conti pausini sal da vinci

“SONO LOGORROICA, COME FARAI?” - LA MINACCIA PER LA CONDUZIONE AL LEXOTAN DI CARLO CONTI SI CHIAMA LAURA PAUSINI. CON LA SUA ESUBERANZA, LA CASINISTA ROMAGNOLA PUO’ TRASFORMARE IL FESTIVAL NEL SUO SHOW PERSONALE (E IN QUEL CASO BISOGNEREBBE DARSELA A GAMBE) - "LA STAMPA": "CONTI CONFIDA NEL TRADIZIONALISMO CHE CANTERÀ SAL DA VINCI. QUALCHE ESPERTO LO DÀ PER VINCITORE: IN LUI NAPOLI AVREBBE INDIVIDUATO COLUI CHE RISCATTERÀ GEOLIER, SENZA CONTARE CHE IL TESTO DELLA CANZONE SEMBRA SCRITTO DA MATTEO SALVINI E PILLON…"

S.S. per “la Stampa” - Estratti

CARLO CONTI - LAURA PAUSINI - FOTO LAPRESSE

 

Quando Carlo Conti ha abolito i monologhi a Sanremo (rendendo felici tutti, ammettiamolo), non ha messo in conto che invitare Laura Pausini a co-condurre il Festival lo obbligherà molto probabilmente al seccante ruolo di di lei silenziatore, contenitore, stoppatore, insomma: argine.

 

Oppure, lo ha messo in conto eccome, e questo lo qualificherebbe come il Vittorio De Sica dell'Ariston, il regista della impagabile commedia umana che è il matrimonio all'italiana.

 

sal da vinci 2

«Sono logorroica, come farai?», gli ha detto Pausini più di una volta, ieri, durante la conferenza stampa inaugurale alla quale è arrivata in ritardo, perché si trova evidentemente ancora sul fuso dell'America Latina, del «mondo che mi ha cresciuta anche se io amo l'Italia, e dall'Italia mi sento amata» e lui le è andato incontro, anzi è «andato a prenderla», inaugurando quello che sarà uno dei possibili leitmotiv del festival: il soccorso della Damsel in Distress, la damigella in pericolo, dove il pericolo è lei stessa, la sua esuberanza, la sua emotività, la sua suscettibilità, tutte cose belle ma non troppo, e quindi bisognose di qualcuno che le freni.

 

LAURA PAUSINI - CARLO CONTI - FOTO LAPRESSE

È prima di ogni cosa in questo che Carlo Conti sarà il grande normalizzatore del suo ultimo Festival, nel secondo anno del suo 3+2: darà una misura a Laura Pausini. Che si presterà benissimo: ha detto che lui è il suo lexotan, che ha accettato di co-condurre, dopo anni di insistenze di chicchessia, perché lui ha l'incredibile potere di calmarla, di trasmetterle serenità, «una parola che mai e poi mai assocerei a Sanremo, visto quanto mi commuove».

 

Vedremo l'emotiva e il lucido, come vedevamo le emotive e il lucido ai tempi di Pippo Baudo, quando le co-conduttrici erano vallette. E si potevano mangiare anche le fragole. E brand era una parola volgare e misconosciuta, mentre adesso è tutto, è sulla bocca di tutti, oltre che negli occhi di tutti (anche se in conferenza stampa è stato segnalato che «la comunicazione di Suzuki a Sanremo non è incentrata su Suzuki, lascia parlare il Festival, ed è un lusso che ci viene concesso solo qui», da qualcuno che o non accende una televisione dal 2006 oppure pensa che non lo facciano i giornalisti italiani, che pure si espressero a lungo quando Esselunga fece uno spot in cui non si vedevano i suoi supermercati ma veniva sceneggiato il ricasco psicologico del divorzio dei suoi genitori su una bambina).

sal da vinci 4

 

L'Ariston è assediato dai brand, che parlano più o meno di loro stessi, che inducono in modo più o meno truffaldino ad affidarglisi, che si danno più o meno il merito di aver consentito anche quest'anno agli italiani di avere il loro amato Festival (come se non pagassero il canone, del resto sono pur sempre un popolo di evasori).

 

I numeri si preannunciano da capogiro, e il combinato Olimpiadi (clamoroso successo, «meglio di Parigi! ») più Festival della Canzone italiana rischia di sanare il debito pubblico (scherzo, e però). Succede da anni ma quest'anno di più (ogni anno tutto sembra di più dei precedenti, non essendoci altro paragone possibile che con il passato): si parla di ritorno economico, di successo, di record, di volume di affari, più che di ogni altra cosa.

laura pausini

 

Più della musica, e questo non stupisce, giacché da decenni la musica, a Sanremo, non è che un pretesto, e più di Pucci, e delle egemonie culturali, e del politicamente corretto, e del costume, e di come sta il Paese, e di come sta il mondo dentro il quale sta il Paese. L'ambizione non è raccontare l'Italia, rappresentarla, cullarla, alleviarla, divertirla, ma servirle uno show dei record che instilli orgoglio.

