semprini bignardi

UN SEMPRINI NON È PER SEMPRE - COME DAGOANTICIPATO, ‘POLITICS’ CHIUDERÀ DOPO IL REFERENDUM E DOPO UNA SFILZA DI ASCOLTI FLOP: AL SUO POSTO ‘MI MANDA RAI3’ DI SOTTILE - L’UNICA PUNTATA CHE HA SUPERATO IL MURO DEL 3% È STATA QUELLA CON RENZI, LA STORIA DEI POLITICI INCHIODATI ALLE DOMANDE SI È RIVELATA UNA BUFALA - ERA IL PROGRAMMA-VETRINA DI DARIA BIGNARDI. NON SERVE AGGIUNGERE ALTRO

Antonio Dipollina per la Repubblica

 

GIANNINI FLORIS SEMPRINIGIANNINI FLORIS SEMPRINI

Tra smentite che non smentiscono, o mezze conferme, ci siamo davvero: per Politics, il neo-talk rivoluzionario, in teoria, di Raitre e della Rai tutta arriva la parola fine. Si traccheggia fino al referendum, si va alla settimana successiva per dovere, ma già il 20 dicembre il martedì ci sarà uno speciale Mi Manda Raitre in prima serata. E dopo? Dalla Rai filtra che il martedì sarà ancora informazione.

 

Con Semprini? Improbabile, anche perché lo slogan è: ci serve un nuovo debutto. Fine quindi del tentativo di rinnovamento voluto dai nuovi vertici Rai, con la direttora di Raitre Daria Bignardi a spendersi moltissimo in presentazione e sostegno iniziale. Rientro nei ranghi – vedremo quali – di Gianluca Semprini, eppure brillantissimo a Sky e volto nuovo del talk moderno, con uso di social, faccia a faccia, decisionismo etc.

SEMPRINI RENZISEMPRINI RENZI

 

Sull’insuccesso del programma (al 2.2 per cento di share martedì scorso in versione referendum: e con la ministra Boschi ospite, sui social in molti stanno impazzendo di felicità) a questo punto non c’è smentita possibile. L’unica puntata che ha superato il muro del 3 per cento è stata quella con ospite Matteo Renzi. Troppo poco. Ed è anche la conclusione di una storia complicatissima, ovvero quella iniziata con l’abbandono della Rai e di Ballarò da parte di Giovanni Floris, la decisione del medesimo e di La7 di porsi in diretta concorrenza il martedì sera.

SEMPRINI BIGNARDISEMPRINI BIGNARDI

 

E con risultato più generale di mandare oggi in crisi l’intero sistema talk del servizio pubblico, per un genere che già – come ognuno sa – ormai gli ascolti di una volta, quelli dell’era Berlusconi per intenderci, se li sognerà per chissà quanto tempo. E su tutto, il peso della politica vera, non essendo un segreto per nessuno il fatto che il corso renziano su Rai e trasmissioni giudicate scomode o non comodissime abbia voluto fortemente la svolta in questione.

 

renzi campo dall orto coldagelli sensi dietro le quinte di politics foto fq insiderrenzi campo dall orto coldagelli sensi dietro le quinte di politics foto fq insider

Le critiche al Ballarò dello scorso anno condotto da Massimo Giannini sono state oggetto di pubblica polemica: “Se i talk show del martedì fanno meno della replica numero 107 di Rambo dobbiamo riflettere”, aveva detto il premier per sostenere che il genere non aveva futuro.

 

Quindi la decisione di viale Mazzini di congedare Ballarò e l’ingaggio da Sky di Gianluca Semprini. Era estate, solo un attimo fa, e bastava accendere la tv per vedere sbucare Semprini: erano gli spot che annunciavano la rivoluzione di Politics, chi abbia seguito in buona quantità le Olimpiadi lo ha visto passare centinaia di volte: tanto che sembrava davvero inevitabile, finalmente i politici sarebbero passati in tv, si sarebbero seduti tremebondi di fronte al nuovo arrivato che li avrebbe torchiati nonché inchiodati alle loro responsabilità, con probabili punizioni corporali se avessero solo osato svicolare a una domanda ficcante o parlare in politichese.

 

di maio a politicsdi maio a politics

Pronti via e non va esattamente in quel modo, anzi: succede pure che alla prima puntata, martedì 6 settembre, l’attesissimo ospite Luigi Di Maio, la vittima designata, nemmeno si presenta. In giro sta succedendo di tutto intorno alla neo sindaca di Roma, c’è aria di tregenda e Di Maio, semplicemente, tira un pacco memorabile.

 

Si ripresenterà la settimana successiva e lì ci siamo, ecco l’operazione Torquemada in scena, ma alla fine c’è delusione. Questa dei politici pronti ad andare a immolarsi in tv si rivela – e continuerà a rivelarsi – una mezza bufala, alla fine c’è sempre il compromesso, alla fine c’è la scappatoia e alla fine, mostrando che hai fatto domande dai social, in qualche modo sembri dalla parte giusta.

 

Però insomma, le promesse erano diverse. Ma soprattutto non va il programma, che inizia a perdere regolarmente e di netto il confronto con Giovanni Floris su La7, alla fine supera il milione di spettatori solo due volte – una con Renzi ospite – e si tiene intorno a un 3 per cento che sa di tracollo permanente trascinando tutto e tutti con sé, comprese le sempre formidabili copertine dell’inviato Alessandro Poggi.

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