piccioli ciuri

MASSACRI DI STILE – QUIRINO CONTI: ‘’A COSA SERVONO LE COSTOSISSIME RAPPRESENTAZIONI DELL’OPERA LIRICA E L’IMPENNACCHIATO RITORNO DELL’ALTA MODA? ENTRAMBE CON UN PUBBLICO A OGNI STAGIONE PIÙ SMUNTO, MUTO E PLAUDENTE, IGNARO DI AVER GIÀ PAGATO DI TASCA PROPRIA (BIGLIETTO A PARTE) UN’AIDA PUNK IN BIRRERIA O UN DON GIOVANNI TEXANO STREMATO DALLA SIFILIDE. PER L’ALTA MODA È ADDIRITTURA PEGGIO. VEDI L’ATMOSFERA DA DIOR (A PARIGI) E VALENTINO (A VENEZIA): CODE SU CODE, STRASCICHI, RICAMI, VOLUMI E FOLLIE AD ADDIZIONARE PEPE A UN GUSTO GIÀ INSOPPORTABILE’’

Quirino Conti per Dagospia

QUIRINO CONTI

 

Tra i pochi misteri rimasti insoluti dopo la grande guerra sferrata agli enigmi dai televisivi divulgatori di “Sapienza & Verità” – altro che Tommaso l’Aquinate, come pure il baffutissimo Nietzsche –, uno appare più nebuloso degli altri. A cosa servono, rispettivamente, le costosissime rappresentazioni dell’opera lirica e l’impennacchiato ritorno dell’Alta Moda?

 

Entrambe con un pubblico millesimato, se non di fatto inesistente; ambedue giustificate per schiere di artigiani-artisti specializzati e per mestieri preziosi e irrinunciabili; l’una e l’altra, dopo un oblio persino irridente, tornate al proprio sperpero, immaginandosi per ciascuna una necessità estetica imprescindibile – pressoché morale e di salute pubblica, si direbbe.

 

Ora, passi per la musica, in sé un bene assoluto e un autentico lavacro intellettuale; motivo per cui, quello di orchestre, cantanti e maestranze artistiche sarebbe persino un giustificato, auspicabile costo sociale.

AIDA CARRASCO 16

 

Più difficile da immaginare è invece il peso economico di spettacoli transfughi dove può avvenire di tutto – dal porno al variété –, con ambientazioni oltraggiose e tripli cast a disposizione di sfasamenti, spesso irragionevoli.

 

Che se poi, per caso, tutto in palcoscenico avviene come da libretto, può persino scoppiare uno scandalo con ripercussioni indignate da Querelle des Anciens et des Modernes. Quanto al pubblico, è quello di sempre: a ogni stagione più smunto, muto e obbligatoriamente plaudente, ignaro di aver già pagato di tasca propria (biglietto a parte) un’Aida punk in birreria o un Don Giovanni texano stremato dalla sifilide.  

 

Grazia Ciuri - Dior

Per l’Alta Moda è, se possibile, addirittura peggio. Nomi storicamente imprescindibili e vanto della nazione, traslati a suon di milioni in pasticci che nessuno mai potrà indossare.

 

“Ma che importa,” si risponde, subito indignati e competentissimi, “basta il concetto, come segno di modernità.” E poi, quei laboratori di mani fatate: “Un’abilità che si deve perpetuare”. Come per i pennacchi e le frange per i tendaggi, o la mummificazione hollywoodiana dei truccatissimi trapassati.

 

Comunque prodotti da presentare, per sostegno, sempre in luoghi mitici con un bordo pedana raccogliticcio. E poi code su code, strascichi, ricami, volumi e follie. E poi ancora, decine di artisti – se lo dicono da soli – ad addizionare pepe a un gusto già insopportabile. Come se bastasse “aggiungere” al già saturo per tramortire una clientela che peraltro, grazie a Dio, non c’è più.

Grazia Ciuri - Dior

 

Ma a Parigi, quando è uscito per gli applausi, Giorgio Armani sembrava aver appena dismesso la toga di un sapiente, di un accademico; e gli strumenti di un filosofo. Comunque, con la dignità di chi non rinuncerà mai a rispettare e amare appassionatamente la propria vocazione.

 

Diversa invece l’atmosfera da Dior (a Parigi) e Valentino (a Venezia), nella dubbia conferma commerciale per le monastiche linee della prima maison e tra le sbandierate teofanie estatiche della seconda; ma pure tra i velenosi sibili sempre meno sottotraccia di coloro che, fin dagli inizi, avevano disapprovato l’attribuzione delle due maison agli attuali direttori creativi.

Pierpaolo Piccioli - Valentino

 

Entrambi formatisi al frequentatissimo e fertile Kindergarten Fendi, ancora insieme a sfornare borsette e borselli in casa Valentino, quindi (chissà perché) a sostituire in diarchia il Beato Fondatore quando fu costretto a lasciar cadere lo scettro, e infine felicemente separati allorché lei (Maria Grazia Chiuri) salì da badessa le auree scalinate di casa Dior; mentre l’altro (Pier Paolo Piccioli) rimaneva l’unico estensore del ridondante pensiero stilistico di piazza Mignanelli.

