LA ROMA DEI GIUSTI - "CREDEVO CHE NUN CE FOSSE UN CONTO DA PAGÀ, INVECE ROMA CHIEDE SEMPRE ER CONTO". IN "IL FALSARIO" ARIECCHICE NELLA ROMA DELLA BANDA DELLA MAGLIANA, DELLE BRIGATE ROSSE, DEL RAPIMENTO MORO, DEI SERVIZI DEVIATI, DEL MISTERO DEL LAGO DELLA DUCHESSA, DEI COMUNICATI BR FALSI - IL FILM HA UNA SUA TENUTA, PIÙ DA NETFLIX CHE DA FILM D’AUTORE. BELLO IL FINALE CON “IL MONDO” DI JIMMY FONTANA. DA VEDERE... - VIDEO

 

Marco Giusti per Dagospia

 

il falsario 2

“Credevo che nun ce fosse un conto da pagà, invece Roma chiede sempre er conto”. Ariecchice nella Roma della Banda della Magliana, delle Brigate Rosse, del rapimento Moro, dei servizi deviati, del mistero del Lago della Duchessa, dei comunicati BR falsi.

 

Tratto da un libro del 2008 di due giornalisti, Massimo Veneziani e Nicola Biondo, intitolato “Il falsario di Stato – Uno spaccato noir della Roma degli anni di piombo”, questo film prodotto da Cattleya per Netflix, intitolato solo “Il falsario”, diretto da Stefano Lodovichi, considerato un regista innovativo della nostra fiction seriale, ma scritto dal più vecchio e solido Sandro Petraglia, maestro del poliziesco seriale (“La piovra”), assieme a Lorenzo Bagnatori (“Il nibbio”), è una curiosa, inaspettata, anche sorprendente rilettura di gran parte dei segreti d’Italia e di Roma tra la fine degli anni ’70 e i primi ’80.

 

il falsario 3

Anche perché Lodovichi la fa con un occhio al cinema di genere anni ’70, dai poliziotteschi con Luc Merenda al Monnezza, ma con una messa in scena assolutamente moderna, diciamo da Netflix, dove si inserisce bene il copione di Petraglia, uno che sa di cosa si sta parlando (e non è poco).

 

In un primo tempo possiamo magari essere infastiditi dalla semplicità un filo coatta con cui la storia del nostro paese viene trattata da regista e sceneggiatore, dagli attori, un ottimo Pietro Castellitto come Toni (“con la i, non con la y di Little Tony”), Edoardo Pesce come Balbo, boss della mala romana, legato ai fascisti, Claudio Santamaria, come “il sarto”, misterioso uomo dei servizi “davvero cattivo” che parla con la voce italiana di Batman, Fabrizio Ferracane come il potente boss mafioso zu Pippu.

il falsario 4

 

Tutti sembrano saper tutto in questa Roma dove è sbarcato Toni (con la i), falsario d’arte e di ogni altra cosa, con i suoi due amici del cuore, burini come lui, Fabione e don Vittorio, Andrea Arcangeli e Pierluigi Gigante, il primo già pronto a diventar BR e il secondo prete. Sanno tutto e incontrano immediatamente le persone che contano.

 

Toni diventa l’amante di una bella gallerista, un gran ritorno di Giulia Michelini, che gli presenta il gangster Balbo, Edoardo Pesce, e la sua banda. A sua volta Toni verrà introdotto alla falsificazione di documenti e farà da tramite tra poteri occulti, bande armate e malavita romana. Fino alla morte. E non spoilero nulla, per una volta, perché sappiamo nei primi minuti, dalla sua stessa voce, che Toni è stato ucciso con tre colpi di pistola da un killer, chiamato Sansiro, tifoso, come lui, dell’Inter (“Altobelli? Sopravvalutato… Baresi? Il migliore).

 

il falsario 1

Che dire? Ci crediamo? Ne abbiamo sentite tante, fin dai tempi dei film di Umberto Lenzi e Sergio Martino, possiamo berci anche questa versione di come andarono le cose tra servizi, Banda della Magliana e BR. Il film ha una sua tenuta, più da Netflix, ripeto, che da film d’autore, ma in fondo Netflix e le piattaforme funzionano esattamente come i vecchi film di genere per i modelli narrativi.

 

Tutti gli attori, a cominciare da Pietro Castellitto, sono perfetti, da Pesce a Santamaria a Ferracane alla più giovane Aurora Giovinazzo. E Giulia Michelini si cambia le parrucche come fosse una star dei film di Di Leo. Bello il finale con “Il mondo” di Jimmy Fontana. Da vedere.

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