1- CHE CI FACEVA L’“ATTRICE TROMBETTI LAURA, OVVERO LAURA BETTI”, CON CAPELLI COTONATI E OCCHI CONTORNATI DI EYELINER, IN “UNA MESSA ROSSA CON SPOGLIARELLO”? E LO HA FATTO “CON UNA PROCESSIONE BURLETTA, DAVANTI A UN ALTARE IN MINIATURA CON CANDELABRI E IMMAGINI SACRE. COME FINALE VERREBBE ESEGUITO DALL’ATTRICE UNO SPOGLIARELLO A TEMPO DI MUSICA SACRA DAVANTI A UN ALTARE”? 2- COME MAI IL NOME DI GASSMAN APPARE NEI FALDONI DI POLIZIA? PERCHÉ IL GRANDE EDUARDO È NELLE LISTE DEI QUESTURINI? COME PURE LUCHINO VISCONTI, ITALO CALVINO, MARCO BELLOCCHIO, RENATO GUTTUSO, MARIO TRONTI, GAD LERNER E PIER PAOLO PASOLINI? PERCHÈ GIAN MARIA VOLONTÉ GRIDA “STRONZO” A GIANGIACOMO FELTRINELLI? 3- MIRELLA SERRI SCOVA E SVELA I RAPPORTI RISERVATISSIMI DELLA POLIZIA DEL DOPOGUERRA

SORVEGLIATI SPECIALI
Come mai il nome di Vittorio Gassman appare nei faldoni di polizia? Perché il grande Eduardo è nelle liste dei questurini? Come pure Italo Calvino, Gian Maria Volonté, Marco Bellocchio, Renato Guttuso, Mario Tronti, Gad Lerner e Pier Paolo Pasolini? Sono personaggi che nessuno si aspetterebbe di ritrovare in mattinali e rapporti riservatissimi. Eppure sotto controllo per anni ci sono stati proprio loro, i più famosi uomini di spettacolo, scrittori, artisti, prime firme del giornalismo.

La strana vicenda prende avvio nel dopoguerra e s'intensifica in epoca scelbiana quando si lavora intensamente per schedare l'intellighentia di sinistra, ritenuta non solo un covo di potenziali sovversivi ma anche la longa manus della propaganda dei partiti all'opposizione, i tentacoli di una polipesca operazione socialista e comunista per conquistare consensi.

Emerge così dai rapporti di polizia il resoconto insolito di riunioni riservate, assemblee, cenacoli, circoli e conventicole che impegnano le più note teste d'uovo di sinistra, dagli anni in cui si genuflettono al mito dell'Unione Sovietica agli incontri più carbonari e segreti dei primi anni Settanta.

Raccontati e spiati non solo da segugi specializzati e mimetizzati nell'ambiente, ma anche da consanguinei, da altri intellettuali che si assumono l'incarico di farsi occhio e orecchio della polizia. Si può dire che sia finita l'era del sospetto sugli intellettuali? L'aria che tira fa pensare proprio di no.


Tratto da "Sorvegliati speciali" di Mirella Serri, Longanesi

1- LO SPOGLIARELLO SACRILEGO DI LAURA BETTI.
Ulisse Benedetti che gestisce lo scantinato Beat 72 - teatro d'avanguardia che offrirà trampolini di lancio a Roberto Benigni e Mario Martone - come rilevano i questurini, "ha richiesto la licenza per poter tenere pubblici intrattenimenti danzanti".

Ma non si fa la danza del ventre bensì una parodia della santa messa. I poliziotti con l'occhio al buco della serratura sono furibondi: la "sacra messa" viene, come in un sabba demoniaco, oltraggiata dall' "attrice Trombetti Laura, ovvero Laura Betti", con capelli cotonati e occhi contornati da una pesante sottolineatura di eyeliner, si è esibita in "una Messa rossa con spogliarello".

E lo ha fatto "con una processione burletta, davanti a un altare in miniatura con candelabri e immagini sacre. Come finale verrebbe eseguito dall'attrice uno spogliarello a tempo di musica sacra davanti a un altare". Insomma avanza il disorientamento dei questurini - che vigilano in nome di Santa romana Chiesa - di fronte ai nuovi linguaggi artistici.

2- CENTO UOMINI E DUE CRIMINALI: GAD LERNER E CARLO CASSOLA
Carlo Cassola, accompagnato dal giovane Gad Lerner (definito studente del movimento bolognese) e dalla militante radicale Adele Faccio, nel 1977 capeggia "un corteo" che si accinge a sfilare sotto le nuove carceri di Cuneo "dove sono ristretti detenuti comuni e politici obiettivamente pericolosi", così registra un telegramma di Ps. In previsione di questa minacciosa sfilata si sollecita addirittura l'invio di un centinaio di uomini.

