severino cesari paolo repetti

DIAMO A CESARI, QUEL CHE E' DI CESARI (SEVERINO) – SE NE VA A 65 ANNI "SEVE", FONDATORE CON PAOLO REPETTI DI “STILE LIBERO”, LA COLLANA PIU' INNOVATIVA DI EINAUDI CHE LANCIÒ IL GRUPPO DEI "CANNIBALI" – PER ANNI AL “MANIFESTO” DOVE INVENTO’ "IL DOMENICALE" - REPETTI: "AVEVA LA PAZIENZA DI UN MONACO BUDDISTA. E TUTTE LE VIRTÙ DI UN MAESTRO DI CERIMONIE"

1- ADDIO A CESARI FONDÒ STILE LIBERO ALL' EINAUDI

REPETTI CESARI 25

Paolo Mauri per La Repubblica

 

 

 Una scena mi è rimasta impressa nella memoria: incontro un giorno Severino Cesari insieme a Giulio Einaudi.

 

«Siamo appena tornati da Marettimo », dice Giulio con il suo sorrisetto un po' beffardo che esprimeva soddisfazione. C' erano andati, siamo agli inizi degli anni Novanta, per realizzare il libro intervista sulla vita dell' editore che sarebbe uscito di lì a poco (1991) presso Theoria. Severino Cesari ci ha lasciati all' età di 65 anni, dopo un lungo travaglio dovuto a un tumore che ha poi, nel tempo, generato metastasi, infierendo su un fisico già provato da un trapianto di rene.

 

In genere, nei commiati, si fa appena un cenno e per giunta discreto alla malattia che ha condotto alla fine, ma qui il caso è diverso: Severino aggiornava i suoi amici su Facebook e aveva scritto un paio di anni fa La cura, un diario limpido e, se possibile, sereno della malattia, ma soprattutto delle risorse infinite della vita che riempie anche i giorni più cupi. Anzi: nella vita non ci sono tanti giorni uno dopo l' altro, aveva scritto: la vita è sempre stata un solo unico giorno.

 

REPETTI CESARI 16

E quel giorno infinito era pieno di promesse di guarigione, sostenute dall' assistenza, per esempio, del farmacista di piazza Vittorio a Roma che sa tutto e prepara i molti medicinali che servono con grande competenza, commentando, felice, i segni di una ripresa, la prospettiva (finalmente!) di una vacanza a Ventotene. A piazza Vittorio abita anche il regista Paolo Sorrentino che fece fare una piccolissima parte a Severino nella Grande bellezza. Vi compariva, se non ricordo male, come un taciturno poeta sulla terrazza affollata di ospiti.

 

E in effetti taciturno Severino lo è stato un po' sempre. Paolo Repetti che con lui ha fondato la collana einaudiana Stile Libero, ricorda che Severino amava tenere il cellulare spento, mentre lui, guai se non riceveva almeno trenta telefonate al giorno Ma prima di Stile Libero, sempre con Repetti, Cesari aveva lavorato alla collana Ritmi (Theoria) che di Stile Libero è un po' l' antenata e prima ancora aveva per molti anni scritto per il Manifesto dirigendo le pagine culturali e inventando il Domenicale.

 

Mi rendo conto che sto andando all' indietro nel tempo, invece di seguire il normale ordine cronologico, ma è che i ricordi si affollano e il Severino di oggi si sovrappone a quello degli anni più lontani. Comunque un elemento comune c' è sempre: i libri. A Cesari è sempre piaciuto lavorare con i libri, occuparsene come recensore o responsabile delle pagine culturali, e poi metterci letteralmente le mani come editore, magari evitando gli aspetti finanziari.

 

«Non sono capace di parlare di soldi», aveva detto in un' intervista, «finirei per dare tutto quello che mi chiedono». Theoria era una piccola casa editrice fondata da Beniamino Vignola e poi gestita insieme a Paolo Repetti, che subito si era distinta per l' agilità e la vivacità dei programmi.

SEVERINO CESARI

 

La collana Ritmi cui collaborò Cesari intendeva indagare il mondo e i linguaggio dei più giovani che è proprio il programma con cui si inaugurò Stile Libero a metà degli anni Novanta. Non fu facilissimo fare spazio a questa iniziativa in seno alla vecchia Einaudi, ma, grazie anche a Giulio Einaudi, i dubbi furono presto dissolti e Stile Libero cominciò a operare a Roma in tutta libertà.

