satira virginia raffaele

SATIRE ANTI-RENZIANE - ATTENDIAMO CON ANSIA DI VEDERE A SANREMO VIRGINIA RAFFAELE, NOTA PER LE SUE IMITAZIONI DELLA BOSCHI? - "LIBERO": "LA SATIRA ITALIANA È DIVENTATA UNO STRUMENTO DEL POTERE, QUELLO PROGRESSISTA, CHE VUOLE DECIDERE PERFINO COSA SI PUÒ CRITICARE"

Gemma Gaetani per “Libero Quotidiano”

 

VIRGINIA RAFFAELE CONTIVIRGINIA RAFFAELE CONTI

Da alcuni giorni, complice il ritorno sulle scene (teatrali) di Beppe Grillo, a sinistra si è scatenato un dibattito sulla satira nell' era Renzi. Sull' Espresso è sceso in campo Michele Serra, dopo che Andrea Scanzi, sul Fatto, ha dichiarato morta la satira politica in tv e poi ha intrattenuto una partita a tennis (a palle di sterco) con Daniele Luttazzi che gli rispondeva dal suo sito.
 

Per Scanzi, «Berlusconi incarnava pienamente il "nemico"». Tuttavia, ora «che al potere c' è un uomo che fa le stesse cose (...) ma che appartiene al Pd, il satirico "di sinistra" per fare veramente satira dovrebbe recidere il cordone ombelicale con quel che resta del vecchio Pci (cioè niente)».

VIRGINIA RAFFAELE NEI PANNI DELLA BOSCHIVIRGINIA RAFFAELE NEI PANNI DELLA BOSCHI

 

 

Escluso Crozza (la cui ironia è comunque giudicata troppo blanda), Scanzi lamenta «questo gigantesco vuoto». Che nemmeno Grillo, di nuovo a teatro, può colmare, perché tornandoci dopo essere entrato in politica non sarebbe più credibile come voce satirica «contro il potere».

 

Sferzare il potere sarebbe dunque, secondo gli espertoni di sinistra, lo scopo della satira. Tutta la questione potrebbe essere risolta con uno sghignazzo: chi per decenni ha dominato la satira snaturandola, ideologizzandola e politicizzandola, ora si lagna perché non ci sarebbero satirici disposti a fare le pulci a un premier di sinistra.

VIRGINIA RAFFAELE NEI PANNI DELLA BOSCHIVIRGINIA RAFFAELE NEI PANNI DELLA BOSCHI

 

benigni berlinguerbenigni berlinguer

In realtà, la morte della satira di sinistra sarebbe solo la conferma della regola che la cultura progressista ha sempre dettato: asservire la satira a massacrare chi non è di sinistra (non a caso Michael Moore non ha girato più film da quando Obama è al governo, anzi, come direbbe Scanzi «al potere»...).
 

Il punto, tuttavia, non è questo. La realtà è che oggi una satira (anche antirenziana) esiste eccome, solo che a Scanzi non piace, perché chi la fa non trasla le campagne elettorali e l' opposizione al regime dal piano strettamente ideologico-politico a quello comico-satirico.

 

beppe grillobeppe grillo

Ciò che Scanzi e soci non contemplano è che la ragione sociale della satira non è bastonare il potere: la satira, in verità, «castigat ridendo mores» (frase latina attribuita al poeta francese Jean de Santeuil, che così ha sintetizzato le convinzioni degli antichi). Cioè «corregge ridendo i costumi». Negli anni, la satira di sinistra ha volutamente trascurato due parole su tre di questa frase. Primo, ha dimenticato i mores.
 

Ha eliminato la critica sociale e di costume - trattandola come una volgarità da relegare ai cinepanettoni - per concentrarsi solo sulla politica. E la politica significava Silvio Berlusconi.
 

sabina guzzanti berlusconisabina guzzanti berlusconi

Altro che sferzare il potere: la satira italiana è diventata uno strumento del potere, quello progressista, che vuole monopolizzare anche il pensiero e decidere perfino cosa si può criticare.
 

