SCIENTOLOGYZZATEVI! - IL FILM SU RON HUBBARD DI PAUL THOMAS ANDERSON A VENEZIA - “THE MASTER” NON E’ ANCORA USCITO E GIA’ FA PREOCCUPARE GLI ADEPTI DELLA SETTA - IL RUOLO DEL “PARAGURU” AFFIDATO A PHILIP SEYMOUR HOFFMAN - TOM CRUISE L’HA VISTO IN ANTEPRIMA ED E’ RIMASTO “SCOSSO” (POVERETTO…) - L’AVEVA GIA’ “SCOSSO” IL DIVORZIO LAMPO DA KATIE HOLMES, CHE NON VOLEVA LASCIARE LA FIGLIA SURI NELLE MANI DEI COMPAGNI DI “FEDE” DEL MARITO…

Maria Giulia Minetti per "la Stampa"

Lo smilzo ragazzo (ma ormai ha 42 anni e tre figli, chi lo direbbe guardandolo) che non dà interviste e, se le dà, lo fa tanto di malavoglia da deludere l'interlocutore e i lettori - monosillabi e frasi fatte, altro non concede - s'è ben guardato dal derogare alla norma a proposito del suo assai atteso e già molto discusso ultimo film, The Master.

Dato per certo in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia - dopo giorni di suspence e supposizioni s'attende da un momento all'altro la luce verde della Weinstein Company, detentrice dei diritti mondiali della pellicola -, il film approderebbe al Lido dopo avere eluso Cannes, dove lo volevano a ogni costo.

Che intorno a ogni nuova opera di Paul Thomas Anderson si scatenino brame (di direttori di festival) e attese (di cinéphile) è ovvio: ne confeziona poche, a intervalli di cinque/sei anni, e quelle poche, finora, sono sempre state magnifiche, l'abusata parola capolavoro adatta a descriverle tutte. Ma la controversia pre-uscita, la polemica al buio, la minaccia di ritorsioni fatta balenare in anticipo sulla prima visione, be', queste sono esperienze nuove per il regista. Il rischio è che The Master incontri una condanna «religiosa», un po' come I versi satanici di Salman Rushdie, anche se su scala infinitamente minore, e certo non ferale.

Perché? Perché del film, fin dall'inizio, fin dal concepimento nell'inverno del 2009 (ma una persona vicina a Anderson ha detto alla stampa che l'idea frullava nella testa del regista da una dozzina d'anni), s'è detto che fosse la storia di Ron Hubbard e della fondazione di Scientology.

Il Maestro del titolo, interpretato da uno degli attori prediletti da Anderson, Philip Seymour Hoffman, sarebbe, pur nascosto dal nome Lancaster Dodd, lo scrittore di fantascienza divenuto profeta il cui culto ha attratto miriadi di adepti (quanti? Bella domanda: secondo il sito ufficiale dell'organizzazione otto milioni in tutto il mondo, secondo il giornalista del Village Voice Tony Ortega soltanto quarantamila; nessun osservatore indipendente, comunque, si spinge oltre la cifra di cinquecentomila).

Potentissima, comunque, la Chiesa di Scientology, qualunque sia il numero dei seguaci (tutti tenuti a versare importanti contributi in denaro), gelosissima dei suoi riti, pronta a querelare e contrattaccare ogni volta che viene messa in discussione: nei contenuti, tra cui spicca la negazione dell'efficacia delle cure psichiatriche e l'intolleranza per l'omosessualità; nella prassi, segreta e coercitiva secondo i critici; e nella figura del leader, accusato di essersi inventato gran parte della propria biografia.

Se è vero quello che ha scritto in luglio il non autorevole tabloid newyorkese Daily News , Paul Thomas Anderson ha cercato di tastare il terreno portando a una proiezione privata Tom Cruise, strenuo militante scientologico e amico personale (era il «sex coach» assatanato del suo film Magnolia , un'interpratazione da Oscar).

Non è andata bene, sembra. Sembra che l'attore sia rimasto scosso da diverse scene, ma in particolare da una, dove Philip Seymour Hoffman, seduto in veranda, predica ispirato il suo credo, e uno dei presenti, strizzando l'occhio al convertito della prima ora Joachin Phoenix, gli sussurra sarcastico: «Lo sai, no, che va avanti a braccio? Che dice la prima cosa che gli passa per la testa?».

Riportata all'interno di Scientology, la scena ha scatenato un malumore diffuso, riferisce il Daily News . Ma la portavoce del culto, Karin Pouw, interpellata, ha rifiutato ogni commento: «Nessuno di noi ha visto il film, quindi non abbiamo niente da dire». Il momento per Scientology - e per Tom Cruise - è particolarmente imbarazzante, dopo le voci seguite al divorzio lampo dell'attore, causato anche, s'è scritto, dal terrore della moglie Katie Holmes, decisa a non lasciare la figlia Suri nelle mani dei compagni di fede del marito.

In ogni caso, nonostante i tanti indizi disseminati nel film, tutti allusivi a Ron Hubbard e alla sua creatura (dal nome della moglie del Maestro, Mary Sue, lo stesso della moglie di Hubbard, alla data di nascita di The Cause, il culto del Maestro, che vede la luce nel 1952 come Scientology), la pellicola di Anderson, riferiscono le indiscrezioni, s'infischia delle somiglianze spicciole, del gioco di specchi tra cronaca e finzione.

L'analogia tra The Cause e Scientology, tra Lancaster Dodd e Ron Hubbard è più profonda di una scopiazzatura, è profonda come le radici del «cultismo» americano, il bisogno di religione/organizzazione di tanti (uno per tutti, nel film, il disadattato Freddie Quell interpretato da Joachin Phoenix) e l'esaltazione messianica di alcuni, in buona fede o no.

Come nel Petroliere, anche qui Paul Thomas Anderson parla soprattutto del suo Paese, restituendone anche, proprio come nel Petroliere , la grandiosità. Se pur non potete vederla nello splendore dei 70 millimetri, potete comunque intuirla guardando i trailer in rete. Tolgono il fiato.

 

 

Ron HubbardPAUL THOMAS ANDERSONPHILIP SEYMOUR HOFFMANTOM CRUISE KATIE HOLMES SCIENTOLOGY jpegTOM CRUISETRAVOLTA TOM CRUISE KATIE HOLMES SCIENTOLOGY jpegkatie suri tom scientology getty jpeg«The master» interpretato da Philip Seymour Hoffman

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