“GINO PAOLI NON ERA IL BEL TENEBROSO, CUPO E CON GLI OCCHIALI SCURI CHE FACEVA DIRE AI MIEI GENITORI: "MA CHI È QUESTO VESTITO DA JETTATORE?" - RENZO ARBORE RICORDA IL GRANDE CANTAUTORE, SCOMPARSO IERI A 91 ANNI: "ERA INNAMORATO DELLA CANZONE NAPOLETANA, DICEVA: ‘NOI GENOVESI CON I NAPOLETANI ABBIAMO IN COMUNE I PIEDI NELL'ACQUA. DIVENTAMMO AMICI QUANDO UNA VOLTA DISSI IN TV CHE 'IL CIELO IN UNA STANZA' ERA LA MIA CANZONE PREFERITA. L'ASCOLTAI LA PRIMA VOLTA A ISCHIA, AUTUNNO 1958 E FU UN'ILLUMINAZIONE” – “GINO ERA RIDANCIANO, SPIRITOSO, UN BON VIVANT. FACEVA MILLE COSE, AVEVA PERSINO…” - VIDEO
Estratto dell’articolo di Michela Tamburrino per “La Stampa”
Amici, compagni di gite risate e canzoni. E persino di scambio di medici curanti. Renzo Arbore oggi piange l'amico Gino Paoli «uno dei più grandi compositori italiani» con ricordi pieni d'affetto.
Arbore, quando siete diventati amici lei e Paoli?
«Quando una volta dissi in tv che Il cielo in una stanza era la mia canzone preferita. Raccontai anche come l'ascoltai la prima volta, ero a Ischia, autunno 1958 e fu un'illuminazione. Nel tempo presi tutti i suoi dischi e spessissimo lo trasmettevo in radio. Lui mi telefonò per ringraziarmi e così nacque l'amicizia. A Speciale per voi gli presentai anche un giovanissimo Claudio Baglioni che era un debuttante e cantò i suoi brani. Senza fine per me è la più bella canzone del mondo».
Le frequentazioni si limitavano solo al lavoro?
«Eravamo amici, facevamo anche vacanze insieme, a Ischia nuotavamo, ma andavamo insieme pure a Umbria Jazz. […] L'una cosa alimentava l'altra perché stando insieme ci venivano idee che poi realizzavamo, come in programma televisivo con Caterina Stagno che si chiamava L'altra intesa come l'altra tv».
[…]Avevate anche altri amici in comune?
«Lui sapeva che io ero amico di Luigi Tenco che viveva a Roma e dunque era più facile vedersi. Fu Luigi a dire a me e a Gino che aveva avuto in passato una storia con Stefania Sandrelli e questo amore comune cementò la loro amicizia, la consolidò. Gino aveva uno splendido rapporto con la figlia Amanda».
Infatti Paoli fece un bellissimo disco dove Amanda duettava con lui. Qual è la caratteristica umana che più l'aveva conquistato di Paoli?
«Gino non era il bel tenebroso, cupo e con gli occhiali scuri che faceva dire ai miei genitori: "Ma chi è questo vestito da jettatore?". Invece era ridanciano, spiritoso, un bon vivant. Faceva mille cose, aveva persino aperto un ristorante e io ci andai con Mariangela Melato. Aveva il gusto d'intrattenere gli amici e per i musicisti era un punto di riferimento.
Ebbe persino l'onestà intellettuale di riconoscere che Umberto Bindi con Il nostro concerto , era stato il primo ad aprire una certa via. Quando si farà giustizia della canzone italiana del 900, la più importante del mondo, si riconoscerà pure che nella sua grandezza Gino Paoli ha sdoganato la canzone d'autore, restituendo la nobiltà che meritano a certe opere immortali» .
[…] Che altro vi univa?
«Tutti e due eravamo innamorati della canzone napoletana. Nell'ultima parte della sia vita aveva cantato brani suoi e napoletani con Danilo Rea. Quando ci fu l'alluvione a Genova io andai a trovarlo. Lui aveva appena scritto una canzone in napoletano che aveva dato a Gianni Morandi, canzone ora introvabile. Diceva "noi genovesi con i napoletani abbiamo in comune i piedi nell'acqua ».
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