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1. MAURIZIO MATTIOLI, UNO DEGLI ULTIMI VERI CARATTERISTI ITALIANI, SI RACCONTA: "VENGO DALLA STRADA, DALLE BARZELLETTE AL BAR CON 10 PERSONE E IL SOLITO REFRAIN: "TACCI TUA FAI RIDE, DEVI PROVÀ COR CINEMA!”. UNA, DUE, TRE VOLTE, POI HO PENSATO: HANNO RAGIONE”- LE SCENE SEXY CON LA FENECH ("IL SET ERA INVIVIBILE”) E L’ARRESTO NEL ’95 PER COCAINA (“UNA FOLLIA TOTALE”) - E POI PINGITORE, CALIFANO, VERONICA LARIO, VERDONE: "HO PERSO UN RUOLO PERFETTO. QUELLO DEL MACELLAIO IN 'COMPAGNI DI SCUOLA'. "DOVEVA ESSERE MIO”

 

Alessandro Ferrucci per www.ilfattoquotidiano.it

 

maurizio mattioli

Alto, grosso, voce importante, la catenina d’oro al collo, e lo sguardo che può “esse piuma”, o può esse “fero”, come avrebbe detto Mario Brega. Maurizio Mattioli è uno degli ultimi veri caratteristi italiani, uno di quelli nato dal basso, cresciuto dal basso, sangue, sudore e speranza; uno cresciuto senza scuole, sperimentazioni, dorso della mano sulla fronte, o lunghi sospiri. Solo sostanza e tenacia.

 

“Nei primissimi anni Settanta partivo con una Fiat 500 scassata e andavo in giro con le foto sotto il braccio per ottenere qualche posa da generico o per la figurazione speciale. Rompevo le palle a tutti. Ogni set era mio, non ne perdevo uno. Uno! Un continuo”. Nihil difficile volenti. “Faccio il pischello, ma ho quasi settant’anni”. Sessantotto, in realtà. “E li sento, ho meno forze di un tempo, mi salvo con il mestiere acquisito, e con il divertimento. È una vera passione”. La stessa che lo porta anche questa sera a Roma sul palco all’Ombra del Colosseo, da mattatore, per presentare il suo monologo.

maurizio mattioli

 

 

Insomma, nessuna scuola.

“Vengo dalla strada, dalle barzellette al bar, con dieci persone come pubblico plaudente, e il solito refrain: “Tacci tua fai ride, devi provà cor cinema!” E una, e due, e tre volte, poi ho pensato: forse hanno ragione”

 

Il debutto.

“Il primo film è stato ‘Il colonnello Buttiglione diventa generale’ del 1973, al provino recitai solo una delle mie barzellette”

maurizio mattioli

 

Rotto il ghiaccio?

“Sono iniziati anni complicati, mica facile entrare nel mondo del cinema… alla fine ho intignato (insistito) per quasi vent’anni, solo intorno ai miei 40 ho visto i primi risultati”.

 

Nel frattempo?

“Mi sono inventato di tutto, qualunque ruolo, anche stuntman. Tutto”.

 

Da cosa era attratto?

“Da qualunque sfumatura, amavo l’idea di recitare, il calore del riflettore addosso, le domande degli amici quando la sera tornavo al bar; proprio l’idea di rispondere “sono attore”, mi emozionava”.

 

 

Un palmo dal suolo.

maurizio mattioli

“Non mi sono fatto mancare nulla, come curiosità, come esperienze. Belle, brutte. Pesanti, meno pesanti. Ho pagato in prima persona e goduto in prima persona, con un però: alla fine mi sono sempre stancato di tutto, meno di recitare. Il palco o la cinepresa sono l’unica costante che mi accompagna”

 

Più bravo o fortunato?

“Mi reputo fortunato, per carità mi riconosco del talento e della tenacia, ma il culo conta. Eccome”.

 

Il culo, dove?

