le citta di pianura città

LO STREAMING DEI GIUSTI - STATE GIÀ VEDENDO "GOMORRA - LE ORIGINI", LA STORIA DI DON PIETRO E DONNA IMMA RAGAZZINI A SECONDIGLIANO? SU NETFLIX HANNO INSERITO UNA MINISERIE CRIME INTERESSANTE, "LA SUA VERITÀ" - FRESCO FRESCO C'E' UNO DEI FILM ITALIANI MIGLIORI DELLA STAGIONE: "LE CITTÀ DI PIANURA" - HA DUE PROTAGONISTI DEL TUTTO SCONOSCIUTI, DUE CINQUANTENNI ‘MBRIACONI SENZA FUTURO CHE GIRANO TUTTA LA NOTTE ALLA RICERCA DI UN ULTIMO BICCHIERE... - VIDEO

 

Marco Giusti per Dagospia

 

le citta' di pianura

Che vediamo stasera? State già vedendo "Gomorra - Le origini", la storia di Don Pietro e Donna Imma ragazzini a Secondigliano su Sky? Vedo che hanno inserito su Netflix una miniserie crime interessante, "La sua verità", diretta dal Willian Oldroyd già regista di "Lady Macbeth" con Jon Bernthal e Tessa Thompson. Non ci sono ancora critiche, ma la presenza dei due attori è una garanzia. Produce Jessica Chastain.

 

gomorra le origini 1

Su Mubi hanno inserito oggi, fresco fresco, uno dei film italiani migliori della stagione, "Le città di pianura", opera seconda del talentuoso Francesco Sossai, che leggo nato a Feltre, cresciute nelle Dolomiti, aiuto di Luca Guadagnino, autore di un altro bizzarro film, “Altri cannibali”, e di un paio di corti di livello. 

 

Intanto ha due protagonisti meravigliosi e del tutto sconosciuti, due cinquantenni ‘mbriaconi senza futuro che girano tutta la notte alla ricerca di un ultimo bicchiere, interpretati con perfetta aderenza al ruolo da Pierpaolo Capovilla, cantante degli One Dimension Man e del teatro degli orrori, che interpreta il Dori, e Sergio Romano, attore di professione visto parecchio ultimamente (“Romulus”, “Il nibbio”), che interpreta CarloBianchi detto tutto accattato, o Charley-White, come fosse un eroe di un romanzo, appunto, di Cormac McCarthy.

 

le citta' di pianura

 

Il Dori e Carlo Bianchi li troviamo all’inizio del film già ubriachi, stesi in un non chiaro posto della pianura veneta che si preparano all’ultimo bicchiere prima di andare a prendere, la mattina dopo, all’aeroporto di Treviso un vecchio socio, Eugenio detto Genio, cioè Andrea Pennacchi, che è andato in Argentina per non finire in galera dopo una truffa continua e geniale alla fabbrica dove lavoravano. Potrebbe essere una grande commedia veneta coi protagonisti in giro per la notte.

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Ma la faccia del Dori è troppo segnata e quella del CarloBianchi troppo dolorosa per essere solo una commedia. Anche se ti domandi come arriveranno alla fine del film se sono già così imbriachi nelle prime scene. Insomma, per dare un senso alla storia rimediano a Venezia un giovane studente di Architettura terrone, Giulio di Filippo Scotti (“E’ stato la mano di Dio”), con occhialini e barbetta, e lo portano in giro con loro dopo averlo salvato da una passione impossibile per una compagna laureanda.

 

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Lui dovrebbe tornare a Mestre, vorrebbe vedere la Tomba Brion di Carlo Scarpa a San Vito, in provincia di Treviso, citazione troppo colta per essere una trovata da Film Commission. E se lo chiedi a un architetto amico, ti dice sempre “Ma come? Non l’hai mai vista?”. Il giovane architetto terrone si unisce ai due ubriaconi in un gioco infinito di rimandi e di bicchieri da svuotare. 

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