GIORNALI E BUOI DEI ‘PAIS’ TUOI - UN ALTO EMISSARIO DI RCS (CHI?) E' VOLATO A MADRID PER INCONTRARE JUAN LUIS CEBRIAN, EDITORE DEL "PAIS", QUOTIDIANO CHE HA APPENA LICENZIATO UN TERZO DEI GIORNALISTI - CON RCS (PROPRIETARIA DEL "MUNDO") IN CRISI, SI STA PENSANDO UNA FUSIONE TRA I DUE MAGGIORI QUOTIDIANI DI LINGUA SPAGNOLA…

Michele Masneri per Studio

http://www.rivistastudio.com/editoriali/media-innovazione/la-rovina-del-pais/


La fine è nota: calo della pubblicità e delle vendite, sorpasso del web, situazione economica generale. L'ultima vittima della crisi della carta stampata è il Pais, primo quotidiano di Madrid e anche primo giornale di lingua spagnola al mondo. Due giorni fa ai redattori del giornale sono stati annunciati 128 licenziamenti (su 464), mentre chi rimane dovrà accettare una decurtazione dello stipendio del 15%. "Il gruppo Prisa è rovinato" ha detto il direttore del quotidiano Javier Moreno riferendosi alla società che da sempre edita la testata, che ha una storia abbastanza illustre e soprattutto che in realtà non è rovinata per niente (da cui qualche dubbio sui licenziamenti al Pais).

Acronimo di Promotora de Informaciones, Sociedad Anonima, attiva oggi in 22 paesi, Prisa venne fondata a Madrid nel 1972, da José Ortega Spottorno, figlio di José Ortega y Gasset. A differenza del padre, che rimase a Ginevra, alla fine della Guerra di Spagna, Spottorno tornò in patria e divenne direttore della Revista de Occidente, ma il suo obiettivo era quello di fondare un giornale nuovo modulato sullo storico Sol degli intellettuali spagnoli degli anni venti; un giornale "tollerante, aperto e europeo". Nel 1966 così fondò la società Alianza Editorial per dare vita a questo progetto, e nel 1972 nacque la Prisa, con un piccolo capitale di 500 mila pesetas.

Quattro anni dopo nacque il Pais (e il ricordo delle origini è ancora vivo con un annuale premio Ortega y Gasset per i migliori giornalisti in lingua spagnola, che il quotidiano asssegna ogni anno). Il primo editoriale del 4 maggio del 1976 recitava così: "La riforma dello stato non è ancora cominciata, questo vogliamo dire nella nostra prima edizione. Per favore accettate questo impaziente benvenuto come prima impressione di un giornale appena nato".

Decenni di censura e dittatura avevano lasciato uno spazio esplosivo per la libertà di stampa. I modelli erano il francese Le Monde, con un'apertura dedicata agli esteri, cui erano consacrate dieci, perfino dodici pagine; e spazio in quantità ai temi sociali e alla cultura. Il mantra era quello del direttore del Monde dell'epoca, Jacques Fauvet: "Denunciare disuguaglianze, stare dalla parte delle minoranze".

Franco era morto da neanche sei mesi, i grandi giornali si stavano riposizionando; ma il Pais fu l'unico a nascere dopo la dittatura; un successo immediato e anche un unicum nella storia della stampa: già dopo sei mesi il quotidiano era in attivo. Un trionfo di copie vendute e un feeling col paese che non si sarebbe mai fermato (e che va avanti ancora oggi nonostante la crisi generale): il giornale accompagnò la transicion spagnola alla democrazia e poi la maturità democratica per oltre trent'anni. Nel 1996 il quotidiano ricordò come "la libertà che abbiamo ottenuto non fu un regalo ma una conquista"; conquista ribadita anche col colpo di stato del colonnello Tejero del 1981. Il giornale non ebbe esitazioni e titolò: "Golpe: El Pais per la costituzione" e fu la consacrazione definitiva del quotidiano madrileno come sentinella democratica, un successo che arriverà fino ad oggi.

Un successo dovuto soprattutto a due figure abbastanza straordinarie: il fondatore del gruppo editoriale, Jesús de Polanco (1929-2007) i cui eredi hanno ancora oggi il controllo, e il giornalista Juan Luis Cebrián (nato nel 1944), che negli anni è stato direttore della testata, amministratore delegato e poi presidente, e che due giorni fa per una sorta di nemesi storica ha annunciato i tagli per prendersi gli insulti dei suoi dipendenti.