“Anche nel saper salire sul treno giusto, e il mio è arrivato quando avevo 28 anni e mi presero al teatro Argentina per recitare Brecht: umanamente esperienza pessima, ma sul piano professionale non si discute”

 

Non stava a suo agio?

“Gli altri della compagnia se la sentivano caldissima, io osservato, giudicato alle spalle”.

 

Non erano da barzellette

maurizio mattioli

“Ma che! A tavola parlavano della Titti o della Cicci, mento in aria e culo appizzato. Insopportabili. Cenavo con loro solo perché non potevo rompere il rito del post spettacolo. Una faticaccia”

 

 

E poi?

“L’anno dopo è andata meglio grazie a Enrico Maria Salerno nel ‘Magnifico cornuto’, in compagnia c’era pure Veronica Lario, bellissima e simpatica, spesso l’accompagnava la madre…”

 

Quando l’ha conosciuta Berlusconi…

“Credo di sì, eravamo in scena al Manzoni di Milano”.

 

Salerno…

“Persona difficile, molto chiuso, restavo delle ore dietro le quinte solo per studiare come muoveva le mani: plasmava l’aria, rendeva visibile l’invisibile, palpabile una struttura eterea. Poi tornavo in camerino e tentavo di imitarlo, senza riuscirci”

 

maurizio mattioli

Tipo chiuso…

“Molto umorale, era come se nel cervello gli si accavallassero una serie infinita di riflessioni, però proteggeva i suoi attori, e adorava essere circondato dalle donne, oramai conoscevo ogni sua smorfia o inflessione seduttiva. Gran playboy”

 

Anche sulle donne cercava di rubare i segreti?

“Fa parte della vanità che è intrinseca di chi ama questo mestiere”

 

 

Negli anni Settanta a Roma molta della politica si praticava in “strada”.

“E da pischello ho partecipato, ero di destra, anche se non è una fase di me che amo particolarmente, non la disconosco solo perché è stato un percorso sincero con venature d’ingenuità. Poi grazie al cinema sono mutate certe angolature”

 

maurizio mattioli

Dalla sezione dell’Msi ai film con la Fenech.

“Ma io prendevo tutto, mica potevo rifiutare. E poi con lei ne ho girati quattro, quelle pellicole con la soldatessa o l’insegnate sexy; in alcuni casi mi hanno utilizzato in più ruoli”

 

Polivalente…

“Macché! Ottimizzavano: in una scena indossavo la divisa militare e in quella dopo il camice da infermiere, poi tornavo sulla collina per l’alza bandiera. Funzionava così, fantasia al potere”

 

E la Fenech?

“Bellissima, la guardavamo tutti ma senza darle confidenza. Non potevamo”

 

 

Guardare e basta.

Maurizio Mattioli e Pippo Baudo

“Quando c’erano le scene sexy il set diventava invivibile per il numero di presenti. Ci accalcavamo”

 

maurizio mattioli

Lei scocciata?

“No, ci prendeva in giro: “Allora? Tutti quanti qua?” Comunque per anni non ho parlato”

 

In che senso?

“Le prime battute me le ha concesse Sergio Martino, altrimenti mi limitavo a espressioni facciali, macchiette o ruzzoloni”

Maurizio Mattioli e Rodolfo Lagana

 

Ma oltre l’attore?

“Tre mesi l’anno, d’estate, diventavo un telefonista straordinario ai telefoni di Stato, la prima volta a 19 anni, spedito a Firenze come cambio ferie, e questa storia è durata fino al 1979, poi è uscito il concorso per l’assunzione definitiva, mia madre non aspettava altro, non parlava di altro, ogni giorno mi interrogava per capire se ero conscio della fortuna: “Maurì, è un posto fisso, è la certezza, sai già tutto, ed è l’occasione giusta per sistemarti”.

guido dubaldo maurizio mattioli

 

 

E invece…

“La mattina del concorso, il 7 gennaio, non mi sono presentato, ero a Modena per un spettacolo teatrale”

 

Mamma?

