1- MARPIONNE HA GIÀ FATTO SAPERE CHE LA FIAT POTREBBE RIENTRARE IN CONFINDUSTRIA SE IL FALCO MONTEZEMOLATO BOMBASSEI RIUSCIRÀ A SALIRE SULLA POLTRONA DELLA MARCEGAGLIA. TRA I DUE CONTENDENTI, BOMBASSEI E SQUINZI, L’IPOTESI DI UN RITORNO DI LUIGINO ABETE COME MEDIATORE E SALVATORE DELLA PATRIA 2- DE BORTOLI SCOOP: DOPO LA PRIMA LETTERA DI TRICHET E DRAGHI “A FRANCOFORTE SI È PERSINO PENSATO DI MANDARNE UN’ALTRA”. (IL GIUDIZIO FEROCE E CORAGGIOSO, PERCHÉ RISCHIA DI ALLONTANARE DALLE EDICOLE IL POPOLO DELLA PADANIA, SU BOSSI CHE SECONDO FLEBUCCIO “NON APPARE ANCHE AGLI STRANIERI, NEL PIENO DELLE SUE FACOLTÀ” 3- DELUSO SARÀ RIMASTO IERI SERA MONTEPREZZEMOLO QUANDO IL SONDAGGISTA DI “BALLARÒ” PAGNONCELLI HA SCODELLATO I LEADER SUI QUALI GLI ITALIANI SAREBBERO DISPOSTI A SCOMMETTERE: IL SUO NOME È LETTERALMENTE SPARITO (FINO A IERI TRONEGGIAVA) 4- L’ULTIMATUM DI ENDESA/ENEL: AL BUIO SIVIGLIA SE NON PAGA LA BOLLETTA ELETTRICA 5- LA VENDETTA DI GUIDALBERTO GUIDI CONTRO EMMA DOPO LA CACCIATA DALL’ANIE

1 - DE BORTOLI SCOOP
Il direttore del "Corriere della Sera", Flebuccio De Bortoli, rischia la depressione.
La grandine che si è abbattuta sui mercati e l'insistenza con cui ogni giorno bisogna annunciare la fine del mondo rischia di provocargli grandi malesseri e di ferire la psiche.

Questo stato d'animo è stato spiegato dall'anziano scrittore Guido Ceronetti in un magistrale articolo (pubblicato il 20 agosto proprio sul "Corriere") che aveva per titolo "Troppa economia ferisce la psiche". Nel suo testo raffinato l'84enne autore denunciava il fenomeno della "necroeconomia" che con gli annunci nefasti delle catastrofi ottenebra il cervello e appare come un "leviatano fetentissimo".

Basta leggere l'editoriale di oggi per capire che Flebuccio è ripiegato su se stesso e non lancia più quei messaggi orgogliosi che ha scritto non più tardi dell'11 settembre per dire "ce la faremo da soli". Ormai sembra rassegnato a ripetere il ritornello del tempo scaduto per questo governo che porta gli italiani a non essere "né credibili, né seri". È la stessa conclusione a cui arrivano anche gli altri principali quotidiani, primo fra tutti naturalmente "Repubblica" dove Massimo Riva scrive oggi "è indispensabile cambiare il nostromo e tutto l'equipaggio".

Tornando per un attimo all'articolo di De Bortoli ci sono almeno un paio di punti meritevoli di attenzione. Il primo è rappresentato dalla notizia (finora inedita) che dopo la prima lettera di Trichet e Draghi "a Francoforte si è persino pensato di mandarne un'altra". Nessuno sapeva di questa intenzione, ma al direttore del "Corriere" al quale la manina di un ministro ha passato la prima lettera della BCE, non mancano le giuste informazioni.

Il secondo punto da segnalare è il giudizio feroce sul leader della Lega Umberto Bossi che secondo Flebuccio "non appare anche agli stranieri, nel pieno delle sue facoltà". Per un uomo mite e moderato come il giornalista milanese questo giudizio è davvero micidiale e coraggioso perché rischia di allontanare dalle edicole quel popolo della Padania che ancora crede nel mito del più barbaro dei "barbari".

La depressione di Flebuccio nei confronti della "necroeconomia" non appare quindi così invasiva da evitargli qualche sussulto. E secondo quanto raccontano nelle stanze di via Solferino il sussulto si sarebbe trasformato in autentica incazzatura quando ieri mattina ha letto sul "Foglio" la lettera-sberleffo che Giuliano Ferrara ha scritto attribuendone la paternità a Dieguito Della Valle. Al giornale non avevano capito che si trattava di un apocrifo e l'hanno preannunciata come autentica.
Il risultato è che da 48 ore Flebuccio si rifiuta di parlare al telefono con lo scarparo marchigiano.

2 - LA DELUSIONE DI MONTEPREZZEMOLO
Era inevitabile che Giovanni Floris costruisse il teatrino di "Ballarò" mettendo al centro Dieguito, l'amico di Mastella e compagno di merenda di Luchino di Montezemolo.
Nella trasmissione di ieri sera Della Valle, autore di un manifesto a pagamento che con troppa generosità il direttore del "Sole 24 Ore" assegna alla memoria storica, è apparso con l'aria del trionfatore dietro la scrivania del suo quartier generale milanese. La telecamera ha inquadrato la fotografia del padre senza soffermarsi sui quadri di Calder e lo stivale in cristallo regalatatogli dal figlio Filippo.