 

E fece chiasso abbastanza presto. Chi non ricorda l' antologia dei cosiddetti Cannibali? Era un' operazione indubbiamente editoriale, ma coglieva la voglia di storie forti: un terreno che si sarebbe rivelato fertile.

 

Una volta Cesari ricordò quando era arrivato in redazione il Romanzo criminale di De Cataldo. Andava benissimo, ma era come se mancasse una pagina di avvio. De Cataldo non ebbe difficoltà a scriverla. Cesari rifiutava l' idea dell' editor che scrive i libri degli altri e parlava invece della necessità di saperli ascoltare, i libri, magari interloquendo con l' autore, ma senza mai sovrapporsi.

 

SEVERINO CESARI PAOLO REPETTI

Il catalogo di Stile Libero è pieno, oggi, di storie forti e di scrittori di grande successo anche commerciale. Per restare agli italiani si va da Carlotto a Carofiglio, da De Cataldo a De Giovanni e a Lucarelli, ma anche il carnet degli stranieri è ricchissimo da Bunker a Nesbø, da Foster Wallace a Englander e via elencando.

 

Stile Libero è lo specchio dei nuovi consumi di massa, in un sovrapporsi di linguaggi che non riguardano solo la letteratura in senso stretto, ma anche il cinema, la tv, il rock, la satira Tra questi libri ha abitato Cesari, con il garbo infinito (era la sua cifra) di un intellettuale curioso delle mille storie che il mondo propone, dei nuovi linguaggi e dei giovani che non smettono di affacciarsi alla vita.

 

2 - CIAO SEVE, FRATELLO MIO MAESTRO DI SILENZIO

Paolo Repetti per La Repubblica

 

SEVERINO CESARI 11

Altri, con più lucidità e la giusta distanza sapranno dire meglio di me cosa ha rappresentato Severino Cesari - Seve - per il giornalismo e l' editoria italiana. Stasera, a pochi minuti dalla notizia della sua scomparsa, della scomparsa del mio fratello maggiore di avventure e imprese editoriali, posso solo dire il vuoto che lascia in me.

 

Severino è stato un maestro dell' ascolto. Aveva la pazienza, il distacco, l' attenzione lucida di un monaco buddista. E tutte le virtù di un maestro di cerimonie. Della cerimonia che, insieme alla vita, ha amato di più: la letteratura. Spesso l' ho visto incantarsi davanti a un fiore, una montagna, un libro antico, una parola. E fermarsi lì, in ascolto. Eravamo così diversi e così uniti. Io, un impulsivo navigatore della superficie. Severino, piantato come una quercia che trae la sua linfa solo dopo aver messo radici.

 

Non l' ho mai sentito esprimere un parere corrivo, orecchiato. Detestava il chiacchiericcio mondano sui libri. Per lui, su ogni parola, si giocava la bellezza e la verità di un testo. E non mollava l' osso fino a quando non ne fosse stato convinto.

SEVERINO CESARI PAOLO REPETTI

 

Poi, quando i libri finalmente uscivano, Severino si ritirava "in clandestinità". Lasciava a me, a noi tutti la palla. Qualche volta provavo a convincerlo: «Seve, dovresti chiamare tu quel critico o quel giornalista, non lo fai mai!». Lui annuiva. La telefonata magari la faceva, ma quando il libro era già uscito da mesi. La vita è stata generosa con lui. E sembra un paradosso dirlo di una persona martoriata negli ultimi anni dalla malattia. È stata generosa perché lui lo è stato con lei.

 

Ecco l' insegnamento forse più grande che mi ha lasciato. Non esistono sventure che non sia possibile trasformare in un' occasione di sguardo verso un altrove. Severino lo ha fissato con candore, fino agli ultimi istanti, come stupito della forza invincibile che ha la vita, se la si attraversa con l' intelligenza di un cuore immenso. Ciao Severino, ora sta noi, prendere una parte di te nelle nostre vite.