«Correggere» i cervelli e la libertà, educare i cittadini e i satirici come se fossero tutti cretini, è stato il suo unico obiettivo. Non ci stupiamo. È un' eredità del comunismo. Basti ricordare quanto era censorio e controllante il Pci che tanto manca a Scanzi, il quale sbaglia assai quando vede in Renzi il nuovo Berlusconi, giacché Matteo col suo polsetto duro è il perfetto pro-nipotino del comunista-dittatore.

sabina guzzanti  d alemasabina guzzanti d alema

 

Ma il Fatto ha un problema con la messa a fuoco della dittatorialità: «media e regime» si chiama il suo spazio critico-culturale. Ma dov' è questo regime in Italia? E dov' era mai con Berlusconi? Ci sono più canali tv che telespettatori, tra un po'...
 

Il regime, casomai, è il loro. Per vent' anni i satirici di sinistra si sono dilettati a fucilare Silvio. Ma un tale contenuto, reiterato all' infinito dai dittatori del contenuto satirico, col tempo ha perso forza. Se i programmi della Dandini, dello stesso Luttazzi, della Guzzanti sono scomparsi dalla tivù, è - ciao, Scanzi, sono la realtà e ti vorrei parlare - perché hanno smesso di fare ascolti. Il pubblico - persino quello più radical chic di La7- li ha abbandonati.
 

VIRGINIA RAFFAELE NEI PANNI DELLA BOSCHIVIRGINIA RAFFAELE NEI PANNI DELLA BOSCHI

Emblematici furono i fischi a Maurizio Crozza a Sanremo 2013, allorché il comico si esibì in un' imitazione di Berlusconi: era l' ennesima presa in giro stantia, e il pubblico si rivoltò al grido di «Basta politica!». Alla platea veniva da piangere, non da ridere. Perché i satirici di sinistra hanno dimenticato pure la seconda parola dell' aurea frase latina, ovvero «ridendo».

guzzanti bertinottiguzzanti bertinotti

 

Attaccare Silvio era più importante di suscitare la risata. È in questo modo che i satirici sono diventati predicatori (basti pensare alla parabola di Sabina Guzzanti). Il più onesto, forse, è stato Grillo: almeno lui è sceso in campo per davvero, faceva satira talmente politica, a un certo punto, che è entrato in politica.
 

Attendiamo con ansia di vedere il trattamento che sarà riservato all' Ariston a Virginia Raffaele, nota per le sue imitazioni di Belén. E di Maria Elena Boschi (anche se per Scanzi nessuno fa satira contro il regime renziano...).
 

VIRGINIA RAFFAELE NEI PANNI DELLA BOSCHIVIRGINIA RAFFAELE NEI PANNI DELLA BOSCHI

C' è riserbo sui personaggi che interpreterà al Festival, anche se molti invocano a gran voce la sua arcinota caricatura della Boschi. Casomai Virginia decidesse di farla, quelli del Fatto si lamenteranno che la Raffaele non ha la bava alla bocca?

 

Del resto, loro intendono la satira come il ferro di lancia con cui infilzare i nemici politici, la satira è tale solo se asservita alla propaganda. Chi la fa prendendo di mira i costumi - oltre che i politici - non esiste, perché non mette in mostra la tessera del partito giusto. Checco Zalone, per esempio, non ha pretese di educare il popolo, non sbandiera astio per Renzi o altri, dunque non è ideologicamente collocabile. Scanzi e soci vogliono i Luttazzi e le Dandini. Perché, in fondo, vogliono Silvio, che è la loro unica ragione di vita. La loro ossessione. Fare un po' di psicanalisi anziché «satira», no?

daniele luttazzidaniele luttazziSCANZISCANZIandrea scanziandrea scanzi

 

