1- RESTA DIFFICILE IMMAGINARE CHI HA SPARATO E UCCISO ZHOU E LA PICCOLA JOY DI NOVE MESI APPENA, E PESTATO LA MADRE, GETTAR VIA DIECIMILA EURO IN CONTANTI. E POI COSÌ INGENUI E SPROVVEDUTI DA LASCIARE QUEL CELLULARE NEL BORSELLO, LA TRACCIA REGINA CHE ALMENO UFFICIALMENTE HA CONDOTTO I CARABINIERI AL RITROVAMENTO 2- INFATTI, CIRCOLA L’IPOTESI CHE ALLA BORSA CON I SOLDI DEL MONEY TRANSFER CLANDESTINO CON USO DI BAR SI SIA ARRIVATI NON TANTO SULLA BASE DEL CELLULARE, MA PIUTTOSTO, MOLTO MENO TECNICAMENTE, GRAZIE A QUALCUNO CHE AVREBBE PRESO IN CONSEGNA QUEL BOTTINO DAI RAPINATORI ASSASSINI PER POI DECIDERSI A GIRARLO AI CARABINIERI. SE FOSSE COSÌ, VUOL DIRE CHE SI CONOSCONO GIÀ I NOMI E I VOLTI DI CHI HA SPARATO E UCCISO, E CHE LA LORO CATTURA POTREBBE NON ESSERE POI COSÌ LONTANA 3- SOTTO INDAGINE TUTTO IL MONDO DEL BAR CHE GESTIVA LA COPPIA CINESE, IL NEW SEDRICK, E ANCHE L’AGENZIA DI MONEY TRASFER CLANDESTINA CHE MANDAVANO AVANTI

1- IL DELITTO DI TORPIGNATTARA: "I KILLER ITALIANI O DELL'EST"
Repubblica.it -
"Parlavano in italiano o comunque dall'accento potrebbero essere dell'est-Europa". E' quanto avrebbe riferito agli investigatori, a proposito dei due rapinatori-killer, Zengh Lia, la mamma di Joy, la bimba di 9 mesi uccisa a Roma insieme al padre, un cittadino cinese di 31 anni, nel quartiere di Torpignattara. La donna, che è ancora ricoverata all'ospedale San Giovanni di Roma, è stata ascoltata questa mattina dai carabinieri del Nucleo Investigativo, che indagano sulla vicenda.
sono stati davvero dei balordi o è stata una vendetta organizzata da nemici nel marito? E perché questi nemici?

2- QUER PASTICCIACCIO BRUTTO DI TOR PIGNATTARA
di Nino Cirillo e Valentina Errante per Il Messaggero

Un brutto rompicapo. Il ritrovamento di due borse - quella con la tracolla tranciata di netto, mercoledì sera, e poi portata via dai rapinatori assassini del Casilino, e un borsello più piccolo- invece di portare acqua al mulino delle indagini le ha complicate, invece di chiarire dubbi ne ha creati altri.

Per almeno due evidenti motivi: perché nella borsa grande c'erano ancora diecimila euro in contanti e perché insieme alle banconote, nel borsello più piccolo, c'era anche il cellulare di Zhou Zeng, il commerciante cinese ucciso insieme alla figlia, la piccola Joy di nove mesi appena.

Anche immaginando che si sia trattato davvero di disperati, di tossicodipendenti, resta difficile immaginare che siano stati così disperati e così drogati da rinunciare a quel mucchio di banconote, e poi così ingenui e sprovveduti da lasciare quel cellulare nel borsello, la traccia regina che almeno ufficialmente ha condotto i carabinieri del Reparto investigativo di via In Selci -attraverso un sofisticato sistema di rilevazioni, ben più sofisticato della semplice e troppo ampia cella telefonica- al ritrovamento.