 

Carlo Conti avrebbe «anche quest'anno determinato un percepito vincente» (una frase che non scriverebbe nemmeno ChatGpt) e Max Pezzali farà una «residency» che offrirà una «experience», da una nave «tematizzata».

 

carlo conti laura pausini - conferenza stampa sanremo 2026

E mentre l'Ariston parla una neolingua imbruttita che il sovranismo dovrebbe ripudiare e invece promuove e inventa, l'Italia che vuole cantare ed essere vista, solo un minuto, un attimo ancora, però, esiste, e nella normalizzazione di Conti confida non per adeguamento alla controriforma meloniana, al tradizionalismo che canterà Sal Da Vinci (qualche esperto lo dà per vincitore: in lui Napoli avrebbe individuato colui che riscatterà Geolier, senza contare che il testo della canzone sembra scritto da Matteo Salvini e Pillon), ma perché è stufa di litigi, leoni da tastiera, prepotenti, machismo, performance.

 

sal da vinci

È l'Italia di sempre, temperata, l'Italia del valzer e del caffè, credula e forse ingenua, di cui nessuno si cura perché non fa rumore, se non quando si assiepa davanti e intorno all'Ariston, un'Italia pre social fatta di signore che sembrano nate sessantenni e col rossetto rosa, che mandano a memoria pezzi di Patty Pravo e sono ben contente di venire riprese mentre lo fanno, e davanti a loro si accalcano cronisti veri e velleitari, che sanno che nessun cantante mai si presterebbe a tanto, nemmeno previo accordo con management, casa discografica, eccetera, perché teme il danno reputazionale come noi umani temiamo le malattie incurabili.

carlo conti laura pausini - conferenza stampa sanremo 2026

 

CARLO CONTI - LAURA PAUSINI - FOTO LAPRESSE sal da vincisal da vinci troppo forte

(…)

Ultimi Dagoreport

2026rinascita rinascita goffredo bettini massimo dalema elly schlein nicola fratoianni andrea orlando roberto gualtieri

DAGOREPORT - SINISTRATI, NATI PER PERDERE: INVECE DI CORRERE A DAR VITA A UNA COALIZIONE DELLE VARIE ANIME DEL CENTROSINISTRA, PROPONENDO UN'ALTERNATIVA A UN ELETTORATO DISGUSTATO DALLA DERIVA AUTORITARIA DELL'ARMATA BRANCA-MELONI ALLE PROSSIME POLITICHE DEL 2027, I SINISTRATI CONTINUANO A FARSI MALE E CIANCIANO DI PRIMARIE – ALL'APERITIVO ORGANIZZATO PER LA NUOVA "RINASCITA" DI GOFFREDONE BETTINI, IMPERA L'EGOLATRIA DI SCHLEIN E CONTE: VOGLIONO BATTAGLIARE COL COLTELLO TRA I DENTI, DI GAZEBO IN GAZEBO, PER CHI SARA' IL CANDIDATO A PALAZZO CHIGI, CONFERMANDO LO STATO DI UN CENTROSINISTRA DIVISO E LITIGIOSO – NON SAREBBE MEGLIO ACCORDARSI PRIMA SU 4-5 PUNTI DI PROGRAMMA E, DOPO IL VOTO, NELLA REMOTA IPOTESI DI UNA VITTORIA, SEDERSI AL TAVOLO E SCEGLIERE IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO? CHE COMUNQUE, VIENE NOMINATO DA SERGIO MATTARELLA…

