santoro avola

“LA MAFIA NON AMMAZZA PIÙ NESSUNO. HA ASSUNTO ALTRE FORME. QUALI? NON LO SANNO NEANCHE GLI INVESTIGATORI” – MICHELE SANTORO PARLA DEL LIBRO CONTESTATO SULL’EX PENTITO AVOLA: “GLI STRUMENTI IN CAMPO PER COMBATTERE LA NUOVA MAFIA SONO VECCHI. NON SI PUO' IMPIEGARE 8 ANNI PER UN PROCESSO. PER NON PARLARE DELLA MAFIA CHE SI TRAVESTE DA ANTI-MAFIA. SCIASCIA AVEVA VISTO GIUSTO” - SULLA PANDEMIA: “FIGLIUOLO? E’ BRAVO MA NON SIAMO IN GUERRA”

FULVIO COLUCCI per https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/

 

 

MICHELE SANTORO - NIENT'ALTRO CHE LA VERITA

«Non è stata una scelta, ma una condizione in cui mi sono trovato: avevo tra le mani una storia importante e non avendo una trasmissione televisiva ho scritto un libro». Michele Santoro spiega la genesi di Nient’altro che la verità, (Marsilio editore, 19 euro) libro concepito insieme a Guido Ruotolo, già giornalista della Stampa e del Manifesto.

 

Santoro, il suo rapporto con i libri non è ordinario né banale. Ce lo racconta?

«Scrivere non è stato il mio core-business da quando ho smesso di lavorare per la carta stampata. La mia scrittura oggi è una scrittura-montaggio: più cinematografica, televisiva, che letteraria. Poi esiste un elemento di pudore: se c’è tanta gente che scrive libri, lo faccio anche io? A me piace Pepe Carvalho, il personaggio di Manuel Vàzquez Montalbàn che bruciava i libri nella stufa, partendo dai più importanti. Certo non vorrei che nella stufa finisse un mio libro».

michele santoro enrico mentana

 

Immagine terribile…

«Sì, ma se fa freddo e hai bisogno di riscaldarti… La cultura è importante, produce ricchezza, ma il disagio è qualcosa di duro, impellente, c’entra con la sopravvivenza. E comunque la ragione per cui Pepe Carvalho brucia libri è lontana anni luce dai roghi nazisti».

 

Come nasce «Nient’altro che la verità»?

avola 1

«Idealizzavo un’inchiesta partendo dalla figura del superlatitante Matteo Messina Denaro e sull’evoluzione di Cosa nostra. Messina Denaro è l’“ultimo padrino conosciuto” che ha lasciato qualche minima traccia di sé.

 

Da quindici anni, però, è scomparso dai radar degli investigatori: in Sicilia hanno utilizzato mezzi importanti per trovarlo, ma nulla. Lui è uno dei primi ad aver compreso l’importanza del digitale e ad aver familiarizzato con gli strumenti informatici. In alcuni affari “nuovi” come l’eolico si trovano sue tracce.

 

santoro quarta repubblica

Un latitante ha bisogno di risorse per restare in clandestinità. Così oggi può spostare soldi con una semplice scommessa on line. La mafia non è più quella degli anni ’80 e ’90; ha assunto altre forme. Quali? Ho parlato con diversi investigatori, ma non lo sanno. Il libro vuol far nascere una riflessione di questo tipo: è urgente tornare a parlare di mafia, capire in cosa si è trasformata».

 

Come arriva a Maurizio Avola?

scazzo tra michele santoro e lucia annunziata 3

«Avola è legato a Messina Denaro: si autoaccusa di 80 omicidi e, parlando ai magistrati, cita il boss a proposito delle informazioni ricevute da quest’ultimo sul giudice Antonio Scopelliti. Il magistrato calabrese avrebbe dovuto sostenere in Cassazione la pubblica accusa al maxi-processo istruito da Falcone e Borsellino, ma fu ucciso prima, nell’agosto del 1991.

 

Il suo omicidio rappresentò la risposta del capo di Cosa nostra Totò Riina a Giovanni Falcone, che dirigeva all’epoca la sezione Affari Penali del ministero di Grazia e Giustizia, sostenuta dal ministro Claudio Martelli: far ruotare i processi in Cassazione per evitare l’annullamento della sentenza di Palermo, confermata in Appello, con la condanna dei capi e dei gregari della mafia in base al “teorema Buscetta”.

 

michele santoro ospite di lilli gruber

Grazie al lavoro di Guido Ruotolo siamo riusciti a incontrare Avola. Il suo è un racconto preciso dei fatti, in particolare della strage di via D’Amelio in cui morì il giudice Paolo Borsellino e la sua scorta».

