dizionario zoologico napoletano

SE NON SAPETE COSA SIANO IL ‘CECENIELLO’, LE ‘ZIMMARE’ E IL ‘CAFUORCHIO’ E’ ARRIVATO IL “DIZIONARIO ZOOLOGICO NAPOLETANO” - UNA MINIERA DI ANEDDOTI SULLA TRADIZIONE LINGUISTICA DI NAPOLI CON 3600 VOCI SUGLI ANIMALI E SUL LORO RUOLO NEI RITI SCARAMANTICI E NELLE PRATICHE MAGICHE

Olga Fernandes per Dagospia

 

DIZIONARIO ZOOLOGICO NAPOLETANODIZIONARIO ZOOLOGICO NAPOLETANO

“Avimmo fatto zimmare e crapette una bulletta”. Alzi la mano chi, almeno una volta nella vita, non ha pronunciato o ascoltato questa frase in lingua napoletana. Cosa significa? Fare di tutta erba un fascio. Da dove deriva? Lo sanno in pochi, in pochissimi. Da oggi, potrà saperlo chiunque abbia la curiosità, la volontà di leggere il “Dizionario  Zoologico Napoletano” opera di rilevantissimo interesse storico, linguistico, antropologico e culturale,  frutto di oltre un decennio di ricerche del prof. Ottavio Soppelsa, docente di Zoologia all’Università Federico II.

 

Ma torniamo alle crapette: “Ho scoperto cosa accadeva alla dogana di Puglia – spiega Soppelsa - dove i pastori, fermi in estenuanti attese per pagare il dazio, tentavano di risparmiare qualche soldo sottilizzando se la capra fosse un castrato vero e proprio o un ammagliato, un crapetto o un cafuorchio, tanto che nel 1828 il re emanò un decreto che, uniformando il dazio per tutti gli “animali lanuti”, avrebbe dato origine al detto “avimmo fatto zimmare e crapette una bulletta”, analogo al più algido modo di dire “si è fatta di tutt’erba un fascio”.

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Sempre alla dogana, i trasportatori di ghiaccio erano invece esentati dal pagare il dazio per evitare che la loro preziosa merce si sciogliesse e, passando con i loro muli stracarichi, dovevano dichiarare “tengo ’a neve dint’a sacca”!  Un lavoro di ricostruzione di enorme valore, quello di Soppelsa, il cui “Dizionario Zoologico Napoletano” (D’Auria Editore, 548 pagine)  verrà presentato oggi all’Orto Botanico di Napoli (aula BV1, via Foria 223).

 

Ben 3.600 le voci analizzate e racchiuse in un volume che, nato da esigenze scientifiche, è divenuto in itinere un dizionario, nel quale i lemmi sono il risultato dell’elaborazione di centinaia di fonti scritte e dalla tradizione orale. Un’opera che non si rivolge solo a zoologi, linguisti ed appassionati di letteratura napoletana.: il “Dizionario Zoologico Napoletano” è  una miniera di curiosità e aneddoti che fanno parte del nostro passato e della nostra cultura e che avremmo corso il rischio di perdere. Si tratta di un bagaglio culturale che l’ autore, chiama  “arca dei frammenti” (fragmentorum arca).

DIZIONARIO ZOOLOGICO NAPOLETANODIZIONARIO ZOOLOGICO NAPOLETANO

 

Le “storie” toccano l’allevamento, l’agricoltura, le arti, i mestieri, gli usi quotidiani e persino i culti apotropaici (scaramantici) in un arco temporale che va dalle civiltà dei popoli italici, attraversa la cultura magno-greca, passa per Plinio, Virgilio, Federico II, Ferrante Imperato, Giambattista della Porta, attraversa il XVIII secolo e giunge ai nostri giorni.

 

“Il primo termine in cui mi sono imbattuto – racconta Ottavio Soppelsa - è stato l’agnolillo (il baco da seta) e ho scoperto quanto una larva di farfalla sia stata importante per un popolo; questo bruco ha praticamente disegnato i quartieri spagnoli di Napoli e ispirato la costruzione «di un progetto ambizioso, una "Città del Sole", una "Utopia": Ferdinandopoli, che avrebbe integrato la Real colonia di San Leucio. Lessi poi una pubblicazione del 1844 sul ceceniello e appresi che vi sono varie specie che vengono spacciate per il bianchetto, fui in seguito colpito dall’ironica frase «dicette ’o ceceniello: pur’io so’ pesce» che in italiano suonerebbe press’a poco “disse il pesciolino anche io sono pesce”.

 

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“Tra le varie voci – aggiunge l’autore - alcune per ampiezza rappresentano quasi delle monografie come anguilla, puorco, lupo, alifante, tutte con legami a vicende, usi e storie legate alla cultura e tradizione dell’area napoletana. Tra questi il cavallo è stato per la città di Napoli “il simbolo e lo spirito della città”; per i napoletani allevare cavalli era un’attività non solo economica ma culturale tanto che fecero del corsiero napolitano una razza di eccellenza, ambita dai reali di tutta Europa. 

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