giorgia meloni magistratura giudici

DAGOREPORT – MALEDETTO IL GIORNO CHE E' STATO PROMOSSO 'STO CAZZO DI REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA! - GIORGIA MELONI E' FINITA IN UN CUL DE SAC, ATTANAGLIATA DALL'AMLETICO DUBBIO: METTERCI O NON METTERCI LA FACCIA? - DAVANTI ALLA CRESCENTE RIMONTA DEL "NO", LA DUCETTA SA DI ESSERE L’UNICA A POTER TRASCINARE AL VOTO GLI INDECISI, MA TEME IL CONTRACCOLPO. SE L'ELETTORATO MODERATO, CHE HA GONFIATO DI VOTI FDI FINO AL 30%, NON PARE GRADIRE PER NIENTE LA RISSA INSCENATA DAI NORDIO E APPLAUDE LA SAGGEZZA DEL CAPO DELLO STATO, SERGIO MATTARELLA, LA DESTRA EX MISSINA, GIUSTIZIALISTA PER DNA, STA CON I MAGISTRATI - E POI NON CONTERÀ SOLO CHI LA VINCE, MA SOPRATTUTTO IN QUALE MISURA SARA' LA VITTORIA: 40%? 50%? 60% - COMUNQUE VADA, IL RAPPORTO DELL'ARMATA BRANCA-MELONI CON LA CASTA DEI MAGISTRATI SARA' PER SEMPRE COMPROMESSO - NORDIO E MANTOVANO POSSONO INVENTARSI TUTTE LE SEPARAZIONI DELLE CARRIERE E I CSM A SORTEGGIO CHE VOGLIONO MA FINCHE' SARA' IN VIGORE L'ART. 112 DELLA COSTITUZIONE, CHE IMPONE L’OBBLIGATORIETA' DELL’AZIONE PENALE, SARA' IMPOSSIBILE METTERE LA GIUSTIZIA SOTTO IL TALLONE DELLA POLITICA...

bettini schlein conte fratoianni bonelli meloni

DAGOREPORT – A UN MESE DAL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, INEVITABILMENTE DIVENTATO IL GIORNO DEL GIUDIZIO PER L’ARMATA BRANCA-MELONI, AVETE NOTIZIE SULLO STATO DELL’OPPOSIZIONE? - A UN ANNO DALLE POLITICHE CHE AVRANNO IL SUPREMO COMPITO DI ELEGGERE NEL 2029 IL SUCCESSORE DI MATTARELLA, CHE FINE HA FATTO IL FATIDICO “CAMPOLARGO” CHE DOVEVA FEDERARE LE VARIE E LITIGIOSE ANIME DEL CENTROSINISTRA? - DOMANI A ROMA, PER PROMUOVERE IL NUOVO NUMERO DI ‘’RINASCITA’’, GOFFREDONE BETTINI CI RIPROVA A FAR DIVENTARE REALTÀ IL SOGNO DI UN CENTROSINISTRA UNITO IN UNA COALIZIONE: “E’ L’ORA DELL’ALTERNATIVA, PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI” – AD AFFIANCARE IL BUDDHA DELLE STRATEGIE DEM, SONO ATTESI ELLY SCHLEIN, ROBERTO GUALTIERI, MASSIMO D’ALEMA, ALESSANDRO ONORATO E, COME POTEVA MANCARE PER GOFFREDONE, GIUSEPPE CONTE IN VIDEO - L’ATTESA È TANTA. MA VISTO CHE L’EGO DI OGNI LEADER DELL’OPPOSIZIONE È TALMENTE PIENO DI SÉ CHE POTREBBE STARE TRE MESI SENZA MANGIARE, RIUSCIRANNO I NOSTRI EROI A CEMENTARE LE LORO FORZE PER RISPEDIRE A VIA DELLA SCROFA I “CAMERATI D’ITALIA” CHE DA 3 ANNI E MEZZO SPADRONEGGIANO DA PALAZZO CHIGI?

luigi lovaglio francesco milleri gaetano caltagirone generali

DAGOREPORT - MENTRE LA PROCURA DI MILANO, DOPO AVER ISCRITTO SUL REGISTRO DEGLI INDAGATI CALTAGIRONE, MILLERI E LOVAGLIO PER IL PRESUNTO "CONCERTO" ORCHESTRATO PER LA SCALATA DI MEDIOBANCA, PROSEGUE LE SUE INDAGINI, ORA DA FRANCOFORTE SI FA VIVA LA BCE CON UN INVITO ALLA “DISCONTINUITÀ” SULLA NUOVA GOVERNANCE DI MPS – UNA RACCOMANDAZIONE DIRETTA AL CEO DI MPS, LUIGI LOVAGLIO, IN VISTA DEL SUO MANDATO TRIENNALE AD APRILE? - IN TREPIDA ATTESA DEGLI EVENTI GIUDIZIARI, LA VERA DOMANDA DA FARSI PERO' E' UN'ALTRA: CHE SUCCEDERÀ IL 23 APRILE ALL'ASSEMBLEA DI GENERALI, I CUI PRINCIPALI AZIONISTI SONO MEDIOBANCA-MPS, DELFIN DI MILLERI E GRUPPO CALTAGIRONE? - (PERCHÉ CHI PROVA A ESPUGNARE IL LEONE DI TRIESTE RISCHIA DI RESTARE FULMINATO…)