su che fila di banchi siederà stanotte, se in compagnia di remoti candidati del ‘900 come Angelo de Gubernatis, Salvatore Farina, Dora Melegari, Roberto Bracco, oppure crogiolandosi con l’alloro che cinse Carducci, Deledda, Pirandello, Quasimodo, Montale e per ultimo Dario Fo.

 

 

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