In questo modo lo scarparo ha potuto giganteggiare in maniche di camicia e insistere sulle ragioni che lo hanno portato a condannare il "teatrino autoreferente che per quantità tocca in modo trasversale la classe dirigente e il governo". Questa non è antipolitica, ha detto tra gli applausi il patron di Tod's che all'inizio della trasmissione il comico Maurizio Crozza ha collocato nella "Italia dei carini, che vogliono costruire il Terzo Polo Ralph Lauren".

Con il garbo di una vecchia contessa il buon Floris ha invitato nel suo salotto personaggi con i quali Dieguito ha avuto buon gioco, primo fra tutti quel Sandro Bondi che sembra l'ultimo soldato giapponese. C'è stato però un momento in cui Dieguito ha dovuto fare l'elenco dei buoni e dei cattivi ministri, e qui con visibile imbarazzo ha dato la pagella del migliore a Tremonti, Maroni, Galan, ma incalzato sull'elenco dei cattivi ha preferito lasciar perdere.

Il risultato della performance televisiva è piuttosto deludente perché ancora una volta l'amico di Mastella non è riuscito ad andare oltre la denuncia e la polemica. E deluso sarà rimasto anche il compagno di merenda Luchino di Montezemolo quando il sondaggista Pagnoncelli ha snocciolato l'elenco dei leader sui quali gli italiani sarebbero disposti a scommettere. Nei primi posti si sono ritrovati i nomi della Marcegaglia, Draghi, Tremonti e Maroni, e come primo protagonista del "cambiamento" è saltato fuori il nome di Nichi Vendola.
La vera novità è che da tutti gli elenchi il nome di Luchino di Montezemolo, che troneggiava fino a qualche settimana fa, è letteralmente sparito.

3 - L'ULTIMATUM DI ENDESA/ENEL
Fulvio Conti, il manager romano dalla voce baritonale che guida l'Enel da sei anni, è piuttosto perplesso per ciò che sta avvenendo in Confindustria dove si comincia a dire che il suo Gruppo potrebbe uscire dall'Associazione come ha fatto la Fiat di Marpionne.

A quanto si sa finora nessuno ha chiesto a Conti di fare questo strappo. La sua attenzione e quella dei suoi collaboratori è concentrata sul balletto di voci che girano intorno a una possibile privatizzazione dell'azienda.

Questo sarebbe un clamoroso passo indietro nella storia che ha portato quasi 50 anni fa alla nazionalizzazione dell'energia elettrica. Sono ipotesi remote alle quali Conti non dà conto mentre gli sembra più interessante seguire ciò che avviene all'estero e in particolare in Spagna dove attraverso la controllata Endesa, l'Enel ha piantato le radici fruttuose.

In questo Paese è in corso un braccio di ferro molto interessante e per certi versi esemplare. Sembra infatti che Endesa, presieduta dal 2009 da Borja Prado Eulate (presidente anche di Mediobanca Espana), abbia minacciato con parole forti di lasciare al buio la città di Siviglia.
L'ultimatum è stato indirizzato al sindaco Juan Inacio Zoldo per una bolletta arretrata di 4,9 milioni di euro sull'illuminazione pubblica delle strade e dei semafori.

Il povero sindaco si è difeso pubblicamente dicendo di aver ereditato le casse vuote e i debiti dalla giunta precedente, ma la risposta di Endesa finora non ha lasciato spazio di manovra e l'ultimatum è di pagare immediatamente il pregresso oppure si spegneranno le luci della città.
Conti segue con una certa curiosità questa vicenda e si chiede se in Italia qualcuno riuscirebbe a imporre un braccio di ferro simile.

4 - SE IL FALCO MONTEZEMOLATO BOMBASSEI RIUSCIRÀ A SALIRE SULLA POLTRONA DELLA MARCEGAGLIA
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti Sergio Marpionne ha già fatto sapere che la Fiat potrebbe rientrare in Confindustria se il falco montezemolato Bombassei riuscirà a salire sulla poltrona della Marcegaglia.

Al di là di questi rumors c'è chi ritiene che il conflitto clamoroso tra l'azienda torinese e viale dell'Astronomia stia favorendo l'ipotesi di un ritorno di Luigino Abete come mediatore e salvatore della Patria".

5- LA VENDETTA DI GUIDALBERTO GUIDI
Avviso ai naviganti N.2. " Si avvisano i signori naviganti che le esternazioni di Guidalberto Guidi sulla rottura della Fiat in Confindustria sono state accolte da commenti salaci e pungenti del tipo: "Senti chi parla", proprio lui, il grande delocalizzatore di aziende, il grande riformatore -e non -di statuti confindustriali, un uomo preoccupato di proseguire i suoi mandati presidenziali oltre la scadenza.

Altri imprenditori aggiungono:" Proprio lui, cacciato prima dall'Associazione degli industriali del motociclo, e, manco a farlo apposta, proprio ieri da una festante giunta dall'Anie, con tanto di brindisi liberatorio.

La sua esternazione e' giudicata dai piu' benevoli" una disperata ricerca di ribalta per ritornare nel giro con il sostegno alla candidatura montezemoliana di Bombassei".

 

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