1- ADESSO IN OMAGGIO ALL’ANTICO TEOREMA, AL VECCHIO “ROMPICOGLIONI” CHE NON SA VINCERE, DIRANNO DI STAR ZITTO. COME IERI, PIÙ DI PRIMA, ODIERANNO ZEMAN. I DETRATTORI DI LUNGO CORSO, I GRANDI VECCHI CHE ANCORA TRAMANO DIETRO LE QUINTE E TUTTI QUELLI CHE, ANCHE A ROMA, PENSANO CHE TRASCORRERE LA SETTIMANA A DISCUTERE DEI FARMACI DI VIALLI E DELLE COLPE DI ABETE NON FACCIA BENE AI NIPOTINI DI TOTTI 2- SE LA JUVENTUS SEMBRA DI UN ALTRO PIANETA, IL NAPOLI LO SEGUE E GLI ALTRI SATELLITI NON GIRANO LONTANI (LAZIO E SAMPDORIA), CI SARÀ INCERTEZZA FINO ALLA FINE. È IL SURROGATO DELLO SPETTACOLO, MA I TEMPI SONO QUESTI. ACCONTENTARSI PREVIENE LE DELUSIONI. ALMENO GIOCANO I GIOVANI. ACCONTENTARSI A VOLTE È LA STRADA MAESTRA, PER LO SPETTACOLO, DITELO A BASSA VOCE, MOLTO MEGLIO LA PREMIER

DAGOREPORT

Adesso in omaggio all'antico teorema, al vecchio "rompicoglioni" che non sa vincere, diranno di star zitto. Come ieri, più di prima, lo odieranno. I detrattori di lungo corso, i grandi vecchi che ancora tramano dietro le quinte e tutti quelli che anche a Roma, nelle pieghe del plebiscito popolare, pensano che trascorrere l'intera settimana a discutere dei farmaci di Vialli e delle colpe di Abete non faccia poi così bene ai nipoti di Totti.

In ogni caso, nella domenica in cui la Juve si dimostra la più forte riemergendo a Genova, Napoli, Lazio e Sampdoria (per le ultime due vittorie in trasferta) dominano Parma, Chievo e Pescara e il Milan sprofonda nella trappola architettata dal sosia di Robert Duvall, Stefano Colantuono dell'Atalanta, più prosaico ex di Ana Laura Ribas ma attore splendidamente a suo agio sul palco del Meazza, Zeman cade.

Rovinosamente. Dimostrandosi, come accade da quando il proscenio si chiamava ancora Licata, tutto e il suo contrario. Primo tempo perfetto vinto per 2-0 (Florenzi, 30.000 annui d'ingaggio al secondo gol consecutivo e Lamela) seconda frazione tragica e sconfitta per 3-2 con orrori assortiti e sermoncino deludente de Zdengo: "Dobbiamo avere più intensità".

In attesa del campionato riserve è sempre il tempo dei riservisti. Degli ibernati come Giampiero Gasperini, uno che dopo gli schiaffi di Massimo Moratti affronta il disgelo consegnandosi alle fauci di Zamparini. Il massimo esperto di esoneri del pianeta. La sera prima, dopo il mesto pareggio interno con il Cagliari a una precisa domanda sul licenziamento del tecnico scelto in estate, Sannino, Zampa aveva detto che preferiva ubriacarsi che rispondere. Deve averci dato dentro se appena sorto il sole, detronizza il suo ds Perinetti e firma il foglio di via numero cinquantuno della sua carriera.

Impulsivi, riservisti e sogni in riserva. Quelli sbiaditi di Alberto Gilardino del Bologna, dato per finito troppo presto e autore di due gol al pessimo Stekelenburg, dopo un anno con la valigia in mano. Gli altri polemici, agitati, quasi incubi di un protagonista dell'Europeo con vista sul calcio scommesse. Gigi Buffon ricorda Zoff e se la Juve sbanca Genova con Giaccherini, Vucinic e Asamoah deve dire grazie al portiere, gigantesco sull'1-0 nell'evitare il 2-0 di Bertolacci.

Dietro Zeman, il fantasma di Conte in tribuna e il mai troppo sorridente Stramaccioni uscito sorridente da Torino grazie a guizzi di Milito e Cassano, si muovono altri allenatori da impresa disperata. Uno Stroppa, prende tre gol a partita, gioca con tre punte, ha la difesa altissima e non ha ancora capito che il Pescara gioca in serie A, l'altro, Serse Cosmi, sembra l'imitazione felice di Maurizio Crozza e a Siena, con la sua squadra penalizzata di sei punti rimonta due gol all'Udinese e dà lezione della sua materia preferita, il carattere.

Quello mancato a un Milan bolso e involuto, cui per tirare fino a maggio non basteranno i rimpianti per Ibrahimovic. Dissidi interni, mancanza di leader, sostituti inadeguati, attaccanti dai muscoli di seta trasmutati (Pato) in un'altra dimensione. Il risultato è la seconda meritata sconfitta interna su tre partite, con l'Atalanta (a segno con Cigarini per lo 0-1 conclusivo) a lungo padrona delle operazioni.

Ride Bergamo e non piange Firenze. Se Andrea Della Valle agitando il pugno in piena trance imita vanamente il Totò Schillaci di Italia '90 e Matteo Renzi, in camicia azzurra, quasi si denuda sul gol del figliol prodigo Luca Toni (altro riservista, non lo voleva nessuno, neanche gli sceicchi) capace di piegare il Catania per la seconda volta dopo l'1-0 di Jovetic, esultano anche altri presidenti.

Il plurivituperato, macchiettistico Lotito (bravo come pochi a tenere bilancio e ambizioni in equilibrio) ha puntato su Pektovic. Estate infernale tornita di sconfitte quasi ovunque e tre vittorie su tre in campionato (che si aggiungono all'Europa League) grazie a una squadra che recita a memoria, a qualche campione in età come Klose e a un profeta che predica soavità. Hernanes.

Il 3-1 di Verona è suo come quello del Napoli è di Mazzarri. Gli va bene tutto. Segna Pandev e poi anche Insigne, il Montella, il Paolo Rossi, il chi volete voi di domani. Per ricapitolare: le sorprese annunciate non sorprendono ancora e come alla fine degli anni '70, prima che riaprissero le frontiere, l'ultima può vincere con la prima e l'equilibrio verso il basso (gioco complessivo, valori tecnici, sprazzi di noia) non rende lo spartito leggibile.

Se la Juventus sembra di un altro pianeta, il Napoli lo segue e gli altri satelliti non girano lontani, ci sarà incertezza fino alla fine. È il surrogato dello spettacolo, ma i tempi sono questi. Accontentarsi previene le delusioni. Almeno giocano i giovani. Accontentarsi a volte è la strada maestra, per lo spettacolo, ditelo a bassa voce, molto meglio la Premier.

 

 

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