massimo giannini con rambo a ballaro

SORRISI E CAZZONI TV - RENZI ALLA BERLINGUER: ''NESSUN EDITTO BULGARO, NOI NON CACCIAMO NESSUNO''. MA GIANNINI NOTA UN TREND: ''DA QUANDO HA ATTACCATO I TALK SHOW DEL MARTEDÌ, SI È APERTA LA CACCIA AL GIORNALISTA. NON SOLO ANZALDI, VEDI DE LUCA CONTRO IACONA E GABANELLI''

1. SINISTRA

Jena per “la Stampa

 

Il comunismo è morto, Ingrao è morto, almeno lasciateci il Tg3.

 

 

2. IL PREMIER AL TG3: NESSUN EDITTO BULGARO

Giovanna Cavalli per il “Corriere della Sera

 

Se poi lei gli ha creduto, questo è un altro discorso. Però Matteo Renzi, con aria simil-paterna, le ha assicurato che «non c’è alcun editto bulgaro, quello l’ha fatto Berlusconi, il mio mestiere è governare, non fare liste di proscrizione». 

MATTEO RENZI BIANCA BERLINGUERMATTEO RENZI BIANCA BERLINGUER


E quando Bianca Berlinguer, che ieri è andata a intervistarlo per il suo Tg3 delle 19 nell’ufficio di Palazzo Chigi, gli ha chiesto se non era il caso di dire qualcosa a Michele Anzaldi, il renzianissimo componente della Vigilanza che, di fatto, vorrebbe darle il benservito (non solo a lei, a un buon pezzo di RaiTre), il premier, cravatta viola un po’ Fiorentina, ha risposto che «no, io non richiamo nessuno, finché la legge prevede che la Commissione abbia il ruolo che ha, è sacrosanto che i suoi membri esprimano le loro opinioni». 


Camicetta crema, rossetto scuro, niente smalto e zero convenevoli, la Berlinguer a quel punto si è fatta ancora più sotto con in bella vista il microfono targato Tg3: «Anche indicando i nomi di chi va cacciato?». Al che il premier ha sorriso alla direttrice: «Non servono le polemiche, qui nessuno vuole cacciare nessuno, perlomeno non noi. Alla Rai c’è un signor direttore generale e farà lui le scelte che deve fare. Da parte nostra c’è il pieno sostegno per l’indipendenza dell’informazione e di un servizio pubblico che diventi sempre più forte in Europa». 

GIANNINI E RENZI A BALLAROGIANNINI E RENZI A BALLARO


La breve chiacchierata televisiva non era in scaletta. La Berlinguer e Renzi si sono incrociati in mattinata al funerale di Pietro Ingrao in piazza Montecitorio, sotto la pedana per le autorità. Saluti cordiali. Hanno parlato brevemente ed è nata l’idea. Lui: «Vediamoci». Lei: «Va bene». Alle cinque e mezzo l’appuntamento, montaggio veloce negli studi di Fontanella Borghese e poi in onda. La prima intervista di ritorno dagli Usa proprio al telegiornale che si vorrebbe più deferente. 

MATTEO RENZI A BALLAROMATTEO RENZI A BALLARO


«Le parole di Renzi sul rapporto tra il governo e la Rai sono corrette e chiariscono che non c’è alcuna ingerenza, ma rispetto per l’autonomia dell’azienda», ha commentato l’onorevole Pino Pisicchio, presidente del gruppo Misto. «Bella intervista», osservava il senatore forzista Maurizio Gasparri. «Così resterà agli atti che Renzi ha mentito». 
E intanto si polemizzava ancora sul presunto editto bulgaro emanato da Anzaldi, che Italia Unica ha ribattezzato Michele il Censore chiedendogli di scusarsi.«Siamo sconcertati e indignati di fronte all’attacco che il Pd sta portando avanti contro il servizio pubblico», protestava il coordinatore nazionale di Sel Nicola Fratoianni. 

MICHELE ANZALDIMICHELE ANZALDI


Però l’attacco più duro era questo: «I tempi in cui il presidente del Consiglio prometteva di liberare la Rai dalla morsa dei partiti sono davvero lontani. Beato chi ci ha creduto, visto che oggi è venuto il tempo di minacciare in modo anonimo l’uso dei lanciafiamme». Centrodestra? No. Lo ha scritto su Facebook il senatore Miguel Gotor della minoranza dem. Quella che per Anzaldi ha troppo spazio al Tg3. 