 

Non sono mancate le polemiche

«Non mi hanno sorpreso, ma Avola ha raccontato prima ai magistrati e poi a noi la sua presenza sul luogo della strage. Se non fosse stato così, mi sarei preoccupato. La magistratura farà ulteriori verifiche, finora, però, non è stato smentito nulla. Il libro è nato dopo un importante lavoro svolto insieme a Guido Ruotolo: lettura delle carte processuali, dialogo con i magistrati. Le polemiche sono la reazione alle mie domande: cosa è diventata la mafia?

michele santoro

 

Chi si interroga oggi su questo? Nient’altro che la verità è il tentativo di far emergere una riflessione diversa: gli strumenti in campo per combattere la “nuova” mafia sono vecchi, risalgono alla cultura dell’emergenza degli anni ’80 e ’90.

 

Pensiamo che Cosa nostra voglia compiere nuove stragi, ma la mafia non ammazza più nessuno. Prolungando l’emergenza gli apparati ad essa legati si autoalimentano, continuando a ritenersi indispensabili, ma non è così. Se la mafia va combattuta con altri mezzi vorrei essere sicuro che le forze di polizia siano dotate degli strumenti utili; oltretutto non si può ancora impiegare otto anni per un processo. Per non parlare della mafia che si traveste da anti-mafia. Sciascia aveva visto giusto».

 

La sua trasmissione, «Samarcanda», sostenne la lotta alla mafia, Giovanni Falcone, cercò di unire le forze e dar voce a cittadini come Libero Grassi. Una stagione irripetibile?

avola strage borsellino

«Fu uno straordinario movimento che coinvolse la gente, non alcuni giornalisti e magistrati. Ma non essendo mai state realizzate le riforme, rimasti intrappolati dal crollo della Prima Repubblica e poi dal ventennio berlusconiano, con il gigantesco conflitto di interessi, siamo ancora prigionieri di quelle logiche. Il Paese è diventato piccolo, insignificante.

 

Io e Falcone commettemmo due errori di valutazione. Il magistrato ritenne che la sua onestà, la sua trasparenza, fossero sufficienti a sferrare il colpo decisivo a Cosa nostra; io pensavo che Cosa nostra e i partiti di governo costituissero un blocco organico. Invece la mafia, come dimostra l’omicidio di Salvo Lima, decise di affossare Giulio Andreotti e la Prima Repubblica e di favorire nuovi equilibri politici».

 

michele santoro allo speciale mafia di la7 1

A proposito di giornalismo, ha criticato la gestione della pandemia, quali errori sono stati commessi?

«Le istituzioni politiche hanno gestito la pandemia concentrando potere. La tentazione è stata irresistibile. Un bravo medico, nel curare il paziente, lo invita a reagire, respinge l’idea che l’ammalato resti lì inerte. Sin dall’inizio della pandemia bisognava chiedere alla società di reagire. Faccio l’esempio della Francia: lì reagire ha significato non chiudere le scuole, per esempio.

 

maurizio avola

Tutta questa esibizione della bravura degli italiani nel gestire la pandemia non mi convince quando poi ci sono realtà, come la Calabria, dove la sanità è un disastro. Il generale Figliuolo è bravo, ma non combattiamo una guerra. A me dà fastidio l’idea che i cittadini debbano ubbidire agli ordini. Anche perché, nel caso del Governo Draghi, non solo la democrazia perde terreno, ma la stessa credibilità del Governo: si parla della necessità di sveltire i processi, ma per la riforma della giustizia occorre una visione politica ed è difficile pensare di trovarne una condivisa da Lega e Pd. Draghi è un personaggio di grande spessore, i partiti intorno a lui no».

 

E il giornalismo? Tornerebbe in Tv?

«Il giornalismo è più povero come la cultura. Siamo periferia dell’impero. Passati da Rossellini a Netflix, l’arte la governa un algoritmo e per i film che vogliono raccontare la realtà la vedo dura rompere il muro del conformismo. Ci sono eccezioni ma trionfa il dibattito social fatto di logiche da gruppettari anni ’70, mancando peraltro un social europeo. Chi dissente viene massacrato, attraverso la tastiera. Questo libro mi ha ridato il coraggio di riprendere a combattere per le mie idee e rivolgermi al Paese perché si torni a discutere, senza barriere e disprezzo. Tornare in Tv? Ci sto pensando, ho qualcosa in mente, ma se torno devo fare a modo mio».

michele santoro a otto e mezzo 10messina denaro

 

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