angelina jolie nuda

QUOQUE TU, ANGELINA? DOPO CLOONEY ANCHE LA JOLIE PENSA DI BUTTARSI IN POLITICA: “DISPOSTA A CANDIDARMI. SE VUOI DAVVERO CAMBIARE LE COSE DEVI PRENDERTI LA RESPONSABILITÀ. MA NON SO IN QUALE RUOLO POTREI ESSERE PIÙ UTILE” (IN CAMERA DA LETTO!)

Paolo Mastrolilli per “la Stampa”

 

Dopo George Clooney, Angelina Jolie. Non è la cronaca dei passaggi sul tappeto rosso la notte degli Oscar, ma l’elenco aggiornato delle stelle del cinema che stanno, o starebbero pensando di buttarsi in politica.

GEORGE CLOONEY, BRAD PITT E ANGELINA JOLIEGEORGE CLOONEY, BRAD PITT E ANGELINA JOLIE

 

Vale la pena di parlarne, nella notte in cui si è decisa la composizione del Congresso americano e le poltrone di diversi governatori, perché questa frenetica attenzione per le celebrità forse fa il paio con il distacco della gente per la politica tradizionale, e l’insoddisfazione per la paralisi ideologica che spinge a cercare soluzioni fuori dai confini abituali.
 

Il discorso nasce da un’intervista di «Vanity Fair» con Angelina Jolie che occupa la copertina dell’ultimo numero. L’attrice, nota per il suo attivismo soprattutto nel settore dei diritti umani, dice di essere «aperta» ad esplorare nuovi orizzonti. «Quando lavori nel campo umanitario - spiega - sei conscio che la politica deve essere considerata».

 

ANGELINA JOLIE E GEORGE CLOONEYANGELINA JOLIE E GEORGE CLOONEY

Quindi lei sarebbe disposta a candidarsi, o a ricevere qualche incarico, «perché se vuoi davvero fare un cambiamento estremo, allora hai una responsabilità». Angelina però ha i piedi per terra, e quindi ha aggiunto: «Onestamente, non so in quale ruolo potrei essere più utile. Sono conscia di ciò che faccio per vivere, e mi rendo conto che questo potrebbe rendere meno possibile» l’impegno in politica.
 

Solo pochi giorni fa, dopo l’elegante matrimonio a Venezia con l’avvocatessa Amal Alamuddin, George Clooney era stato dato per possibile futuro presidente degli Stati Uniti. Anche lui è sempre stato un attivista, dai diritti umani in Sudan alla libertà di espressione ovunque, e la sua passione per la politica è nota.

 

SAG AWARDS 2012: GEORGE CLOONEY, STACY KEIBLER ,ANGELINA JOLIEE BRAD PITTSAG AWARDS 2012: GEORGE CLOONEY, STACY KEIBLER ,ANGELINA JOLIEE BRAD PITT

I pettegoli hanno visto nella scelta di sposarsi un possibile segnale di voler cambiare vita, anche perché Amal sembra fatta per interpretare al meglio il ruolo della First Lady. Nel frattempo le persone vicine a George hanno smentito qualunque intenzione di candidarsi alla Casa Bianca, perché richiederebbe uno sforzo enorme e distruggerebbe la sua vita, ma non quella di fare prima o poi una scelta politica più attiva.
 

Non sarebbe un salto senza precedenti, nella società americana. Inutile ricordare Ronald Reagan, passato dagli schermi di Hollywood ai vertici con Gorbaciov, mentre l’America vinceva la Guerra Fredda. Diversi altri attori e uomini di spettacolo si sono prestati alla politica, per l’abilità nel comunicare e il vantaggio che offre la notorietà. Se poi da tempo sono impegnati su alcuni temi specifici, la competenza finisce per unirsi alla fama, rendendo il salto più facile.
 

ronald reagan 1981:1989ronald reagan 1981:1989

È curiosa però la coincidenza di questo fenomeno con la disaffezione degli americani per la politica di professione. Ieri sera, quando in Italia era notte, sono arrivati i risultati delle elezioni di Midterm, dove molti analisti prevedevano che il Partito repubblicano avrebbe confermato la maggioranza alla Camera, e l’avrebbe conquistata al Senato. Se c’era qualche incertezza sulle dimensioni reali del risultato, non esistevano invece dubbi sulla disattenzione del pubblico.

 

barack obama 2008:2014barack obama 2008:2014

I media, infatti, hanno definito quelle di ieri come «le elezioni di Midterm più costose e meno seguite di sempre». Il problema sta nel fatto che l’ideologia ha paralizzato gli Stati Uniti, spaccando Washington secondo una logica partitica che ha bloccato il Paese, sul fronte interno come su quello internazionale. Non dovrebbe essere così, perché gli Usa hanno ancora tutti i numeri per esercitare la loro leadership, e quindi si finisce per sognare soluzioni da film.

 

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