Borsa e borsello sarebbero state recuperati a poche centinaia di metri da via Giovannoli, dal luogo in cui scattò l'agguato alla famigliola cinese che rientrava a casa dopo una giornata di lavoro nel bar. Ma le modalità del ritrovamento e lo stesso punto esatto i carabinieri li hanno tenuti segreti, evidentemente sono ancora preziosi per le indagini. Non ci sono spazi aperti in quella zona, borsa e borsello sarebbe stati ritrovati in una piccola radura ma in condizioni tali da lasciare sospesa la domanda: abbandonati definitivamente o frettolosamente nascosti per poi tornare a riprenderli?

Il riserbo attorno al ritrovamento, ovviamente, alimenta altre ipotesi. Ce n'è una, ad esempio, secondo la quale i rapinatori assassini sarebbero stati traditi da una mail esca. Avrebbero inopinatamente risposto al messaggio consentendo così di individuare con esattezza il punto in cui si trovavano borsa e borsello.

Ma c'è anche un'altra ipotesi, e cioè che alla borsa e al borsello si sia arrivati non tanto sulla base del cellulare, ma piuttosto, molto meno tecnicamente, grazie a qualcuno che avrebbe preso in consegna quel bottino dai rapinatori assassini per poi decidersi a girarlo ai carabinieri. Se fosse così, vuol dire che si conoscono già i nomi e i volti di chi ha sparato e ucciso, di chi ha pestato la moglie di Zhou e la madre di Joy, la giovane Lia, ancora ricoverata sotto choc al San Giovanni. E che la loro cattura potrebbe non essere poi così lontana.

Ma è anche attorno al racconto della donna che ruota buona parte di questa indagini. Il colonnello Minutoli del Reparto investigativo e il maggiore Albanese della compagnia Casilino aspettano ancora prima di ascoltarla formalmente, aspettano che si riprenda davvero. Le poche frasi smozzicate che ha pronunciato per ora non aiutano, all'inizio ha perfino rimosso l'accaduto, e negato che in quella borsa ci fossero dei soldi. Poi pian piano ha cominciato a realizzare, a ricordare meglio, ma non completamente.

E il suo racconto è decisivo. Perché, ad esempio, è solo lei, solo la giovane Lia, che riferisce di aver ascoltato frasi in italiano pronunciate dai rapinatori killer. Non ci sono altri testimoni agli atti dell'inchiesta. Ed è sempre lei che potrebbe fornire preziose indicazioni sul «contesto» che i carabinieri stanno cercando di mettere a fuoco. Rapina con omicidio sì -è questo il senso- ma per quali veri motivi? Potrebbe aiutare lei a sciogliere il primo vero dubbio: sono stati davvero dei balordi o è stata una vendetta organizzata da nemici nel marito? E perché questi nemici?

Quando verrà il momento, insomma, ci sarà da scandagliare con lei tutto il mondo del bar che gestivano, il New Sedrick, e anche l'agenzia di money trasfer che mandavano avanti. Dovrà essere Lia a riferire di eventuali minacce o di episodi negli ultimi tempi sospetti. Per questo si attende con una certa ansia che il procuratore aggiunto Pierfilippo Laviani e il pm Maria Teresa Gregori, ascoltati i medici, diano l'ok a un formale interrogatorio.

La giornata festiva è vissuta anche di falsi allarmi, come quello che annunciava il ritrovamento dell'arma del delitto. Una pistola calibro 7,65 era stata effettivamente ritrovata in una clinica del Prenestino specializzata nella cura dei tossicodipendenti, ma è stato subito chiaro che nulla aveva anche fare con la tragica rapina di mercoledì sera.

La secca smentita è arrivata dai carabinieri proprio mentre dalla Procura, grazie alle autopsie, si riusciva ad aver la conferma che a sparare, un solo maledetto colpo, è stata una calibro 9.

Sono al lavoro anche gli uomini del Ros. Stanno analizzando il contenuto di borsa e borsello, gli «effetti personali» della giovane coppia cinese, soprattutto nell'ovvio tentativo di fissare impronte che potrebbe essere utili a queste indagini.

 

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