IL SUICIDIO CALABRESI - LA SCADENTE FICTION HA UN VERO, GRANDE, DIFETTO: SPARISCONO GLI ASSASSINI DEL COMMISSARIO

Marco Travaglio per "il Fatto Quotidiano"

Le fiction Rai e Mediaset, accanto a rarissime perle di qualità, hanno prodotto in questi anni le peggiori boiate che si potessero immaginare, e pure che non si potessero. Appaltatori improbabili ma legati a filo doppio ai partiti sono stati foraggiati con montagne di milioni (soldi nostri, nel caso della Rai) per mandare in onda robaccia invereconda, con presunti attori e attricette raccomandati dal politico di turno.

Ma, a leggere la stampa di sinistra di questi giorni, pare che un panorama tutto rose e fiori sia stato improvvisamente e improvvidamente guastato da una fiction brutta e abboracciata, piena di errori storici e scene menzognere: quella intitolata Il Commissario, nel senso di Luigi Calabresi, primo atto di una trilogia dedicata agli "Anni spezzati": quelli di piombo.

Sulla qualità dell'opera si può concordare tranquillamente. I dialoghi sono scialbi, gli svarioni ricostruttivi esistono (tipo il manifesto di Casa Pound nella stanza di un sedicente anarchico), l'ambientazione è troppo asettica, alcuni attori sono pesci fuor d'acqua. Si poteva fare meglio, anche se con i costi ridotti e il consueto malvezzo di girare nei paesi dell'Est non si può pretendere il livello della prima Piovra . Eppure, come ha scritto Mario Calabresi su La Stampa, "la verità storica sulla figura di mio padre è stata rispettata".

E non è un risultato da poco in un paese dove a 40 anni e passa di distanza, il delitto Calabresi è ancora tabù. Grazie a Marco Tullio Giordana, il cinema italiano ha ricostruito la strage di Piazza Fontana, dove tutto cominciò. Ma sull'assassinio del commissario, ucciso ben prima degli spari da una campagna politico-giornalistica vergognosa (di cui molti protagonisti, per fortuna, hanno poi fatto ammenda), regna ancora un'omertà senza pari. Eppure quell'omicidio è stato scandagliato da decine di giudici, che sono approdati non a una, ma a due sentenze definitive in Cassazione (quella che condanna i quattro imputati e quella che ne conferma la colpevolezza respingendo l'istanza di revisione).

Da 15 anni anni è irrevocabilmente accertato che l'assassinio di Calabresi fu organizzato nel servizio d'ordine di Lotta continua, ordinato da Giorgio Pietrostefani con l'assenso del leader Adriano Sofri e materialmente eseguito da Ovidio Bompressi, con la complicità di Leonardo Marino, che rubò e guidò l'auto durante l'agguato, e di altri fiancheggiatori miracolati dalla mancanza di prove certe.

Nessuno dei condannati è in carcere: Pietrostefani è latitante in Francia senza che i nostri governi muovano un dito per riportarlo in carcere; Bompressi è stato graziato da Ciampi; Sofri è uscito anzitempo di galera per motivi di salute per non rientrarvi più; Marino - unico reo confesso - ha beneficiato dell'attenuante della collaborazione e ha visto prescriversi il reato grazie al ricorso in appello dei coimputati.

Eppure, nella fiction, queste quattro figure diventano invisibili. Non pervenute, se non nei titoli di coda che danno conto delle quattro condanne. Uno degli aspetti più positivi del film-tv di Graziano Diana è quello di mostrare la campagna d'odio che si scatenò contro Calabresi dopo la tragica fine alla questura di Milano dell'anarchico Pinelli, ingiustamente sospettato di aver avuto un ruolo nella strage di Piazza Fontana: prime pagine di Lotta continua e altri giornali, appelli di intellettuali, manifestazioni con slogan assassini.

Ma il peccato originale della fiction è che mancano i volti e le imprese dei colpevoli. Non c'è la riunione in cui si decise l'omicidio, non c'è l'ordine di uccidere, non c'è il viaggio di Marino a Pisa dove Sofri gli confermò il mandato, non c'è il processo costellato dalle bugie degli imputati e ancor più dei falsi testimoni ingaggiati dalla nota lobby. Nulla di nulla: nel 2013, alla Rai, è ancora proibito.

S'è mai visto un film su un omicidio che non mostra gli assassini? Mai. Allora tanto valeva non farlo. Eppure questo banalissimo rilievo nessuno degli ipercritici della libera stampa ha osato muoverlo. Strano, eh? Chissà come mai.

 

Commissario Calabresi Emilio Solfrizzi Marco Travaglio Mario Calabresi ADRIANO SOFRI GIORGIO PIETROSTEFANI OVIDIO BOMPRESSI OVIDIO BOMPRESSI E ADRIANO SOFRI BOMPRESSI E PIETROSTEFANILEONARDO MARINO NELLA SUA CREPERIE IN PROVINCIA DI LA SPEZIA IL COMMISSARIO LUIGI CALABRESI GIUSEPPE PINELLI

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