Severino Cesari e Paolo Repetti

 

 

Ultimi Dagoreport

edmondo cirielli guido crosetto giorgia meloni antonio tajani maurizio gasparri

DAGOREPORT - NELL’ARMATA BRANCA-MELONI, GIUNTA AL QUARTO ANNO DI POTERE, I REGOLAMENTI DI CONTI NON AVVENGONO SOLO TRA "VIA DELLA SCROFA E "FIAMMA MAGICA", TRA SALVINI E LA DUCETTA - CHI AVEVA INTERESSE A COLPIRE IL VICEMINISTRO DEGLI ESTERI IN QUOTA FDI, EDMONDO CIRIELLI, RENDENDO PUBBLICA SULLE COLONNE DEL “CORRIERE DELLA SERA”, LA NOTIZIA DEL SUO INCONTRO CON L’AMBASCIATORE RUSSO IN ITALIA ALEKSEJ PARAMONOV? - CHE LA DUCETTA SIA ANDATA SU TUTTE LE FURIE E' UNA CAZZATA PERCHE' IL MINISTRO TAJANI ERA A CONOSCENZA DELL'INCONTRO ESSENDO AVVENUTO ALLA FARNESINA ALLA PRESENZA DI DI DUE FUNZIONARI DEL MINISTERO - A VOLERE LO SCALPO DELL’EX GENERALE DI BRIGATA DEI CARABINIERI SONO IN TANTI, DATO CHE IL SUO CARATTERE FUMANTINO STA SUL GOZZO SIA AI CAMERATI D'ITALIA SIA A FORZISTI ITALIOTI - IL SILURO DIRETTO ALLE PARTI BASSE DI CIRIELLI È “MADE IN CIOCIARIA”…

donald trump benjamin netanyahu ali khamenei iran usa

DAGOREPORT – NON SIAMO ASSISTENDO AL DISORDINE POLITICO MONDIALE, MA PIUTTOSTO AL DISORDINE MENTALE DI GRAN PARTE DEI LEADER - LA STRATEGIA DELLA “DECAPITAZIONE” DI NETANYAHU  (BANG! BANG! UCCIDIAMO TUTTI I LEADER IRANIANI) È UNA MINCHIATA CHE RADICALIZZERA' ANCORA DI PIU' IL REGIME TEOCRATICO DI TEHERAN - PER OGNI AYATOLLAH SPEDITO A MAOMETTO, CE NE SONO ALMENO DUE ANCORA PIÙ ESTREMISTI PRONTI A SUBENTRARE - COME DIMOSTRANO GAZA E LIBANO: HAMAS E HEZBOLLAH, PUR DECIMATI, CONTINUANO A COMANDARE, GOVERNARE E COMBATTERE – L’UCCISIONE DI LARIJANI, CAPO DELLA SICUREZZA NAZIONALE CHE AVEVA PRESO LE REDINI DEL COMANDO DOPO KHAMENEI, AVEVA COME SCOPO DI NON FAR ''SCAPPARE'' TRUMP DALLA GUERRA (LA CASA BIANCA ERA STATA TENUTO ALL'OSCURO DAGLI ISRAELIANI) - CON LO STRETTO DI HORMUZ BLOCCATO E MINATO, LA BENZINA ALLE STELLE, TRAFFICI E COMMERCI IN TILT, UNA CRISI ECONOMICA GLOBALE MINACCIA GLI STESSI STATI UNITI, CHE PERDONO ALLEATI: DOPO GLI STATI EUROPEI, ANCHE IL GIAPPONE RINCULA - UNICA VIA USCITA PER TRUMP? DICHIARARE "HO VINTO" E ANDARE A CASA...

andrea iervolino antoniozzi giuli santanche floriana gentile cinecitta

DAGOREPORT – “CIAK”, SI SCAZZA! NON BASTAVA LA LITE CON BUTTAFUOCO E UN VESPAIO DI NOMINE DEMENTI, ORA IL MINISTRO GIULI-VO DELLA CULTURA SI RITROVA CONTRO IL CINE-PRODUTTORE ANDREA IERVOLINO, A CUI IL MIC HA BLOCCATO 66 MILIONI DI TAX CREDIT – OLTRE A UNA INTERROGAZIONE PARLAMENTARE DI FDI A SUO FAVORE (SIC!), LA SETE DI VENDETTA DI IERVOLINO SI ARMA DI UN "MANGANELLO DI CARTA": HA ACQUISITO DALLA SANTANCHE' LA RIVISTA “CIAK” PER SVELARE "DA VICINO E DA DENTRO TUTTI I MECCANISMI CHE MUOVONO I FILM: FINANZIAMENTI PUBBLICI, DINAMICHE DEL TAX CREDIT, PREMI E LORO MODALITÀ DI ASSEGNAZIONE" - IERVOLINO HA GIA' DENUNCIATO CHE LE SOCIETÀ DA PUNTARE, QUANDO SI PARLA DI TAX CREDIT, NON SONO LE SUE, MA PIUTTOSTO...

