LA REPUBBLICA DEL BARBAPAPA’ – PANSA SI TOGLIE QUALCHE MACIGNO DALLE PANTOFOLE E LO SCAGLIA CONTRO SCLAFARI - TRA LE BUGIE D’AUTORE DI EU-GENIO, QUELLA DI AVER SCELTO EZIO MAURO (AL POSTO SUO) - “UN PRIMO DELLA CLASSE GENIALE, TESTARDO, AUTORITARIO, CON UN’AUTOSTIMA ENORME” – ‘’I LETTORI DI REPUBBLICA SONO UNA COMUNITÀ DI MILITANTI, CRESCIUTA LOTTANDO CONTRO I NEMICI CHE, VIA VIA, SCALFARI INDICAVA: PER PRIMO BETTINO CRAXI E INFINE SILVIO BERLUSCONI’’…

Da "il Giornale"

Per concessione dell'editore Rizzoli, pubblichiamo un estratto del nuovo libro di Giampaolo Pansa, La Repubblica di Barbapapà. Storia irriverente di un potere invisibile (pagg. 324,euro 19; il libreria dal 13 febbraio): è il racconto, di un giornalista che ne ha fatto parte, del potentissimo blocco politico- culturale del giornale fondato da Eugenio Scalfari (del quale si pubblica qui il ritratto).

 

Eugenio Scalfari è il più anziano e famoso tra i giornalisti italiani ancora in attività. In aprile compirà 89 anni, ma l'età non gli impedisce di scrivere, ingaggiare polemiche, combattere con le parole e le idee. Ho lavorato accanto a lui per poco meno di un quindicennio e da parecchio tempo ci siamo persi di vista. Ma qualche mese fa mi è capitato di vederlo per caso,da lontano. Eravamo nell'autunno scorso.

Mentre preparavo questo libro mi trovavo a Roma per parlare con un testimone delle vicende narrate qui. Stavo avviandomi dal Senato a piazza Montecitorio quando ho notato Eugenio che si dirigeva a piedi verso casa. Mi è parso un gran signore, meraviglioso a vedersi: alto, la figura snella e bene eretta, elegante, con l'aria di chi è sicuro di sé e del proprio carisma.

Camminava a passi lenti, impugnando un bastone prezioso che sembrava uno scettro più che un sostegno. Confesso di aver provato qualche istante di commozione mista al rimpianto. È stato quando ho notato la sua barba, candida e ben curata. In quel momento mi sono rammentato che a Repubblica lo chiamavamo Barbapapà, come un personaggio dei fumetti.

Senza Barbapapà, e senza il suo gemello Carlo Caracciolo scomparso nel dicembre 2008, Repubblica non sarebbe mai nata. E la politica italiana avrebbe avuto un corso diverso. Scalfari l'ha raccontata, giudicata e influenzata come nessun altro giornalista ha fatto dal 1976 a oggi. [...] Un primo della classe geniale, testardo, autoritario, con un'autostima enorme,convinto di avere sempre ragione al punto di non sopportare chi si azzarda a mettere in dubbio la sua assoluta perspicacia.

E quando commette un errore, e sbaglia una previsione, come è accaduto in più di un caso, rimuove tutto senza spiegare nulla. La stessa marmorea noncuranza mostra nel piegare i fatti, e la loro memoria, a vantaggio di se stesso. Sino al punto di alterare la verità. Gli capita di farlo spesso, confidando sulla smemoratezza di chi lo ascolta pontificare in tv con lentezza regale o legge il suo vangelo domenicale su Repubblica.

Volete un esempio di questa sicurezza rocciosa? Ne citerò uno solo, minimo, ma significativo. Riguarda la storia del quotidiano che ha fondato e l'arrivo del successore al vertice del giornale, Ezio Mauro. Domenica 26 agosto 2012, per troncare le polemiche interne a Repubblica su una controversia a proposito delle prerogative del capo dello Stato, Giorgio Napolitano, Scalfari ha scritto di Mauro: «Noi ci siamo scelti reciprocamente diciassette anni fa ed è stata una scelta della vita che quotidianamente si rinnova».

In realtà era andata nel modo opposto, come si potrà leggere in questo libro. Barbapapà non voleva Ezio come successore. E fu costretto ad accettarlo perché così aveva deciso l'editore, Carlo De Benedetti.

A somiglianza di chi scrive di continuo sui giornali, anche Scalfari si contraddice. Su questo versante, le molte testate che lo avversano si divertono a prenderlo in castagna di continuo. Ma ho l'impressione che a Barbapapà non importi nulla, anzi credo ne sia felice. Forse considera le critiche un omaggio alla propria fama e all'instancabile presenza sul campo. Ogni colpo che gli assestano è per lui una vittoria. Il fragore della battaglia lo fa sentire giovane.

E lo obbliga a rammentarsi di avere tanti successi da rivendicare. Il primo è di aver creato dal nulla, con Caracciolo, un giornale leader come Repubblica. E dopo averlo fondato, essere riuscito a farlo diventare il potere invisibile, ma concreto, che è oggi [...] Scalfari poi voleva un quotidiano di sinistra ed è riuscito a costruirlo e ad affermarlo, mentre tutta la stampa di quell'area politica spariva o si riduceva al lumicino.Repubblica ha distrutto uno dopo l'altro i giornali legati al Pci o compagni di strada delle Botteghe oscure. [...]

Barbapapà voleva un giornale «ibrido», come l'ha definito un intellettuale di grande acume, Edmondo Berselli. Scalfari ci è riuscito mettendo in pratica la teoria del giornale libertino, capace di contraddirsi, di mutare opinione, di sposare cause in apparenza lontane fra loro. Però quel prodigio oggi è finito, annientato dalla filosofia del giornale-caserma che pervade la Repubblica di questi ultimi anni.

Diventata una fortezza inchiodata a un pensiero unico. Dove non vengono ammessi dubbi, dissensi, deviazioni. Le opinioni pubblicate sono tutte uguali e dettate ai lettori senza mai essere messe in discussione. Un errore al quale Scalfari non soltanto non si è opposto, ma che ha contribuito a provocare. Il risultato è una falange compatta e guerrigliera: il giornale-partito. [...] I lettori di Repubblica sono una comunità di militanti, cresciuta lottando contro i nemici che, via via, Scalfari indicava: per primo Bettino Craxi e infine Silvio Berlusconi.

 

GIAMPAOLO PANSA LA REPUBBLICA DI BARBAPAPAgiampaolo pansa - copyright PizziEugenio Scalfari REDAZIONE DE "IL MONDO", 1953- SCALFARI E PANNUNZIO2006 - FESTA PER I 30 ANNI DI REPUBBLICA - GIGI MELEGA - CARLO CARACCIOLO - MARIO PIRANI - EZIO MAURO - EUGENIO SCALFARIEUGENIO SCALFARI EZIO MAURO Carlo De Benedetti

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