3- CACCIA ALLE STREGHE. I COMUNISTI SI SONO INFILTRATI NELL'AMBIENTE DELLO SPETTACOLO
"Un conte comunista?", si era sorpreso l'attore Paolo Stoppa venendo a conoscenza delle simpatie politiche del blasonato Luchino allorché aveva pubblicamente dichiarato che "il socialismo è per l'Italia un approdo inevitabile". E, dunque, pure gli astuti segugi rilevano che "la posizione politica di Visconti di Modrone conte Luchino è troppo nota per meritare una lunga illustrazione". Così si dedicano alle sue faccende personali: "E' notoriamente affetto da omosessualità".

Il talentuoso uomo di spettacolo corrompe i più giovani con il suo credo socialista: "Regista di primissimo ordine, forse il più grande del teatro italiano, ha esercitato ed esercita una forte influenza su giovani attori e registi, orientandone molti dalla sua parte politica". Chi è il più debole che soggiace alla sua influenza? Vittorio Gassman. "Un giovane estremamente intelligente, ma dal temperamento sensibile e irrequieto". Che "probabilmente in buona fede e con l'illusorio convincimento che nella ‘nuova democrazia' l'arte teatrale possa avviarsi verso forme più vitali e autenticamente popolari..."accetta gli inviti ai festival di partito dell'"Avanti!" e dell' "Unità".

Il cuore del futuro mattatore, insomma, batte a sinistra per motivi di cassetta. Da Zavattini a Vasco Pratolini a Carlo Lizzani a Vittorio De Sica - il cui film "Stazione Termini" è stato prodotto "contro il volere dell'onorevole Andreotti" - il mondo dello spettacolo è tutto "infiltrato di comunisti e sostenuto dai loro giornali, così che, quando la censura si abbatte con la sua mannaia, i produttori, da Ponti a De Laurentiis, scatenano una canea".

4- LA NUOVA RESISTENZA DEGLI ANNI SESSANTA IN CALZONI CORTI
Ore 15 e 20 del 6 novembre 1962: nei pressi del Liceo Tasso di Roma gli agenti di Ps individuano un gruppetto di cinque giovani che nottetempo stanno affiggendo manifesti con scritto "NO alla violenza della polizia": ci sono Francesco Manacorda e Giorgio Ferrara di Maurizio (così registrano i questurini). Sono l'avanguardia di una consistente mobilitazione che sta accendendo gli studenti per tutto il 1962 e il 1963. A metà pomeriggio del 10 giugno 1963 in piazza della Libertà nella capitale si presenta un gruppetto di una trentina di liceali.

Arriva in corteo con la foto di Matteotti e tre ghirlande con sopra scritto "I giovani democristiani", "La nuova Resistenza", "I giovani comunisti per commemorare Matteotti, Grimau e Lambrakis". Prendono avvio lunghe trattative e una lunga confabulazione per capire chi deve intervenire per primo, poi prende la parola un giovane repubblicano, un esponente della federazione giovanile del Psi, quindi Andreina De Clementi, segretaria della Fgci, e Daniele Lombardo Radice del gruppo "La nuova Resistenza".

I poliziotti sono scandalizzati: i liceali convenuti, mentre i loro compagni denunciano l'avanzata del fascismo, sono distratti, qualcuno legge i giornali, qualcun altro mangiucchia, altri chiacchierano seduti sul muraglione del Lungotevere. Poi si salutano e se ne vanno alla spicciolata. A guardia d'onore hanno lasciato un "picchetto". E' costituito da tre giovanissimi "in calzoni corti".

4- "QUELLO STRONZO DI FELTRINELLI"
"Stamane, verso le 10,30, circa 1.500 studenti si sono concentrati davanti alla sede della facoltà di Lettere, alla Città Universitaria, per attuare la manifestazione indetta nel quadro della segnalata giornata nazionale contro la repressione". Ecco i ragazzi, sempre secondo i verbali di polizia, che procedono in corteo gridando "Polizia fascista", con striscioni e cartelli con le scritte "No alla repressione borghese"... "Hanno attraversato il piazzale della Minerva e sono entrati nella sede della facoltà di Giurisprudenza. Quando ha poi preso la parola l'editore Giangiacomo, i giovani, in coro, gli hanno chiesto di versare a favore del loro movimento un milione di lire. Al rifiuto del Feltrinelli i presenti, gridando ‘buffone! - buffone!' e ‘sfruttatore degli operai', gli hanno impedito di parlare, costringendolo ad abbandonare l'aula".

Cos'era successo? Il rapporto di polizia registra l'accoglienza non amichevole che il movimento studentesco riserva al compagno Osvaldo. Ma esiste anche un retroscena su cui gli zelanti spioni non sembrano essere informati. "Gli giocammo un bello scherzetto", commenta Silverio Corvisieri.