markus soder soeder ursula von der leyen manfred weber friedrich merz

DAGOREPORT – ANCHE MERZ, NEL SUO PICCOLO, S’INCAZZA! IL CANCELLIERE TEDESCO È UNA FURIA CONTRO MANFRED WEBER, IL BOSS DEL PPE CHE A BRUXELLES LAVORA PER L’ALLEANZA CON I POST-NAZISTI DI AFD: “NON COLLABORIAMO CON L’ESTREMA DESTRA E ANCHE LUI LO SA”. TRADOTTO DAL TEDESCO: SE NON TI ADEGUI, SEI FUORI – È LA STESSA LINEA DEL POTENTE MARKUS SOEDER, PRESIDENTE DELLA BAVIERA CHE SCALPITA, E TEME LA CRESCITA DI AFD NEL SUO LAND (INTANTO, DOMENICA SI VOTA IN RENANIA PALATINATO, REGIONE DELL’OVEST IN CUI FROTTE DI VOTI STANNO MIGRANDO VERSO LE SVASTICHELLE…)

peter thiel donald trump papa leone xiv thomas joseph white

DAGOREPORT – PREVOST, CUOR DI LEONE: “NON ME NE FREGA NULLA DEI SOLDI CHE ARRIVANO DAGLI STATI UNITI. CANCELLATE LE CONFERENZE ALL'ANGELICUM DI PETER THIEL” - LA RISPOSTA TOSTA DEL SANTOPADRE AL RETTORE DELL'ANGELICUM, IL TRUMPIANO THOMAS JOHN WHITE, CHE GLI AVREBBE FATTO PRESENTE DI CORRERE COSI' UN SERIO RISCHIO: FAR SVANIRE L'OBOLO DEGLI STATI UNITI, PRIMO FINANZIATORE DEL VATICANO (13,7 MILIONI) – COLPO DI SCENA AL TERZO GIORNO DI PISTOLOTTI ROMANI, THIEL HA SVELATO IL NOME DI CHI AVREBBE AVVERTITO IL MONDO DELL’ARRIVO DELL’ANTICRISTO: RATZINGER, DEFINITO “IL PIÙ  GRANDE PENSATORE CRISTIANO DEGLI ULTIMI 100 ANNI” (NON A CASO FU BENEDETTO XVI CHE TOLSE LA SCOMUNICA AI SEGUACI ANTI-CONCILIARI DI MONS. LEFEVBRE) - IL NOME DI RATZINGER   SERVE SOLO A RINFOCOLARE LA SPACCATURA TRA LA CHIESA CONSERVATRICE USA E QUELLA PROGRESSISTA DI LEONE XIV…

donald trump e mark rutte a palm beach

DAGOREPORT – PEGGIO DI TRUMP CI SONO SOLO I CAMERIERI PAVIDI COME MARK RUTTE CHE, PER ACCONTENTARE IL "PADRONCINO" DI TURNO, SONO DISPOSTI A TUTTO – IL SEGRETARIO GENERALE DELLA NATO HA RICEVUTO UN “VAFFA” DAI PAESI EUROPEI, STUFI DEI SUOI APPECORONAMENTI DI FRONTE AL TYCOON – RUTTE, DOPO LO SCOPPIO DELLA GUERRA IN IRAN, HA GARANTITO A TRUMP IL MASSIMO SUPPORTO DELLA NATO, CIANCIANDO DI UN “AMPIO SOSTEGNO” DA PARTE DEI LEADER DELL’ALLEANZA. SOSTEGNO CHE NON C’È MAI STATO, TANTOMENO ADESSO CHE IL TYCOON MINACCIA GLI ALLEATI DI UN “FUTURO TERRIBILE”, E METTE IN DISCUSSIONE L’ESISTENZA STESSA DELLA NATO…