Maurizio Mattioli

“Distrutta, me lo ha sempre rinfacciato. Ma i miei erano figli della guerra e delle difficoltà economica, per loro l’impiego di Stato rappresentava il poter dormire sereni e con il piatto di pasta in tavola”

 

Il mondo dello spettacolo l’ha mai spaventata?

“No, a volte mi hanno lasciato perplesso delle logiche, su chi va avanti e chi resta indietro. Però ho anche trovato delle persone speciali come Pierfrancesco Pingitore: grazie a lui e al Bagaglino ho scoperto la popolarità, e soprattutto non mi ha mollato quando sono finito in galera”

 

Nel 1995 per cocaina.

maurizio mattioli ricorda lando fiorini

“Un mese a Poggio Reale e da incensurato, assolto in primo grado dopo appena quindici minuti di processo. Una follia totale. E una batosta che poteva azzerarmi”

 

 

Un’indagine che coinvolse altri vip.

“Ma io ero solo un cretino che qualche volta l’ha provata, mai venduta , mai spacciata, come poi hanno capito gli inquirenti”

 

Quel mese…

“Esperienza terribile, temevo di aver perso tutto, ricordo ancora quelle ore interminabili sulla brandina mentre guardavo il soffitto in cerca di perché. Non so neanche quante volte sono scoppiato in lacrime o ho dato i pugni al muro. E poi pensavo a mia moglie, e alle persone che improvvisamente non la salutavano più”

 

Appena uscito?

“Devo dire ancora grazie a Pingitore, mi chiamò e disse: “Questa sera sali sul palco e vai in televisione”

 

maurizio mattioli

Gli amici di un tempo…

“Quelli di borgata?”

 

Sì.

“Un po’ li ho persi, un po’ sono morti, alcuni sono finiti male. Forse non è chiaro: sono cresciuto in un quartiere, Monte Mario, che negli anni Settanta era considerato pericoloso, non solo per gli scontri tra destra e sinistra, ma anche per lo spaccio”

 

 

Vicino Monte Mario viveva Franco Califano.

“Un mito e un amico. Ci siamo conosciuti nel 1980 su un set e per anni frequentati… lui era proprio un Califfo”

MAURIZIO MATTIOLI E VINCENZO SALEMME SAPORE DI TE

 

Nel senso…

“Amava avere la corte attorno, poi ha sempre vissuto come “je” pareva, non ho mai più visto nessuno come lui, e per questo ha pagato caro, senza mai lamentarsi. Zitto. Buono. E orgoglioso di se stesso”.

 

Il suo sogno è Verdone.

“Lui è un idolo e da 40 anni, dai tempi di “Bianco Rosso e Verdone”: quando l’ho visto sono rimasto folgorato, e ogni volta che lo incontro, ci provo: “Aoh, mai manco ‘na posa m’hai fatto fa”. E lui in contropiede: “Appena scrivo un film corale, sei dentro”.

Maurizio Mattioli Cavaliere della Roma

 

Allora, aspettiamo.

“Però ho perso un ruolo perfetto: quello del macellaio in Compagni di scuola. Doveva essere mio”

 

Lei ha girato molti film…

“Qualcuno mi ha rimproverato: troppi. E forse in alcuni casi chi mi critica ha ragione, ma a me piace troppo, e il lavoro non si rifiuta, si rispetta. Sempre”.

maurizio mattioliFoto ricordo con Maurizio Mattioli Maurizio Mattioli MAURIZIO MATTIOLI E GABRIELE CIRILLI IN BUONA GIORNATA DEI VANZINA Maurizio Mattioli MAURIZIO MATTIOLI MAURIZIO MATTIOLI IN BUONA GIORNATA DEI VANZINA viva litalia michele placido maurizio mattioli foto dal film mid E IO NON PAGO MAURIZIO MATTIOLI E MAURIZIO CASAGRANDEVIVA L ITALIA MAURIZIO MATTIOLI MICHELE PLACIDO Maurizio Mattioli silvio muccino maurizio mattioliantonio giuliani e maurizio mattioli

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