"Nel maggio 1968 Feltrinelli andò all'Università, a Roma, dove intervenne a un'assemblea di studenti. Fu sonoramente fischiato, e dal pubblico lo accolsero con grida che lo invitavano a dare soldi. In quella iniziativa c'entravano i nostri compagni. Uno di loro lanciò l'idea che fu ripresa da tutti. Ai nostri occhi Feltrinelli era solo un padrone che voleva comandare, forte del denaro e del potere che aveva".

La compagna di Feltrinelli, Sibilla Melega, ricorda: "Giangiacomo tenne un bellissimo discorso. Però ci fu un episodio incredibile. Vicino a me c'era Gian Maria Volonté, che non era ancora famoso. Disse: ‘Mi hanno detto che parla anche quello stronzo di Feltrinelli...'. Io gli saltai addosso e gli diedi due schiaffoni, lasciandolo esterrefatto".

5- SESSANTOTTO E DINTORNI
L'attività dei poliziotti con il Sessantotto diventa febbrile. Ecco il resoconto sull'agguato teso dagli studenti al maggior storico italiano, Rosario Romeo. Il prof decisamente restio a obbedire agli studenti che gli ordinano di sospendere gli esami è stato "assediato dal gruppo dei giovani e si è rifugiato nel bagno".

Poi si è asserragliato nella sala dei professori. I giovani vogliono chiuderlo in gabbia: gli sbarrano la porta con tavolo e sedie "subito rimossi dagli uscieri. Romeo è stato oggetto, per circa mezz'ora, di insulti, minacce e spinte, nonostante l'intervento, in suo favore, di alcuni studenti".

Ma il cattedratico alla fine si è stancato dei soprusi: "ha reagito verbalmente all'insulto di ‘miserabile' e, facendosi largo fra i presenti che cercavano di impedirgli l'uscita dall'aula, ha raggiunto l'atrio della facoltà e, quindi, lo spiazzo antistante, dov'era parcheggiata la sua autovettura, seguito da un corteo che, in coro, gridava ‘buffone' ".

6- GAUCHE CAVIAR
Un altro maître à penser che si scontra con i leader studenteschi in ascesa è il filosofo Franco Lombardi. Il preside della romana facolta di Lettere sbeffeggiato, ha protestato con veemenza: "Che schifo! A voi studenti mancano l'esperienza del ventennio fascista, i disagi della guerra e del periodo post-bellico. Anch'io sono socialista; studio e so studiare le tesi degli scrittori socialisti".

Il cultore di Kierkegaard ha espresso la sua opinione davanti a un assembramento di circa 500 studenti sovraeccitati replicando ai leader Daniele Marfori, Raul Mordenti e Marco Bernabei che, nei loro interventi, hanno sollevato pesanti rilievi alle cospicue prebende che percepiscono "i baroni della cattedra". Il barone respinge al mittente la palla del giovane Marco, figlio del potente Ettore Bernabei, allora direttore generale della Rai, sostenendo che "non si addice al figlio di un alto funzionario della Rai parlare di operaismo"."Non ho mai visto", ripete Lombardi, "in tutta la mia lunga carriera di docente, uno schifo del genere".

7- EDUARDO L'OPPORTUNISTA
Il famoso uomo di teatro sarà molto presente nelle attività dell'Associazione Italia-Urss fino agli anni Settanta, con l'incarico di seguire la sezione teatro, mentre il poliedrico sceneggiatore, pittore, scrittore, giornalista Za (Zavattini) è responsabile del cinema. Subito dopo la fine della guerra Eduardo aveva difeso appassionatamente l'equidistanza da Pci e Dc: "Il 18 aprile mi troverò a Milano. Se non verrà una provvida disposizione che autorizzi il voto fuori dalla propria residenza, almeno per gli artisti, non potrò partecipare alle elezioni... Non vorrei un regime che mi costringesse di nuovo a raccontare le barzellette".

Eduardo era stato sorvegliato speciale negli anni in camicia nera e di barzellette per mettere alla berlina il regime fascista ne aveva messe parecchie in circolazione. Con suo fratello, Peppino, era reo di auspicare durante la guerra la vittoria anglosassone, come rilevano le carte poliziesche. Entrambi si divertono poi a mettere in circolazione freddure del tipo: "Un grande furgone esce dalla Banca d'Italia. E' zeppo di biglietti da mille lire, nuovissimi. Un vecchietto, osservando, dice: ‘Questa è la prova che in Italia c'è la libertà di stampa!'".