 

“Ogni volta è come se stilista e collezione fossero stati prescelti con un’estrazione a sorte, mediante il solito infante bendato nei panni della dea Fortuna,” si poteva leggere fino a qualche giorno fa in un post non certo amico, “due massacratori dello Stile!” Neanche fossero i condannati Rosa e Olindo da Erba. 

giorgio armaniGrazia Ciuri - Dior

Ultimi Dagoreport

marco gaetani claudia conte matteo piantedosi

FLASH! – ALLORA GIOVANNI DONZELLI, CAPO DELL’ORGANIZZAZIONE DI FDI, NON HA CACCIATO A CALCI IN CULO MARCO GAETANI, AUTORE DELL’INTERVISTA A CLAUDIA CONTE CHE HA SPUTTANATO L’IMMAGINE DEL MINISTRO PIANTEDOSI E DEL GOVERNO MELONI - ESILIATO PER UN PAIO DI MESI IN PUGLIA PER FAR SCEMARE LE POLEMICHE, IL 25ENNE PRESIDENTE DI GIOVENTÙ NAZIONALE A LECCE, LAUREATO IN SCIENZE POLITICHE CON UNA TESI SULLA COMUNICAZIONE DIGITALE DI DONALD TRUMP, HA RIPRESO LA SUA TRASMISSIONE SU "RADIO ATREJU", COME SE NULLA FOSSE – A QUESTO PUNTO, VIEN IL SOSPETTO CHE LO 'SCOOP' SIA STATO PILOTATO DA VIA DELLA SCROFA (MAGARI PER ANTICIPARE RIVELAZIONI ANCOR PIÙ DIROMPENTI? AH, SAPERLO…)

gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA NON SERVE A UN CAZZO –  LE MODIFICHE ALLA GOVERNANCE DELLA RAI, IMPOSTE DALL’UE, AVREBBERO DOVUTO ESSERE OPERATIVE ENTRO GIUGNO. E INVECE, IL GOVERNO SE NE FOTTE – SE IERI PALAZZO CHIGI SOGNAVA UNA RIFORMA “AGGRESSIVA”, CON L’OBIETTIVO DI “MILITARIZZARE” VIALE MAZZINI IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027, L’ESITO DISASTROSO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA HA COSTRETTO LA “FIAMMA TRAGICA” DI MELONI A RICONSIDERARE L’EFFICACIA DI RAI E MEDIASET – SOLO IL TG1 DI CHIOCCI FUNZIONA COME STRUMENTO DI PROPAGANDA: GLI ALTRI NON SONO DETERMINANTI, O PERCHÉ NON LI VEDE NESSUNO (RAINEWS) O PERCHÉ NON CONTROLLABILI (IL TG5-AFTER-MARINA, MA ANCHE TG2 E TG3) - INOLTRE, È IL “MODELLO” STESSO DEL TELEGIORNALE A ESSERE ORMAI OBSOLETO, QUANDO SI HA IN TASCA UN TELEFONINO SPARA-SOCIAL O UN COMPUTER SUL TAVOLO CHE INFORMA IN TEMPO REALE...

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA ELETTORALE, DITEMI A CHI CAZZO CONVIENE? – LA MELONA AZZOPPATA DAL REFERENDUM SAREBBE PRONTA A RITOCCARE IN BASSO L'ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA DELLO “STABILICUM” PUR DI FAR CONVERGERE IL SI' DELL’OPPOSIZIONE – MA LA FU DUCETTA HA DAVANTI DUE OSTACOLI: NON È SICURA DEI VOTI, A SCRUTINIO SEGRETO, DI LEGA E DI FORZA ITALIA CHE TEMONO UN TRAPPOLONE SUI SEGGI - IL SECONDO PROBLEMA SERPEGGIA IN FDI: IN CASO DI SCONFITTA, MOLTI DI LORO RISCHIANO DI FINIRE TROMBATI PROPRIO A CAUSA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA – A SINISTRA, SE IL M5S E' ABBASTANZA FAVOREVOLE ALLA RIFORMA, IL DUPLEX PD-AVS E' DI AVVISO CONTRARIO (IL SOLITO ''DIVIDI E PERDI'', NON CONOSCENDO LA REGOLA DI OGNI COALIZIONE DI SUCCESSO: “PRIMA SI PORTA A CASA IL POTERE, POI SI REGOLANO I CONTI”)

beatrice venezi

DAGOREPORT! UNA NOTTE CON "BEATROCE" VENEZI: LA "FU BACCHETTA NERA" RICICCIA NEL RUOLO DI PRESENTATRICE DEL PROGRAMMA DI ''SKY ARTE", “RINASCIMENTI SEGRETI” - NON STIAMO SCHERZANDO, MEGLIO DI UNA DILETTA LEOTTA, LA VENEZI, CHIODO DI PELLE NERA E PANTA ADERENTI, RIPRESA PIÙ DA DIETRO CHE DA DAVANTI, HA VOCE SUADENTE, LEGGE IL GOBBO CON CAPACITÀ E GUARDA IL TELESPETTATORE CON UNA CERTA INNATA MALIZIA - ALLA VENEZI ANDREBBE AFFIDATO UN PROGRAMMA PER LA DIVULGAZIONE DELLA MUSICA CLASSICA, NON LA FENICE! SAREBBE DI AIUTO PER LA SOLITA TIRITERA DI “AVVICINARE I GIOVANI ALLA MUSICA CLASSICA”. L’AMICHETTISMO FA SCHIFO, MA SE INOLTRE GLI AMICI LI METTI FUORI POSTO, DALLA BACCHETTA AL PENNELLO… - VIDEO