Polanco costituì a partire dagli anni Cinquanta il più grande impero mediatico del Sud America, con stazioni radio e tv e una presenza forte naturalmente nella carta stampata: partendo dalle edizioni scolastiche Santillana nel 1958, mentre studiava per laurearsi in legge e nel frattempo vendeva libri usati per mantenersi agli studi. "Don Jesus" come era chiamato in azienda, croce di Santa Isabella (la più alta decorazione spagnola), aveva simpatie franchiste ma fu un grande editore e alla sua morte, nel 2007, si scoprì che gli eredi, più democratici, non erano però altrettanto capaci a livello imprenditoriale.

Cominciarono così le ristrutturazioni: con la famiglia Polanco che scese prima dal 70 al 30 per cento, poi al 18 per cento, e l'entrata di nuovi azionisti. Una piccola quota vicina allo zero è ancora in mano a Juan Luis Cebrián, altro nume tutelare del giornale, primo direttore e dal 1988 ad della società e poi presidente.

È lui che due giorni fa si è sentito accusare dai suoi giornalisti di aver mancato al patto di lealtà e di fatto di essersi arricchito mentre il giornale andava a pezzi (pare abbia guadagnato oltre dieci milioni di euro di stipendio nel 2011). Ma le accuse più gravi sono altre e lui le ha già ammesse in passato: essersi divertito a giocare a tycoon televisivo - Prisa aveva fino al 2010 il primo canale spagnolo, Cuatro, poi venduto a Mediaset, e tuttora Canal Plus, numero uno del satellite - dimenticando che l'essenza stessa del gruppo era la carta stampata.

"Sono la persona insieme meno adatta e purtroppo quella che conosce meglio la situazione" disse all'epoca delle dismissioni nel 2010. Anche oggi, licenziare i giornalisti sembra davvero nonsense per un gruppo fortemente indebitato (3,5 miliardi di euro) ma comunque solido, con partecipazioni diversificate soprattutto in Sudamerica e un utile operativo di 1,3 miliardi di euro nei primi sei mesi dell'anno.

Fino a qualche mese fa gli analisti consigliavano di comprare il titolo, perché una volta rimesso in sesto il gruppo avrebbe garantito ampia redditività, e un investitore come Carlos Slim (magnate messicano delle tlc, nonché uomo più ricco del mondo) entrava nella società con il 3 per cento.

Come nelle migliori famiglie, ogni tanto bastava vendere qualche gioiello di famiglia, come appunto Cuatro nel 2010 (per 1 miliardo di euro). Adesso per esempio si potrebbe pensare a vendere le edizioni scolastiche di Santillana, e come acquirente forse è interessata la Pearson, quella che edita tra gli altri il Financial Times; oppure ancora sfrondare le partecipazioni televisive: magari Tv1, primo broadcaster portoghese; o la quota rimanente (il 17,2%) in Telecinco, storica succursale di Canale 5 in terra spagnola (di cui Berlusconi possiede la maggioranza).

Licenziare qualche redattore, comunque, non pare la scelta migliore: non solo per non tradire le origini del gruppo, ma anche perché nonostante la crisi, il glorioso Pais vende ancora 370 mila copie al giorno; e la società non se la passa così male, dato che secondo alcune voci delle ultime ore sarebbe interessata addirittura a comprarsi la disastrata consociata spagnola di Rcs, Unidad Editorial, che edita il Mundo, l'altro grande quotidiano di lingua spagnola e storico rivale del Pais.

Allora, una prevista fusione tra i due giornali potrebbe essere l'unico scenario dotato di senso per i tagli arrivati due giorni fa; del resto più che la crisi del gruppo Prisa, pesa lo scenario editoriale spagnolo, notoriamente sovraffollato di testate, e che dal 2008 ha visto licenziare quasi 8.000 giornalisti. Il fatto poi che negli ultimi giorni anche al Mundo sia partita una forte campagna di tagli (130 giornalisti su 1.300) potrebbe confermare qualche grande manovra in atto tra i due storici giornali di Spagna.

EL CONFIDENCIAL
http://elconfidencialdigital.com/medios/078326/un-emisario-de-rizzoli-corriere-della-sera-se-ha-reunido-con-juan-luis-cebrian-para-explorar-una-fusion-de-los-medios-impresos-de-prisa-con-los-de-unidad-editorial

 

el_pais_el_mundoRCS JOSE ORTEGA SPOTTORNOPIETRO SCOTT JOVANEAngelo Provasoli Roland BergerSede del Corriere della Sera in via Solferinojuan luis cebrian

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