Terminato il fascismo, però, Eduardo è sempre stato prudente nelle dichiarazioni di appartenenza politica. E allora come mai offre la sua disponibilità ai compagni? "La partecipazione del De Filippo", conclude l'osservatore, "deve essere frutto di un deplorevole opportunismo e, forse, di dispetto verso gli organi governativi e gli ambienti ufficiali dello spettacolo". Il dispetto potrebbe nascere dal fatto che il miope governo targato scudo crociato, proprio all'inizio degli anni Cinquanta, ha bocciato due suoi progetti cinematografici, tra cui uno con Totò, tratto dalla commedia "La paura numero uno", dedicato alla terza guerra mondiale.

8- STRACCIO E I CAPELLONI
I capelloni (tre uomini e due donne) sono capeggiati da Ramundo Paolo, studente in ingegneria denominato ‘Diavolo'; della comitiva fanno parte anche: Liguori Paolo, che si è meritato il soprannome di ‘Straccio'; Carla Valli e Adachiara Zevi nonché un giovane non ancora identificato". Ma cosa vogliono Diavolo, Straccio e tutti gli altri? "In Gibellina i suddetti non svolgono attività politica e acquistano in contanti i mezzi di sostentamento. Non sono chiari gli intendimenti del gruppo, ma i suoi componenti fanno capire di voler dialogare con la popolazione del luogo per propagandare un nuovo sistema di società contro ogni forma di imperialismo e capitalismo".

Al sindaco di Gibellina regalano un salvagente, ai consiglieri alcuni giocattoli perditempo. Quindi si sono messi all'opera per costruire una torre di Babele... Poi i giovani tedeschi se ne sono andati e gli italiani sono rimasti in sei ben decisi ad arrivare a Roma in carretto". Però rinunciano: partiti in 30 dalla capitale, hanno "ormai speso i soldi ch'erano riusciti a scucire a grossi e noti intellettuali".

9- IL MAOISTA BELLOCCHIO
A Milano, sul palco del cinema Donizzetti, il 21 settembre 1969, si celebra l'evento "rivoluzionario" più spettacolare dell'anno. I musicisti folk venuti dalla Calabria, che si muovono al ritmo dei tamburelli, calpestano uno spesso tappeto di petali ovviamente rossi. E' il colore dominante anche nel folto gruppo di bambini di Gioia Tauro "la cui età è inferiore ai 12 anni" che, con fazzoletti al collo, sempre rossi, sparge fiori e intona stornelli di lotta "contro l'emigrazione dal Sud, lo sfruttamento dei lavoratori e sul popolo che si deve risollevare dalla servitù".

Quando il canto lentamente scema, i piccolini sono pronti a scandire, tra le ovazioni, i nomi di Mao Tse-tung, di Lin Piao, braccio destro di Mao, e di un personaggio non proprio di uguale rilievo internazionale, l'ex operaio Aldo Brandirali, appena eletto a capo dell'Unione dei marxisti-leninisti e che approderà in anni successivi nelle file di Comunione e Liberazione. La figura del neopresidente dei maoisti italiani, tra canti e inni, sventolar di bandiere e fiori a piene mani, viene accomunata e messa sullo stesso piano di un altro Presidente, quello della Repubblica popolare cinese, osannato con la sua famiglia e i generali impegnati nella guerra del Vietnam.

Di chi è la mano che dirige questa sceneggiata che stuzzica l'attenzione dei questurini? I poliziotti segnalano che dietro le quinte c'è un cineasta di talento, Marco Bellocchio il cui film d'esordio, "I pugni in tasca" ha fatto molto discutere. E non basta. I bambini di Gioia Tauro pronunciano quasi sottovoce le loro iterazioni e poi arriva un improvviso colpo di scena: inni e invocazioni all'autorità dei tre grandi del comunismo finiscono di colpo e il teatro si immerge nel silenzio e nella penombra.

Una voce ieratica e anche un po' isterica si lancia in proclami registrati sulla necessità della lotta rivoluzionaria di popolo: è l'altro ispiratore della cerimonia, che agisce dietro i fondali, osservano gli agenti di Ps, il 43 enne Giangiacomo Feltrinelli, nome di battaglia Osvaldo.

10- DIMENTICARE PRAGA
A Roma i giovani universitari di Scienze politiche vogliono commemorare il triste evento dell'entrata dei carri armati russi nella capitale della Cecoslovacchia. Però sono solo 60 gli studenti del Movimento studentesco convenuti per ricordare il sacrificio di Jan Palach che, nel tardo pomeriggio del 16 gennaio 1969, a piazza San Venceslao, nel centro di Praga, ai piedi della scalinata del Museo nazionale, si era cosparso il corpo di benzina dandosi fuoco.

Un cantante intona canzoni patriottiche cecoslovacche ed è presente all'evento un solo uomo di spettacolo: Gianfranco Funari, lo showman dal marcato accento romanesco e dalla vistosa dentatura, recita poesie davanti a questo piccolo drappello. Scrittori, pittori, tutto il bel mondo dell'intellighenzia che di solito frequenta cortei, sit in e manifestazioni stavolta non si vede.

 

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