Ultimi Dagoreport

bettini ruffini gabrielli schlein renzi conte onorato

DAGOREPORT – CON SALVINI ALLE CORDE, TAJANI ALLO SBANDO, VANNACCI IN AGGUATO, BASTEREBBE UNA SPINTARELLA TUTTI INSIEME E, PLUF!, L'ARMATA BRANCA-MELONI NON CI SAREBBE PIU' - INVECE, IL CAMPO LARGO E' SEMPRE AL PUNTO ZERO DEL "VAFFA": PRIMARIE SÌ O NO? SCHLEIN O CONTE? E COME TENERE INSIEME I GRILLINI CON L'INFIDO RENZI? - QUALCOSA NEI PROSSIMI GIORNI POTREBBE MUOVERSI: ERNESTO MARIA RUFFINI DOVREBBE FORMALIZZARE LA TRASFORMAZIONE DEL SUO MOVIMENTO “PIÙ UNO”, FORMATO DA UNA RETE DI GRUPPI CATTOLICI, IN UN PARTITO - AD AFFIANCARE RUFFINI, SAREBBE PRONTO FRANCO GABRIELLI, GIOVANILE DEMOCRISTIANA, COMPAGNO DI SCUOLA DI ENRICO LETTA, EX CAPO DELLA POLIZIA E DEI SERVIZI, GIA' SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DRAGHI - L’OBIETTIVO? DIVENTARE I FRONTMAN “ISTITUZIONALI” DI CASA RIFORMISTA, CON RENZI DEFILATO E IL VOLTO AUTOREVOLE E SECURITARIO DI GABRIELLI A GUIDARE IL CENTRONE - COME LA PRENDERA' IL ''CONTE TRAVAGLIO'' LA PRESENZA DEL DRAGHIANO GABRIELLI? E COME REAGIRA' LA DUCETTA DEL NAZARENO ALL'ANNUNCIO DELL'"ONORATO BETTINI DI PRESENTARSI ALLE PRIMARIE? AH, SAPERLO...

conservative political action conference cpac donald trump giorgia meloni arianna francesco giubilei emanuele merlino sara kelany susanna ceccardi

AMERICÀ, FACCE TARZAN! – IL CONSERVATORISMO TRUMPIANO SBARCA A ROMA E DIVENTA SUBITO ROBA DA NANDO MERICONI INTERPRETATO DA SORDI – NEMMENO IL TEMPO DI APPARECCHIARE I TAVOLI DELLA CENA DELLA “CONSERVATIVE POLITICAL ACTION CONFERENCE” (CPAC), CHE SUBITO DEFLAGRANO GLI SCAZZI NELLA DESTRA CACIO E PEPE – CI SONO ARIANNA MELONI, SARA KELANY, LA LEGHISTA SUSANNA CECCARDI E IL PREZZEMOLINO FRANCESCO GIUBILEI. MA NON GLI ATTESI LUCA CIRIANI, ITALO BOCCHINO ED EMANUELE MERLINO – IL CLIMA È TESO SULLE TESTE DEI MAL-DESTRI DE' NOANTRI: TRUMP È CONSIDERATO POLITICAMENTE TOSSICO E IL CPAC “ITALIANO” DEL 2027 VIENE CONSIDERATO UN POTENZIALE INTRALCIO, FONTE DI POLEMICHE E IMBARAZZI NELL’ANNO DELLE ELEZIONI…

fagnani mentana corsini cairo

DAGOREPORT - DUE PERSONAGGI IN CERCA DI EDITORE. POTREBBERO ANCHE ESSERE SEI, PER CITARE PIRANDELLO, VISTO L'EGO TARANTOLATO DI CHICCO MENTANA, IL 71ENNE PENSIONATO MA CON NESSUNISSIMA VOGLIA DI RESTARE ‘’PRIGIONIERO DEI COMUNISTI DE LA7'', E DELLA 48ENNE “BELVA” FRANCESCA FAGNANI, IN ROTTA CON LA RAI – SE IL PROGETTO DEL MAGNATE GRECO KYRIAKOU A CUI LAVORAVA IL CHICCO MACINATO PER LA NASCITA DELLA "CNN ITALIANA" NON SI SA BENE DOVE SIA FINITO, HA PERSO QUOTA L'IPOTESI DI UN RITORNO A MEDIASET AL POSTO DEL CAPO SUPREMO DELL’INFORMAZIONE, MAURO CRIPPA. L’ULTIMA INDISCREZIONE È SKY ITALIA – SE MENTANA VUOL CHIUDERE CON CAIRO, LA FAGNANI VUOLE CHIUDERE "BELVE" PER MANCANZA DI “BELVE”: GLI OSPITI DI RICHIAMO SONO FINITI O PRETENDONO UNA MONTAGNA DI SOLDI - SI SONO ACCAVALLATE VOCI DI UNO SBARCO DELLA FAGNANI A MEDIASET, TIRANDO IN BALLO IL SUO BUON RAPPORTO CON MARIA DE FILIPPI. MA FINCHÉ LA DISCOLA DEL GOSSIP HA UN CONTRATTO CHE LA LEGA ALLA RAI FINO AL 2027, BUSSA ALLA PORTA LA MESSA IN ONDA DELLA NUOVA STAGIONE DI “BELVE”, IL 20 OTTOBRE - QUELLO CHE È CERTO È CHE SIA IL CHICCO CHE LA CHICCA SONO IN UN LIMBO, CON UN MERCATO SULLA CARTA ESISTENTE MA CON MILLE INCOGNITE REALI...