 

 

3. MASSIMO GIANNINI: “IL PREMIER HA APERTO LA CACCIA CONTRO DI NOI NON SIAMO SUOI CANTORI”

Annalisa Cuzzocrea per “la Repubblica

 

Miguel Gotor Miguel Gotor

«Il compito del presidente del Consiglio è governare il Paese, non decidere se i palinsesti dei programmi Rai siano giusti o sbagliati. Ieri Renzi lo ha riconosciuto, ed è un bene, ma una settimana fa non è stato così e questo ha creato un clima da editto bulgaro ». Per Massimo Giannini, conduttore di Ballarò, il premier magari suo malgrado - ha fatto «come il cacciatore che scioglie la muta dei cani».

 

Si riferisce alle parole in direzione pd?

«Dal momento in cui ha messo sotto accusa i talk del martedì è partito un fuoco di fila e chiunque si è sentito legittimato a sparare a zero contro l’informazione televisiva. Dagli esponenti della Vigilanza fino al governatore della Campania De Luca ».

 

A Ballarò vi siete sentiti sotto attacco?

«Che ci sia stato un attacco è sotto la luce del sole, ma voglio chiarire una cosa: io non cerco improbabili martirii e dal punto di vista televisivo non ho né la storia né la stoffa di Michele Santoro. Vorrei solo far bene il mio lavoro. Per questo, per me il caso è chiuso» 

 

L’intervista al Tg3 di Bianca Berlinguer è una marcia indietro?

«Apprezzo il fatto che il premier abbia smorzato i toni, che abbia detto ad esempio che non ci sono liste di proscrizione. Aggiungerei: ci mancherebbe altro. Ma il timore è che, toni a parte, la sostanza resti quella».

 

Quale?

VINCENZO DE LUCA VINCENZO DE LUCA

«La sensazione è che sia sgradito tutto quello che non corrisponde alla narrazione che Renzi vuole proporre al Paese. Quando dice che il primo risultato che la Rai deve conseguire è rendere i cittadini orgogliosi delle cose che vanno bene, provo un sottile filo di inquietudine».

 

Come risponde a chi la accusa di aver costruito trasmissioni squilibrate e scorrette nel racconto della realtà?

«Ho il massimo rispetto per i parlamentari della Vigilanza, ma ho trovato inaudite le parole di Michele Anzaldi, che pure conosco da anni. Dire “non hanno capito chi ha vinto” mi ha ricordato i momenti più bui della prima Repubblica, quando a Bruno Vespa toccava dire: il mio azionista di riferimento è la Dc.

andrea guerraandrea guerra

 

Alcuni dei “nuovi” del Pd, entrati nella stanza dei bottoni, sembrano bambini in un negozio di giocattoli che dicono: “È tutta roba mia?”. E cominciano a giocare. Ha detto bene Andrea Guerra, l’altro ieri a Ballarò: “Renzi si ricordi che è un quarantenne innovatore e si dimentichi Verdini”».

 

Siamo davvero fuori dai tempi della lottizzazione?

«Per me sì, per la politica forse no. A me non interessa chi ha vinto le elezioni, io mi sento libero di trattare allo stesso modo maggioranza e opposizioni perché questo è il dovere del buon giornalismo. Sono di sinistra, ma non per questo se la sinistra vince devo riservarle una qualsiasi forma di riguardo. Sarebbe la rovina della libera informazione».

 

Ha violato il pluralismo?

«Ma si figuri se non lo rispetto. In questo momento non siamo in par condicio e il problema va affrontato nella traiettoria dell’intera stagione. Trovo però svilente che la Vigilanza stia lì a misurare i minutaggi dei singoli partiti. Da un organismo di quel tipo mi aspetterei un dibattito più alto e più ambizioso.

 

Quanto ai 5 stelle, mentre li intervistavo e il Pd si indignava, su Twitter mi accusavano di essere “servo di Renzi” per le mie domande. Se mi criticano da entrambe le parti, forse sto facendo bene il mio mestiere. Poi, sulle condizioni poste dai partiti nei talk, quando quest’avventura finirà magari scriverò un libretto: ce n’è per tutti».

 

di battista e di maio in scooterdi battista e di maio in scooter

Il calo di ascolti è incontestabile. La formula del talk è usurata?

«La crisi dei talk riflette banalmente la crisi del discorso pubblico e di tutte le forme di rappresentanza, dalla politica al sindacato. Una crisi provata dalla crescita dell’ astensionismo elettorale. In Emilia vota meno del 50% degli elettori: il campanello d’allarme suona per tutti. È il problema della nostra democrazia. Parliamo di questo, non della crisi dei talk o degli ascolti di Rambo».

 

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