guerra russia ucraina vladimir putin volodymyr zelensky donald trump

DAGOREPORT – NON FATE LEGGERE A TRUMP L’ANALISI DELL’EX DIRETTORE DEI SERVIZI BRITANNICI, JOHN SAWERS, CHE SUL “FINANCIAL TIMES” SENTENZIA: “NON CI SARÀ NESSUNA TREGUA TRA MOSCA E KIEV FINO AL 2027”. IL TYCOON HA LE ORE CONTATE: DEVE TROVARE UN ACCORDO PURCHÉSSIA ENTRO NOVEMBRE, QUANDO I CITTADINI AMERICANI SARANNO CHIAMATI A VOTARE PER LE ELEZIONI DI METÀ MANDATO - UNA SCONFITTA DEL “DERAGLIATO MENTALE” DELLA CASA BIANCA È PRATICAMENTE CERTA. A MENO CHE NON RIESCA A CHIUDERE LA GUERRA IN EUROPA E FAR DIMENTICARE IL DISASTRO MILITARE AMERICANO IN IRAN – PUTIN NON CEDE AD ALCUN COMPROMESSO, E ZELENSKY LA VEDE “NERA” PER IL FUTURO…

attentato sigfrido ranucci bomba valter lavitola clesio gomes tavares pellegrino d’avino davino antonio passariello saverio mutone

DAGOREPORT- PECCATO CHE SIANO SCOMPARSI I POLIZIOTTESCHI DEGLI ANNI ’70, TIPO: “LA CAMORRA SFIDA, NAPOLI RISPONDE’’. DAVANTI AI COLPI DI SCENA DEL GASTRO-CRIMINAL-SHOW, STARRING LAVITOLA E RANUCCI, AVREBBERO SCODELLATO UN BEL FILMONE, INTITOLATO: “LA CAMORRA INDAGA, LA LEGGE RINGRAZIA” – QUANDO RANUCCI INDIRIZZA LE INDAGINI SULLA PISTA DELLA CAMORRA, IL CLAN CAVA, STORICA ORGANIZZAZIONE IRPINA DI QUINDICI, NON HA PRESO PER NIENTE BENE DI FINIRE SOTTO PRESSIONE PER IL LAVORO INVESTIGATIVO DEI CARABINIERI – INDAGANO E SCOPRONO CHE ANTONIO PASSARIELLO, L’UNICO LORO AFFILIATO DEL QUARTETTO BOMBAROLO (GLI ALTRI TRE NON ERANO ORGANICI AL CLAN), NON SI ERA PREOCCUPATO DI INFORMARE IL VERTICE DEL CLAN, NÉ DI RICEVERE IL VIA LIBERA PER COMPIERE L’ATTENTATO - I CAMORRISTI DECIDONO ALLORA DI INDIRIZZARE GLI INQUIRENTI SULLA PISTA GIUSTA, INVIANDO UNA MAIL AL PM: “SE CE LO AVREBBE DETTO NON GLIELO AVREMMO MAI PERMESSO PERCHÉ RANUCCI A NOI NON CI HA FATTO NIENTE E QUESTO SONO GUAI CHE NON VOGLIAMO, ALLORA PRIMA CHE SI MISCHIANO LE CARTE, LE COSE STANNO COSI…”. E GIÙ UN NUMERO DI TELEFONO INTESTATO A UN’ALTRA PERSONA MA UTILIZZATO DA PASSARIELLO, CHE GLI INVESTIGATORI NON AVEVANO ANCORA SCOPERTO. DA LÌ, INTERCETTANDO INTERCETTANDO, SI È FINITI A TAVARES E LAVITOLA… - VIDEO